Stories 93 / Random

Stories by ernest hemingway

padri e figli (italian)

Save as PDF
C’era stato un segnale di deviazione in mezzo al corso di questa città, ma le macchine ovviamente erano passate, perciò, credendo che si trattasse di riparazioni già eseguite, Nicholas Adams tirò dritto attraverso la città sull’ammattonato della strada deserta, fermato da semafori che lampeggiavano in quella domenica poco movimentata, e che sarebbero spariti l’anno dopo quando non si fossero pagate le spese dell’impianto; tirò dritto sotto gli alberi foltissimi della cittadina che sono una parte del tuo cuore se è la tua città e ci hai passeggiato sotto, ma che sono solamente troppo folti, che coprono il sole e che rendono umide le case per il forestiero; oltre l’ultima casa e sull’autostrada che saliva e scendeva davanti all’automobile con scarpate di terra rossa tagliata nettamente e boschi giovani da ambo le parti. Non era la sua terra, ma si era a metà dell’autunno e tutta questa regione era bella da attraversare e da vedere. Il cotone era stato raccolto e nelle radure c’erano campi di grano, alcuni intersecati da strisce di sorgo rosso, e, guidando senza intoppi, col figlio che dormiva sul sedile di fianco al suo, alla fine della tappa prevista per quel giorno, già sapendo in che città avrebbero passato la notte, Nick notava quali campi di grano comprendevano anche appezzamenti di soia e di piselli, com’erano disposti i boschetti e la terra coltivabile, dov’erano le case e le capanne in rapporto ai campi e ai boschi; battendo mentalmente la campagna mentre passava; giudicando ogni radura in base al cibo e al riparo che offriva e sforzandosi d’immaginare dove sarebbe stato possibile trovare uno stormo e da che parte sarebbe volato.
Quando cacci le quaglie non devi mai metterti tra loro e il loro rifugio abituale, una volta che i cani le abbiano scovate, altrimenti, quando spiccano il volo, ti verranno tutte addosso, alcune puntando dritte verso il cielo, altre sfiorandoti le orecchie, diventando, mentre in un frullo d’ali passano nell’aria, grosse come non le hai viste mai, l’unico sistema essendo quello di voltarsi e di mirare, mentre passano, all’altezza della spalla, prima che pieghino le ali e si tuffino obliquamente nel boschetto. Cacciando la quaglia in questa regione come gli aveva insegnato suo padre, Nicholas Adams cominciò a pensare a suo padre. Quando pensava a lui, la prima cosa erano sempre gli occhi. La taglia robusta, i movimenti rapidi, le spalle larghe, il ricurvo naso aquilino, la barba che copriva il mento debole, a questo non pensavi: erano sempre gli occhi. Protetti, nella testa, dalla forma delle sopracciglia; infossati come se si fosse studiata una speciale protezione per uno strumento preziosissimo. Essi vedevano molto più lontano e più in fretta di quanto veda l’occhio umano, ed erano il gran dono che suo padre aveva. Suo padre aveva la vista di una pecora delle Montagne Rocciose, o di un’aquila, letteralmente.
Stava là con suo padre su una riva del lago, anche i suoi occhi allora erano buoni, e suo padre diceva: «Hanno alzato la bandiera». Nick non vedeva né la bandiera né l’asta. «Ecco» diceva suo padre «è tua sorella Dorothy. Ha alzato la bandiera e sta salendo sul pontile.»
Nick guardava attraverso il lago e vedeva la lunga linea verde della riva, boschi più indietro e più in alto, il promontorio che difendeva la baia, le nitide colline del podere e il bianco del loro cottage tra gli alberi, ma non vedeva nessun’asta di bandiera, e nessun pontile, solo il bianco della spiaggia e la curva della riva.
«Vedi le pecore sul fianco della collina verso il promontorio?»
«Sì.»
Formavano una macchia biancastra sul grigioverde della collina.
«Io le posso contare» diceva suo padre.
