Stories 93 / Random

Stories by robert anson heinlein

la nostra bella città (italian)

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Pete Perkins si infilò nel parcheggio notturno e chiamò: - Salve, Pappy!
Il vecchio parcheggiatore alzò gli occhi e rispose: - Sono da te fra un momento, Pete. - Stava facendo a strisce sottili un giornalino a fumetti. Un mulinello di vento danzava nelle vicinanze sollevando pezzi di giornale, polvere, e buttandoli in faccia ai passanti. Il vecchio allungò verso il mulinello una delle lunghe strisce di carta, brillantemente colorata. - Qui, micia - chiamò. - Vieni, Fuffy…
Il mulinello esitò, poi si restrinse, alzandosi al contempo, saltò sopra due macchine parcheggiate e atterrò sur le point, vicino a lui.
Sembrò annusare la carta.
- Prendi, Fuffy - lo incoraggio il vecchio, e lasciò che la striscia gli scivolasse fra le dita. Il mulinello se ne impossessò e se l'avvolse nel mezzo. L'uomo ne fece un'altra, e poi un'altra; il mulinello se le avvolse attorno alla massa di cartacce e rifiuti che costituivano la parte visibile del suo corpo, assumendo l'aspetto di un cavaturaccioli. Rinvigorito dalle folate fredde che soffiavano lungo il canyon di alte case, roteò più in fretta, diventando sempre più alto sollevando le strisce colorate in una fantastica acconciatura. Il vecchio si voltò sorridendo. - Alla mia micina piacciono i vestiti nuovi.
- Vacci piano, Pappy, altrimenti finirò per crederci.
- Eh? Non hai bisogno di crederci a Fuffy… puoi vederla.
- Sicuro, ma ti comporti come se lei… cioè, lui, potesse capire quello che dici.
- Perché, non ne sei ancora convinto? - Il suo tono era gentilmente tollerante.
- Andiamo, Pappy!
- Mmmm… prestami il tuo cappello. - Pappy allungò una mano e lo prese. - Vieni qui, Fuffy - chiamò. - Torna qui! - Il mulinello se la stava spassando sopra le loro teste, parecchi piani più sopra. Scese.
- Ehi! Cosa vuoi farne del mio cappello? - chiese Perkins.
- Solo un momento… Qui, Fuffy! - Il mulinello si fermò d'improvviso, lasciando cadere tutto il suo carico. Il vecchio allungò il cappello. Il mulinello lo afferrò, e lo fece salire in una rapida spirale.
- Ehi! - gridò Perkins. - Che ti viene in mente? Non è divertente… Mi è costato sei dollari, solo tre anni fa.
- Non preoccuparti - lo calmò il vecchio. - Fuffy te lo riporta.
- Davvero, eh? È più facile che lo lasci cadere nel fiume.
- Oh, no! Fuffy non lascia mai cadere niente, a meno che non lo voglia. Guarda. - Il vecchio guardò in alto dove il cappello danzava nell'aria, vicino all'attico dell'albergo dall'altra parte della strada. - Fuffy! Ehi, Fuffy! Riportalo indietro.
Il mulinello esitò, il cappello cadde per un paio di piani. Il mulinello lo riprese al volo e se lo palleggiò con aria riluttante. - Portalo qui, Fuffy!
Il cappello iniziò una spirale discendente, che finì in una lunga curva. Andò a sbattere in pieno sulla faccia di Perkins. - Cercava di mettertelo in testa - spiegò il parcheggiatore. - Di solito è più precisa.
- È più precisa, eh? - Perkins raccolse il cappello e rimase a guardare il mulinello, a bocca spalancata.
- Convinto? - chiese il vecchio.
- Convinto? Ma via! - Guardò il cappello, e di nuovo il mulinello. - Pappy, l'occasione merita un bicchierino.
Entrarono nella baracca del parcheggio; Pappy trovò i bicchieri; Perkins tirò fuori una bottiglia da mezzo litro, quasi piena, e ne versò due dosi generose. Buttò giù la sua, se ne versò un'altra e si sedette. - Il primo era in onore di Fuffy - annunciò. - Questo per aiutarmi ad affrontare il banchetto del sindaco.
Pappy ridacchiò con simpatia. - Te ne devi occupare tu?
- Devo pur scrivere qualcosa, Pappy. "Ieri sera il sindaco Hizzoner, circondato da una splendida galassia di intriganti, truffatori, sicofanti e ladri, ha offerto un banchetto in onore…" Qualcosa devo scrivere, Pappy; i lettori se l'aspettano. Perché non mi comporto da uomo, e mi faccio sostituire?
- L'articolo di oggi era buono, Pete - lo confortò il vecchio. Prese una copia del Daily Forum; Perkins gliela tolse di mano, e fece scorrere gli occhi sul suo articolo.
- LA NOSTRA BELLA CITTÀ, di Peter Perkins - lesse ad alta voce, e sotto: - Cosa? Niente tram a cavalli? È tradizione del nostro paradiso civico che quello che andava bene ai nostri padri fondatori, va bene per noi. Inciampiamo ancora nella stessa buca in cui il prozio Tozier si è rotto una gamba nel '909. È bello sapere che l'acqua della vasca, anche se non scorre più, non è sparita per sempre, ma tornerà attraverso il rubinetto della cucina, più densa e mascherata di cloro, ma sempre la stessa. (N.B.: Hizzoner usa acqua minerale. Bisogna indagare).
- Ma è mio dovere riferire ai lettori di uno sconcertante cambiamento. Qualcuno ha eliminato i tram a cavalli!
