il fantasma eterno (italian)
Quest’anno le stampe a colori – nishiki-e – di Tōkyō mi sembrano più interessanti del solito. Riproducono perfettamente, o quasi, il fascino sgargiante delle pubblicazioni antiche, e mostrano un deciso miglioramento nel tratto. È difficile pensare a un oggetto più bello delle migliori stampe di questa stagione.
Il mio ultimo acquisto è stato una raccolta di strane immagini: spettri di tutti i tipi noti nell’Estremo Oriente, incluse diverse varietà tutt’ora sconosciute in Occidente. Alcuni sono estremamente sgradevoli, ma altri sono davvero curiosi. Qui, per esempio, ho una deliziosa cosetta di Chikanobu, appena pubblicata, e in vendita al notevole prezzo di tre sen!
Riuscite a immaginare cosa rappresenta?… Esatto, è una ragazza… ma che genere di ragazza? Osserviamola meglio. Carina, non è vero, con quello sguardo basso che trasmette una timida dolcezza, quella lucentezza e grazia sottile, come una farfalla adagiata su un fiore?… No, non è una qualche Psiche del più estremo degli Orienti, nel senso che potete intendere voi – ma è uno spirito, questo sì. Notate come i fiori di ciliegio, scendendo dalla fronda su in alto, le passano attraverso. Guardate anche le pieghe della sua veste, più in basso, che sfumano in una nebbiolina bluastra. Quanto è delicata e fumosa l’intera immagine! Dà una sensazione di primavera, e quei colori variopinti, incantati, sono i colori dei mattini di primavera in Giappone… Ma no, questa donna non è la personificazione di una stagione. Piuttosto, è un sogno – uno di quei sogni che infestano i sonni dei giovani dell’Estremo Oriente. L’artista però, in questa occasione non voleva rappresentare un sogno… Non ci arrivate? Be’, è uno spirito arboreo: lo spirito del ciliegio. Appare soltanto al crepuscolo, di mattina o di sera, aleggiando intorno al suo albero, e chiunque la vede si innamora all’istante di lei. Se ci si avvicina, però, svanisce all’interno del tronco come un vapore assorbito dal legno. C’è una leggenda su uno di questi spiriti arborei che amò un uomo, e gli diede persino un figlio, ma si trattò decisamente di un’eccezione rispetto al consueto atteggiamento timido di questa razza…
Vi starete chiedendo: qual è l’utilità di disegnare l’impossibile? Se vi ponete questa domanda, significa che non percepite il fascino di questa visione di giovinezza, questo sogno di primavera. Io sostengo che l’impossibile abbia una relazione molto più stretta con i fatti rispetto a tutto ciò che etichettiamo come reale o normale. L’impossibile non sarà la nuda verità, forse: ma credo che corrisponda molto spesso alla verità – mascherata e velata, forse, ma eterna. Ora, ai miei occhi questo sogno giapponese è reale – o quantomeno, è reale tanto quanto l’amore umano. È reale anche se lo consideriamo come uno spettro. Chiunque affermi di non credere a fantasmi di nessun genere sta mentendo in malafede. Ogni uomo è perseguitato dai fantasmi. E queste stampe a colori mi fanno tornare in mente un fantasma che è familiare a tutti noi – anche se molti di noi (al di fuori dei poeti) non amano ammettere di conoscerlo.
Può darsi, siccome è qualcosa di piuttosto comune, che abbiate visto anche voi questo spettro nei sogni della notte, forse già dall’infanzia. In sogno, ovviamente, non potevate sapere cos’era quella bellissima forma protesa sopra il vostro letto: forse avete pensato che fosse un angelo, o l’anima di una sorella defunta. Nel mondo della veglia, invece, ci accorgiamo per la prima volta della sua presenza quando l’adolescenza inizia a sbocciare nella gioventù.
La prima apparizione è una scarica di estasi, una gioia che lascia senza fiato; il senso di meraviglia e il piacere, tuttavia, lasciano presto spazio a una tristezza inesprimibile, diversa da qualsiasi altra tristezza provata in passato, per quanto lo sguardo del fantasma sia dolce come una carezza, e le sue labbra mostrino il più squisito dei sorrisi. Ed è impossibile immaginare la ragione di quella tristezza finché non si viene a scoprire la vera identità di questo spirito – il che non è affatto una cosa facile.