Come tutti gli uomini che possiedono una facoltà superiore alle normali esigenze umane, suo padre era molto nervoso. Era anche sentimentale, e come la maggior parte dei sentimentali era insieme crudele e maltrattato. Aveva inoltre molta sfortuna, e non tutta del suo sacco. Era morto in una trappola che solo in piccola parte aveva contribuito a piazzare, e prima che morisse tutti lo avevano tradito, ciascuno a modo suo. Tutti i sentimentali vengono traditi, tante volte. Nick non poteva ancora scrivere di lui, anche se intendeva farlo, in seguito, ma il terreno da quaglie gli fece ricordare com’era suo padre quando Nick era un ragazzo, e Nick gli era molto grato per due cose: la pesca e la caccia. Suo padre era ferrato, in queste due cose, tanto ferrato quanto era incompetente in materia di sesso, per esempio, e Nick era contento che fosse andata così: perché qualcuno deve regalarti il tuo primo fucile, o fornirti l’occasione di imbracciarlo e usarlo, e devi vivere dove c’è pesce o selvaggina se vuoi imparare a conoscerla, e ora, a trentotto anni, lui amava pescare e cacciare nello stesso identico modo di quando c’era andato, per la prima volta, con suo padre. Era una passione che non si era mai spenta, e Nick era molto grato a suo padre per avergliela fatta conoscere.
Mentre per l’altra materia, quella in cui suo padre non era ferrato, hai già tutto l’equipaggiamento necessario, e ognuno impara, senza bisogno di consigli, tutto quello che c’è da imparare; e non conta dove vivi. Nick ricordava con molta chiarezza le due sole informazioni che suo padre gli aveva dato sull’argomento. Un giorno, mentre andavano a caccia insieme, Nick sparò a uno scoiattolo rosso sbucato da un abete canadese. Lo scoiattolo cadde, ferito, e quando Nick lo raccolse gli diede un bel morso, al polpastrello del pollice.
«Brutto montacani» disse Nick, e sbatté la testa dello scoiattolo contro l’albero. «Guarda che morso mi ha dato.»
Suo padre guardò e disse: «Succhialo bene e mettici un po’ di tintura di iodio, quando sei a casa».
«Quel montacani» disse Nick.
«Sai cos’è un montacani?» gli chiese suo padre.
«Un modo di dire» disse Nick.
«Un montacani è un uomo che ha rapporti sessuali con gli animali.»
«Perché?» disse Nick.
«Non lo so» disse suo padre. «Ma è un crimine efferato.»
L’immaginazione di Nick rimase turbata e inorridita da questa rivelazione, e lui pensò a diversi animali ma nessuno gli parve attraente o funzionale, e questa era la totalità delle nozioni in materia sessuale che gli erano state trasmesse da suo padre, eccezion fatta per un altro argomento. Un mattino Nick lesse sul giornale che Enrico Caruso era stato arrestato per aver fatto il pappagallo con una signora.
«Cosa vuol dire fare il pappagallo?»
«È uno dei delitti più efferati» rispose suo padre. Nick allora immaginò il grande tenore nell’atto di fare, con un pappagallo, qualcosa di strano, di bizzarro e di efferato a una bella signora somigliante alle foto di Anna Held che erano dentro le scatole dei sigari. Decise inoltre, con un brivido di orrore, che quando fosse stato abbastanza grande avrebbe cercato di fare il pappagallo anche lui, almeno una volta.
Suo padre aveva compendiato l’argomento dichiarando che la masturbazione produceva cecità, pazzia e morte, mentre chi andava con le prostitute contraeva orribili malattie veneree, e che l’unica cosa da fare era tenere giù le mani dalla gente. Suo padre, d’altra parte, aveva il più bel paio d’occhi che Nick avesse mai visto, e Nick gli aveva voluto bene, molto bene e per molto tempo. Ora, sapendo com’erano andate le cose, anche il ricordo dei primissimi tempi, di prima che le cose si mettessero male, non era un bel ricordo. Se Nick l’avesse scritto, avrebbe potuto liberarsene. Si era liberato di molte cose, scrivendole. Ma per questa era ancora troppo presto. C’era ancora troppa gente. Decise allora di pensare ad altro. Non c’era niente da fare, per suo padre, e molte volte Nick aveva pensato che fosse tutto finito. Il bel lavoro che l’impresario delle pompe funebri aveva fatto sul viso di suo padre non era scomparso dalla sua mente, e tutto il resto era perfettamente chiaro, comprese le responsabilità. Nick aveva fatto i complimenti all’impresario delle pompe funebri. L’impresario delle pompe funebri ne era stato orgoglioso e molto soddisfatto. Ma non era stato lui a fargli quest’ultima faccia. L’impresario aveva solo compiuto certi vistosi restauri di dubbio valore artistico. Quella faccia si era fatta da sé, e da un pezzo. Si era plasmata in fretta negli ultimi tre anni. Era una bella storia, ma c’era ancora troppa gente, al mondo, perché lui potesse scriverla.
