Stories 93 / Random

Stories by pina d’aria

we live in a list (italian)

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Joshwa vive a Goro nella casa che galleggia sul Po. Scrive saggi. Nessuno lo rispetta: è uno zero totale.
«Quando i morti si centuplicano, siamo di fronte alla catastrofe. La gente ha paura di vivere tra i cadaveri. le statistiche non sono fasulle, risultano comprensibili: non ci sarà più la pagina dei necrologi...»
Questo è un appunto di Joshwa. Di lui si sa che è vivo. I graffiti e i labirinti dell’imprendibile sono una prova.
Il graffitista naviga, il saggista è un pitocco da quel punto di vista.
— Redivivo o lightining? Se l’hai visto dovresti saper fare la descrizione dello scrittore...
— Assomiglia a un teschio con cerchietti d’oro e lenti violet... Passeggia e gesticola; mastica e fa bolle di saliva. Da piccolo odiava la domanda se assomigliasse di più a mamma o a papà. Per protesta comprimeva l’intestino: è rimasto di carnagione color tossina. Gli adulti si lagnavano della sua timidezza: si faceva paonazzo per un nonnulla. Aveva gli arti secchi. Parlava agli uccelli. Faceva collezione di lightining quando erano semplici costrutti. Con l’invenzione dell’emosim fece fatica a non disperderli nella rete...
— Fu così che cominciarono a interessarsi di lui?
— Devi darmi qualcosa per saperlo...
— Ok, mi sto indebitando per scoprire che alla fine stringerò un mucchio di lightining...
— Ai fini pratici che cambia?
— Voglio Joshwa, dead or alive, ok?
— Ma ti bastano le informazioni, spilorcio!
Joshwa era alto e allampanato nella prima vita. Suonava il saxophone e ballava intorcinandosi come un bucatino.
— Ti pago forse per confondermi le idee?
— Già, ma senza il servo non sai passare dal duo dialogue system alla directory...
— Lo so che ci sono le liste...
Joshwa divenne grasso biondo nella seconda vita. Appartenne a più epoche.
— Era biondo come un nazi?
— Credo che gli ebrei gli fossero grati per certe utility...
— Capisco: accadeva prima che i popoli detestassero la parola “popolo”, la televisione e le armi...
— E il pressofood per gatti che siamo ancora costretti a ingoiare, eh, dove lo metti?
— Ehi, Masturbo! Da dove salti fuori?
— Me ne sono fatta una pensando a tua sorella...
— Ma davvero, porcellino?
— Mi son dato da fare... Sono ancora spermato, vuoi sentire?
— Ma no, va’ là, pugnettino... Come mai in questo path?
— Spio il master che parla con gli Switch...
— Mitici!
— Macché, sono delinquenti semiclandestini... Cercano gli elenchi, figurati...
— Ne sai qualcosa?
— Siamo tutti negli elenchi, vivi o morti ci aggiriamo da queste parti. Sarebbe interessante sapere chi è vivo! Pare che ’sto Joshwa sia davvero in carne e ossa...
— Be’, lo sono anch’io! Non capisco...
— Intanto, tu non sei un personaggio pubblico e Joshwa l’imprendibile lo è. Lo vedi, lo senti, lo tocchi, può essere presente o assentarsi per pisciare, ma c’è, agisce sotto la luce del sole e ha un gran numero di lightining...
— Li fa girare contemporaneamente nell’emosim?
— Perché non fai un tour di verifica?... Guardala, è bella come il mare sotto il sole, a me mi fa impazzire...
— Un’altra sega? Ma dai, dammi prima le istruzioni... Dove si possono acquistare i suoi libri?
— Cerca gli appunti nell’emosim... Ssss... Sta salendo sul battello di Macana. Possiamo spiarne le mosse da qui...
— Allora è vivo?
— Dio che braghe flosce che indossa...
— È VIVO?
— Le porta ariose e larghe per non costringere le paddosce...
— È VIVOOOO?
— Sai che lui, al tempo delle conquiste, quando si cercava la figa (e le femmine volevano il pene che riempisse tutta la loro orrida vita al posto di lipstick e assorbenti), lui, Joshwa, usava la parola e la sensibilità!
— Era un filosofo?
— Boh!
— Allora?
— Portava già le braghe di cotonina floscia!
— Non ci capisco un cazzo! Qui ci sono le lettere, ma ci vuole la lente. Nel pillow ci sono i cortometraggi, ma non si possono visionare...
— Sssss! Arriva Macana. Madonna, quant’è grossa!
— Mi fa pensare a qualcosa...
— Ai libro dei guinness, immagino...
Ignaro, Joshwa trascriveva dai papiri. Due fanciulle facevano da cornice: una col ventaglio sciusciava per dargli sollievo, l’altra gli succhiava il lobo di un orecchio.
Si appartavano in tre sull’Orient Express. Coperti i rumori, segreto l’inganno.
— Che sciocchezze! A noi interessa sapere cosa fa adesso... Ehm, vuoi dire che non le amava?
— Dico che le stimava...
— Giusto! Era un saggista...
— Questa è la leggenda, quante verità possediamo?
— Se ne potessimo fare a meno, sarebbero zero. Invece dobbiamo considerare l’infinito...