- Forse non ci crederete. I nostri mezzi pubblici passano tanto raramente, e tanto lentamente, che magari non ve ne sarete accorti; tuttavia, vi giuro che ho visto passarne uno lungo la Grand Avenue senza cavalli di sorta. Pareva spinto da qualche nuova diavoleria elettronica.
- Anche per l'era atomica, certe novità sono di troppo. Rivolgo ai miei concittadini il più caldo invito a…. - Perkins emise un grugnito di disgusto. - È come affrontare un carro armato con arco e frecce. Pappy, questa è una città corrotta, e rimarrà corrotta. Perché dovrei spremermi il cervello con queste scemenze? Passami la bottiglia.
- Non scoraggiarti, Pete. Il tiranno teme la risata più dei proiettili dell'assassino.
- Dove l'hai trovata questa frase? Okay, si vede che non sono così divertente. Ho cercato di metterli in ridicolo, ma non ha funzionato. I miei sforzi sono altrettanto inefficaci quanto quelli del tuo amico del mulinello.
Le finestre sbatterono per il vento. - Non parlare così di Fuffy - lo ammonì il vecchio. - È un tipo suscettibile.
- Scusa. - Si alzò e si inchinò verso la porta. - Scusa Fuffy. I tuoi sforzi sono più efficaci dei miei. - Si voltò verso il suo ospite. - Usciamo a parlarle, Pappy. Preferisco questo che andare al banchetto del sindaco, se potessi scegliere.
I due uscirono, Perkins portandosi dietro i resti del giornale a fumetti. Cominciò a farlo a striscie. - Qui, Fuffy! Vieni! È pronta la pappa.
Il mulinello si chinò e prese le strisce, non appena Perkins le strappava. - Ha ancora quelle che le hai dato.
- Sicuro - disse Pappy. - Fuffy è un tipo che quando trova qualcosa che le piace non lo molla più.
- Non si stanca mai? Ci saranno dei giorni in cui non soffia il vento.
- Qui non è mai veramente calmo. Dipende da come sono messe le case, e da come la Terza Strada arriva dritta al fiume. Ma credo che nasconda i suoi giochi preferiti sui tetti.
Il giornalista sbirciò in mezzo alle cartacce roteanti. - Scommetto che ha giornali vecchi di mesi. Guarda, Pappy: c'è un articolo, in questo, sul servizio di nettezza urbana, e su quanto sono sporche le nostre strade. Potrei prendere qualche giornale vecchio di un paio di anni, e scrivere che vaga per le strade dalla pubblicazione.
- E perché inventarselo? - rispose Pappy. - Vediamo cos'ha Fuffy. - Fischiò sommessamente. - Vieni piccola… fai vedere a Pappy i tuoi giochi. - Il mulinello si gonfiò, rallentando la velocità di rotazione. Il parcheggiatore afferrò al volo un brandello di giornale. - Questo è vecchio di tre mesi.
- Cerchiamo qualcosa di meglio.
- Vediamo. - Pappy allungò una mano e prese un altro foglio. - Giugno scorso.
- Andiamo meglio.
Il clacson di una macchina suonò, reclamando le attenzioni del parcheggiatore. Quando il vecchio fu di ritorno Perkins stava ancora guardando il mulinello. - Hai avuto fortuna? - chiese Pappy.
- Non me li lascia prendere.
- Monella - disse il vecchio. - Pete è un amico. Fai la brava con lui. - Il mulinello si agitò incerto.
- Non importa - disse Perkins. - Non lo sapeva. Ma guarda, Pappy… lo vedi quel pezzo lassù? Una prima pagina.
- Lo vuoi?
- Sì. Guarda bene. C'è scritto DEWEY e qualcos'altro. Non ce l'avrà dalla campagna presidenziale del '48?
- Può darsi. Fuffy è qui fin da quanto io posso ricordare. E le piace raccogliere le cose. Aspetta un momento. - Chiamò a bassa voce. Un momento dopo, aveva il foglio di giornale fra le mani. - Vediamo.
Perkins guardò. - Che mi venga un accidenti! Ci crederesti, Pappy?
Il titolo diceva: DEWEY HA PRESO MANILA; la data era 1898.
Venti minuti più tardi, stavano ancora meditando sulla cosa, scolandosi la bottiglia di Perkins. Il giornalista fissò il foglio ingiallito e sporco. - Non dirmi che gira per la città da mezzo secolo.
- E perché no?
- Perché no? Be', d'accordo che nessuno ha pulito le strade in tutto questo tempo, ma un giornale non potrebbe durare tanto. Il sole, la pioggia, eccetera.
- Fuffy ci sta molto attenta coi suoi giochi. Probabilmente lo mette al coperto, quando c'è brutto tempo.
- Per amor di Dio, Pappy, non crederai davvero… Invece sì. Comunque, non mi interessa dove l'abbia preso; l'ipotesi ufficiale sarà che questo particolare pezzo di carta ha vagato per le strade, senza che nessuno se ne preoccupasse, per gli ultimi cinquant'anni. Ragazzi, come mi divertirò! - Arrotolò con attenzione il foglio, e fece per metterselo in tasca.
- No, non farlo! - protestò Pappy.
- Perché no? Lo porto al giornale e ci faccio una foto.
- Non puoi! Appartiene a Fuffy… Io me lo sono solo fatto prestare.
- Eh? Sei matto?
- Ci resterà male se non glielo restituisci. Per favore, Pete… te lo lascerà guardare ogni volta che vorrai.