Nick si era fatto un’istruzione nelle materie che abbiamo detto prima nell’abetaia dietro il campo indiano. Al campo si giungeva per una pista che dal cottage, attraverso i boschi, portava al podere, e poi per una strada che snodandosi attraverso le radure coperte di detriti d’alberi abbattuti arrivava fino al campo. Se ora avesse potuto provare tutte le sensazioni di quando percorreva quella pista a piedi nudi! Prima, nelle abetaie dietro il cottage dove i tronchi caduti si sbriciolavano in polvere di legno e lunghi pezzi di legno scheggiati pendevano come giavellotti dall’albero colpito dal fulmine, c’era la terra grassa coperta di aghi di pino. Attraversavi il torrente su un tronco e se mettevi giù il piede c’era la melma nera dell’acquitrino. Scavalcavi un recinto per uscire dal bosco e la pista era compatta sotto il sole, attraverso il campo con l’erba tagliata e l’acetosa e il barbasso che crescevano, e a sinistra il tremulo pantano del fondo del torrente dove becchettava il corriere americano. Il cassone per tenere la roba in fresco era in quel torrente. Sotto il granaio c’era il tiepido letame nuovo e quello vecchio con la sua crosta dura. Poi c’era un recinto, e la terra calda e compatta della pista che andava dal granaio alla casa, e la strada calda e sabbiosa che scendeva fino al bosco, attraversando il torrente, questa volta su un ponte, dove crescevano le stiance che s’inzuppavano nel cherosene per usarle come torce nella pesca notturna con la fiocina.
Poi la strada principale svoltava a sinistra, costeggiando il bosco e salendo, mentre tu entravi nel bosco sull’ampia strada d’argilla scistosa, fresca sotto gli alberi, e allargata per far scivolare a valle la corteccia di abete canadese tagliata dagli indiani. La corteccia di abete canadese giaceva ammonticchiata in lunghe file di cataste, coperte da un tetto di corteccia, come case, e i tronchi scortecciati giacevano, enormi e gialli, dove gli alberi erano stati abbattuti. Lasciavano i tronchi a marcire nei boschi, non sgombravano neanche il terreno né bruciavano le fronde. Era solo la corteccia che volevano, per la conceria di Boyne City; trasportandola d’inverno sul ghiaccio attraverso il lago, e ogni anno la foresta si riduceva e si moltiplicavano le radure, aperte, calde, assolate, invase dalle erbacce.
Ma allora di foresta ce n’era ancora molta, foresta vergine dove gli alberi erano dritti e con i rami che si perdevano lassù, e dove si camminava sul terreno bruno, pulito, coperto da un elastico tappeto di aghi di pino, senza sottobosco, e dove faceva fresco anche nei giorni più caldi, e loro tre si sdraiavano contro il tronco di un abete largo più di quanto due letti sono lunghi, con la brezza che passava tra le cime degli alberi e la luce fresca che filtrava a chiazze, e Billy diceva:
«Vuoi ancora Trudy?»
«E tu, Trudy?»
«Uh, uh.»
«Andiamo, allora.»
«No, qui.»
«Ma Billy…»
«Io non bado Billy. Lui mio fratello.»
Dopo restavano là seduti, tutt’e tre, ad ascoltare uno scoiattolo nero che era sui rami più alti dove non potevano vederlo. Aspettavano che gridasse di nuovo perché quando gridava muoveva la coda e appena avesse visto un movimento Nick avrebbe fatto fuoco. Suo padre gli dava solo tre cartucce al giorno per andare a caccia, e lui aveva un fucile da caccia calibro venti con una sola canna, una canna lunghissima.