— Io non credo all’infinito! È più ragionevole considerare la scarsa superiorità degli angeli, emissari della civiltà che non ha previsto l’abnorme crescita demografica sul nostro pianeta... Poveracci! Non finiscono il viaggio d’andata che già dovrebbero affrontare il ritorno...
— Blob!
— Sembri un polpo!
— Mi ci hai fatto diventare con la storia degli extraterrestri...
— Eh, come semplifichi!
— Tu che te ne intendi, Macana è aliena o robocop?
— È amica di Joshwa!
— Le donne hanno preso il potere?
— Per cosa farsene? Mica ci hanno deriso invano per tutti ’sti secoli...
— Mah, eppure, quella è grossa, troppo... Pare incinta di un esercito...
— Menagramo!
— L’avete visto?
— Ssss, non rispondergli, se è Joshwa, non ci fa uscire vivi di qua: la sua tesi è che siamo stupidi sacrificatori...
— Allora è lui l’assassino!
— Scemo! Lui lancia l’esca e tu m’ammazzi o io ti appendo per il collo, fa lo stesso...
— E se io ti facessi il culo per avermi chiamato scemo?
— Vedi che stai per cascarci, pezzo di fesso...
Le due schegge si eliminano. I risvolti della faccenda si tramutano in tragedie. La scritta porta il nome dei luoghi del divertimento.
La mano sollevata nel gesto fratricida. Joshwa si toglie le lenti. Le ripone nel taschino... Si becca quattro ceffoni un pugno i calci in culo.
Per vezzo, i picchiatori indossano lo smoking.
— Che la ripassata ti serva di lezione, specie di talpa!
Joshwa s’infila le lenti. L’energumeno gliele ruba col gesto da guappo e le mostra ai compari, alla ciurma di ’sto cazzo.
Le fa cadere. Le pesta, con la punta del piede preme, calca con gran crik-crok di vetrini in frantumi.
— Che ne dici pidocchio? Non ci vedi più? — E giù un cazzotto. E giù la sputazza in faccia. Macana mostra il film a Joshwa, incredulo.
— Mi farebbero questo? Sarebbero capaci di odiarmi?
Macana annuisce. Per sicurezza chiude l’uscio a doppia mandata. Si esprime come i muti, ma è più chiara del sole.
«Cominciano le disgrazie. Ci rifilano la merce. Il petrolio scarseggia. La corsa è finita. I morti stecchiti salgono alle stelle. Reni e cornee inutilizzati. I parchi. L’industria alimentare. I negozi. Le mosche ronzano. Carcasse. Rifiuti: bucce, arti, scorze di parmigiano... Il presagio di realtà...»
— È colpa mia?
Macana interviene nell’emosim. Manipola due verità. Realizza il film. Prende uno degli Smoking e lo strizza. Gli fa tracimare l’anima dal corpo e gli umori spumosi come la birra. Il leprotto s’è pisciato nei calzoni. Macana lo molla, poi gli ridà la vita con un soffio: Macana appartiene alla Cultura Superiore di cui non sappiamo.
Slogan: Curarsi è normal! Non curarsi è male!
Joshwa è vivo. Prigioniero di un incubo. È solo. Non ci sono cani. L’ultimo comparve nel romanzo di Dick.
Siamo alle prese con degli scriteriati.
Joshwa perde l’orientamento
— L’abbiamo intercettato per primi noi del Search...
— Primi o secondi, gli stiamo per mettere le mani addosso...
— Fatevi riconoscere!
Pioggia di pixel: viola e rosso sui monitor.
La pelle delle tempie di Macana è blu. l’angelo si tende. Le vene pulsano. È gonfia di linfa. Avverte il pericolo. Il sangue dice: prudenza! Macana prende Joshwa a cavacecio. L’imbranato scrive. Fa calcoli circa i guadagni. E se mi commissionassero Guerra e pace? Come potrei rifiutare? Sono un pacco di soldi!
Macana telepatica: «Ti porto a spasso perché vali qualcosa. Ci serve un best-seller che dica lampante che non ci stiamo a far massacri. Sono a capo di un’orda di barbari. Possediamo la sapienza degli angeli, ma anche la loro sfiga. Per fortuna sei leggero. E adesso entra nel battello. Ti preparo un tè e dopo mi faccio la pennichella. Qui non possono disturbarti. Se hai bisogno di me, urla a squarciagola: Macana, Macana! E Macana ti caverà fuori dai guai».
— Che tipo è ’sto Joshwa?
— È macilento.. Mangia popcorni, sfogline fritte... Scarabocchia...
— Osserva bene, cerca di decifrare: se sono graffiti, è fatta; è lui l’imprendibile!
— E che ce ne faremmo?
— Concorrenza, imbecille! E togliti di torno, ché sta scrivendo cose interessanti...
