Stories 93 / Random

Stories by philip kindred dick

minibattaglia (italian)

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L'uomo stava seduto sul marciapiede e premeva con tutte e due le mani sul coperchio della scatola per tenerla chiusa. Il bordo del coperchio si mosse sotto la pressione delle sue dita.
— E va bene — mormorò l'uomo. Il sudore gli colava sulla faccia, un sudore appiccicoso, denso. Aprì adagio la scatola, tenendo le dita sulla fessura. Dall'interno uscì un tambureggiare metallico, una vibrazione bassa e intensa che crebbe rapidamente di tono non appena la luce del sole filtrò dentro la scatola.
Comparve una testolina tonda e lustra, seguita da una seconda. Altre le seguirono, sbirciando, allungando il collo per vedere. — Io sono il primo — strillò una testina. Seguì un rapido alterco e un altrettanto rapido accordo.
L'uomo seduto sul marciapiede sollevò con mano tremante la figurina di metallo, la depose sul marciapiede e cominciò goffamente a caricarla, con dita maldestre. Era un soldatino dipinto a colori vivaci, con elmetto e fucile, ritto sull'attenti. Mentre l'uomo girava la chiavetta, le braccia del soldatino cominciarono ad alzarsi e ad abbassarsi.
Lungo il marciapiede stavano avvicinandosi due donne. Chiacchieravano. Guardarono incuriosite l'uomo seduto per terra, la scatola, e la figurina colorata che teneva in mano.
— Cinquanta cents — mormorò l'uomo. — Comprate per i vostri bimbi…
— Aspetta — intimò una vocetta metallica. — Loro no!
L'uomo tacque immediatamente. Le due donne si guardarono, guardarono l'uomo e il soldatino, e si allontanarono in fretta.
Il soldatino guardò su e giù nella strada, osservando le macchine, i negozi; poi, d'un tratto, vibrò, e si mise a parlare con voce bassa e intensa, indicando un uomo e un bambino che si stavano avvicinando.
L'uomo deglutì. — Il bambino no — disse con voce tesa, cercando di tenere fermo il soldatino; ma le dita di metallo affondarono nella sua mano, facendogli mancare il fiato.
— Di' che si fermino — strillò il soldatino. — Falli fermare! — La figuretta di metallo si divincolò e prese ad avanzare sul marciapiede a passi rigidi.
Il bambino e suo padre rallentarono fino a fermarsi, per guardarlo con interesse. L'uomo seduto ebbe un debole sorriso. Fissava la figuretta che si avvicinava ai due alzando e abbassando le braccia.
— Lo compri per il bambino. È un giocattolo divertente. Gli farà compagnia.
Il padre sorrise guardando la figurina che si stava avvicinando alla sua scarpa. Il soldatino la urtò, barcollò e mandò un tintinnio metallico, prima di fermarsi.
— Caricalo! — strillò il bambino.
Il padre si chinò a prendere il soldatino. — Quanto?
— Cinquanta cents. — Il venditore si alzò a fatica, stringendo al petto la scatola. — Gli tiene compagnia. Lo fa divertire.
Il padre capovolse il soldatino. — Lo vuoi proprio, Bobby?
— Sì! Caricalo! — Bobby allungò la mano verso il soldatino. — Fallo camminare.
— Lo compro — disse il padre, estraendo di tasca un biglietto da un dollaro.
Con dita malferme, senza guardarlo, il venditore gli diede il resto.
La situazione era eccellente.
Il soldatino stava immobile, immerso nei suoi pensieri. Tutte le circostanze avevano cospirato a favorire la soluzione migliore. Il Bambino avrebbe potuto non avere voglia di fermarsi, oppure l'Adulto avrebbe potuto non disporre di denaro. Molte cose avrebbero potuto andare storte. Era orribile solo pensarci. Invece tutto si era svolto alla perfezione.
La figurina, adagiata sul sedile posteriore dell'auto, guardò compiaciuta verso l'alto. Aveva visto giusto. Erano gli Adulti a comandare, ed erano loro a disporre del denaro. Avevano in mano il potere, ma appunto per questo era difficile arrivare fino a loro. Forza e dimensioni. Coi Bambini era diverso: erano piccoli, ed era più facile parlare con loro. Accettavano per buono quel che sentivano e ubbidivano agli ordini. Almeno così dicevano in fabbrica.
La figurina metallica giaceva immersa nei suoi piacevoli sogni.
Il cuore del bambino batteva in fretta. Corse di sopra e spalancò la porta, e, dopo averla richiusa accuratamente, andò a sedersi sul letto. Guardava l'oggetto che teneva in mano.
— Che nome hai? — domandò. — Come ti chiami?
Il soldatino di metallo non rispose. — Ti presenterò gli altri. Conoscerai tutti. Ti piacerà stare qui.