«Quel figlio di puttana non si muove mai» disse Billy.
«Spara, Nickie. Fagli paura. Così lo vediamo saltare. Sparagli ancora» disse Trudy. Era un lungo discorso, per lei.
«Mi restano solo due colpi» disse Nick.
«Figlio di puttana» disse Billy.
Sedevano contro l’albero e stavano in silenzio. Nick si sentiva vuoto e felice.
«Eddie dice che una notte verrà a dormire a letto con tua sorella Dorothy.»
«Cosa?»
«L’ha detto lui.»
Trudy annuì. «Non desidera altro» disse lei. Eddie era più vecchio ed era il loro fratellastro. Aveva diciassette anni.
«Se mai Eddie Gilby venisse di notte, anche solo per rivolgere la parola a Dorothy, sai cosa gli farei? Lo ammazzerei così.» Nick armò il cane del fucile e quasi senza prendere la mira tirò il grilletto, facendo un buco grosso come la vostra mano nella testa o nella pancia di quel bastardo d’un mezzosangue di Eddie Gilby. «Così. Lo ammazzerei così.»
«Allora è meglio che non venga» disse Trudy. Mise la mano nella tasca di Nick.
«È meglio che stia molto attento» disse Billy.
«È uno spaccone» disse Trudy, esplorando con la mano nella tasca di Nick. «Ma non ammazzarlo. Ti troveresti in un mare di guai.»
«Lo ammazzerei così» disse Nick. Eddie Gilby giaceva per terra con mezzo torace sparato via. Nick, fieramente, gli mise il piede sopra.
«Lo scotennerei» disse allegramente.
«No» disse Trudy. «È brutto.»
«Lo scotennerei e manderei lo scalpo a sua madre.»
«Sua madre è morta» disse Trudy. «Non ammazzarlo, Nickie. Fallo per me.»
«Dopo averlo scotennato lo darei in pasto ai cani.»
Billy era molto depresso. «Farà meglio a stare attento» disse in tono cupo.
«Lo farebbero a pezzi» disse Nick, soddisfatto dal quadro. Poi, dopo aver scotennato quel rinnegato d’un mezzosangue e visto, con volto impassibile, i cani che lo facevano a pezzi, si rovesciò all’indietro, contro l’albero, preso per il collo, mentre Trudy stringeva, lo soffocava e gridava: «Non ucciderlo! Non ucciderlo! Non ucciderlo! No. No. No. Nickie. Nickie. Nickie!»
«Che ti prende?»
«Non ucciderlo.»
«Ho dovuto.»
«È solo un fanfarone.»
«D’accordo» disse Nickie. «Non lo ucciderò, purché non venga a ronzare intorno alla casa. Lasciami.»
«Così va bene» disse Trudy. «Adesso vuoi fare qualcosa? Mi sento bene, adesso.»
«Se Billy se ne va.» Nick aveva ucciso Eddie Gilby, poi gli aveva concesso la vita, e adesso era un uomo.
«Vattene, Billy. Sei sempre tra i piedi. Fila.»
«Figlio di puttana» disse Billy. «Sono stufo. Perché siamo venuti qui? Per cacciare o cosa?»
«Puoi prendere il fucile. C’è ancora una cartuccia.»
«Va bene. Ne prenderò uno nero, bello grosso.»
«Ti darò una voce» disse Nick.
Poi, più tardi, era passato molto tempo e Billy era sempre via.
«Credi che abbiamo fatto un bambino?» Trudy strinse allegramente le gambe brune e si strofinò contro di lui. Qualcosa, dentro Nick, era andato molto lontano.
«Non credo» disse lui.
«Così se ne fanno tanti, di bambini, accidenti.»
Sentirono Billy sparare.
«Chissà se l’ha preso.»
«Non m’importa» disse Trudy.
Bìlly sbucò dagli alberi. Aveva il fucile sulle spalle e teneva uno scoiattolo nero per le zampe anteriori.
«Guardate» disse. «Più grosso di un gatto. Avete finito?»
«Dove l’hai trovato?»
«Laggiù. Prima l’ho visto saltare.»
«Devo andare a casa» disse Nick.
«No» disse Trudy.
«Devo esserci per cena.»
«Va bene.»