«I servizi segreti, il nuovo ordine mondiale, non enfatizzano la struttura. Ogni regime è potenzialmente invulnerabile. Le prefigurazioni non sono più una minaccia per il potere. Anche l’interruzione dei programmi fa parte dello spettacolo. Vince chi impegna l’altro nel gioco delle sparizioni. Esse coincidono con l’apparizione dell’oggetto in causa in un altro punto dell’emosim o del globo. A dire il vero, non ci sono sconfitti, ma poveri, un’interminabile fila di miserabili. E felice chi fa dello spaesamento il luogo d’adozione. Il nomadismo non spiega i nuovi viaggi. lo spostamento destabilizza. I lightining non sono reminiscenze, ma pure identità, individualità remote, personalità del futuro anteriore. Non temono. Non appartengono. Non sono biologici. Pratici e comodi, offrono un vantaggio illimitato: si possono buttare, collezionare o riutilizzare.»
— S’è bloccato... Con la testa tra le mani...
— Forse ha bisogno di rendere più lirico il passaggio...
— Poveraccio, è addolorato. Sembra un budda col sorriso smarrito. Madonna, quant’è amaro!
— È vero, fa pena...
— Se lo guardi bene... ha i lineamenti belli, nobili, sottili...
— Le donne dovrebbero starne fuori se non sanno stare zitte... Doggy, toglimi di torno la Glory...
— Hai ragione Devil...
Doggy lancia un pugnale nello stomaco della soubrette numero quattro dell’emosim. Lo spettacolo lo lascia indifferente. La donna geme, attaccata alla parete: abbiate pietà. Doggy la finisce col colpo d’ascia nella fronte. L’inchioda al muro. Il craniuccio a pera di Glory si spacca: versa i sughi quasi umani. Essi colano, macchiano, temperano l’ambiente tra soggiorno e avantgarde tout-court.
— Bel lavoro, Doggy!
— Grazie, capo...
— Non ghignare, potrebbero darti dello stupido e tu sei solo fedele... Mostriamoci allegri...
Devil e Doggy si cambiano d’abito. Si spacciano per venditori di bottiglie. Macana non ci sente, ma non è tipo da cascarci. Dorme con le fauci semiaperte e la lingua ritorta.
— Ehi Joshwa, vieni ad aprire ai tuoi vicini...
Neppure Joshwa ci sente. Ha l’impegno della scrittura che lo trattiene al PC. Si abbandona alla lagna.
«Sono solo. Sono solooooo... Incarno l’avanguardia: il mutamento senza la mutazione; la categoria senza l’organizzazione; il linguaggio senza l’autonomia... Manca la compagnia e per giunta non sono acefalo, mio Dio, dammi una picconata!»
Joshwa urla MACANAAAA, MACANAAA!
Devil e Doggy lo placano con dolcezza: — Apri ’sta fottuta porta che ti vendiamo le robe qui, le bottiglie...
— E che cacchio ci faccio?
— Ha detto cacchio? Il frocio ha detto cacchio?
— Andate a farvi fottere!
— Il nanetto ha detto fottere? Devil va a farsi fottere? Tu hai le orecchie sturate, mio piccolo Doggy... Joshwa mi sta dando dei dispiaceri... Cosa aspetti a buttar giù l’uscio?
Doggy non ha gli attrezzi, la fiamma ossidrica, i razzetti, il laser, niente, nemmeno uno sputnik di chiodo.
Macana non apre la porta. Appare. Afferra Devil per la collottola. Doggy in rincorsa, Macana gli dà lo stop. Lo sgambetta. Lui cade, lei sopra a saltare finché sente lo SPURG!
Il corpo di Devil finisce sulla siepe di filo spinato. Gli uomini sono nella merda. È tutto sistemato: «Finché stai qui sei al sicuro!». Macana allunga l’occhio sullo scritto.
«Una volta si sloggiavano i senzacasa a colpi di manganello... E noi a far casino, a dire no... Adesso, sono fottutamente solo!»
Macana non apprezza la nostalgia.
«Niente si muove in apparenza. Cosa ti manca? Volevi fare lo scrittore: DO IT! FALLO! Non recriminare! Procedi. Non farti prendere dallo sconforto!»
— Sorella, vorrei disertare la solitudine, se solo potessi trovarmi tra i miei simili...
«I distruttori, vuoi dire?»
— Hai un brutto ricordo di noi umani...
Macana scrolla le spalle con un’alzatina nervosa. L’odore delle ascelle inonda il vano. La finestrella è chiusa. Joshwa si sente sopraffatto dalla fragranza di muschio. Tossisce. Macana si allontana. Joshwa sorride. Forse chiede perdono per le pulsioni di morte. Macana scuote la testa: «Eppure non mi sembrava così pezzente; la Lupa ne parlava benino. A me pare un asociale...»
— Macana, vorrei almeno una di quelle radioline in FM. per sentire...
Non finisce di dire. Macana materializza l’oggetto. Le spie ammutoliscono. È una scena di grande pathos. Joshwa gira la manopola e sente Little Katz nella canzone Non hai la forma di una farfalla. Joshwa ripete il ritornello del blues:
«Ci sono inconvenienti, amico mio. Non hai la forma di una farfalla. Potresti fracassare la spider per suicidarti e ritrovarti senza un braccio. Ci sono inconvenienti, amico mio. Non hai la forma di una farfalla».
Macana piange. Joshwa piange. Gli spioni sono commossi.
Gli Intrusi non si lasciano abbindolare. Depistano gli Switch, che a loro volta deviano i Master. Rimane il Search... Anche il Search non ha la forma di una farfalla.