Il vecchio pareva così sincero, che Perkins non insistette. - E se non dovessimo più ritrovarlo? La mia storia dipende tutta da questo pezzo di carta.
- A te non serve. È lei che deve tenerlo, se vuoi che la tua storia stia in piedi. Non preoccuparti. Le dirò che stia attenta a non perderlo.
- E va bene… - Uscirono, e Pappy parlò con molta serietà a Fuffy, poi le diede il brandello del 1898. Lei lo mise subito in cima alla colonna d'aria. Perkins salutò Pappy e fece per andarsene. Poi si fermò, con aria perplessa. - Senti, Pappy…
- Sì, Pete?
- Non crederai davvero che quel mulinello d'aria sia vivo?
- Perché no?
- Perché no? dice lui.
- Be' - disse Pappy con aria ragionevole - tu come fai a sapere di essere vivo?
- Ma… be', perché… se la metti così… - Si interruppe. - Non lo so. Mi hai fregato.
Pappy sorrise. - Visto?
- Mmm. Già. Buona sera, Pappy. Buona sera, Fuffy. - Sollevò il cappello verso il mulinello. Il mulinello si inchinò.
Il direttore responsabile mandò a chiamare Perkins.
- Senti, Pete - disse, mettendogli sotto il naso un foglio di carta vergatina grigia - le cose bizzarre vanno bene, ma preferirei un articolo che non nascesse dai fumi dell'alcool.
Perkins guardò la pagina che gli veniva mostrata. "LA NOSTRA BELLA CITTÀ di Peter Perkins. Fischia il vento. Camminare per le nostre strade è sempre un'esperienza affascinante, perfino avventurosa. Si avanza fra spazzatura di vario genere, relitti dimenticati dal tempo, mozziconi di sigarette, e altre cose meno decenti che ingombrano i nostri marciapiedi, mentre le nostre facce sono assalite da oggetti più leggeri, come i coriandoli dell'ultimo carnevale, frammenti di foglie morte, e altri reperti troppo sfigurati dalle intemperie per essere riconoscibili. Tuttavia, avevo sempre pensato che il ricambio costante nella miniera delle nostre strade permettesse di rinnovare almeno ogni sette anni il materiale a disposizione…" L'articolo proseguiva descrivendo il mulinello che conteneva il giornale vecchio di cinquant'anni, sfidando altre città a fare di meglio.
- Che c'è che non va? - chiese Perkins.
- Battere la grancassa sulle strade sporche va bene, Pete, ma ci vuole una base di fatto.
Perkins si chinò sulla scrivania. - Capo qui ci sono i fatti.
- Eh? Non dire scemenze, Pete.
- Scemenze, dice lui. Senti… - Perkins gli fornì un racconto circostanziato su Fuffy e sul giornale del 1898.
- Pete, tu avevi bevuto.
- Solo caffè e succo di pomodoro. Lo giuro su mia madre.
- E ieri? Scommetto che il mulinello ti ha accompagnato al bar.
- Ero perfettamente sobrio… - Perkins si interruppe, con aria di dignità offesa. - Questa è la mia storia. Stampala o licenziami.
- Non fare così, Pete. Non voglio le tue dimissioni; voglio solo un articolo con dei fatti concreti: le ore di lavoro e i costi della nettezza urbana, paragonati con quelli delle altre città, per esempio.
- E chi legge quella roba? Vieni nelle strade con me. Ti farò vedere io i fatti concreti. Aspetta un momento… prendo un fotografo.
Pochi minuti dopo, Perkins presentava il direttore e Clarence V. Weems a Pappy. Clarence preparò la macchina fotografica. - Gli faccio una foto?
- Non ancora, Clarence. Pappy, puoi chiedere a Fuffy di riportarci il pezzo da museo?
- Come no? - Il vecchio scrutò in alto e fischiò. - Ehi, Fuffy! Vieni da Pappy. - Sulle loro teste un piccolo mulinello prese forma, raccolse pezzi di carta e foglie secche, e si posò sul parcheggio. Perkins guardò fra le cartacce roteanti.
- Non ce l'ha - disse in tono deluso.
- Lo prenderà. - Pappy fece qualche passo, finché il mulinello non lo avvolse. Gli altri tre videro le sue labbra muoversi, ma non sentirono le parole.
- Adesso? - chiese Clarence.
- Non ancora. - Il mulinello balzò in alto, sul tetto di un edificio vicino. Il direttore aprì la bocca e la richiuse.
Fuffy tornò di lì a poco. Aveva abbandonato tutto, tranne un solo pezzo di carta… il giornale. - Adesso! - disse Perkins. - Puoi prendere una foto di quel foglio, Clarence? Mentre è in aria?
- Naturale - disse Clarence, sollevando la sua Speed Graphic. - Và un po' indietro e non muoverti - ordinò al mulinello.
Fuffy esitò e parve sul punto di volarsene via. - Portalo avanti adagio - intervenne Pappy - e giralo… no, no! Dall'altra parte. - Il foglio si stese, e passò lentamente davanti a loro, mostrando il titolo.
- L'hai fatta? - chiese Perkins.
- Naturale - disse Clarence. - C'è altro? - chiese al direttore.
- Natu… cioè, non c'è altro.
- Okay - disse Clarence. Prese le sue robe e se ne andò.
Il direttore sospirò. - Signori - disse - beviamoci su qualcosa.
Quattro bicchierini più tardi, Perkins e il suo capo stavano ancora discutendo. Pappy se n'era andato. - Cerca di essere ragionevole, capo - stava dicendo Pete - non puoi stampare un pezzo su un mulinello vivente. Si terrebbero la pancia dalle risate.
