Stories 93 / Random

Stories by washington irving

la moglie (italian)

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Ho avuto spesso occasione di osservare la forza morale con la quale le donne sopportano i più opprimenti rovesci di fortuna. Le disgrazie che fiaccano lo spirito di un uomo e lo annientano, sembrano ridestare tutte le energie del sesso più debole e procurare alla loro natura un coraggio e un’esaltazione che sfiorano talvolta il sublime. Non vi è nulla di più commovente che vedere una donna dolce e affettuosa che era debole e sottomessa, sensibile a ogni più piccola asperità mentre calcava la via della ricchezza, che fa improvvisamente sfoggio della forza spirituale necessaria a divenire, nella sventura, la consolazione e il sostegno del marito, riuscendo a sopportare con incrollabile solidità i più gravi colpi della sorte avversa.
Come la vite che ha per lungo tempo intrecciato il grazioso fogliame intorno alla quercia e da questa è stata portata in alto fino a vedere la luce del sole, quando accade che la pianta robusta venga schiantata dal fulmine, allora l’abbraccia coi rami carezzevoli e tiene così uniti i rami spezzati. Allo stesso modo, la Provvidenza ha ben decretato che la donna, da semplice ornamento dell’uomo nelle sue ore liete e sua sottomessa, diventi per lui sostegno e conforto quando è colpito da una calamità inattesa e si insinui negli anfratti più austeri della natura di lui e gli sorregga teneramente il capo chino, tenendo unito il suo cuore spezzato.
Una volta mi congratulai con un amico che era contornato da una bella famiglia, unita da un affetto vivissimo. «Non potrei augurarti sorte migliore», disse lui con entusiasmo, «di una moglie e dei figli. Se la sorte ti è propizia, sono lì a condividere il tuo benessere; altrimenti, ti sarebbero vicini per confortarti». E in effetti ho notato che un uomo sposato che cada in disgrazia ha maggiori probabilità di uno scapolo di risollevarsi e riconquistare una posizione nel mondo; in parte perché è più motivato ad agire dai bisogni di quelle creature più deboli che lui ama e che dipendono da lui per il sostentamento, ma soprattutto perché il suo animo è addolcito e confortato dall’affetto familiare e dal rispetto di sé che si corrobora scoprendo che, nonostante tutto intorno a lui sia difficoltà e umiliazione, esiste tuttavia ancora, a casa sua, un piccolo mondo d’amore sul quale regna. Lo scapolo, invece, tende a trascurarsi e ad andare in malora, a sentirsi solo e abbandonato e a lasciare che il suo cuore vada in rovina, come un palazzo deserto, per mancanza di abitanti.
Queste osservazioni mi rammentano un aneddoto domestico cui una volta mi capitò di assistere. Il mio carissimo amico Leslie aveva sposato una fanciulla assai bella e raffinata, cresciuta in mezzo agli agi e alla mondanità. Lei non era ricca, ma il mio amico lo era per entrambi ed era felice al pensiero di soddisfare ogni sua esigenza di eleganza, di assecondare quei gusti delicati e quei capricci che circondano il bel sesso di una specie di graziosa magia. «La sua vita», diceva, «sarà simile a una fiaba».
Anche la diversità dei caratteri produceva un’armoniosa combinazione: lui aveva un temperamento romantico ed era piuttosto serio; lei, gaia e animata. Avevo spesso osservato lo sguardo rapito con cui l’ammirava quando si trovavano in quelle occasioni mondane dove la giovane donna primeggiava grazie alla sua vivacità; e vedevo che gli occhi di lei lo cercavano come se anelasse solo alla sua approvazione e al suo consenso. Quando si appoggiava al suo braccio, la figura flessuosa di lei creava un armonico contrasto con il fisico alto e virile del marito. L’espressione amorevole e fiduciosa con cui lo guardava sembrava provocare un guizzo d’orgoglio trionfante e di affettuosa protezione, come se egli amasse il suo dolce fardello proprio per la sua fragilità. Mai una giovane coppia s’era avviata con maggiori aspettative di felicità sul sentiero fiorito di un matrimonio bene assortito.
