storia di una mosca (italian)
All’incirca duecento anni fa, viveva a Kyōto un mercante di nome Kazariya Kyūbei. La sua bottega si trovava in una strada chiamata Teramachidōri, poco più a sud della via principale, Shimabara. L’uomo aveva un’aiutante, una ragazza di nome Tama, originaria della provincia di Wakasa.
Kyūbei e sua moglie trattavano con garbo Tama, e lei pareva sinceramente affezionata a loro. Ma non si curava di vestirsi bene come le altre ragazze, e ogni volta che aveva un giorno libero se ne andava in giro con gli abiti da lavoro, nonostante avesse ricevuto in regalo diversi vestiti graziosi. Un giorno, quando la ragazza lavorava per lui da ormai cinque anni, Kyūbei le chiese perché non faceva mai niente per curare il suo aspetto.
Tama arrossì, intuendo il rimprovero sottinteso, e rispose con riverenza: «Quando i miei genitori morirono ero ancora una ragazzina, e siccome ero la loro unica figlia, era compito mio far eseguire i riti funebri buddhisti in loro onore. All’epoca non disponevo certo del denaro necessario, ma decisi che, appena avessi guadagnato abbastanza soldi, avrei fatto esporre le loro ihai (tavolette mortuarie) nel tempio chiamato Jōrakuji e avrei fatto eseguire i riti. Per riuscire nel mio intento ho cercato di mettere da parte i soldi e risparmiare sui vestiti; forse fin troppo, visto che mi rimproverate di trascurare il mio aspetto. Però sono riuscita a mettere via circa cento monme d’argento per lo scopo a cui ho accennato, e da oggi in poi mi sforzerò di presentarmi con un aspetto più decoroso. Vi prego quindi di volermi scusare per la negligenza e la maleducazione che ho mostrato finora».
Kyūbei rimase colpito da questa confessione schietta e rispose alla ragazza con dolcezza, affermando che doveva sentirsi libera di vestirsi come più desiderava, e lodandola per la sua pietà filiale.
Poco tempo dopo quella conversazione, la dipendente Tama riuscì a far esporre le lapidi dei suoi genitori nel tempio di Jōrakuji e a far eseguire i riti funebri. Spese così settanta monme dei cento che aveva risparmiato, e chiese alla sua padrona di tenerle da parte gli altri trenta.
Ma, all’inizio dell’inverno successivo, Tama fu colta da un’improvvisa malattia, e dopo brevi sofferenze morì, l’undicesimo giorno del primo mese del quindicesimo anno dell’era Genroku (1702). Kyūbei e sua moglie rimasero molto addolorati dalla morte di Tama.
Ora, circa dieci giorni dopo quel fatto, entrò in casa una grossa mosca che cominciò a volare tutto intorno alla testa di Kyūbei. L’uomo ne fu sorpreso, perché durante il periodo del Grande Freddo non si vedevano mosche in giro, di nessun tipo – era risaputo –, e quelle più grandi comparivano di rado se non nella bella stagione. L’uomo era molto infastidito dalla mosca, così si prese la briga di catturarla e liberarla fuori dalla casa – stando attento a non farle alcun male, poiché era un devoto buddhista. La mosca rientrò di nuovo, prontamente riacchiappata e scacciata, ma poi riapparve una terza volta. La moglie di Kyūbei pensò che fosse una cosa strana. «Mi chiedo se non sia Tama» disse. (I defunti, infatti – specialmente quelli che passano alla condizione di gaki – certe volte tornano sulla terra in forma di insetti.) Kyūbei rise e rispose: «Forse possiamo scoprirlo, se le mettiamo un segno». Acchiappò la mosca, e incise un piccolissimo taglio sulla punta delle ali con un paio di forbici: dopodiché la portò a una notevole distanza dalla casa prima di liberarla.
Il giorno successivo la mosca tornò di nuovo. Kyūbei era ancora scettico sul fatto che fosse una vicenda sovrannaturale. La acchiappò per la quarta volta, stavolta le dipinse il corpo e le ali con il beni (un rossetto), la portò fuori casa a una distanza ancora maggiore dell’ultima volta, e la liberò. Due giorni dopo, tuttavia, la mosca tornò, tutta rossa, e Kyūbei finalmente si convinse.
«Credo proprio che sia Tama» disse. «Vuole qualcosa da noi… ma cosa?»
La moglie rispose: «Ho ancora quei trenta monme, i suoi risparmi. Forse vuole che doniamo quel denaro al tempio, per far eseguire un rito buddhista a beneficio del suo spirito. Tama era molto preoccupata dall’idea della reincarnazione».
Mentre la donna parlava, la mosca cadde dalla finestra di carta su cui si era poggiata. Kyūbei la raccolse, e scoprì che era morta.
Così marito e moglie decisero di recarsi immediatamente al tempio, e di donare il denaro della ragazza ai preti. Misero il corpicino della mosca dentro a una scatola, e la portarono con loro.
Dopo aver udito la storia della mosca, Jiku Shōnin, il primo sacerdote del tempio, giudicò che Kyūbei e la moglie avessero preso la decisione giusta. Quindi Jiku Shōnin eseguì un rito segaki a beneficio dello spirito di Tama, e sopra il corpo della mosca vennero recitati gli otto rotoli del sûtra Myoten. La scatola contenente il corpo della mosca venne bruciata nel complesso del tempio, e in corrispondenza di quel punto fu eretta una sotoba con le dovute iscrizioni.