— Ti dico che era un pistolero...
— Mai saputo... A me risulta che sia un damerino di circa 70 anni. Accattò un titolo nobiliare alla fine della carriera di coiffeur e sposò una di Eastpart. Si dice che non fosse un granché, ma per lui poteva andare: dove la trovi una che si toglie tutti i vestiti?
— Come si fa a riconoscere il Search? Non vorrei che succedesse ciò che capitò ai protagonisti di Flatline Romance...
— Cristo, come sei rimasto indietro: quella gente digitava e prendeva aerei... Come si fa a stabilire un paragone con quei trogloditi...
Il piano s’inclina. Odore di bruciato e rumore di chincaglieria.
Appare la distesa delle battaglie con ragazzetti arruffati, denutriti, alla moda.
— Quando finirà?
— È finita da un pezzo. Siamo qui per reggere il confronto. Non siamo peggiori...
Joshwa strimpella gli accordi di Ucronia Techno Glad. Macana è convinta di conoscere il motivetto: come un tonno, muovendo le labbra du du du du, improvvisa una danza, roteando la massa di trippa e ciccioli.
Il Search cerca tra gli appunti del saggista. Trova la teoria sugli elenchi.
«Esaurito il tempo delle epoche e delle superfici a disposizione, viviamo nelle liste. Le ore sono state dissipate nel controllo, nelle gestioni e nelle occupazioni di spazi invivibili. La dinamica degli equilibri precari attrae e il System interviene per frenare gli entusiasmi. Da un lato la fuga in avanti, dall’altro il veto. Una volta fatte le liste, conta lo schema, lo sguardo d’insieme, l’omogeneità. Bisogna fottersene della distinzione, dicono i Mandanti e gli Estensori delle liste... Qual è l’informazione base?»
(Più sotto, in un angolino tra gli intricati scarabocchi dell’imprendibile, si legge la chiosa di Joshwa: «Innovare la fuga, magari restando a guardare...».)
— Che stronzo!
— Perché? Ci sono gli spunti per la discussione, anche se non possiede la verità. È confuso, un adorabile pasticcione che non fa male a nessuno...
— E piantala di psicologizzarlo!...
— No, non la smetto!...
Il Clandestino e l’Intrusa litigano. La bomba esplode. I frantumi della coppia prendono mille direzioni. Joshwa pulisce gli occhiali. Una moscella di carne si posa sulla lente.
—Maledette vespe!
Macana schiatta a ridere.
— Be’, cosa c’è da sganasciarsi?
«È un pezzo di cadavere, Joshwa, non lo vedi che è mollo?»
Il Search è sulle tracce di Joshwa, alle porte di Goro.
— Mi sento tampinato...
«Probabile» fa Macana, «meriti una pausa... ».
— Il grullo se la spassa... Ciondola sul fiume e il mondo se lo litiga... ma se lo piglio, mi godo la taglia di ’sto pezzo di “dead or alive”!...
Golden Hacker è disperato: ha un maledetto bisogno di soldi. le sue decisioni partono dall’economia, dal ricatto economico... Il cadaverismo impera...
Joshwa avverte la sintonia, ma gli impulsi tendono a scemare: non trovano riscontro. Seduto sul parapetto del sarangone, Joshwa fuma la pipa. Con la testa fa i cenni, significativi: «No, no, non è possibile, non può essere vero: qui intorno non c’è anima... ma guarda che scherzi ti fa l’immaginazione...»
Un tiro dalla pipa: le guance rientrano. Joshwa sembra un luccio. Magro e scavato. Ma veniamo al paesaggio.
La polvere dà una mano di giallo alla desolazione fangosa. La melma rutta. Gli spiriti degli abissi sonnecchiano come i servizi segreti.
Macana è in missione. A Joshwa non farebbe schifo una brioscia.
— Figurarsi, non so guadagnarmi il pane!...
— Parla da solo e fissa il sole: è matto, ve lo dicevo...
— C’è un bersaglio a tre km da qui... Dobbiamo andarci cauti a rapire il pollo...
— Si tratta di Reginald: è un mattacchione innocuo... Digli di accostare...
— Maledizione, il Search è sulle mie orme...
Golden Hacker non si scoraggia. Non demorde.
— Chi siete?
— Dottori...
— Ah, bene...
— Reginald, come mai sul fiume?
— Ehm, prendo il fresco...
— Wow! Anche noi... A che distanza reale partecipi?
— Centosessant’anni circa...
— Qual è l’ultimo lightining che hai fatto girare?
— Non me lo ricordo... — e tra i denti Golden Hacker aggiunge «figli di puttana!».
Reginald non ha un buon concetto del Search: vogliono sottrargli il business, quel pezzo di “dead or alive” che è Joshwa.
Al Search pensano che Reginald sia un ingenuo: nulla da temere da uno che gira da 160 anni.
— Ehi, Reginald... Sarebbe il caso che girassi al largo... Noi qui cerchiamo i pesci, ma il Search potrebbe arrivare da un momento all’altro e se tu non hai i permessi, potresti fare la fine di Golden Hacker...
Reginald non risponde, pensa: «Vi siete sputtanati... Venite a conoscere il vero Reginald!».
— Figliolo! Reginald!?