«Domani volete andare a caccia?»
«Va bene.»
«Potete tenervi lo scoiattolo.»
«Va bene.»
«Uscite dopo cena?»
«No.»
«Tu come ti senti?»
«Bene.»
«Okay.»
«Dammi un bacio sulla faccia» disse Trudy.
Ora, mentre viaggiava in automobile lungo l’autostrada e andava facendosi buio, Nick aveva smesso di pensare a suo padre. La fine della giornata non gli faceva mai pensare a lui. La fine della giornata era sempre appartenuta solo a Nick, e Nick non si sentiva mai perfettamente a suo agio se alla fine della giornata non era solo. Suo padre tornava da lui in autunno, o all’inizio della primavera, quando il beccaccino appariva sulla prateria, o quando Nick vedeva delle biche di frumento, o quando vedeva un lago, o se mai vedeva un cavallo col calesse, o quando vedeva, o sentiva, le oche selvatiche, o era davanti alla tana di un’anitra; ricordando quella volta in cui un’aquila scese in picchiata tra la neve turbinante per afferrare col becco un richiamo rivestito di tela, e poi riprese quota, battendo le ali, con gli artigli impigliati nella tela. Suo padre era con lui, improvvisamente, nei frutteti abbandonati e nei campi appena arati, nei boschetti, sulle piccole alture, o quando attraversava un prato di erba morta, ogni volta che spaccava legna o andava a prender acqua, vicino ai mulini, alle fabbriche di sidro e alle dighe, e sempre davanti ai fuochi all’aria aperta. Le città nelle quali Nick abitava non erano città che suo padre conoscesse. Dall’età di quindici anni Nick non aveva più avuto nulla in comune con lui.
Quando faceva freddo suo padre aveva il gelo nella barba, e quando faceva caldo sudava moltissimo. Gli piaceva lavorare sotto il sole in mezzo ai campi perché non vi era obbligato e, al contrario di Nick, amava il lavoro manuale. Nick amava suo padre ma ne detestava l’odore, e una volta che dovette indossare della biancheria di suo padre che era diventata troppo piccola per lui fu preso dalla nausea e se la tolse e la mise sotto due sassi del torrente e disse di averla perduta. Aveva detto a suo padre come stavano le cose quando suo padre gliel’aveva fatta mettere, ma suo padre aveva risposto che era lavata di fresco. Ed era vero. Quando Nick gli aveva chiesto di annusarla suo padre, indignato, aveva tirato su col naso e aveva detto che era fresca e pulita. Quando Nick, dopo la pesca, tornò a casa senza e disse di averla persa, venne frustato per aver detto una bugia.
Poi si era seduto dentro la legnaia, con la porta aperta e il fucile carico e col cane sollevato, guardando suo padre seduto sulla veranda a leggere il giornale, e aveva pensato: “Posso spedirlo all’inferno. Posso ucciderlo”. Finalmente sentì la collera sbollire e provò anche un certo rimorso, perché era il fucile che gli aveva regalato lui. Allora era andato al campo indiano, camminando nell’oscurità, per togliersi quell’odore di dosso. C’era solo una persona, in famiglia, della quale gli piacesse l’odore: una sorella. Con tutti gli altri evitava ogni contatto. Perse quella sensibilità quando si mise a fumare. Fu un bene. Andava bene per un cane da caccia, ma a un uomo non serviva.
«Com’era, papà, quando tu eri un bambino e andavi a caccia con gli indiani?»
«Non so.» Nick trasalì. Non si era neanche accorto che il ragazzo era sveglio. Lo guardò, là seduto sul sedile di fianco al suo. Nick si era sentito molto solo, e con lui, invece, c’era stato quel ragazzo. Si domandò per quanto. «Andavamo tutto il giorno a caccia di scoiattoli neri» disse. «Mio padre mi dava solo tre cartucce al giorno perché diceva che così avrei imparato a cacciare e che non era bello, per un ragazzo, andare in giro sparando qua e là. Ci andavo con un ragazzo che si chiamava Billy Gilby e con sua sorella Trudy. Un’estate uscimmo quasi tutti i giorni.»
«Sono nomi buffi per degli indiani.»
