Stories 93 / Random

Stories by ernest hemingway

dieci indiani (italian)

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Dopo un Quattro Luglio Nick, tornando a casa tardi dal paese sul grande carro con Joe Garner e i suoi, sorpassò lungo la strada nove indiani ubriachi. Ricordava che erano nove perché Joe Garner, guidando il carro nell’oscurità, aveva fermato i cavalli, era saltato giù e aveva tolto un indiano dalla carreggiata. L’indiano dormiva, sulla sabbia, a faccia in giù. Joe lo trascinò tra i cespugli e risalì a cassetta.
«Con questo fanno nove» disse Joe «solo tra qui e le ultime case del paese.»
«Questi indiani» disse la signora Garner.
Nick era sul sedile posteriore con i due figli dei Garner. Guardava dal sedile posteriore per vedere l’indiano sul ciglio della strada dove Joe lo aveva trascinato.
«Era Billy Tabeshaw?» domandò Carl.
«No.»
«Dai calzoni sembrava proprio Billy.»
«Gli indiani portano tutti lo stesso tipo di calzoni.»
«Io non l’ho visto» disse Frank. «Papà è sceso dal carro e rimontato su prima che io potessi veder niente. Credevo che stesse ammazzando un serpente.»
«Mi sa tanto che stanotte un mucchio d’indiani ammazzeranno serpenti» disse Joe Garner.
«Questi indiani» disse la signora Garner.
Tirarono diritto. La strada si staccava da quella principale e saliva tra le colline. Era dura per i cavalli, e i ragazzi scesero dal carro e proseguirono a piedi. La strada era sabbiosa. Arrivato in cima alla salita, vicino alla scuola, Nick si voltò indietro. Si vedevano le luci di Petoskey e lontano, oltre Little Traverse Bay, le luci di Harbor Springs. Risalirono sul carro.
«Dovevano metterci della ghiaia in quel tratto» disse Joe Garner. Il carro andava lungo la strada in mezzo ai boschi. Joe e la signora Garner sedevano l’uno accanto all’altra sul sedile anteriore. Nick sedeva tra i due ragazzi. La strada sbucò in una radura.
«Papà ha investito la puzzola proprio in questo punto.»
«È stato più avanti.»
«Non importa dov’è stato» disse Joe senza voltare la testa. «Un posto vale l’altro quando si tratta d’investire una puzzola.»
«Ho visto due puzzole, ieri sera» disse Nick.
«Dove?»
«Giù, vicino al lago. Cercavano pesci morti lungo la spiaggia.»
«Probabilmente erano dei procioni» disse Carl.
«Erano puzzole. Le conoscerò, le puzzole, no?»
«Dovresti» disse Carl. «Ti sei trovato una ragazza indiana.»
«Non parlare così, Carl» disse la signora Garner.
«Be’, hanno più o meno lo stesso odore.»
Joe Garner scoppiò in una risata.
«Smettila di ridere, Joe» disse la signora Garner. «Non voglio che Carl parli così.»
«Ti sei trovato una ragazza indiana, Nickie?» chiese Joe.
«No.»
«Sì, papà» disse Frank. «Prudence Mitchell è la sua ragazza.»
«Non è vero.»
«Va a trovarla tutti i giorni.»
«Non è vero.» Nick, seduto tra i due ragazzi nell’oscurità, si sentiva vuoto, dentro, e felice al tempo stesso, all’idea che lo stuzzicassero su Prudence Mitchell. «Non è la mia ragazza» disse.
«Sentilo» disse Carl. «Io li vedo insieme tutti i giorni.»
«Carl non riesce a trovarsi una ragazza» disse sua madre «nemmeno una squaw.»
Carl non disse nulla.
«Carl non ci sa fare con le ragazze» disse Frank.
«Taci, tu.»
«Hai ragione, Carl» disse Joe Garner. «Le ragazze non hanno mai fatto fare a un uomo molta strada. Guardate vostro padre.»
«Sì, questo lo dici tu» disse la signora Garner, stringendosi a Joe mentre il carro sobbalzava. «Be’, una volta eri pieno di ragazze.»
«Scommetto che papà non si sarebbe mai messo con una squaw.»
«Lasciamo stare» disse Joe. «Meglio che tu tenga gli occhi aperti se non vuoi perdere la tua Prudie, Nick.»
Sua moglie gli sussurrò qualcosa e Joe rise.
«Perché ridi?» chiese Frank.
«Non dirlo, Garner» ammonì sua moglie. Joe rise di nuovo.
«Nickie può tenersi la sua Prudence» disse Joe Garner. «Io la mia ragazza ce l’ho già.»
«Questo si chiama parlare» disse la signora Garner.
I cavalli faticavano sulla strada sabbiosa. Joe si sporse nel buio con la frusta.
«Su, coraggio. Domani dovrete tirare più forte di così.»
Trottavano giù per la lunga discesa, col carro sobbalzante. Alla fattoria tutti smontarono. La signora Garner aprì la porta, entrò e uscì con un lume in mano. Carl e Nick scaricarono la roba dal carro. Frank si mise a cassetta per andare nella stanza e mettere i cavalli al coperto. Nick salì i gradini e aprì la porta della cucina. La signora Garner stava accendendo il fuoco nella stufa. Mentre versava il cherosene sulla legna si voltò.
