metamorfosi marina (italian)
«Va bene» disse l’uomo. «E allora?»
«No» disse la ragazza «non posso.»
«Vorrai dire che non vuoi.»
«Non posso» disse la ragazza. «Non voglio dire altro.»
«Vuoi dire che non vuoi.»
«Va bene» disse la ragazza. «Fa’ a modo tuo.»
«Non faccio a modo mio. Magari potessi farlo.»
«L’hai fatto per un pezzo.»
Era presto, e non c’era nessuno nel caffè tranne il barista e queste due persone, sedute insieme a un tavolo nell’angolo. L’estate era alla fine e le persone nel caffè erano abbronzate tutt’e due tanto da sembrare fuori posto lì a Parigi. La ragazza indossava un tailleur di tweed, la sua pelle era liscia e dorata, i suoi capelli biondi erano corti e le incorniciavano graziosamente la fronte. L’uomo la guardò.
«La ucciderò» disse.
«No, per piacere» disse la ragazza. Aveva due mani bellissime e l’uomo le guardava. Erano brune e sottili e molto armoniose.
«Lo farò. Giuro su Dio che lo farò.»
«Non ti farà felice.»
«Non potevi combinarmene un’altra? Non potevi cacciarti in un altro pasticcio?»
«Pare di no» disse la ragazza. «Cosa ci vuoi fare?»
«Te l’ho detto.»
«No; sul serio, dico.»
«Non so» disse lui. Lei lo guardò e gli tese la mano. «Povero vecchio Phil» disse. Lui le guardò le mani, ma non toccò con la sua quella di lei.
«No, grazie» disse.
«Non serve a niente dire che mi spiace?»
«No.»
«Né spiegarti come stanno le cose?»
«Preferisco non sentire.»
«Ti amo tanto.»
«Sì, questo lo dimostra.»
«Mi spiace» disse lei «se non capisci.»
«Capisco. Ecco il guaio. Capisco.»
«È vero» disse lei. «Questo peggiora la situazione, naturalmente.»
«Certo» disse lui, guardandola. «Capirò sempre. Giorno e notte. Specialmente di notte. Capirò. Non devi preoccuparti.»
«Mi spiace» disse lei.
«Se era un uomo…»
«Non dirlo. Non poteva essere un uomo. Lo sai. Non hai fiducia in me?»
«Questa è bella» disse lui. «Se ho fiducia in te. Questa è proprio bella.»
«Mi spiace» disse lei. «Sembra che io non sappia dire altro. Ma se noi ci capiamo veramente, è inutile fingere il contrario.»
«Già» disse lui. «Credo anch’io.»
«Tornerò, se mi vuoi.»
«No. Non ti voglio.»
Per un po’ non dissero più niente.
«Tu non credi che io ti amo, eh?» chiese la ragazza.
«Non diciamo stupidaggini» disse l’uomo.
«Davvero non credi che ti amo?»
«Perché non me lo dimostri?»
«Una volta non eri così. Non mi hai mai chiesto di dimostrare nulla. Non è gentile.»
«Sei una strana ragazza.»
«Tu no. Tu sei un brav’uomo e mi si spezza il cuore al pensiero di partire e di lasciarti…»
«Devi farlo, naturalmente.»
«Sì» disse lei. «Devo farlo e tu lo sai.»
Lui non disse nulla e lei lo guardò e tese di nuovo la mano. Il barista era all’altra estremità del banco. Il suo viso era bianco e bianca era la giacca. Conosceva questi due e li trovava una bella coppia, una bella coppia di giovani. Aveva visto molte belle coppie di giovani sfasciarsi e formarsi nuove coppie che non erano mai, per molto tempo, così belle. Lui non pensava a questo, ma a un cavallo. Tra mezz’ora avrebbe potuto mandare qualcuno di là dalla strada a vedere se il cavallo aveva vinto.
«Non potresti fare il bravo e lasciarmi andare?» chiese la ragazza.
«Cosa credi che voglia fare?»
Due persone entrarono nel caffè e si avvicinarono al banco.