Il direttore Gaines si raddrizzò.
- La linea di Forum è di stampare tutte le notizie, e stamparle come sono. Questa è una notizia, e noi la stampiamo. - Si rilassò. - Ehi, cameriere! Portane altri due. E senza tanta soda.
- Ma è scientificamente impossibile.
- L'hai visto, no?
- Sì, ma…
Gaines lo interruppe. - Chiederemo all'Istituto Smithosiano di indagare.
- Si metteranno a ridere - insistette Perkins. - Mai sentito parlare di ipnotismo di massa?
- Eh? No, non è una spiegazione accettabile. Anche Clarence l'ha visto.
- E questo cosa prova?
- È ovvio… per essere ipnotizzati bisogna avere un cervello. Ipso facto.
- Vuoi dire Ipse dixit.
- Piantala di singhiozzare. Perkins, non dovresti bere di giorno. Ripeti adagio.
- Come fai a sapere che Clarence non ha un cervello?
- Provamelo.
- Be', è vivo… quindi deve avere una qualche specie di cervello.
- Proprio quello che stavo dicendo io. Il mulinello è vivo, quindi ha un cervello. Perkins, se quei parrucconi dello Smithosiano insistono con il loro atteggiamento antiscientifico, io per primo non starò zitto. Forum non starà zitto. Tu non starai zitto.
- No?
- Neanche per un minuto. Voglio che tu sappia che Forum è dalla tua parte, Pete. Torna al parcheggio, e fai un'intervista a quel mulinello.
- Ma ne ho già fatta una. Non vuoi stamparla.
- Chi non vuole stamparla? Io lo licenzio! Coraggio, Pete. Faremo saltare in aria questa città. Ferma le rotative. Prendi la prima pagina. Datti da fare! - Si mise in testa il cappello di Pete, e corse alla toilette.
Pete si sedette alla sua scrivania con una brocca di caffè, una caraffa di succo di pomodoro e l'ultima edizione della notte (tardo pomeriggio). Sotto una foto a quattro colonne del giocattolo di Fuffy c'era il suo articolo, incorniciato e spostato in prima pagina. Un avviso a grossi caratteri ordinava:
LEGGETE IL NOSTRO EDITORIALE A PAGINA 12.
A pagina 12, un altro avviso consigliava:
LEGGETE LA RUBRICA "LA NOSTRA BELLA CITTÀ" A PAGINA 1.
L'ignorò e lesse:
SIGNOR SINDACO È ORA DI DIMETTERSI!!!
Pete lo lesse e ridacchiò.
"un brutto vento…".
"… simbolo della spazzatura spirituale che si annida negli angoli bui del municipio".
"…crescerà fino a proporzioni ciclopiche, e spazzerà un'amministrazione corrotta e spudorata".
L'editoriale faceva osservare che la concessione per la nettezza urbana era stata data al cognato del sindaco, e suggeriva che il mulinello avrebbe potuto fornire un servizio migliore a minor prezzo.
Il telefono squillò. Pete lo sollevò e disse: - Okay… avete cominciato voi.
- Pete… sei tu? - Era la voce di Pappy. - Mi hanno portato alla stazione di polizia.
- Perché?
- Dicono che Fuffy disturba la quiete pubblica.
- Arrivo subito. - Si fermò a prendere Clarence, e partì. Pappy era seduto nell'ufficio del tenente Dumbrowsky con un'espressione ostinata. Perkins entrò. - Perché è qui? - chiese, indicando Pappy col pollice.
Il tenente aveva un'aria acida. - Che ci fate in questa stanza, Perkins? Non siete il suo avvocato.
- Adesso? - chiese Clarence.
- Non ancora, Clarence… Lavoro per un giornale, ricordate? Ripeto: perché è qui?
- Ha ostacolato un agente nell'esercizio delle sue funzioni.
- È così, Pappy?
Il vecchio assunse un espressione di disgusto. - Questo tipo - indicò uno dei poliziotti - arriva al mio parcheggio e cerca di portar via il giornale con la conquista di Manila da Fuffy. Io le dico di tenerglielo lontano. Allora lui mi agita sotto il naso lo sfollagente e mi ordina di prenderlo io. Io gli dico dove può metterselo lo sfollagente. - Alzò le spalle. - Ed eccoci qui.
- Ho capito - disse Perkins, e si voltò verso Dumbrowsky. - Avete ricevuto una chiamata dal municipio vero? E così avete mandato Dugan a fare il lavoro sporco. Quello che non capisco, è perché avete mandato Dugan. Ho sentito dire che è tanto scemo che non gli lasciate neanche incassare le tangenti nella sua zona.
- Questa è una bugia! - disse Dugan. - Sono io che…
- Chiudi la bocca, Dugan! - tuonò il suo superiore. - Statemi a sentire, Perkins… Tagliate la corda. Non c'è nessuna notizia qui.
- Nessuna notizia? - ripeté Perkins. - La polizia cerca di arrestare un mulinello di vento, e voi dite che non c'è nessuna notizia?
- Adesso? - chiese Clarence.
- Nessuno cercava di arrestare un mulinello di vento. Adesso squagliate.
- E allora come mai avete arrestato Pappy per aver ostacolato un agente nell'esercizio delle sue funzioni? Cosa faceva Dugan? Giocava con un aquilone?
- Non è accusato di aver ostacolato un agente.
- Ah no? E allora perché lo trattenete?
- Non lo tratteniamo. Lo stiamo solo interrogando.
