Stories 93 / Random

Stories by lafcadio hearn

una farfalla (italian)

Save as PDF
Dietro al cimitero del tempio di Sozanji, nei sobborghi della capitale, ci fu per lungo tempo una casetta solitaria, occupata da un vecchio uomo di nome Takahama. Tutti i vicini gli volevano bene per via dei suoi modi affabili, ma non pochi sospettavano che fosse mezzo matto. A meno che un uomo non prenda i voti buddhisti, ci si aspetta che si sposi e metta su famiglia. Takahama invece non conduceva un’esistenza religiosa, e nessuno era mai riuscito a convincerlo a sposarsi. Per quel che se ne sapeva, non aveva mai intrattenuto una relazione amorosa con una donna: viveva in completa solitudine da più di cinquant’anni.
Un’estate si ammalò, e capì che non gli restava molto da vivere. Così fece chiamare sua cognata, una vedova, e l’unico figlio di lei – un ragazzo di circa vent’anni, a cui l’uomo era molto legato. Vennero entrambi immediatamente, e fecero tutto il possibile per confortare l’anziano nelle sue ultime ore.
In un pomeriggio afoso, mentre la vedova e il ragazzo erano al suo capezzale, Takahama si addormentò. In quello stesso istante, una grossa farfalla entrò nella stanza e si posò sul cuscino del malato. Il nipote la scacciò con un ventaglio, ma la farfalla tornò subito sul cuscino; fu scacciata di nuovo, ma solo per tornare una terza volta. A quel punto il nipote la rincorse fuori casa e la inseguì per tutto il giardino, poi attraversò un cancello aperto ed entrò nel cimitero del tempio. La farfalla si mise a svolazzargli davanti come se non volesse proseguire oltre, e si muoveva in modo così strano che il ragazzo cominciò a chiedersi se fosse davvero una farfalla e non piuttosto un ama. Poi continuò a seguirla e si addentrò nel cimitero, finché non la vide volare verso una tomba – la tomba di una donna. Lì, inspiegabilmente, la farfalla scomparve, e il ragazzo la cercò invano. Poi esaminò la lapide. Si leggeva il nome proprio Akiko insieme a un cognome che non gli era familiare, e un’iscrizione che affermava che Akiko era morta all’età di diciotto anni. Apparentemente, quella tomba era stata eretta circa cinquant’anni prima: aveva cominciato a crescerci sopra il muschio. Però era ben curata: c’erano fiori freschi lì davanti, e anche l’acqua era stata riempita da poco.
Una volta tornato nella camera del malato, il ragazzo scoprì con sconcerto che lo zio aveva smesso di respirare. La morte lo aveva colto nel sonno e senza dolore, e il viso del defunto era sorridente.
Il ragazzo raccontò allora alla madre quel che aveva visto nel cimitero.
«Ah!» esclamò la vedova. «Doveva trattarsi di Akiko!»
«Ma chi era Akiko, madre?» chiese il nipote.
La vedova rispose: «Quando era giovane, il tuo caro zio era fidanzato con una bella ragazza di nome Akiko, la figlia di un vicino. Ma Akiko morì di consunzione poco prima del giorno fissato per il matrimonio, e il suo promesso sposo pianse moltissimo. Dopo aver sepolto Akiko, giurò di non sposarsi mai più, e si costruì questa casetta vicino al cimitero per poter stare sempre vicino alla sua tomba. Tutto questo accadde più di cinquant'anni fa. E ogni giorno in questi cinquant’anni, che fosse estate o inverno, tuo zio è andato al cimitero, ha pregato presso la tomba, ha spazzato la lapide e vi ha messo davanti delle offerte. Però non gli piaceva che si parlasse in giro della faccenda, e lui non la menzionava mai… Così, alla fine, Akiko è venuta a cercarlo: quella farfalla bianca era la sua anima».