Bobby depose la figurina sul letto, corse all'armadio a muro dal quale tirò fuori una scatola di cartone traboccante di giocattoli.
— Questo è Bonzo — disse, sollevando uno sbiadito coniglio di pezza. — E questo è Fred — continuò, mostrando al soldatino un maialetto di gomma. — E poi Teddo. Ecco qua Teddo.
Portò Teddo sul letto e lo adagiò vicino al soldatino. Teddo giacque immobile, fissando il soffitto con gli occhi di vetro. Era un orsetto bruno, e dalle cuciture gli uscivano dei fili di paglia.
— E te, come ti chiameremo? — fece Bobby. — Credo che terremo consiglio per decidere. — S'interruppe, pensoso. —Ti caricherò, così vedremo tutti come funzioni.
Cominciò a girare con cura la chiavetta, dopo avere capovolto il soldatino, e quando la molla fu completamente avvolga, lo depose sul pavimento.
— Cammina — disse Bobby, ma la figurina rimase ferma. Poi cominciò a vibrare e, ticchettando, avanzò sul pavimento col suo passo rigido. D'un tratto, cambiò direzione, si avviò verso la porta e si fermò. Poi si volse verso un mucchio di cubetti sparsi per terra e cominciò ad ammucchiarli.
Bobby lo guardava molto interessato. La figuretta si dava un gran da fare ad ammassare i cubi per formare una piramide. Quando ebbe finito, si arrampicò sulla piramide e girò la chiave nella toppa.
Bobby si diede una grattatina in testa, perplesso. — Perché hai chiuso? — domandò. Il soldatino scese dalla piramide e riattraversò la stanza, ticchettando e cigolando, per tornare da Bobby. Il bambino e gli animali di pezza lo fissavano stupiti. Arrivato al letto, il soldatino si fermò.
— Tirami su — gridò con la sua vocetta metallica. — Svelto, non startene lì fermo.
Bobby spalancò gli occhi fissandolo. Gli animali non aprirono bocca.
—Avanti! — lo incitò il soldatino.
Bobby si chinò, e la figuretta gli si aggrappò alle mani con tale forza da farlo strillare.
— Fermo — ordinò il soldatino. — Mettimi sul letto. Devo discutere con te di cose molto importanti.
Bobby lo depose sul letto accanto a sé. Tutto era silenzio nella stanza, salvo che per il debole ronzio della figuretta di metallo. Bobby si ritrasse un poco.
— Cosa c'è? — domandò brusco il soldatino, voltando la testa e guardando in su.
— Niente.
— Cosa c'è? — insistè il soldatino. — Non avrai mica paura di me? Bobby si agitò a disagio.
— Paura di me? — il soldatino rise. — Sono solo un omettino di metallo alto due spanne.
Tornò a ridere, per interrompersi poi bruscamente. — Senti io resterò qui con te per un po'. Non ti farò del male, puoi starne sicuro. Sono un amico, un buon amico. — Sbirciò con ansia il bambino. — Ma voglio che tu faccia qualche cosa per me. In quanti siete nella tua famiglia?
Bobby esitava.
— Avanti! Quanti Adulti ci sono?
— Tre… Papà, mamma e Foxie.
— Foxie? Chi è?
— Mia nonna.
— Tre — disse la fìguretta. — Capisco. Solo tre. Ma ogni tanto verrà qualcun altro, no? Vengono altri Adulti a far visita?
Bobby assentì.
— Tre — ripetè il soldatino. — Sono pochini. Non costituiscono un problema. Secondo la fabbrica… — S'interruppe. — Bene. Sfammi a sentire. Non voglio che tu parli di me. Sono il tuo amico, il tuo amico segreto. Non interesso a nessun altro. Non ti farò del male, ricordalo. Non devi aver paura. Vivrò qui con te.
Guardò con attenzione il bambino, perché si imprimesse bene in mente le ultime parole.
— Sarò una specie di maestro privato. Ti insegnerò delle cose che dovrai fare e delle cose che dovrai dire. Come fa il maestro. Ti piacerà.
Silenzio.
— Ti piacerà di certo. Possiamo cominciare fin d'ora. Forse vuoi sapere come devi chiamarmi. Vuoi saperlo.
— Come devo chiamarti? — Bobby abbassò lo sguardo sul soldatino.
— Dovrai chiamarmi… — la figuretta tacque, esitante, poi si fece coraggio e disse con fierezza: — Mi chiamerai… Monsignore.
Bobby sobbalzò portandosi la mano al viso.
— Monsignore — ripetè deciso il soldatino. — Monsignore. Non occorre che cominci subito. Sono stanco. — La figurina barcollò. — Sono quasi scarico. Ti prego di ricaricarmi fra un'ora.
