una domenica a londra (italian)
In un saggio precedente ho parlato di una domenica inglese in campagna e del suo effetto tranquillizzante sul paesaggio; ma dove mai il suo sacro influsso è più straordinariamente evidente se non nel cuore stesso di quella gran Babele che è Londra? In questo santo giorno il mostro gigantesco è magicamente assoggettato e indotto al riposo. L’insopportabile frastuono e la lotta del resto della settimana sono finiti. I negozi sono chiusi. I fuochi delle fornaci e delle fabbriche sono spenti e il sole, non più oscurato da nubi di fumo caliginoso, irradia una luce gialla e solenne nelle strade tranquille. I pochi pedoni che incontriamo, invece di camminare in fretta con espressione ansiosa, circolano rilassati. Dalle fronti sono spariti i segni provocati dal lavoro e dalle preoccupazioni; insieme all’abito della domenica, uomini e donne hanno indossato l’aspetto della domenica e i modi della domenica e sono puliti nei pensieri quanto lo sono nella persona.
Ora l’armonioso rintocco delle campane delle chiese chiama a raccolta negli ovili i vari greggi. Esce dalla elegante dimora la famiglia dell’onesto commerciante, i bambini davanti, poi l’uomo con l’affascinante sposa, seguita dalle figlie grandi, con i messali rilegati in marocchino infilati tra le pieghe del fazzoletto da tasca. La domestica, affacciata alla finestra, li segue con lo sguardo, ammirando l’eleganza della famiglia e ricevendo, forse, un saluto e un sorriso dalle giovani padroncine alla cui toilette ha prestato la sua assistenza.
Ora rimbomba la carrozza di un magnate della città, forse un consigliere comunale o uno sceriffo. Ora il riecheggiare di molti passi annuncia una processione di allievi della scuola pubblica, vestiti di uniformi dal taglio fuori moda e ognuno con un libro di preghiere sotto il braccio.
Il suono delle campane si ferma; il rimbombo della carrozza è cessato; il calpestio dei piedi non giunge più alle orecchie; le greggi sono chiuse negli ovili delle antiche chiese che si affollano nelle stradine secondarie e negli angoli della popolosa città, dove il vigile sacrestano fa la guardia – come il cane pastore – tutt’intorno alla soglia del santuario. Per un po’ tutto è silenzio, ma presto si ode il suono profondo e pervasivo dell’organo che si srotola e vibra per le strade e i cortili vuoti e il dolce cantilenare del coro li fa riecheggiare di melodie e lodi al Signore. Non sono mai stato altrettanto sensibile all’effetto santificante della musica sacra da quando l’ho udita riversarsi in questo modo, come un fiume di gioia attraverso i più intimi recessi di questa grande metropoli, ripulendola – per così dire – da tutte le sordide contaminazioni della settimana e sostenendo la povera anima logorata dal mondo su un’onda di trionfante armonia nel suo percorso fino al cielo.
La funzione del mattino è finita. Le strade sono di nuovo animate dalle congregazioni che ritornano alle loro abitazioni, ma presto ricadono nel silenzio. Ora giunge il pranzo domenicale che, per il commerciante di città, è un pasto di una certa importanza: a tavola c’è più tempo per la socialità. I componenti della famiglia possono radunarsi insieme, quando invece sono separati dalle occupazioni lavorative della settimana. In questo giorno, uno scolaro può avere il permesso di tornare alla casa paterna; un vecchio amico di famiglia prende il consueto posto domenicale al desco, racconta le sue ben note storie e rallegra giovani e vecchi con le sue ben note battute.
Al pomeriggio della domenica, la città riversa all’esterno le proprie legioni perché respirino l’aria fresca e si godano il sole dei parchi e dei dintorni agresti. Gli scrittori satirici possono dire quello che vogliono dei divertimenti agresti domenicali di un cittadino londinese, ma per me c’è qualcosa di delizioso nello spettacolo del povero prigioniero della città affollata e polverosa che, in questo modo, ha la possibilità di uscire una volta alla settimana per gettarsi nelle verdi braccia della natura. Assomiglia a un bimbo restituito al seno della madre e coloro i quali per primi hanno disseminato questa enorme metropoli dei nobili parchi e dei magnifici luoghi di ricreazione che la circondano hanno fatto per la salute e la morale della città più che se avessero speso l’equivalente in ospedali, prigioni e penitenziari.