- Davvero? Non è in stato di arresto, non c'è nessun mandato, nessuna accusa. Avete solo pescato un libero cittadino, e gli fate il terzo grado, stile Gestapo. - Perkins si rivolse a Pappy. - Non sei in arresto. Ti consiglio di alzarti e di uscire da quella porta.
Pappy fece per alzarsi. - Ehi! - Il tenente Dumbrowsky balzò su dalla sua sedia, afferrò Pappy per la spalla e lo rimise giù. - Sono io che do gli ordini qui. Voi non…
- Adesso! - gridò Perkins. Il flash di Clarence li colse in pieno. Dumbrowsky ebbe un attimo di esitazione. Poi: - Chi l'ha fatto entrare? Dugan! Prendi quella macchina fotografica!
- Mai! - urlò Clarence, allontanando l'apparecchio dal poliziotto. Cominciarono una specie di girotondo.
- Fermati! - gridò Perkins. - Forza, Dugan, prendigli la macchina… Non vedo l'ora di scrivere il mio articolo: "Un tenente distrugge le prove della violenza poliziesca".
- Cosa devo fare, tenente? - implorò Dugan.
Dumbrowsky assunse un'aria disgustata. - Siediti e chiudi la bocca. Non usate quella foto, Perkins. Vi avverto.
- Cosa mi farete? Mi obbligherete a ballare con Dugan? Andiamo, Pappy. Andiamo, Clarence. - Se ne andarono.
Il giorno successivo, nella rubrica LA NOSTRA BELLA CITTÀ, si poteva leggere: "Il Comune comincia a ripulire le strade. Mentre gli spazzini si stavano godendo la loro solita siesta, il tenente Dumbrowsky, agendo su ordine dell'ufficio di Hizzoner, è andato ad arrestare il nostro mulinello della Terza Strada. Quando l'agente Dugan non è riuscito a convincere il mulinello a entrare nel cellulare si è arrabbiato. Ma l'ardimentoso Dugan non si è lasciato intimidire. Ha fermato un cittadino che stava nei paraggi, tale James Metcalfe, posteggiatore, quale complice del mulinello. Complice in che, Dugan non l'ha spiegato… ma tutti sanno che un complice è un tipo poco raccomandabile. Il tenente Dumbrowsky ha interrogato il complice. Vedere fotografia. Il tenente Dumbrowsky pesa 97 chili, senza scarpe. Il complice ne pesa 54.
"Morale: non mettetevi in mezzo ai piedi quando la polizia indaga sul vento.
"P.S. Mentre andiamo in stampa, il mulinello ha ancora in suo possesso il pezzo da museo del 1898. Fermatevi all'incrocio fra la Terza e la Main e date un'occhiata. Meglio sbrigarsi: si attende da un momento all'altro che Dumbrowsky faccia un arresto".
Il giorno successivo la rubrica di Pete continuava a punzecchiare l'amministrazione: "A proposito degli Archivi Perduti. È preoccupante il fatto che un qualsiasi documento necessario alla Corte immancabilmente si perda prima di poter essere portato come prova. Suggeriamo che Fuffy, il nostro Mulinello della Terza Strada, venga ingaggiata dal comune come archivista straordinaria, e le vengano affidati tutti i documenti che potrebbero rivelarsi necessari in futuro. Potrebbe essere sottoposta al concorso speciale… quello a cui nessuno viene mai bocciato.
"Anzi: perché confinare Fuffy a un lavoro impiegatizio? È tenace, attaccata a ciò che ha. Nessuno potrebbe sostenere che sia meno qualificata di certi funzionari che abbiamo avuto.
"Propongo Fuffy per la carica di sindaco! È la candidata ideale: gode del favore popolare, non le dà fastidio il trambusto, va molto in giro, è brava a sollevare polveroni, e l'opposizione non riesce a incastrarla.
"Quanto al tipo di sindaco che potrebbe essere c'è una vecchia storia sul Re Travicello e il Re Serpente. Ne abbiamo abbastanza del Re Serpente; un Re Travicello sarebbe un bel sollievo.
"Promemoria per Hizzoner: che ne è stato di quell'appalto per la pavimentazione di Grand Avenue?
"P.S. Fuffy ha ancora a disposizione il giornale del 1898. Fate un salto a vederlo, prima che il nostro dipartimento di polizia scopra una maniera per intimorire un mulinello di vento".
Pete andò a pescare Clarence, e insieme si recarono al posteggio. C'era una recinzione adesso; un uomo alla porta diede loro due biglietti ma rifiutò il denaro. Dentro, trovarono un grande cerchio transennato, con in mezzo Pappy e Fuffy. Si fecero strada tra la folla. - Ti sei messo in affari, eh Pappy?
- Dovrei, ma non posso. Hanno cercato di farmi chiudere questa mattina, Pete. Volevano che pagassi la tassa di 50 dollari al giorno per i diritti di concessioni a circhi e fiere, e volevano anche una cauzione. Così, ho smesso di fare pagare i biglietti… Ma tengo il conto. Gli farò causa per la miseria.
- Non sperare di far soldi, non in questa città. Ma non preoccuparti: gli faremo vedere i sorci verdi finché non molleranno.
- E non è finita: questa mattina hanno cercato di catturare Fuffy.
- Eh? Chi? Come?
- I poliziotti. Sono arrivati con una di quelle grosse macchine che si usano per ventilare i pozzi, ma sistemata in maniera che aspirasse. L'idea era di risucchiare dentro Fuffy, o almeno quello che teneva.
Pete fischiò. - Avresti dovuto chiamarmi.
