in pulverem reverteris (italian)
Polvere e sangue
Ma perché mai mi hanno seppellita con questo vestito? Lo stesso logoro e vecchio vestito che ho indossato ogni giorno per anni. Non avevo forse un bel vestito della festa da poter usare? Quasi nuovo, poi. Chissà cosa gli è passato per la testa? Sarà sicuramente stata un’idea di Caterina, quello buono lo avrà tenuto da parte per sua nuora e avrà fatto di tutto per mettermi nella cassa con questi cenci scoloriti dal sole…
“Ma quale idea mia! Come avrei fatto che mi hanno messo sotto terra insieme a te! Sempre a mollarmi colpe di ogni tipo…”
“Oh Caterina, non ti avevo visto, ma cosa ci fai anche tu qui? Ma cosa è successo?”
“Ovvio che non l’hai vista! Qui mica si può vedere niente al di là della propria fossa… L’unica cosa che possiamo fare, qui nel cimitero, è ascoltare chi è sepolto vicino a noi…”
“Chi ha parlato? Chi sei?”
“Sono la Noris, la cugina di Sandro di Cà Mucci. Cosa fai, finta di non conoscermi?”
“Mo dio Noris, come facevo a pensare a te? Ti abbiamo seppellito che saranno quattro anni ormai!”
“Cinque a maggio, non vi sono mancata molto sembra…”
“Ma no, ma no, l’Adele ha sempre avuto la testa tra le nuvole, lo sai. Si vede che da morti si resta uguali, come si era in vita…”
“Certo, ognuno mantiene il proprio carattere anche sottoterra…”
“E i ricordi? Restano i ricordi?”
“Sì, anche quelli non li perderai, è come nel vecchio mondo. Tranne il fatto che non puoi mollare la bara e che del mondo dei vivi non si riesce a sapere nulla, a parte quello che ti raccontano quelli appena seppelliti…”
“Ma dimmi una cosa Noris, che cimitero è questo? Quello di Savoniero o quello di Monchio? Dove mi hanno messa alla fine? Sai, io abito… Abitavo alla Buca che sta a metà strada…”
“Siamo a Monchio, zio ladrone! E adesso che avete avuto le vostre belle notizie la smettete di fare tutto questo pollaio?! È da ieri che non si fa altro che parlare qua sotto…”
“Sei te, vero Pierone? Proprio vero allora che il carattere di chi passa di qua non cambia…”
“Però Pierone ha ragione, Adele, cosa è successo? Siete arrivati in tantissimi in questi giorni, non è normale… Cosa c’è stata? Un’epidemia?”
“Mo sai che non lo so, Noris? Non mi sono accorta di niente. Mi sono svegliata, si fa per dire, qui di colpo, con questo vestito logoro addosso e un rosario tra le mani…”
“Ma come non ti sei accorta di niente? Ma non hai visto cosa è successo? Non hai visto cosa ci hanno fatto i soldati?”
“Oddio santissimo! I soldati? Quali soldati Caterina?”
“I soldati tedeschi, quelli che ci hanno ammazzato…”
“Ci hanno accoppato loro? E perché?”
“E chi lo sa perché… Sono arrivati alla mattina presto e hanno ammazzato tutti quanti…”
“Oddio, come tutti quanti?”
“Tutti quelli che erano in paese, anche i vecchi e i bambini e poi hanno bruciato tutte le case…”
“Già, sono arrivati anche tanti bambini, zio porcone. È una cosa brutta, una cosa che mi fa incazzare… Perché uccidere i bambini?”
“Perché son delle bestie, Pierone, Ettore lo diceva sempre, delle bestie…”
“E hanno bruciato le case… Le nostre case…”
“Già, ecco perché non ti hanno messo il tuo bel vestito della festa, Adele, perché è bruciato insieme alla tua casa…”
Polvere e cenere
Requiem aeternam dona eis, Domine, et lux perpetua luceat eis, cum sanctis tuis in aeternum, quia pius es…
“Chi c’è? Chi è che è arrivato? Perbacco, ma è proprio lei don Luigi?”
“Don Luigi? Ma cosa ci fate qui nel cimitero, non vi hanno mica messo nella chiesa?”
“La stanno mettendo a posto la chiesa, sei l’Adele vero? E c’è anche la Noris sento…”
“Ma zio ladrone, cosa vi è successo don Luigi? Saranno mica stati i repubblichini?”
“Brutto traditore bolscevico, perché dovrebbero essere stati quelli della Repubblica Sociale? Perché non i tuoi amici ribelli di merda?”