Irrigidendosi, il soldatino fissò il ragazzo. — Fra un'ora. Mi caricherai a fondo, vero? Lo farai? La voce tacque. Bobby annuì lentamente. — D'accordo — disse. — D'accordo.
Era martedì. La finestra era aperta e il sole caldo si riversava a fiotti nella stanza. Bobby era a scuola. La casa era vuota e silenziosa. Gli animali erano chiusi nell'armadio a muro.
Monsignore era steso sul cassettone, a faccia in su, e guardava dalla finestra, godendosi il riposo.
Poco dopo si udì un leggero ronzio, e un piccolo oggetto entrò volando nella stanza. Dopo avere fatto un paio di giri, rallentò e andò a fermarsi sulla tovaglietta che copriva il ripiano del cassettone, vicino al soldatino di metallo. Era un aeroplanino.
— Come va? — domandò l'aeroplano. — Tutto bene finora?
— Sì — rispose Monsignore. — E gli altri?
— Non tanto. Solo pochi sono riusciti ad avvicinarsi ai Bambini. Il soldatino mandò un gemito di dolore.
— Il gruppo più numeroso è caduto nelle mani degli Adulti, il che, come sai, non è soddisfacente. È difficile controllare gli Adulti. Li rompono. O li lasciano scaricare…
— Lo so — annuì tetro il soldatino.
— Le cose continueranno ad andare male. Bisogna essere preparati.
— C'è dell'altro. Dimmelo.
— A dire la verità, metà almeno sono già stati distrutti, pestati dagli Adulti. Si dice che un cane ne abbia rotto uno. Non c'è dubbio che la nostra unica speranza sono i Bambini. Dobbiamo riuscire almeno con loro.
Monsignore assentì. Il messaggero aveva ragione. Non avevano mai pensato che un attacco diretto contro la razza dominante, quella degli Adulti, potesse riuscire. Erano superiori per forza, potere e dimensioni. Il venditore di giocattoli era un esempio probante. Più volte aveva cercato di svignarsela, di abbandonarli. Parte del gruppo doveva restare sempre caricato per sorvegliarlo, e c'era stato quel terribile giorno in cui non li aveva caricati bene, sperando che…
— Hai dato le istruzioni al Bambino? — domandò l'aeroplano. — Lo stai preparando?
— Sì. Si è convinto che starò qui. Pare che i Bambini siano fatti così. Come razza soggetta sono abituati ad accettare gli ordini; non possono fare altro. Io non sono che un maestro in più che gli dà ordini, un'altra voce che gli dice di…
— Hai iniziato la seconda fase?
— Così presto? — Monsignore era stupito. — Perché? È necessario farlo così presto?
— La fabbrica comincia a preoccuparsi. Come dicevo, quasi tutto il gruppo è stato distrutto.
— Lo so — assentì Monsignore, distrattamente. — Era previsto. Avevamo progettato tutto con realismo, tenendo conto delle eventualità. — Camminava avanti e indietro sul cassettone. — Naturalmente, molti cadranno nelle mani degli Adulti. Gli Adulti sono dappertutto, in tutte le posizioni-chiave, nelle posizioni di maggior importanza. E nella psicologia della razza dominante controllare tutte le fasi della vita sociale. Ma finché riusciranno a sopravvivere quelli che riescono a raggiungere i Bambini…
— Tu non lo puoi sapere, ma, oltre a te, ne sono rimasti solo tre. Solo tre.
— Tre? — Monsignore era sbigottito.
— Sono andati distrutti anche quelli che sono riusciti a raggiungere i Bambini. La situazione è tragica. Per questo vogliono che tu dia inizio alla seconda fase.
Monsignore strinse i pugni, il viso contratto dall'orrore. Ne erano rimasti solo tre… Quante speranze avevano nutrito per quel gruppo che si era avventurato fuori, ed erano così piccoli, alla mercé delle intemperie, e dovevano essere caricati… Se solo fossero stati più grandi! Gli Adulti erano enormi!
Ma i Bambini… Cosa poteva essere successo? Come mai era andata distrutta la loro unica possibilità, la loro fragile speranza?
— Com'è stato? Cos'è successo?
— Nessuno lo sa. La fabbrica è sottosopra. E comincia a scarseggiare il materiale. Alcune macchine si sono guastate e nessuno sa come ripararle. — L'aeroplanino si portò sull'orlo del cassettone. — Devo tornare. Farò rapporto più tardi, per vedere come te la cavi.
L'aeroplanino si librò in volo e uscì dalla finestra spalancata. Monsignore lo seguì cogli occhi annientato.
— Cosa poteva essere accaduto? Erano stati così sicuri dei Bambini. Avevano progettato…
Monsignore s'immerse in profonde meditazioni.
Sera. Il bambino sedeva al tavolo, guardando distrattamente le pagine del testo di geografia, che sfogliava di malavoglia. Alla fine chiuse il libro, scivolò giù dalla sedia e andò ad aprire l'armadio.