Si trattiene per un solo momento, ma in quel momento rifulgente tutte le onde del vostro mare interiore fluiscono verso di lei, mosse da una bramosia che nessuna parola può descrivere. E poi, all’improvviso, se ne va; e vi accorgete che il sole si è rabbuiato, i colori del mondo si sono fatti grigi.
Da quel giorno, c’è un incantesimo steso come un velo fra di voi e tutto ciò che amavate in passato – persone, cose o luoghi. Nessuna di queste cose vi sembrerà più bella e amabile come prima.
Lo spettro tornerà spesso. Dopo averla incontrata una volta, non smetterà mai di farvi visita. E questo tormento – ineffabilmente dolce, inesplicabilmente triste – vi colmerà del folle desiderio di avventurarvi per il mondo alla ricerca di qualcuno come lei. Ma per quanto possiate vagare in lungo e in largo, non troverete mai quella persona.
In seguito, vi ritroverete forse a temere le sue visite, per via del dolore che portano – quello strano dolore che non vi sapete spiegare. Ma né continenti né mari possono separarvi da lei; le mura di ferro non possono tenerla fuori. I suoi movimenti sono muti e leggiadri come il fremito dell’etere.
La sua bellezza è antica quanto il cuore dell’uomo – e tuttavia cresce, restando sempre giovane. I mortali appassiscono con il tempo come foglie nella brina d’autunno, mentre per lei il tempo non fa altro che ravvivare le luci e i colori della sua eterna gioventù.
Tutti gli uomini l’hanno amata, e tutti continueranno ad amarla. Ma nessuno potrà mai toccare con le labbra nemmeno l’orlo del suo vestito.
Tutti gli uomini la adorano; ma lei è un’ingannatrice, capace di ingannare in molti modi. Spesso attira il suo amante alla presenza di una qualche fanciulla terrena, e si fonde in maniera incomprensibile con il corpo di quella ragazza, facendo in modo, con le sue arti magiche, che lo sguardo umano diventi divino – che le membra umane brillino attraverso i vestiti. Nel giro di un istante, però, lo spettro luminescente si separa dal corpo mortale, lasciando lo spasimante sbeffeggiato e sbigottito.
Nessun uomo è in grado di descriverla, anche se quasi chiunque ha provato a farlo almeno una volta. Non è possibile disegnarla, perché la sua bellezza è un infinito divenire, una moltiplicazione senza sosta, una vibrazione invisibile in perpetua accelerazione, come un flusso di luce.
C’è una storia, a questo proposito, secondo cui migliaia di anni fa uno straordinario scultore riuscì a fissare nella pietra un singolo ricordo di lei. Ma il suo gesto fu causa di immani sciagure, e gli dèi decretarono, mossi a compassione, che nessun altro mortale avrebbe mai ricevuto il potere di creare un simile prodigio. In questa nostra epoca, possiamo solo venerare: non possiamo ritrarre.
Ma chi è lei? Cos’è questo spettro?… Ah! Ecco la domanda che stavo aspettando. Be’, un nome non ce l’ha mai avuto, ma basterà dire che è uno spirito arboreo.
I giapponesi dicono che è possibile esorcizzare uno spirito arboreo, se si è proprio così crudeli da farlo, semplicemente abbattendo il suo albero.
Ma lo spirito di cui parlo non si può esorcizzare, né si può abbattere il suo albero.
Il suo albero, infatti, è l’incommensurabile, infinito Albero della Vita con milioni di fronde – o anche l’Albero del Mondo, Yggdrasil, le cui radici affondano nella Notte e nella Morte, e la cui cima sta sopra gli dèi.
Se provate a chiamarla, lei è Eco. Se provate ad afferrarla, lei è Ombra. Ma il suo sorriso vi perseguiterà fino al giorno in cui tornerete polvere, e ancora oltre, attraverso il corso di innumerevoli vite future.
E mai una volta risponderete al suo sorriso – mai, per via del sentimento che risveglia in voi, quel dolore che non riuscite a capire.
E mai una volta la conquisterete – perché lei è la luce fantasma di soli spenti da ere; perché è stata modellata dal battito di infiniti milioni di cuori divenuti polvere; perché la sua stregoneria è nata nell’interminabile flusso e riflusso delle visioni e delle speranze dei giovani, attraverso gli innumerevoli e dimenticati cicli del nostro incalcolabile passato.