dio vi conservi allegri, miei signori (italian)
A quei tempi le distanze erano tutte assai diverse, la polvere veniva giù dalle colline che poi sono state spianate, e Kansas City somigliava moltissimo a Costantinopoli. Potete non crederci. Nessuno ci crede; ma è vero. Quel pomeriggio nevicava, e dentro la vetrina di un concessionario di automobili, già illuminata perché veniva buio presto, c’era una macchina da corsa interamente rifinita in argento con le parole “Dans Argent” scritte sul cofano. Io credevo che volesse dire la danza dell’argento o il danzatore dell’argento e, un po’ perplesso sul significato ma contento di aver visto l’automobile e soddisfatto della mia conoscenza di una lingua straniera, tirai dritto per la strada nella neve. Venivo dal saloon dei fratelli Woolf dove, per Natale e il giorno del Ringraziamento, servivano gratis una cena di tacchino, e andavo verso l’ospedale cittadino, che era su un’alta collina che dominava il fumo, i palazzi e le vie della città. Nella sala di accettazione dell’ospedale c’erano i due medici del pronto soccorso, il dottor Fischer e il dottor Wilcox, seduti, l’uno davanti a una scrivania, l’altro su una sedia contro il muro.
Il dottor Fischer era magro, biondastro, con una bocca sottile, occhi divertiti e mani da giocatore d’azzardo. Il dottor Wilcox era basso, bruno, e aveva con sé un libro munito di indice analitico, L’amico e la guida del giovane medico, che, consultato su ogni specifico argomento, indicava i sintomi e la cura. Il libro aveva anche un altro indice che, consultato per i sintomi, forniva le diagnosi. Secondo il dottor Fischer, ogni edizione futura avrebbe dovuto recare un terzo indice che, consultato per le cure prestate, rivelasse malattie e sintomi. «Come promemoria» diceva.
Il dottor Wilcox s’impermaliva, se qualcuno gli parlava di questo libro, ma non poteva farne a meno. Era rilegato in pelle morbida e gli stava nella tasca della giacca e lui lo aveva comprato su consiglio di uno dei suoi professori, che aveva detto: «Wilcox, tu sei negato per fare il medico e io ho fatto tutto quello che potevo per impedire che tu fossi dichiarato tale. Poiché ora tu sei un membro di questa dotta professione ti consiglio, nell’interesse dell’umanità di procurarti una copia dell’Amico e la guida del giovane medico e di usarla, dottor Wilcox. Impara a usarla».
Il dottor Wilcox non aveva detto nulla, ma lo stesso giorno aveva comprato la guida rilegata in pelle.
«Be’, Horace» disse il dottor Fischer quando entrai nella sala di accettazione, che puzzava di sigarette, iodoformio, acido fenico e radiatore surriscaldato.
«Signori» dissi.
«Quali nuove lungo il rialto?» chiese il dottor Fischer. Affettava una certa stravaganza, nel parlare, che a me pareva della massima eleganza.
«Il tacchino gratis da Woolf» risposi.
«Partecipasti?»
«Copiosamente.»
«Erano presenti molti dei confrères?»
«Tutti. L’intera brigata.»
«Molta allegrezza natalizia?»
«Non molta.»
«Il dottor Wilcox qui presente ha partecipato moderatamente» disse il dottor Fischer. Il dottor Wilcox alzò lo sguardo a lui, poi a me.
«Bevi qualcosa?» domandò.
«No, grazie» dissi.
«Va bene» disse il dottor Wilcox.
«Horace» disse il dottor Fischer «non ti secca se ti chiamo Horace, eh?»
«No.»
«Buon vecchio Horace. Abbiamo avuto un caso interessantissimo.»
«Credo bene» disse il dottor Wilcox.
«Sai il ragazzo che era qui ieri?»
«Quale?»
«Il ragazzo che cercava l’eunuchità.»
«Sì.» Ero lì quando era entrato. Era un ragazzo sui sedici anni. Era entrato senza cappello ed era molto eccitato e impaurito ma deciso. Aveva i capelli ricci ed era ben fatto e aveva le labbra sporgenti.
«Che c’è, figliolo?» chiese il dottor Wilcox.
«Voglio essere castrato» disse il ragazzo.
«Perché?» chiese il dottor Fischer.
«Ho pregato e ho fatto di tutto e non c’è rimedio.»
«Non c’è rimedio a cosa?»
«Quell’orrida lussuria.»
«Quale orrida lussuria?»
«Come sono. Come non posso impedirmi di essere. Prego tutte le sere, per questo.»
«Cosa ti succede, esattamente?» chiese il dottor Fischer.
Il ragazzo glielo disse. «Senti, figliolo» disse il dottor Fischer. «Non hai niente di guasto. È così che devi essere. Non c’è niente di male.»