- Non è stato necessario. Ho avvertito Fuffy, e lei ha nascosto da qualche parte il foglio con la guerra contro la Spagna, poi è tornata. Le è piaciuto un sacco. È passata per la macchina almeno sei volte, come in una giostra. Si infilava dentro e ne usciva più pimpante di prima. Solo che l'ultima volta si è presa il berretto del sergente Yancel, che si è incastrato in mezzo alle pale, e si è anche rovinato. Così se ne sono andati.
Pete ridacchiò: - Avresti dovuto chiamarmi. Clarence poteva fare una bella foto.
- L'ho fatta - disse Clarence.
- Eh? Non sapevo che eri venuto qui, stamattina.
- Non me l'hai chiesto.
Pete lo fissò. - Clarence, tesoro… le foto in un giornale servono per essere stampate, non per farci una mostra.
- Sulla tua scrivania - disse Clarence.
- Oh. Bene, passiamo a un argomento meno complicato. Pappy, vorrei mettere un grande cartello, qui.
- Perché no? E che cosa vuoi scriverci?
- Fuffy sindaco - Quartier Generale del Partito del Mulinello. Un bel cartellone di otto metri all'angolo del parcheggio, in maniera che si veda da tutte e due le parti. Così… Oh, oh! Arrivano visite! - Indicò con la testa verso l'ingresso.
Il sergente Yancel era tornato. - Okay, gente - stava dicendo. - Muoversi! Sgombrare. - Lui e tre coorti cominciarono a spingere la gente fuori dal parcheggio. Pete andò da lui.
- Che succede, Yancel?
Yancel si guardò intorno. - Ah, siete voi? Sgombrate anche voi. Dobbiamo evacuare la zona. Emergenza.
Pete si voltò. - Meglio che Fuffy sparisca, Pappy! - gridò. - Scatta, Clarence.
- Fatto - disse Clarence.
- Okay - rispose Pete. - Adesso, Yancel, ditemi cosa abbiamo fotografato. Così possiamo metterci il titolo giusto.
- Fate il furbo? Voi e il vostro tirapiedi fareste meglio a tagliare la corda, se non volete fare una brutta fine. Stiamo per usare il bazooka.
- State per usare cosa? - Pete guardò incredulo la camionetta della polizia. Due agenti stavano scaricando proprio un bazooka. - Continua a fotografare - disse a Clarence.
- Naturale - disse Clarence.
- E piantala di fare bolle col chewing - gum. Sentite, Yancel… io sono solo un giornalista. Che razza di idea è questa?
- Restate qui così vedrete, furbacchione. - Yancel si voltò. - Bene laggiù! Si comincia. Aprite il fuoco!
Uno degli agenti lo guardò. - Contro cosa, sergente?
- Credevo che foste stato nei marine… Contro il mulinello, si capisce.
Pappy si accostò a Pete. - Cosa stanno facendo?
- Credo di cominciare a capire, Pappy. Dì a Fuffy di stare lontana. Vogliono infilarle un proiettile nello stomaco. Sperano di far saltare la sua stabilità dinamica, o qualcosa del genere.
- Fuffy è in salvo. Le ho detto di nascondersi. Ma è una cosa assurda, Pete. Devono essere completamente ammattiti.
- C'è qualche legge che dice che un poliziotto deve essere sano di mente?
- Quale mulinello, sergente? - chiese l'uomo del bazooka. Yancel fece per dirglielo, sbraitando, poi si accorse che non c'era nessun mulinello in vista.
- Aspetta - disse e si rivolse a Pappy. - Voi l'avete fatto andar via. Riportatelo qui.
Pete prese il suo notes. - Questo è molto interessante, Yancel. È vostra opinione professionale che un mulinello possa essere comandato come un cane ammaestrato? È questa la posizione ufficiale del dipartimento di polizia?
- Io… No comment! State zitto, o vi metto dentro.
- Certamente. Però quel cannone è puntato in maniera che il proiettile, dopo aver attraversato il mulinello, se ci sarà, dovrebbe cadere proprio sul municipio. È un complotto per assassinare Hizzoner?
Yancel si guardò in giro, poi seguì con gli occhi l'immaginaria traiettoria.
- Ehi, deficienti! - urlò. - Puntatelo da un'altra parte. Volete colpire il sindaco?
- Così va meglio - disse Pete al sergente. - Adesso è puntato contro la First National Bank. Non vedo l'ora.
Yancel riconsiderò la situazione. - Puntatelo dove non possa colpire nessuno - ordinò. - Devo dirvi tutto io?
- Ma sergente…
- Be'?
- Voi ci dite dove puntare. Noi spariamo.
Pete li guardò. - Clarence - disse con un sospiro - resta qui e fotografali quando lo rimettono sulla macchina. Succederà fra cinque minuti circa. Pappy e io andiamo al bar. Fai una bella foto, con Yancel in primo piano.
- Naturale - disse Clarence.
La puntata seguente de LA NOSTRA CITTÀ aveva tre fotografie, ed era intitolata: La polizia dichiara guerra al mulinello d'aria. Pete prese una copia e partì per il posteggio, con l'intezione di farla vedere a Pappy.
Pappy non c'era. E neppure Fuffy. Fece un giro nei dintorni, guardando nei bar e ristoranti, ma senza alcun risultato.
Tornò in redazione, dicendosi che Pappy forse era andato a far spese, o al cinema. Si sedette alla sua scrivania, provò due volte a cominciare un articolo per il giorno successivo, appallottolò i fogli e andò nell'ufficio dei fotografi. - Ehi! Clarence! Sei stato al parcheggio oggi?