Purtroppo per lui, il mio amico aveva investito tutto il suo patrimonio in grosse speculazioni ed era sposato solo da pochi mesi quando, per un susseguirsi di improvvise disgrazie, perse tutto e si trovò ridotto quasi in povertà. Per un certo tempo tenne per sé la situazione e andava in giro con il viso macilento e il cuore infranto. La sua vita era una continua angoscia e quello che la rendeva ancora più insopportabile era l’obbligo di continuare a sorridere in presenza della moglie perché non riusciva a prendere la decisione di sconvolgerla con quella notizia. Con l’occhio vigile dell’affetto, ella però si avvide che qualcosa lo rattristava. Notò l’aspetto alterato, i sospiri trattenuti e non si lasciò ingannare dai futili e fiacchi tentativi d’allegria. Dedicò la sua intelligenza e le sue tenere moine per rendere la felicità al marito, ma tutto ciò non faceva che far penetrare ancora più in profondità lo strale nel cuore di lui. Più motivi vedeva lui per amarla, e più lo angustiava il pensiero che presto avrebbe dovuto renderla infelice. Tra poco, pensava, il sorriso abbandonerà queste guance, il canto si spegnerà sulle sue labbra, la luce di questi occhi sarà offuscata dal dolore, e il cuore allegro che ora batte spensierato nel suo petto sarà gravato come il mio dalle preoccupazioni e dalle miserie del mondo.
Finalmente un giorno venne da me e, con la più cupa disperazione, mi confidò la situazione. Quando ebbi finito di ascoltarlo, gli domandai: «Tua moglie è al corrente di tutto ciò?». A questa domanda, scoppiò in singhiozzi disperati. «Per l’amor del cielo!», gridò. «Se hai pietà di me, non nominare mia moglie: è il pensiero di lei che mi fa quasi impazzire!».
«E perché?», dissi. «Prima o poi lo dovrà sapere: non potrai tenerglielo nascosto a lungo e l’informazione, appresa in altro modo, può essere più dolorosa che se fossi tu a dargliela, perché le parole e la voce delle persone care leniscono le notizie più dolorose. Inoltre ti stai privando del conforto della sua comprensione e non solo, stai anche rischiando di spezzare l’unico laccio che tiene uniti i cuori: una comunione assoluta di mente e cuore. Non tarderà a comprendere che qualcosa ti logora la mente in segreto e l’amore vero non sopporta la riservatezza: si sente disprezzato e umiliato quando venga tenuto all’oscuro anche dei dolori delle creature che ama».
«Riesci a figurarti, amico mio, quale colpo sto per dare a tutti i suoi progetti?… Pensa al modo in cui prostrerò la sua anima dicendole che suo marito è un pezzente… che dovrà rinunciare a tutte le cose eleganti della vita, ai piaceri della società, e isolarsi con me nell’oscurità e nella miseria! Dovrò dirle che sono stato proprio io ad allontanarla dall’ambiente in cui avrebbe continuato a risplendere, lieta e spensierata, luce di tutti gli occhi, ammirata da tutti i cuori! Come potrà sopportare la povertà? È cresciuta tra le raffinatezze della ricchezza. Come potrà accettare di essere trascurata? Lei che è stata l’idolo della società. Oh, le spezzerò il cuore… Le spezzerò il cuore!».
Compresi che aveva bisogno di sfogare la sua pena e lo lasciai dire perché il dolore trova sollievo nelle parole. Quando l’agitazione venne meno ed egli piombò in un silenzio angoscioso, ripresi la questione con tatto e lo incitai a comunicare al più presto la situazione alla moglie. Egli scosse il capo, cupo, ma risoluto.
«Ma come potrai celargliela? È indispensabile che ella sappia affinché tu possa intraprendere le decisioni necessarie a mutare stile di vita. Dovete cambiare modo di vivere… ma», aggiunsi, vedendo uno spasimo alterargli il viso, «questo non ti deve angustiare. Sono sicuro che non hai mai identificato la felicità con le apparenze… hai ancora degli amici, amici sinceri che non ti terranno in minore considerazione perché non abiti più in uno splendido alloggio, e non hai certo bisogno di un palazzo per essere felice con Mary…».
«Con lei sarei felice persino in una capanna!», esclamò Leslie spasmodicamente. «Con lei potrei affondare nella miseria più nera! Potrei… potrei… Che Dio la benedica! Che Dio la benedica!». E si lasciò andare all’angoscia e alla tenerezza.