— Non risponde? S’è offeso?
— Solo uno era in grado di sparire senza lasciare tracce, rimanendo nei paraggi...
— Capo, pensi a Golden?
— Dio non voglia: non avremmo scampo...
Il Search ha il compito di stanare i precursori. Pensava di aver fatto la pelle a Golden Hacker; di essersi liberato di lui... Invece, ecco un Reginald qualsiasi che lo fa tremare... Il Search teme i fautori, i cantanti, Joshwa e le femmine.
— Credi che ’sto Reginald abbia qualcosa a che vedere con Joshwa o con Golden...
— Ma no, magari è saltato il circuito e lo abbiamo perso di vista... Insomma, che ne so: me lo ricordavo prevedibile...
Golden Hacker segue le rappresentazioni del Search.
— Figli di puttana... Il lago biforca nella giogaia tra i colli dei meadows, ma io ho individuato le torrette delle riprese e i bunker... l’artiglieria sparsa alla rinfusa nel cortile... altro che documentazioni e pesci...
— Golden?
— No, amore, non adesso! Sono impegnato...
— Ma io...
— Amore, non ora, ok?
— Va’ a farti fottere, Golden! Il Search ha il parrucchino marrone, lo sanno tutti, idiota!
— Starjoy, non prendertela ti prego...
— GRUNF!
— Al diavolo, pupa!... il Search col parrucchino marrone, roba da old style... Ehi, Transberg, ti ho trascurato. Come stai?
— La pupa non ha torto... Il Search ha due volti: il lago e l’ex parrucchiere...
— Vacca! Come fai a sapere ’ste cose?
— Io ho ancora una vita sociale; sei tu che fai il solitario... Che acque bazzichi?
— Un affare da poco...
— Taglie, riscatti, alterazioni of system?
— Be’, sì, qualcosa del genere... Tu sei a posto?
— Ho finito le modifiche: finalmente sono femmina, carnazza succhia cazzo...
— Che pezzente! Se ti sentisse Starjoy...
— Golden? Perché non ci provi almeno una volta a stare con me? Ho la fregna che c’entri con la testa...
Transberg si dimena. Si scollaccia. Ansima. Reginald l’oscura. Va a tuffarsi tra gli appunti di Joshwa.
«La destabilizzazione non coincide con la full immersion tra i dati del Search. Per comprendere non bisogna accettare il sistema consono delle funi e dei marchingegni adatti per calarsi nel lago. Ciò si addice ai burocrati...»
— Wow! Sono d’accordo, vecchio mio! Quando parlano i burocrati mi viene la pelle d’oca!
Golden si esalta. Gli giunge il messaggio degli Emissari:
— Noi non rimandiamo dal soggetto al concetto!
— Fottuti burocrati pidocchi... — Golden avvista il cerchio.
— Wow! Macana è nei paraggi... La seguo e metà del lavoro è fatto!
Golden visualizza l’angelo che non sa parlare. Mastodontica, coi tatuaggi visibili a un km di distanza, Macana avanza nella bruma della sera. Macana sa quello che fa. Il Search trattiene un manichino, un sosia di Joshwa addestrato da President: uno stronzo coi chip. Il vero Joshwa è ignaro. Chiacchiera per caso con gente di fiume.
— Che fai per mangiare?
— Scrivo. Sto pensando a un libro di aforismi... Ti faccio un esempio: «La stravaganza delle decisioni non dipende dal modo d’immaginare il mondo...».
— A me mi pare ’na cavolata... Lo vuoi un tozzo con un’arancia, prima di svenire?
— Ti ringrazio! Per ricambiare mi piacerebbe spiegarti il senso di quello che volevo dire...
— Ok, ma non fare il prolisso, né l’ermetico: soffro d’orticaria...
— Chi fa la fame deve arrangiarsi coi rifiuti del rusco. Pretenderesti che morisse?
— Io? No, assolutamente! Sono un buono, io...
— Be’, col mio mestiere devo sconfinare, sono costretto ad analizzare...
— Sei toccante, amico, ma ripeto: non ci prendo, scusami, sai, sono di coccio!... Buono il pane? E l’arancia?
— Grazie! Conosci altri modi per morire, a parte l’essere giovane e soffrire di crepacuore?
— Oh, cazzo! Ma sei una miniera, una vera miniera di nonsocosa, amico!
— La verità è insondabile anche se gradisce le forme palpabili della realtà...
— Ok, credo che hai toccato il fondo...
— Babbo! Dai, andiamo! Costui porta male...
Padre e figlio s’allontanano. L’elica cavita. L’acqua vortica. Joshwa allunga il mento per salutare. Torna a guardare il vuoto.
Golden spulcia ancora tra le carte di Joshwa. Si sofferma sull’analisi delle leggi e degli insulti: un capolavoro!
Scocca un’occhiatina tra le ricette di croissant: preziose! Va oltre: «L’artista ordina la realtà. Se volesse fare tutto non potrebbe creare. l’arte indirizza dal caos al cosmo. L’artista deve superare le aspirazioni religiose... ».
Golden suda: è eccitato.
— Lo salverei, se non avessi bisogno di quattrini...