«Arrivederci, signora Garner» disse Nick. «Grazie per avermi accompagnato.»
«Oh, uffa, Nickie.»
«Mi sono proprio divertito.»
«Ci fa piacere averti con noi. Non vuoi fermarti a mangiare un boccone?»
«Meglio che vada. Credo che papà mi stia aspettando.»
«Be’, allora va’. Mandami Carl, eh?»
«Va bene.»
«Buonanotte, Nickie.»
«Buonanotte, signora Garner.»
Nick uscì dalla corte ed entrò nella stalla. Joe e Frank stavano mungendo.
«Buonanotte» disse Nick. «Me la sono davvero spassata.»
«Buonanotte, Nick» gridò Joe Garner. «Non vuoi fermarti a mangiare?»
«No, non posso. Vuol dire a Carl che sua madre lo cerca?»
«D’accordo. Buonanotte, Nickie.»
Nick camminò a piedi nudi lungo il sentiero che passava in mezzo al prato sotto la stalla. Il sentiero era liscio e la rugiada era fresca sui suoi piedi nudi. Nick scavalcò un recinto in fondo al prato, scese in un fosso, bagnandosi i piedi nel fango dell’acquitrino, e poi risalì dall’altra parte in mezzo all’asciutto faggeto finché vide la luce della casa. Scavalcò il recinto e girò intorno alla casa fino alla veranda sul davanti. Dalla finestra vide suo padre seduto vicino al tavolo, che leggeva alla luce della lampada grande. Nick aprì la porta ed entrò.
«Be’, Nickie» disse suo padre «è stata una bella giornata?»
«Mi sono molto divertito, papà. È stato un bellissimo Quattro Luglio.»
«Hai fame?»
«Puoi dirlo.»
«Cos’hai fatto delle scarpe?»
«Le ho lasciate sul carro di Garner.»
«Andiamo in cucina.»
Il padre di Nick andò avanti col lume. Si fermò e alzò il coperchio della ghiacciaia. Nick lo seguì in cucina. Suo padre portò un pezzo di pollo freddo su un piatto e una brocca di latte e li mise sul tavolo davanti a Nick. Depose il lume.
«C’è anche della torta» disse. «Basterà?»
«Ottimo.»
Suo padre si sedette su una seggiola vicino al tavolo coperto di tela cerata. Proiettava una grande ombra sul muro della cucina.
«Chi ha vinto la partita?»
«Petoskey. Cinque a tre.»
Suo padre sedeva guardandolo mangiare e gli riempiva il bicchiere di latte. Nick bevve e si pulì la bocca sul tovagliolo. Suo padre si sporse verso la credenza per prendere la torta. Ne tagliò un grosso pezzo per Nick. Era torta di mirtilli.
«Tu che hai fatto, papà?»
«Stamattina sono andato a pescare.»
«Cos’hai preso?»
«Solo persici.»
Suo padre, seduto, guardava Nick mangiare la torta.
«Oggi pomeriggio cos’hai fatto?» chiese Nick.
«Una passeggiata vicino al campo indiano.»
«Hai visto qualcuno?»
«Gli indiani erano tutti in paese a ubriacarsi.»
«Non hai visto proprio nessuno?»
«Ho visto la tua amica, Prudie.»
«Dov’era?»
«Era nel bosco con Frank Washburn. Li ho incontrati per caso. Se la stavano spassando.»
Suo padre non lo guardava.
«Che facevano?»
«Non mi sono fermato per scoprirlo.»
«Dimmi cosa facevano.»
«Non so» disse suo padre. «Li ho sentiti solo muoversi qua e là.»
«Come sapevi che erano loro?»
«Li ho visti.»
«Credevo che avessi detto di non averli visti.»
«Oh, sì, li ho visti.»
«Chi c’era con lei?» chiese Nick.
«Frank Washburn.»
«Erano… erano…»
«Erano cosa?»
«Erano felici?»
«Direi di sì.»
Suo padre si alzò da tavola e uscì dalla porta della cucina. Quando tornò indietro Nick stava guardando il piatto. Aveva pianto.
«Ne vuoi ancora?» Suo padre prese il coltello per tagliare la torta.
«No» disse Nick.
«Faresti meglio a prenderne un altro pezzo.»
«No, non ne voglio più.»
Suo padre sparecchiò la tavola.
«Dov’erano, nel bosco?» chiese Nick.
«In alto, dietro il campo.» Nick guardava il piatto. Suo padre disse: «Meglio che tu vada a letto, Nick».
«D’accordo.»
Nick andò in camera sua, si svestì e si mise a letto. Sentiva suo padre muoversi nel soggiorno. Nick giaceva sul letto col viso affondato nel cuscino.
«Ho il cuore spezzato» pensava. «Se mi sento così, devo avere il cuore spezzato.»
Dopo un po’ udì suo padre spegnere il lume e andare in camera sua. Udì levarsi una brezza tra gli alberi e la sentì entrare, fresca, dalla reticella della finestra. Giacque a lungo col viso nel cuscino, e dopo un po’ si dimenticò di pensare a Prudence e finalmente si addormentò. Nella notte, quando si svegliò, udì il vento tra gli abeti intorno alla casa e le onde del lago che si rompevano sulla riva, e riprese sonno. La mattina c’era un gran vento che soffiava e le onde s’inseguivano, altissime, sulla spiaggia, e lui era già sveglio da un sacco di tempo prima di ricordarsi che aveva il cuore spezzato.