«E poi credimi, amico mio», dissi, facendo un passo avanti e afferrandogli la mano con affetto, «credimi: per lei sarà lo stesso. Anzi, sarà per lei motivo d’orgoglio e di trionfo, farà appello a tutte le energie nascoste e alle fervide passioni della sua natura. Sarà felice di dimostrarti che ti ama per quello che sei. Nel cuore di ogni donna sincera c’è una scintilla di fuoco celeste che giace sopita sotto il sole della ricchezza, ma che nell’ora buia dell’avversità si accende, riluce e arde. L’uomo non conosce la vera natura della moglie che ama, non sa quale angelo consolatore ella sia finché non ha attraversato insieme a lei le prove dolorose del mondo».
C’era qualcosa nel mio modo di fare e nello stile metaforico del mio linguaggio che toccò la fervente immaginazione di Leslie. Sapevo con chi avevo a che fare e, approfittando dell’effetto prodotto su di lui, finii col convincerlo a tornare a casa e confidare alla moglie la tristezza che gli gravava sul cuore.
Devo confessare che, nonostante quello che avevo detto, ero un po’ in ansia per via del risultato. Si può fare affidamento sulla forza d’animo di un individuo la cui esistenza non è stata che un susseguirsi di piacevolezze? La gaiezza e la frivolezza avrebbero potuto ribellarsi e non voler percorrere il declivio che portava verso la valle di avvilimento che d’improvviso le si spalancava davanti e restare aggrappate ai territori soleggiati in cui avevano fino a quel momento trionfato. Inoltre, negli ambienti mondani, la rovina economica si accompagna a mille cocenti umiliazioni, ignote agli strati inferiori della società. In breve, incontrando Leslie il mattino dopo, non riuscii a non provare un po’ di trepidazione. Aveva fatto la sua confessione.
«E come ha reagito?»
«Come un angelo! Sembra, anzi, che per lei sia stata una liberazione perché mi ha buttato le braccia al collo, chiedendomi se era tutto lì quello che negli ultimi tempi mi aveva tanto turbato. Ma, poverina», continuò, «non si rende conto del cambiamento al quale andiamo incontro. Della povertà ha soltanto una vaga idea, la conosce attraverso le poesie dove è sempre sorella dell’amore. Non subisce ancora nessuna privazione e ancora non patisce per la perdita degli agi e del lusso cui è abituata. Ma quando sperimenteremo concretamente le sordide preoccupazioni, le volgari necessità, le basse umiliazioni… Quella allora sarà la vera prova».
«Eppure», dissi, «adesso che hai superato lo scoglio più duro, la difficoltà di comunicarglielo, più presto farai sapere al mondo il tuo segreto, meglio sarà. La confessione può essere umiliante: ma almeno è un attimo e passa subito: in questo modo invece soffri a tutte le ore del giorno, anticipandola col pensiero. Non è tanto la povertà quanto la simulazione della ricchezza a torturare chi l’ha persa: lo scontro tra un carattere orgoglioso e la borsa vuota, voler conservare a tutti i costi una vana apparenza destinata a cadere in breve tempo. Abbi il coraggio di mostrarti come sei veramente e toglierai alla povertà il suo pungiglione più acuminato». Su questo punto trovai Leslie perfettamente d’accordo. Da parte sua non covava alcun falso orgoglio e, quanto alla moglie, ella desiderava soltanto adeguarsi alle loro mutate condizioni.
Alcuni giorni dopo si presentò da me verso sera. Aveva venduto il palazzo e aveva affittato una villetta in campagna, a poche miglia dalla città. Per tutto il giorno era stato indaffarato a spedirvi i mobili. La nuova sistemazione richiedeva pochi arredi e tutti della massima semplicità: tutti i mobili sfarzosi dell’abitazione precedente erano stati venduti, fatta eccezione per l’arpa della moglie. Questa, disse, era troppo legata all’immagine di lei, apparteneva alla piccola storia del loro amore: alcuni dei momenti più soavi del corteggiamento erano stati quelli in cui si era chinato sullo strumento per ascoltare i toni intensi dell’amata voce. A questa dimostrazione di romantica galanteria di un marito innamorato non riuscii a trattenere un sorriso.