«Sì, vero?» disse Nick,
«Ma dimmi com’erano.»
«Erano ojibway» disse Nick. «Ed erano simpatici.»
«Ma com’era stare con loro?»
«È difficile a dirsi» disse Nick Adams. Potevi forse dire che lei fece per prima ciò che nessuna ha mai fatto meglio? E parlare delle gambotte brune, del ventre piatto, dei piccoli seni duri, delle braccia accoglienti, della lingua curiosa e saettante, dello sguardo appannato, del buon sapore della bocca, finché scomodamente, strettamente, dolcemente, umidamente, amorosamente, strettamente, dolorosamente, pienamente, finalmente, infinitamente, interminabilmente, illimitatamente, improvvisamente tutto finiva, e il grande uccello volava via come una civetta nel crepuscolo, solo che nel bosco c’era ancora la luce del giorno e gli aghi di pino ti si appiccicavano al ventre. Per cui, quando càpiti in un posto dove hanno abitato gli indiani, senti l’odore anche se non ci sono più, e tutti i flaconi vuoti di analgesici e le mosche ronzanti non cancellano l’odore di erbe aromatiche, l’odore di fumo e l’altro odore come di pelli di martora appena conciate. Né le battute che dicevano su di loro né le vecchie squaw che ti liberano da un fardello non gradito. Né il nauseante odore dolciastro che finiscono con l’avere. Né quello che finivano col fare. Non era come finivano. Finivano tutti nello stesso modo. Bene, tanto tempo fa. Oggi non più.
E quanto all’altra cosa. Quando hai sparato a un uccello che vola hai sparato a tutti gli uccelli che volano. Sono tutti diversi e volano in modi diversi ma la sensazione è la stessa e l’ultimo vale il primo. Di questo poteva ringraziare suo padre.
«Potrebbero non piacerti» disse Nick al ragazzo. «Ma io credo che ti piacerebbero.»
«E mio nonno viveva con loro quando era un ragazzo, no?»
«Sì. Quando io gli chiedevo com’erano, diceva che tra loro aveva molti amici.»
«Potrò mai vivere con loro?»
«Non so» disse Nick. «Dipende da te.»
«Quanti anni dovrò avere per avere un fucile e per potermene andare a caccia per conto mio?»
«Dodici, se vedrò che sei prudente.»
«Vorrei averli adesso, dodici anni.»
«Li avrai abbastanza presto.»
«Com’era mio nonno? Non me lo ricordo, se non che mi regalò un fucile ad aria compressa e una bandiera americana, quando venni dalla Francia, quella volta. Com’era?»
«È difficile da descrivere. Era un gran cacciatore e pescatore e aveva due occhi magnifici.»
«Era più in gamba di te?»
«Era un tiratore assai migliore e anche suo padre era un gran cacciatore.»
«Scommetto che non era più bravo di te.»
«Oh, sì, lo era. Sparava molto in fretta e con grande precisione. Preferirei veder sparare lui più di chiunque altro abbia mai conosciuto. Era sempre molto deluso da come sparavo io.»
«Perché non andiamo mai a pregare sulla tomba di mio nonno?»
«Noi abitiamo in un’altra parte del paese. È molto lontano da qui.»
«In Francia questo non conterebbe molto. In Francia ci andremmo. Io credo che dovremmo andare a pregare sulla tomba di mio nonno.»
«Una volta o l’altra ci andremo.»
«Spero che non vivremo in un posto da dove non potrò mai venire a pregare sulla tua tomba quando sarai morto.»
«Dovremo organizzarci.»
«Non credi che potremmo farci seppellire tutti in un posto facile da raggiungere? Potremmo farci seppellire tutti in Francia. Sarebbe bello.»
«Io non voglio farmi seppellire in Francia» disse Nick.
«Be’, allora dovremo trovare un posto adatto in America. Non potremmo farci seppellire tutti al ranch?»
«È un’idea.»
«Così potrei fermarmi a pregare sulla tomba di mio nonno mentre vado al ranch.»
«Sei terribilmente pratico.»
«Be’, non mi sembra affatto bello non aver mai neanche visitato la tomba di mio nonno.»
«Dovremo andarci» disse Nick. «Capisco che dovremo proprio andarci.»