Macana lampeggia. Sta per agguantare alle spalle uno dei tecnici del Serial Work: gente senza scrupoli che ha tolto di mezzo i mutanti, per mettere a punto robot con sembianze umane, le cosiddette Guide del Paese.
Macana porta lo scompiglio. Golden Hacker sente i rumori e tralascia le ultime righe di una memoria: «Il risveglio fu animato dalle pratiche sessuali. Pensammo che tutti avrebbero seguito la nostra strada. Ci stavamo sbagliando... Tuttavia restammo fiduciosi...».
Reginald dà man forte a Macana e abbatte le barriere. I Segreti finiscono sul greto del Po. Macana torreggia. Continua a ribellarsi alla mancanza di tatto dei Tecnici del Serial Work. Come una massa di gelatina, si muove facendo cadere i candelabri e i computer. I tecnici sono in ginocchio: — Non rompere i pupi, i nostri anni di fatica... Potremmo pensare a una riconversione; potrebbero diventare benefici, riprogrammando l’uso...
Macana punta i piedi e fa fumo dalle narici. È più chiara del sole: «Non mi fido! Bruciateli e datemi il sosia di Joshwa... Volete seminare zizzania e far credere che anche lui sia un adepto del Search, magari il prediletto? Ve l’ho letto nel DNA: Joshwa for President e finalmente manodopera gratis...»
— Ti sbagli! Noi vogliamo bene al tuo amico...
La misura è colma. Golden dà una mano a scatenare il putiferio: scosse elettriche e frustate sulle chiappe. Macana crede agli gnomi: fa i segni magici per dare il benvenuto.
L’arroganza dei Tecnici viene allo scoperto con lo scherno da Ferocia Culturale: — Sei una sciocco superstiziosa, ignorante! Abbiamo a che fare con un solitario, un pirata... e magari è lo stesso Search a pagarlo...
Macana ha ragione a non fidarsi. Accentua l’aria di sdegno: «PUAH! Adulatori degli sfruttatori... Manichiniiiiiiii...».
E con una raffica di fiato li trasforma in statuette di creta. Sente che c’è qualcuno che esulta, ma non vede nessuno e pensa ai folletti. Golden Hacker uggiola con le lacrime agli occhi dalla contentezza.
— Ce l’abbiamo fatta bella mia! Smack! Meriti un milione di baci e una ripassatina, ehm... Se fossi un tantino più normal...
Macana avverte gli schiocchi sulle guance e si volta. Le pareti del Search sembrano impermeabili; le finestre sono serrate...
Se fosse su Test, il pianeta di provenienza, si sarebbe trattato di un miracolo, ma sulla Terra suona davvero strano.
Di Reginald neppure l’ombra. Macana si rigira. Guarda il soffitto. Non sospetta. Ripete i gesti magici di commiato.
Golden è al settimo cielo: — Pensa tu, in quattro e quattr’otto ti facciamo il mondo nuovo; sgominiamo il piano del Search mentre il grullo aspetta le briosce...
S’accorge di Macana pronta ad abbandonare l’emosim. Decide di coprirle le spalle: il Search pattuglia sempre tra i channel.
— Macana si ritira...
— Ma se ne è uscita vittoriosa e col pupazzo...
— Sì, ma noi siamo dell’investigazione del Search e lei è convinta di aver preso tutti i Responsabili...
— Io la lascerei andare: non vorrei trovarmi un giorno a esaminare i volti della folla che ulula: Sono loro! Appiccategli foco!
— Tranquillo... Macana è contro l’annientamento...
— Non ci credo; ha spaccato tutto...
— Era per via della stazza da cetaceo che si ritrova...
— Ma se li ha pietrificati! Non è morte, quella?...
— No: è il passaggio dallo stato fluido allo stato solido e... dalla materia all’inerzia... da uno stato di fatto al concetto di non-movimento...
— Eh?
— Niente, niente... meditavo...
— Siamo pratici! Non prendiamo il saggista pur sapendo dove vive... Sarà mai inespugnabile quel suo burchiello sul fiume? Te lo sei mai chiesto?... La verità è che siamo pedine... La posta in gioco è grossa! Ci riservano Macana e comunque ci tocca una sorte di cacca... Disertiamo?
— Naaaa, non ci sto...
Il fiume rallenta e accelera. Coglie d sprovvista. Qui si cullano le vuote promesse di sicurezza. I millenni trascorrono tra i channel a strisce e righe, disturbati dalle perturbazioni.
Il fango del Po: un’unica estrema periferia, che aspetta le informazioni. Esaurite le dichiarazioni, comincia la corsa al l’accaparramento. Le voci tenui e flebili della critica si scontrano con la crisi della materia.
Le isole sono una realtà retorica. Joshwa scrive: «Saremo costretti a respingerci...»
Il saggista è seduto dietro la buffetta di vilwood coi lumini accesi. Golden non se la sente di violare quella misera privacy. Si augura che Macana raggiunga e protegga lo scrittore. Golden vorrebbe saper rinunciare al proposito d’intascare la taglia.
— Quel ragazzo non merita la fine... Mio Dio, non devo essere io a tenerlo al riparo dalle rogne...
Reginald rimugina. La sorte l’accomuna, per certi versi, alla sua vittima.
— Maledizione a me e a quando ho accettato di fare il bounty killer!