Adesso stava per recarsi alla casetta dove per tutto il giorno la moglie aveva organizzato il trasloco. Il mio animo aveva preso a cuore la storia di quella famiglia e, dato che era una bella serata, mi offrii di accompagnarlo.
Leslie era stanco per le fatiche della giornata e, mentre camminavamo, si abbandonò a cupe riflessioni. Alla fine dalle sue labbra sfuggirono due parole insieme a un gran sospiro: «Povera Mary!».
«Perché?», domandai. «Le è successo qualcosa?»
«Suvvia!», ribatté, lanciandomi un’occhiata impaziente. «Non ti sembra brutto essere costretta a questa misera condizione, ridotta a vivere in una casetta, obbligata a sfaccendare come una serva in questa sfortunata dimora?»
«Si è dunque lamentata del cambiamento?»
«Lamentata? È stata sempre dolce e allegra! Anzi, mi sembra di non averla mai vista così felice. Mi ha dimostrato solo amore, dolcezza e conforto!».
«Che creatura ammirevole!», esclamai. «E tu ti consideri povero, amico mio! Non sei stato mai tanto ricco, e prima d’ora non avevi compreso l’incommensurabile tesoro che possedevi avendo accanto questa donna».
«Amico mio, se questo primo approccio con la nuova casa fosse già concluso, credo che potrei sentirmi sereno. Ma questa giornata ha significato per lei la prima, vera esperienza. Ha fatto il suo ingresso in un’umile casetta; ha lavorato tutto il giorno per sistemare una misera mobilia; si è misurata per la prima volta con il peso dei lavori domestici; si è guardata intorno e ha visto pareti prive di ogni ornamento… Per non dire di ogni comodità; e forse adesso se ne starà seduta lì, stanca e avvilita, a meditare su un futuro di miseria».
Si trattava, in effetti, di un quadro probabile; non potendolo contraddire, proseguimmo senza parlare.
Dopo aver svoltato dalla strada principale in uno stretto sentiero immerso nell’ombra proiettata dagli alberi del bosco che era così fitta da dare l’impressione di una solitudine assoluta, giungemmo in prossimità della casetta. Aveva le sembianze umili della dimora di un poeta bucolico, eppure la sua aria campestre era molto gradevole. Uno dei lati era stato ricoperto dalla vite selvatica da un tappeto di foglie, alcuni alberi protendevano con eleganza i loro rami sul tetto e numerosi vasi di fiori erano stati sistemati con gusto intorno alla porta e sul prato di fronte alla casa. Un cancelletto dava su un sentiero che, attraverso alcuni arbusti, si snodava fino alla porta. Mentre ci avvicinavamo, udimmo cantare. Leslie mi afferrò per un braccio: ci fermammo ad ascoltare. Era la voce di Mary che cantava, con commovente naturalezza, un motivo particolarmente caro al marito.
Sentii la mano di Leslie tremare sul mio braccio. Avanzò di un passo per ascoltare meglio e, così facendo, il suo piede fece scricchiolare la ghiaia del sentiero. Un bellissimo volto luminoso fece capolino dalla finestra e sparì; udimmo un passo lieve e Mary ci venne incontro saltellando. Indossava un vestito bianco, semplice e grazioso e aveva intrecciato ai bei capelli alcuni fiori di campo; aveva le guance rosee e il sorriso le faceva splendere il viso… Non l’avevo mai vista così bella.
«Oh caro George», esclamò, «sono così felice che tu sia venuto! Era un po’ che ti aspettavo e ogni tanto correvo giù per il sentiero per vedere se arrivavi. Ho apparecchiato la tavola sotto un bell’albero dietro la casa e ho raccolto delle fragole squisite perché so che ti piacciono tanto, abbiamo un’ottima panna, e tutto è così piacevole e tranquillo qui… Oh», aggiunse infilando il braccio sotto il suo e fissandolo con uno sguardo luminoso, «saremo tanto felici!».
Il povero Leslie era sopraffatto. L’attirò a sé, la strinse tra le braccia, la baciò più e più volte. Non riuscì a parlare, ma gli sgorgarono le lacrime dagli occhi. E mi ha spesso assicurato che, benché da allora gli affari gli siano andati a gonfie vele, e la sua vita sia stata veramente serena, non ha mai più provato un momento di tale completa felicità.