“Pellegrino, brutto fascista schifoso! Dovevo dartene di più quando stavamo dall’altra parte…”
“Basta! Sempre a litigare voi due, nemmeno da morti la piantate lì? Non è stato nessuno, mi sono preso un brutto malanno, capita…”
“Povero don Luigi, comunque quei maiali vi avevano minacciato di morte dopo quel brutto giorno che sappiamo… Poteva anche essere che fossero stati loro…”
“Se è per questo mi hanno pure accusato di essere stato la causa di quello che è successo… Ma ricordati Pierone, come il signore ti ha perdonato, così devi fare anche tu…”
“Perdonare un cazzo, io quelli non li perdonerò mai…”
“Ringrazia che non posso muovermi da questa fossa schifosa Pierone, spero che a guerra finita le ossa dei traditori come te le buttino nel Dragone!”
“Ma la guerra è finita…”
“Finita? E da quando don Luigi? È un pezzo che non arriva nessuno da queste parti, da mesi non sappiamo più nulla…”
“È finita in primavera Adele, americani e inglesi hanno passato la Linea Gotica e i russi hanno preso Berlino… È finita…”
“E il duce? Che fine ha fatto?”
“Mussolini è morto, lo hanno preso mentre provava a scappare in Svizzera…”
“Hai sentito Pellegrino? Abbiamo vinto noi! Vi abbiamo preso a calci in culo, a voi e a quei crucchi di merda…”
“Americani e inglesi ci hanno piegato, lo hai sentito no? Cosa volete aver fatto voi straccioni…”
“Modena e le altre città in pianura le hanno liberate i partigiani Pellegrino, prima che arrivassero gli Alleati, dovrò anche perdonare, ma quello che ci avete fatto io non lo dimentico…”
“Quello che è successo è colpa vostra, prete… Continuate pure a farli passare per eroi i vostri ribelli, una banda di pezzenti con le mani sporche di sangue innocente!”
“Quale sangue innocente, zio ladrone? Quello dei tuoi compagni con la camicia nera? O quello di quei crucchi bastardi?”
“Quello della povera gente uccisa dai tedeschi nei nostri paesi, mica li avrebbero ammazzati se non fosse stato per i ribelli. Se nessuno gli andava a rompere i maroni quelli mica ci venivano a far danno quassù!”
“Te non stai bene con la testa Pellegrino, il sole d’Africa ti ha fatto male! Te lo dico io che quella mattina ci sono rimasta secca in mezzo alla neve, accoppata da quelle bestie!”
“Zio porcone Pellegrino, brutto canchero maledetto! Dovevano accopparti su alla rocca…”
“Ma mollala lì Pierone, collaborazionista un cazzo! E anche te Adele… Io volevo solo campare in pace dopo tutta quella sabbia di merda che ho mangiato in Egitto…”
“Campare in pace? In pace cosa? Con i tedeschi a fare i loro porci comodi a casa tua? Libero di fare quello che ti dicevano loro? Va’ mo là che la libertà è la cosa più importante che ci sia e, con il tuo duce prima e con i crucchi poi, la libertà manco più sapevamo dove stava di casa…”
“Sei sempre stato un poveretto Pellegrino, un borioso fascista contaballe… Il mio povero Celso è morto ammazzato a Piandelagotti per conquistare anche la tua di libertà, la tua e quella di tutti quelli come te…”
“Ricordati Pellegrino, libertas non in eo est ut iusto utamur domino, sed ut nullo… La libertà non consiste nell’avere un padrone giusto, ma nel non averne alcuno…”
“È scritto nella Bibbia, prete?”
“No Pellegrino, lo ha scritto Cicerone…”
Polvere e vento
Santa miseria, che diavolo di freddo fa qua sotto, questo vestito sarà anche elegante, ma di caldo ne tiene davvero poco. Potevano poi evitare di mettermi il rosario tra le mani, come se fossi uno che a queste cose ci teneva… Comunque è stato un bel funerale in fin dei conti, un po’ di gente è venuta e sono cose che fanno piacere… Mi hanno messo il fazzoletto rosso della Brigata Dragone sulla bara e hanno anche chiamato la banda che ha suonato Bella ciao, come avevo chiesto… Mi sarebbe piaciuto sentire anche Fischia il vento, ma lo sapevo che il don non gliela lasciava fare… Ma va bene lo stesso…
“Chi è là, chi sei tu? Non ti hanno insegnato che è buona educazione presentarsi?”
“Chi sei che ti han messo di fianco all’Adele? Giacomo? O sei Adelmo?”
“Giacomo dopo la guerra è andato a vivere a Modena… È morto che son già un po’ di anni… Lui lo hanno messo a San Cataldo…”
“Cos’è San Cataldo? Un camposanto?”