Stava per tirare fuori lo scatolone quando, dal ripiano del cassettone, venne una vocina metallica.
— Dopo. Giocherai dopo con loro. Devo dirti una cosa.
Il bambino tornò al tavolo. Col viso stanco e contratto fece un cenno di assenso e si lasciò cadere sul tavolo, con la testa su un braccio.
— Non dormi, vero? — domandò Monsignore.
— No.
— Allora, ascolta. Domani, finita la scuola, voglio che tu vada in un posto. Non è lontano dalla scuola. È un negozio di giocattoli. Forse lo conosci. Don's Toyland.
— Non ho soldi.
— Non importa. È già tutto combinato da tempo. Vai da Toyland e di' al negoziante: "Mi hanno detto di venire per il pacco".
— Cosa c'è nel pacco?
—Degli attrezzi e dei giocattoli per te. Giocattoli come me. — La figurina di metallo si stropicciò le mani soddisfatta. — Bei giocattoli moderni. Due piccoli carri armati e una mitragliatrice. E alcuni pezzi di ricambio per…
Si udì un rumore di passi sulla scala.
— Non dimenticarlo — disse nervosamente Monsignore. — Lo farai? Questa fase del progetto è di importanza estrema.
Strinse le mani per l'ansia.
Il bambino spazzolò l'ultima ciocca ribelle. Infilò il berretto e prese la cartella. La mattina era grigia e tetra, e cadeva una pioggerella insistente.
D'un tratto, il bambino depose la cartella, andò all'armadio, e, dopo avere frugato nell'interno, chiuse le dita su una gamba di Teddo, e lo trascinò fuori. Andò a sedersi sul letto, stringendo a sé l'orsacchiotto, e rimase così a lungo, dimentico di tutto.
Poi, sempre di scatto, si volse a guardare il cassettone dove giaceva immobile e silenzioso il soldatino. Bobby corse a rimettere Teddo nell'armadio, e andò alla porta. Mentre l'apriva, il soldatino si mosse. — Ricorda, Don's Toyland…
La porta si chiuse. Monsignore sentì il Bambino scendere le scale con passo strascicato. Monsignore esultò. Quando gli attrezzi, le parti e le armi fossero stati lì, al sicuro, non avrebbe più avuto niente da temere.
Forse sarebbero riusciti a impadronirsi di un'altra fabbrica. O, meglio ancora, avrebbero fabbricato loro delle macchine con cui costruire dei Signori più grandi. Loro erano così piccoli, così minuscoli, alti appena qualche centimetro! Il Movimento sarebbe fallito solo perché erano così piccoli e fragili?
Ma coi cannoni e i carri armati… Sì, di tutti i pacchi così accuratamente nascosti nel negozio, questo sarebbe stato l'unico, l'unico a…
Qualcosa si mosse.
Monsignore si rigirò svelto. Teddo, uscito dall'armadio, avanzava con andatura barcollante.
— Bonzo — disse. — Bonzo, va' alla finestra. Credo che sia venuto di là, a meno che mi sbagli.
Il coniglio di pezza raggiunse il davanzale con un balzo, e si accovacciò guardando fuori. — Ancora niente.
— Bene.
Teddo si avvicinò al cassettone, e guardò su. — Piccolo Signore, scendi, per piacere. Sei stato anche troppo lassù.
Monsignore lo fissò attonito. Fred, il maialino di gomma, stava uscendo dall'armadio. Raggiunse sbuffando il cassettone.
— Salirò io a prenderlo. Non credo — disse — che scenderà da solo. Dovremo aiutarlo.
Fred saltò, mentre Teddo cominciava ad arrampicarsi destramente, aggrappandosi alle maniglie dei cassetti.
— Cosa fate? — gridò Monsignore. — Cosa succede?
Teddo era arrivato sul ripiano, e Monsignore indietreggiò verso il muro, fissando il lontanissimo pavimento.
— Ecco che cos'è successo agli altri — mormorò. — Ora capisco. È un'Organizzazione coalizzata contro di noi. Allora tutto è chiaro.
E si buttò.
Quando ne ebbero raccolto i pezzi e li ebbero nascosti sotto il tappeto, Teddo disse: — Questo è stato facile; speriamo che anche il resto non sia difficile.
— Cosa vuoi dire? — domandò Fred.
— Il pacco. I carri armati e le armi.
— Oh, ce la caveremo. Ricorda come abbiamo aiutato i vicini, quando è arrivato il primo Piccolo Signore, il primo che abbiamo mai visto…
Teddo rise. — È stata una bella battaglia. Peggio di questa. Ma c'era anche l'orsetto della casa dirimpetto.
— Oh, ce la caveremo ancora — assicurò Fred. — Pregusto già il divertimento.
— Anch'io — disse Bonzo dalla finestra.