- No.
- Pappy non si trova.
- E allora?
- Vieni con me. Dobbiamo trovarlo.
- Perché? - Ma prese la macchina fotografica lo seguì.
Il parcheggio era sempre deserto: niente Pappy, niente Fuffy. Neppure un alito di vento. Pete si voltò. - Andiamo, Clarence… cosa stavi fotografando?
Clarence aveva puntato la macchina verso il cielo. - Niente foto - disse. - La luce è sbagliata.
- Cos'era?
- Un mulinello.
- Eh? Fuffy?
- Forse.
- Fuffy, vieni qui… Vieni, Fuffy. - Il mulinello si abbassò verso di loro, roteò più in fretta e raccolse un pezzo di cartone che aveva lasciato cadere. Lo fece roteare, poi glielo sbatté in faccia.
- Non è mica divertente, Fuffy - si lamentò Pete. - Dov'è Pappy?
Il mulinello tornò verso di lui. Pete vide che puntava ancora verso il pezzo di cartone. - No! Basta! - gridò, e cercò di afferrarlo per primo.
Il mulinello fu più veloce. Lo sollevò di una trentina di metri, poi lo lasciò scendere. Il cartone lo colpì di taglio sul muso. - Fuffy! - gridò Pete. - Piantala di scherzare.
Era un cartellino stampato, di 15 centimetri per 20. Evidentemente era stato attaccato da qualche parte con delle puntine, perché c'erano ancora gli strappi ai quattro angoli. C'era scritto: RITZ - CLASSIC, e sotto: Stanza 2013, Letto singolo $ 6, letto doppio $8. Seguiva il regolamento dell'albergo.
Pete lo fissò, aggrottando la fronte. D'improvviso lo ributtò verso il mulinello. Fuffy immediatamente glielo sbatté di nuovo in faccia.
- Andiamo Clarence - disse Pete. - Ritz - Classic, stanza 2013.
- Naturale - disse Clarence.
Il Ritz - Classic era una colossale topaia, frequentato da scommettitori e madame, a tre isolati di distanza. Pete evitò il portiere passando per la cantina. Il ragazzo dell'ascensore guardò la macchina fotografica di Clarence e disse: - Niente da fare, amico. Nessun caso di tradimento coniugale in questo albergo.
- Stai calmo - disse Pete. - Non è una macchina fotografica vera. Smerciamo marijuana. La teniamo lì.
- Perché non l'avete detto subito? Non dovreste portarla in una macchina fotografica. Innervosite la gente. Che piano?
- Ventunesimo.
Il fattorino li portò fino al piano senza fermarsi per rispondere alle chiamate intermedie. - Sono due dollari - disse. - Servizio speciale.
- Quanto paghi per la concessione? - volle sapere Pete.
- Hai un bel coraggio a lamentarti… col lavoro che fai.
Scesero di un piano usando le scale, e cercarono la stanza 2013. Pete girò adagio la maniglia. La porta era chiusa. Bussò… Nessuna risposta. Ci appoggiò un orecchio, e gli parve di sentire dei rumori. Fece un passo indietro, aggrottando la fronte.
Clarence disse: - Mi sono ricordato di una cosa - e corse via. Tornò dopo un momento, con un'ascia rossa da pompiere. - Adesso? - chiese a Pete.
- Eccellente idea, Clarence! Non ancora. - Pete bussò e gridò: - Pappy! Ehi, Pappy!
Una donna corpulenta, con una vestaglia rosa, aprì la porta di fronte. - Come fa una a dormire? - chiese.
Pete disse: - Calma signora! Siamo in trasmissione. - Ascoltò. Si sentirono rumori di lotta, e poi: - Pete! Pe…
- Adesso! - disse Pete. Clarence cominciò a roteare l'ascia.
La serratura saltò al terzo colpo. Pete si precipitò dentro, seguito da Clarence. Andò a sbattere contro qualcuno che usciva, e finì seduto per terra. Quando si alzò, vide Pappy su un letto. Il vecchio era intento a liberarsi di un asciugamano legato attorno alla bocca.
Pete glielo tolse. - Prendili! - gridò Pappy.
- Appena ti ho slegato.
- Non sono legato. Mi hanno portato via i pantaloni. Accidenti, credevo che non arrivassi mai.
- Ci è voluto un po' a Fuffy per farsi capire.
- Li ho presi - disse Clarence. - Tutti e due.
- Dove? - chiese Pete.
- Qui - disse Clarence orgogliosamente, battendo sulla sua macchina fotografica.
Pete si trattenne dal rispondere e corse verso la porta. - Sono andati da quella parte - disse la donna corpulenta, indicando. Pete si lanciò all'inseguimento, girò un angolo e vide la porta di un ascensore che si chiudeva.
Giunto sulla strada, Pete si fermò, perplesso dalla folla che riempiva il marciapiede. Si stava guardando intorno, quando Pappy lo prese per un braccio. - Là! Quella macchina! - La macchina che Pappy indicava stava proprio in quel momento staccandosi dal marciapiede, dietro la fila di taxi parcheggiati di fronte all'albergo, con un rombo profondo prese velocità e si allontanò. Pete aprì la portiera del taxi più vicino.
- Seguite quella macchina! - gridò. Si infilarono tutti dentro.
- Perché? - chiese l'autista.
Clarence sollevò l'ascia dei pompieri. - Adesso? - chiese.
L'autista si scansò. - Come non detto. Era uno scherzo. - Partì all'inseguimento.
