Stories 93 / Random

Stories by philip kindred dick

invasione oculare (italian)

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È stato del tutto casualmente che ho scoperto questa incredibile invasione della Terra da parte di forme di vita di un altro pianeta. Per il momento, non ho ancora fatto nulla al riguardo; non mi viene in mente niente da fare. Ho scritto al governo, e per tutta risposta quelli mi hanno spedito un opuscolo sulla riparazione e manutenzione delle case con strutture in legno. Comunque, la situazione è già nota; non sono io il primo a scoprirla. Forse viene addirittura tenuta sotto controllo.
Ero seduto sulla mia poltrona, e sfogliavo pigramente le pagine di un romanzo in edizione economica che qualcuno aveva dimenticato sul bus, quando ho incontrato la frase che per prima mi ha messo sulla pista buona. Per un momento non ho reagito. È occorso un po' di tempo prima che riuscissi ad assorbire tutte le implicazioni. Dopo avere capito, mi è parso strano non essermene reso conto immediatamente.
La frase alludeva chiaramente a una specie non umana dotata di incredibili capacità, non indigena della Terra. Una specie, mi affretto a precisare, che ha l'abitudine di mascherarsi sotto le spoglie di normali esseri umani. Il loro travestimento, però, diventa trasparente grazie a certe osservazioni dell'autore. Mi è apparso subito ovvio che l'autore sapeva tutto. Sapeva tutto, e prendeva la cosa sottogamba. La frase (e tremo ancora adesso nel ricordarla) diceva:
"I suoi occhi percorsero lentamente la stanza."
Vaghi brividi mi assalirono. Cercai di immaginare quegli occhi. Rotolavano come monetine? La frase non lo chiariva; l'impressione era che si muovessero nell'aria, non su una superficie solida. Con una certa rapidità, apparentemente. Nessuno dei personaggi restava sorpreso. È stato questo a farmi capire l'antifona. Non il minimo segno di stupore di fronte a un fatto così assurdo. Più avanti, la faccenda veniva ampliata.
"I suoi occhi si mossero da persona a persona."
Ecco lì il nocciolo della verità. Chiaramente, gli occhi si erano staccati dall'uomo e se ne andavano in giro per conto loro. Il mio cuore prese a martellare e il respiro mi si bloccò in gola. Avevo inciampato in un accenno casuale a una razza completamente ignota. Ovviamente non terrestre. Eppure, per i personaggi del libro, la cosa era perfettamente naturale, il che suggeriva che appartenessero alla stessa specie.
E l'autore? Un lento sospetto prese ad ardere nella mia mente. L'autore prendeva la cosa troppo sottogamba. Evidentemente, gli pareva un fatto del tutto usuale. Non faceva il minimo tentativo di nascondere ciò che sapeva. Il romanzo continuava:
"Gli occhi dell'uomo si posarono su Julia."
Julia, da vera signora, ha per lo meno tanta classe da dimostrarsi indignata. L'autore dice che arrossisce e aggrotta la fronte in una smorfia di rabbia. A quel punto, sospirai di sollievo. Non erano tutti extraterrestri. La narrazione prosegue cosi:
"Lentamente, con calma, gli occhi dell'uomo la esaminarono centimetro per centimetro."
Grandi numi! Ma a quello, la ragazza girava sui tacchi e usciva, e la faccenda finiva lì. Mi appoggiai all'indietro sulla poltrona, boccheggiante d'orrore. Mia moglie e i miei figli mi guardarono meravigliati.
— Cosa c'è, tesoro? — chiese mia moglie.
Non potevo dirglielo. Una consapevolezza simile è troppo per una persona normale, posata. Dovevo tenerla per me. — Niente — ansimai. Saltai su, afferrai il libro, e corsi fuori dalla stanza.
In garage continuai a leggere. C'era dell'altro. Tremante, lessi il successivo passaggio rivelatore:
"Lui passò un braccio attorno a Julia. Dopo un po', lei gli chiese di rimuovere il braccio. Lui obbedì immediatamente, con un sorriso."
Non viene detto che fine faccia il braccio, dopo che il tizio se lo è tolto. Forse lo lasciano a mano in su, appoggiato in un angolo. Forse lo buttano via. Non mi interessa. In ogni caso, il pieno significato della frase era lì, sotto il mio naso.
Si trattava di una razza di creature capaci di rimuovere a piacere parti della propria anatomia. Occhi, braccia, forse anche altro. Senza battere ciglio. A quel punto, mi tornarono utili le mie cognizioni di biologia. Evidentemente, erano esseri semplici, unicellulari; cose primitive composte di una sola cellula. Esseri non più sviluppati della stella marina. Anche le stelle marine possono fare lo stesso, se non lo sapeste.
Proseguii nella lettura. E giunsi a questa incredibile rivelazione, buttata lì freddamente dall'autore senza il minimo tremito:
"Davanti al cinema ci dividemmo. Una parte di noi entrò, una parte andò al ristorante a cenare."
Scissione binaria, ovviamente. Dividersi in due per formare due nuove entità. Probabilmente ogni metà inferiore andò al ristorante, che era più lontano, e le metà superiori andarono al cinema. Continuai a leggere. Mi tremavano le mani. Ero davvero inciampato in qualcosa di grosso. La mia mente vacillò quando incontrai questo passaggio:
"Temo non ci siano dubbi. Il povero Bibney ha perso la testa un'altra volta."
Seguito immediatamente da:
"E Bob dice che non ha fegato."
Eppure Bibney continuava ad andarsene in giro come l'altro personaggio. L'altro personaggio, comunque, era altrettanto strano. Veniva descritto così:
"Completamente privo di cervello."
La scena successiva non lasciava dubbi. Julia, che sino ad allora avevo creduto l'unica persona normale, si rivelava a sua volta una forma di vita aliena, simile a tutti gli altri:
"Con un preciso atto di volontà, Julia aveva dato il suo cuore al giovane."
Non veniva specificato quale fosse stata la sorte dell'organo, ma in effetti non mi importava. Risultava evidente che Julia aveva continuato a vivere nel solito modo, come tutti gli altri personaggi del libro. Senza cuore, braccia, occhi, cervello, viscere, dividendosi in due quando la situazione lo richiedeva. Senza il minimo sussulto.
"Un giorno, gli concesse la propria mano."
Fui colto dalla nausea. Adesso il mascalzone aveva anche la mano della ragazza, oltre al cuore. Rabbrividisco al pensare cosa potesse averne fatto.
"Lui le prese il braccio."
Non si accontentava più di aspettare, no. Doveva mettersi a smantellarla di sua iniziativa. Rosso in faccia come un pomodoro, chiusi il libro e balzai in piedi. Ma non feci in tempo a sfuggire a un ultimo accenno a quei brandelli di anatomia a ruota libera, a quei singolari viaggi e spostamenti che mi avevano fatto intuire la verità:
"Gli occhi di Julia lo seguirono fino alla strada, e poi per tutto il campo."
Corsi fuori dal garage e tornai nel tepore di casa mia, come se quelle cose maledette stessero seguendo me. Mia moglie e i bambini giocavano a Monopoli in cucina. Mi unii a loro e giocai con frenetico ardore. Avevo la fronte in fiamme, e battevo i denti.
Ne ho abbastanza di questa faccenda. Non voglio più saperne niente. Che arrivino pure. Che invadano la Terra. Non voglio finire coinvolto in questa storia.
Non ho assolutamente lo stomaco per cose del genere.