«È male» disse il ragazzo. «È un peccato contro la purezza. È un peccato contro il nostro Signore e Salvatore.»
«No» disse il dottor Fischer. «È una cosa naturale. È come devi esssere, e più avanti scoprirai che sei molto fortunato.»
«Oh, lei non capisce» disse il ragazzo.
«Senti» disse il dottor Fischer, e spiegò al ragazzo certe cose.
«No. Non voglio ascoltare. Lei non può obbligarmi ad ascoltare.»
«Ascolta, per piacere» disse il dottor Fischer.
«Sei soltanto un maledetto stupido» disse al ragazzo il dottor Wilcox.
«Non volete farlo, dunque?» chiese il ragazzo.
«Fare che?»
«Castrarmi.»
«Senti» disse il dottor Fischer. «Nessuno ti castrerà. Il tuo corpo non ha niente di storto. Hai un corpo in regola e non ci devi pensare. Se sei religioso, ricordati che quello che lamenti non è uno stato peccaminoso ma il mezzo per celebrare un sacramento.»
«Non riesco a far sì che non accada» disse il ragazzo. «Prego tutte le notti e prego anche di giorno. È un peccato, un continuo peccato contro la purezza.»
«Oh, va’ a…» disse il dottor Wilcox.
«Quando lei parla così, io non la sento» disse il ragazzo dignitosamente al dottor Wilcox. «Non vuol farlo, per piacere?» chiese al dottor Fischer.
«No» disse il dottor Fischer. «Te l’ho detto, figliolo.»
«Buttatelo fuori» disse il dottor Wilcox.
«Me ne vado da solo» disse il ragazzo. «Non mi tocchi. Me ne vado.»
Questo era successo verso le cinque del giorno prima.
«Allora, com’è andata?» domandai.
«Allora, all’una di stanotte» disse il dottor Fischer «ci portano qui il giovanotto, che si era mutilato da solo con un rasoio.»
«Castrato?»
«No» disse il dottor Fischer. «Neanche lo sapeva, cosa volesse dire castrare.»
«Può morire» disse il dottor Wilcox.
«Perché?»
«L’emorragia.»
«L’illustre medico qui presente, il dottor Wilcox, mio collega, era di servizio, e non è riuscito a trovare questo caso nell’elenco del suo libro.»
«Accidenti, piantala di parlare così» disse il dottor Wilcox.
«Lo dico nel modo più amichevole, dottore» disse il dottor Fischer, guardandosi le mani, quelle mani che lo avevano, insieme al suo desiderio di accontentare tutti e alla sua mancanza di rispetto per le leggi federali, messo nei guai. «Horace, qui presente, vorrà testimoniare che io ne parlo solo nel modo più amichevole. Era un’amputazione, quella che aveva compiuto il giovanotto, Horace.»
«Be’, vorrei che tu non mi prendessi in giro per questo» disse il dottor Wilcox. «C’è poco da sfottere.»
«Prenderti in giro, dottore, il giorno, lo stesso anniversario, della nascita del nostro Salvatore?»
«Il nostro Salvatore? Non sei ebreo, tu?» disse il dottor Wilcox.
«Certo. Certo. Mi va sempre via di mente. Non gli ho mai dato la giusta importanza. Sei gentile a ricordarmelo. Il vostro Salvatore. Esatto. Il vostro Salvatore, indubbiamente il vostro Salvatore: e il “giro” per la domenica delle palme.»
«Sei troppo furbo, maledizione» disse il dottor Wilcox.
«Una diagnosi eccellente, dottore. Sono sempre stato troppo furbo. Sulla costa, di sicuro. Evitalo, Horace. Non hai molta inclinazione, ma qualche volta scorgo un barlume. Ma che diagnosi… e senza libro.»
«Va’ all’inferno» disse il dottor Wilcox.
«Ogni cosa a suo tempo, dottore» disse il dottor Fischer. «Ogni cosa a suo tempo. Se esiste un posto simile, certamente lo visiterò. Gli ho dato persino un’occhiatina. Non più che una sbirciatina, veramente. Ho quasi subito distolto lo sguardo. E sai cosa diceva il giovanotto, Horace, quando l’egregio dottore qui presente lo ha portato dentro? Diceva: “Oh, le ho chiesto di farlo. Tante volte le ho chiesto di farlo”.»
«Il giorno di Natale, per di più» disse il dottor Wilcox.
«L’importanza di questo giorno particolare non è significativa» disse il dottor Fischer.
«Forse non per te» disse il dottor Wilcox.
«Lo senti, Horace?» disse il dottor Fischer. «Lo senti? Avendo scoperto il mio punto vulnerabile, il mio tendine d’Achille, per così dire, il dottore approfitta della situazione.»
«Sei troppo furbo, maledizione» disse il dottor Wilcox.