L'abilità del tassista li aiutò nelle strade del centro, ma l'autista dell'altra macchina prese per la Terza dirigendosi verso il fiume. La percorsero distanziati di una cinquantina di metri, lasciandosi alle spalle il traffico, poi furono sull'autostrada. Il tassista girò la testa. - Il furgone con la cinepresa ci segue?
- Quale furgone?
- Non è un film?
- Buon Dio, no! Quella macchina è piena di sequestratori. Presto!
- Un rapimento? Io non voglio entrarci. - E frenò di colpo.
Pete prese l'ascia e pungolò l'autista. - Raggiungili!
Il taxi riprese velocità, ma l'autista protestò: - Non con questa baracca. Sono più veloci di me.
Pappy afferrò Pete per un braccio. - C'è Fuffy!
- Dove? Adesso non ci importa.
- Rallenta! - gridò Pappy. - Fuffy, ehi, Fuffy… vieni qui!
Il mulinello si abbassò, e si accostò alla macchina. Pappy lo chiamò. - Qui, piccola! Ferma quella macchina! Là davanti… fermala!
Fuffy parve confusa, incerta. Pappy ripeté l'ordine, e lei partì… veloce come il vento. Si abbassò e raccolse cartacce e spazzatura, mentre volava.
La videro colpire la macchina davanti a loro, scagliando la carta in faccia al guidatore. La macchina ondeggiò. Fuffy colpì ancora. La macchina sbandò, rimbalzò contro il guardrail e finì contro un palo della luce.
Cinque minuti più tardi Pete, avendo lasciato Fuffy, Clarence e l'ascia da pompiere a tenere a bada i due malviventi, affetti da abrasioni, contusioni multiple e stato di shock, infilava una moneta nel telefono della più vicina stazione di servizio. Fece un'interurbana. - Datemi l'FBI, Sezione Sequestri di Persona - chiese. - Sapete il numero di Washington.
- Mio Dio - disse la centralinista - vi spiace se ascolto?
- Datemi quel numero!
- Subito.
Poco dopo una voce rispose: - Federal Bureau of Investigation.
- Fatemi parlare con Hoover! Eh? Va bene, va bene, parlerò con voi. Sentite, è un caso di sequestro di persona. Li ho bloccati ma a meno che non arrivi in fretta un vostro agente locale, non ci sarà più alcun sequestro… se arrivano prima i poliziotti. Come? - Pete si calmò e spiegò chi era, dov'era, e fornì i particolari più credibili della storia. L'agente lo interruppe mentre Pete lo invitava a fare in fretta, molto in fretta, e gli assicurò che l'ufficio di zona era già stato avvertito.
Pete tornò sul luogo dell'incidente, proprio mentre il tenente Dumbrowsky scendeva da un'auto di pattuglia. Pete si affrettò a raggiungerlo. - Non fatelo, Dumbrowsky - gridò.
Il grosso poliziotto esitò. - Non fare cosa?
- Non fate niente. Sta arrivando l'FBI. E voi siete già implicato. Non peggiorate le cose.
Pete indicò i due rapitori; Clarence era seduto sopra di uno, e teneva il manico dell'ascia appoggiato sulla schiena dell'altro. - Hanno già cantato. Se ne vedranno delle belle, in questa città. Se vi muovete, potreste fare in tempo a prendere un aereo per il Messico.
Dumbrowsky lo guardò: - Piantatela di raccontare stupidaggini - disse con aria dubbiosa.
Uno dei rapitori alzò la testa. - Siamo stati minacciati - annunciò. - Arrestateli, tenente. Ci hanno assalito.
- Fate pure - disse Pete allegramente. - Portateci tutti dentro… insieme. Così non potrete perdervi per strada quei due, prima che l'FBI faccia in tempo a interrogarli. Forse potrete invocare le attenuanti.
- Adesso? - chiese Clarence.
Dumbrowsky si girò di scatto. - Mettete giù quell'ascia!
- Fai come dice, Clarence. Prendi la macchina fotografica, e tienti pronto a scattare quando arrivano i G - men.
- Voi non avete chiamato nessun G - men - disse Dumbrowsky.
- Guardatevi un po' dietro.
Una berlina blu scuro si fermò silenziosamente e ne uscirono quattro uomini smilzi dai movimenti bruschi. Il primo disse: - C'è qui uno che si chiama Pete Perkins?
- Sono io - disse Pete. - Vi spiace se vi do un bacio?
Era buio, ma il parcheggio era pieno di gente e di rumore. Un palco era stato eretto da una parte per il sindaco e per gli ospiti d'onore; di fronte c'era il palco per la banda, e sopra questo una grande insegna illuminata:
CASA DI FUFFY.
CITTADINO ONORARIO DELLA NOSTRA BELLA CITTÀ.
In un cerchio recintato, al centro, Fuffy saltava, roteava, ondeggiava e ballava. Pete stava da una parte del cerchio, Pappy da quella opposta; intorno, a una distanza di un metro l'uno dall'altro, c'erano dei bambini. - Tutto pronto? - gridò Pete.
- Tutto pronto - rispose Pappy. Tutti insieme, Pete, Pappy e i bambini cominciarono a gettare stelle filanti nel cerchio. Fuffy le afferrò al volo e se le avvolse intorno.
- Coriandoli! - gridò Pete. - Luci! - Ciascuno dei bambini cominciò a gonfiare un palloncino. Non appena gonfiati, venivano dati a Fuffy. I riflettori si accesero. Fuffy si trasformò in una fontana di colori spumeggianti, alta parecchi piani.
- Adesso? - disse Clarence.
- Adesso!