«Sì, signore» il barista raccolse le ordinazioni.
«Non riesci a perdonarmi? Ora che lo sai?» chiese la ragazza.
«No.»
«Non credi che le cose che abbiamo avuto e fatto insieme dovrebbero renderti più facile capire?»
«“Il vizio è un mostro di così tremendo aspetto”» disse con asprezza il giovanotto «che per essere eccetera deve togliersi il belletto. Allora noi eccetera e ci stringiamo al petto.» Non riusciva a ricordare le parole. «Non posso citare testualmente» disse.
«Non diciamo vizio» disse lei. «Non è molto gentile.»
«Perversione» disse lui.
«James» uno dei clienti si rivolse al barista «hai un’ottima cera.»
«Anche lei ha un’ottima cera» disse il barista.
«Vecchio James» disse l’altro cliente. «Sei ingrassato, James.»
«È terribile» disse il barista «come ingrasso io.»
«Non dimenticare di metterci il brandy, James» disse il primo cliente.
«No, signore» disse il barista. «Si fidi di me.»
I due al banco guardarono i due al tavolo, poi tornarono a guardare il barista. Quella verso il barista era la direzione giusta.
«Preferirei che tu non usassi parole come quella» disse la ragazza. «Non c’è alcun bisogno di usare una parola così.»
«Come vuoi che la chiami?»
«Non sei mica obbligato a chiamarla. Non sei mica obbligato a darle un nome.»
«Il suo nome è quello.»
«No» disse lei. «Siamo fatti di tante cose, noi. Lo sai. Te ne sei servito anche tu.»
«Non occorre che tu lo ripeta.»
«Perché questo spiega tutto.»
«Va bene» disse lui. «Va tutto bene.»
«Tutto male, vuoi dire. Lo so. Va tutto male. Ma tornerò. Ti ho detto che tornerò. Tornerò presto.»
«No, non tornerai.»
«Tornerò.»
«No, non tornerai. Non da me.»
«Vedrai.»
«Sì» disse lui. «Ecco il guaio. Forse lo farai.»
«Certo che lo farò.»
«Allora va’.»
«Davvero?» Non poteva credergli, ma la sua voce era piena di gioia.
«Va’» disse il giovanotto con una voce che suonava strana anche a lui. Stava guardando la ragazza, la piega della sua bocca e la curva degli zigomi, i suoi occhi e i suoi capelli, come le crescevano sulla fronte e intorno all’orecchio e sul collo.
«No, davvero? Oh, sei troppo caro» disse. «Sei troppo buono con me.»
«E quando torni raccontami tutto.» La voce gli suonava molto strana. Non la riconosceva. Lei gli rivolse un’occhiata frettolosa. Il giovanotto aveva preso una decisione.
«Vuoi che vada?» chiese lei, seriamente.
«Sì» disse, serio, lui. «Subito.» La sua voce non era più la stessa, e la sua bocca era molto asciutta. «Ora» disse.
Lei si alzò e uscì frettolosamente. Non si voltò indietro a guardarlo. Lui la seguì con lo sguardo. Non era lo stesso uomo che era stato prima di dirle di andare. Si alzò dal tavolo, raccolse i due scontrini e si avvicinò al banco.
«Sono un uomo diverso, James» disse al barista. «Tu vedi in me un uomo completamente diverso.»
«Sì, signore?» disse James.
«Il vizio» disse il giovanotto abbronzato «è una cosa molto strana, James.» Guardò fuori dalla porta. La vide allontanarsi per la strada. Mentre guardava nello specchio, vide che era veramente un uomo dall’aria del tutto diversa.
«Ha proprio ragione, signore» disse James.
Gli altri due si spostarono lungo il banco ancora un po’, perché potesse star comodo. Il giovanotto si guardava nello specchio dietro il banco. «Ho detto che ero un uomo diverso, James» disse. Guardandosi nello specchio, vide che era proprio vero.
«Lei ha un’ottima cera, signore» disse James. «Deve aver passato una bellissima estate.»