È come trovarsi tutti alla stessa ora, all’appuntamento per farsi fuori a vicenda. Tranne Joshwa... che non muoverà un dito! Onore a Joshwa! Golden l’invidia. Ha inizio il countdown.
— L’eroe si tira indietro... Dovremo convocarlo per una rinfrescatina, il birbante...
Golden avverte di essere braccato.
— Ho l’investigazione alle calcagna... Macana perché non rompi gli indugi? Vuoi vedere stritolato lo gnomo che ha facilitato le tue operazioni nel building sul lago?
L’impotenza gli fa luccicare gli occhi. Non è abituato a piangere. Col respiro bloccato, struscia il naso sul braccio, la sciandovi le lumachine.
Decide di uscire dallo sgabuzzo. Si assesta le paddosce. Ghigna allo specchio.
Se ne va per le strade di Flumina. l’attacco è nell’aria, ma non può fregargliene di meno. L’ora d’aria, innanzi tutto!...
La Lupa frigge le rane.
— Ciao, rossa!
— Hullo!
I marmocchi coi chip vendono boîtes. Cercano di rifilare una memory a Reginald.
— Una memory a me, boys? Si vede che non sapete chi sono, mah...
Luccica lo squallore. Sfrecciano i neuromobil.
Golden ha la gola secca. — Devo bagnarmi il gozzo...
Spinge ed entra nel bar. L’ansito simultaneo delle combriccole di Simili gli corre incontro in cerca d’aria. Ma che sorpresa! Macana fa il break e il saggista è in pericolo.
— Ehi, Reginald! Cosa ti servo?
— Un highball, grazie!
— Sei torvo, que pasa?
— Nada, amigo...
Il barista gli passa la bomba da ingollare e Golden strabuzza gli occhi. Rosso chili, va al tavolo di Macana. Si siede. Macana pacifica sorride.
— Non capisci che lui è spacciato? Ecchetti credi, che il Search così lo sgomini?!?
Il sesto e il settimo senso danno l’allarme. Macana dà una pacca all’amico. Thank you, man! Tracanna l’ultimo sorso di weis e corre nell’umidità della notte.
La Lupa lancia gli animali fritti ai marmocchi. Golden si fa sulla porta del bar finché Macana non sparisce dalla vista.
Soddisfatto, torna alla tana. Golden non ha numero nella lista: risiede tra i reietti, negli elenchi speciali.
Intrighi. Polimeri. ’Sta storia delle taglie... Be patient!
— Fuori o dentro, we live in a list... — Reginald canticchia e cerca l’orizzonte, la righina rossa amaranto che separa il fiume nero dal cielo color di bitume.
I pioppi sono finiti nel compensato. È più facile reperire l’ambra, le lacrime delle Erinni, ninfe del fiume, sorelle di Fetonte.
Golden ride del calembour: il leggendario fetentone, il cabarettista figlio del Sole, la metafora del tramonto... i tristi simboli dei drammi umani...
Si butta a croce sul letto. Dormire è un buon rimedio: obbliga a voltare pagina. Un Reginald che muore è soppiantato da un Reginald che fa il bounty hacker, killer all’occorrenza...
Le considerazioni di Joshwa sull’arte gli sfuggono... — Oh, al diavolo i sensi di colpa...
Si gira su un fianco prendendo l’uccello in mano. Lo strizza: due goccine trasparenti e poi sgorga il lattice. Nel sogno, Starjoy fa l’anguillona.
— Madonna, quanto mi manchi... — Reginald si agita. Gli spilli invadono la pelle; miliardi di stimoli che attizzano il sangue: la lava incandescente passa per le tonsille; affluisce alla bocca... Reginald si sveglia di soprassalto: starebbe meglio all’inferno... Si passa la mano sulla fronte: sudore, panico... Bussano alla porta.
La scena si restringe nell’ufficio del Search: effetto di prospettiva che si chiude. Strette finestre a feritoia permettono ai raggi di luce d’inondare la punta dei piedi di Golden. I barbagli evidenziano la carne dilaniata nel sangue, le unghie strappate... Il casco e gli elettrodi di virtuality ben piantati in testa: optional...
Reginald sputa i denti... Se questo è un uomo...
Joshwa è seduto sul pontile, coi piedi a mollo. Volta la schiena al mondo d’asfalto e sorci. Macana prende il sole; respira sollevando e abbassando il torace: un impasto che lievita e deborda.
Joshwa non riesce a concentrarsi. Riconta le barche che sorreggono il ponte.
I pixel che compongono l’immagine sono radi; affiora una foto sfocata: la solita risoluzione scadente del puntinismo della carta stampata.
Joshwa la vede affiorare dalle acque, ma il povero cristo non cammina: ha un volto e il resto è meglio rigenerarlo in emosim.
— Macana... Macanaaaaa!
«Qualcosa non va?»
— Ho l’effetto di stroboscopio nella retina... Sta girando un lightining di cui non ricordo...
«Capelli rouge, occhi muschio, ma vividi, sorriso beffardo... Ti sembra un rinnegato? Ricciuto e risoluto?»
— Lo conosci? Fluttua in brutte acque...
— Gli gnomi non muoiono, rilassati Joshwa...