“Mo certo che sarà un camposanto, cosa vuoi che sia zio ladrone? Un campo da fùtbal?”
“Va’ ben là Pierone, sei il solito rompiballe… Se non sei Giacomo allora sei Adelmo!”
“Eh sì, sono proprio io…
“Adelmo… Il mio Adelmo!”
“Sei te mamma? Adesso mi metto a piangere… Quanto tempo che non sentivo la tua voce… Ma me la immaginavo sempre sai? Ogni giorno…”
“Quanto tempo è passato Adelmo mio… L’ho sempre sperato… Anzi, saputo che avresti avuto una bella vita lunga…”
“Quando a noi ci è capitata quella brutta roba là quanti anni avevi? Sedici?”
“Ma no Caterina, ne aveva già diciassette…”
“Esatto, li avevo compiuti giusto un mese prima… Te lo ricordi mamma? Ero passato di nascosto a casa la sera del mio compleanno…”
“Me lo ricordo bene… È stata l’ultima volta che ci siamo visti…”
“Certo che per campare quasi cent’anni bisogna averci anche un bel po’ di culo eh…”
“Quello serve sempre Pierone…”
“Sarai ben stato uno degli ultimi ribelli ancora vivi… Se non addirittura proprio l’ultimo rimasto… L’ultimo dei Mohicani…”
“Mo sarai poi te un lurido cane, zio porcone, te e tutti i tuoi amici fasci di merda!”
“Eh no! Non ricominciate a litigare voi due, che qua ne abbiamo pieni i maroni!”
“Dio me ne scampi don Luigi, non ne perdo più di tempo a litigare con quello lì… L’ultimo dei Mohicani è un libro famoso, bestia ignorante che non sei altro!”
“Non lo mortificare Pellegrino, lo sai che Pierone non ha potuto studiare…”
“C’avevo da lavorare nei campi io, mica ero figlio di signori come te…”
“Ma quali signori… Mio padre faceva il ciabattino! Si è spaccato la schiena per farmi andare a scuola…”
“Per quello che ti è servito… Faceva meglio a metterti a bottega e a insegnarti a rattoppare scarponi…”
“Boia di un mondo ladro Pierone, hai intenzione di continuare a rompermi i maroni per l’eternità?”
“Pellegrino ha ragione Pierone… Ormai ne sono rimasti in vita davvero pochi di noi… Forse ero davvero l’ultimo dei Mohicani…”
“Ti avranno fatto un sacco di onori al funerale… Ci saranno state tutte le autorità, con la fanfara e le bandiere!”
“Insomma… La banda c’era, ma solo perché avevo chiesto io che ci fosse… Le autorità non credo mica… C’era il sindaco, lui è venuto… Forse…”
“Ma come mai? Sei uno dei partigiani che hanno combattuto per portare a tutti la libertà, uno degli ultimi poi! Eri un eroe, zio ladrone!”
“Non va mica bene quando un paese dimentica i suoi eroi…”
“Ci stanno dimenticando Adelmo? Si stanno dimenticando di noi, di quello che ci è stato fatto… Di cosa voi avete fatto per loro…”
“Non ci stanno dimenticando mamma, ma di questi tempi non si ammazzano certo di fatica per ricordarci… Ogni anno che passa c’è sempre un po’ meno gente a ricordarvi nel giorno dell’anniversario… E la stessa cosa succede quando si tratta di ricordare noi partigiani il 25 aprile…”
“Ormai ci ricordano solo i vecchi e i vecchi, purtroppo, tendono a morire…”
“Insieme agli anziani però ci sono sempre anche tanti bambini e questo mi da un po’ di fiducia per il futuro…”
“Gli anziani sono la memoria di un popolo, ma i bambini ne sono la speranza…”
“È proprio vero don Luigi…”
“Sì, i bambini in paese da noi ci sono sempre… Soprattutto a marzo… Al campo della Neve Rossa non mancano mai…”
“E cosa fanno i bambini Adelmo?”
“Cantano mamma, cantano per ricordare tutti voi… Cantano una canzone che ha scritto la loro maestra…”
“Ed è una bella canzone? Di cosa parla?”
“È molto bella mamma e parla delle luci che si sono accese a illuminare il buio della sera, una per ognuno di voi… E poi ricorda i vostri nomi… Quei nomi che il vento della nostra valle porterà per sempre lontano…”
Finalmente una luce si è accesa,
decine di luci rischiarano la sera.
A gran voce i nomi chiamiamo,
il vento della valle li porti lontano.
La Memoria, 18 marzo 1944