La pseudo-jaguar della Lupa frena stridendo sulla sabbia della golena in secca. Joshwa la saluta. Silenzio. Macana abbraccia la sorella: un mazzo di asparagi per via della magrezza.
— Era il tuo uomo? — Joshwa è timido.
— Era inerme: non era un bounty killer... Lo conoscevo: si metteva sulle tracce di qualcuno e cercava di salvarlo dal Search. Tuttavia ha preso dei soldi, tanti quanti sono serviti a procurargli una pessima reputazione tra i Simili, sebbene non conducesse a termine le commissioni del Search... Era invischiato, ma non tradiva... Lui non ti avrebbe ucciso, né avrebbe permesso la tua cattura... Il Search sa che ti trovi qui, ma vorrebbe che tu risultassi come lo Scriba del Search nell’emosim... Fingono di volerti vivo o morto: conta l’identità di Scriba, colui che ti scredita... Se non vuoi morire suicida, se la tua è una grande o una piccola verità, anche se fosse una bugia, portala tra noi... Non portarla affatto, ma vieni a scrivere le litanie tra noi... Lascia che Macana torni su Test.
Macana si gonfia e si sgonfia, con l’alternarsi delle emozioni e dell’umore.
«E mo’ che faccio? La donna cannone? La ristoratrice? Io ci ho la vocazione della talent scout...»
La Lupa sorride. Mette in moto e parte.
— Dimmi cosa devo fare! — Joshwa urla e tossisce nel polverone sollevato dalla pseudo-car.
— Quello che hai sempre fatto: scrivere... Joshwa va su e giù come un disperato. Il faccione di Macana è rigato.
— E togliti di torno... Sai da quanto tempo non faccio del sesso? È una vita... Una vita piena di appunti: una vita che è un sacrificio... Per che cosa mi sono sacrificato in questi anni? Chi sta godendo del paradiso terrestre?
«Ma se è una fogna...»
— Tu sbagli! Sai perché oggi non scrivo? Perché ho smesso di vivere e io Scriba se ne approfitta per girare e sostituirmi! Sono un deficiente dentro la pagina e fuori, perdio! Così è la lista... Ma tu non puoi capire: tu vieni da Test, figuratiiii!
Joshwa è una biscia. Pulisce le lenti coi lembo della camicia. Ci vede meno di prima. Macana vuoi capire: viene da Test...
— Non oso dare spiegazioni. la Lupa ha ragione! Sputa il suo parere e tu li come un coglione in libertà... Vacca, che situazione!...
«Prendi e vai, o rimani se ti fa più comodo, ma non morire!»
— Sei peggio di Lola Lupa... Le donne, PFUI!
«Anche se non sei un cialtrone bello e drogato, fai la tua figura... Potresti trovare un lavoretto come spogliarellista...»
— Che ironia del cazzo!... Ma perché sono qui e non nella mia casa galleggiante?
«Io sono un angelo: devo pur dedicarmi a qualcuno...»
— Una specie di genio della lampada? Se dico va a culo Macana, tu sparisci?
«No! Se non vuoi vedermi vai via: sei libero!»
— Già, già... È il solito trabocchetto...
Abbiamo gli spunti per la polemica. si profila il paradosso della singolarità multipla: la persona e i cadaveri; lo sfondo e la peculiarità; la rivendicazione e l’abuso; l’atteggiamento e le concezioni... mancano il sesso, la dedizione alla fragilità del corpo, l’ubbidienza alla materia (che è pur sempre una bella disubbidienza)... se solo seguissimo la vocazione...
— Sta girando roba forte per il Search... Quel Joshwa è impazzito: non riconosce i Mestieri...
— L’ho sempre detto: il potere deve guardarsi dagli artisti. In confronto i terroristi sono polpette...
— Polpette una cippa! Uccidono...
— Sì, ma non devastano l’Ordine... L’artista non soccombe, sovverte...
— E se lo torturassimo...
— Impossibile: è imprendibile...
— Il graffitista, ecco chi è... ed è tornato con Joshwa, guarda caso...
— Nemmeno quel Golden ci ha dato tanto filo da torcere...
— Rimpiangi?
— No, no... Troppo onesto e puro: non ha cantato... Non so se abbia assunto il ruolo di vittima per non contrariarmi: s’è fatto ammazzare... Atroce!... L’altra notte, avrei preferito spararmi un colpo, piuttosto che sognarlo pesto e gonfio... mio Dio, sono un essere umano anch’io...
— Vuoi che ti faccia fuori?
— Te la senti?
— Come dice la canzone: sempre al mondo ci sarà, chi un colpo sparerà: Bang Bang ...
Dal Search alla barbarie il passo è breve...
La conferenza mondiale sulla pace è una boiata, anche la conferenza off è una boiata. Joshwa parla. Improvvisa.
«Giacché i personaggi, dèi e semidei, gnomi, (e le femmine le tengo a parte ché non è il momento) sono venuti a con tatto per trasformare la realtà, dico: essa sopporta la manipolazione, registra i mutamenti. L’intolleranza del Search distorce l’azione dei singoli, ma badate: l’impotenza è superabile. A quelli del Search, non bisogna sparargli in faccia come loro ci insegnano, ma deriderli; prenderli per il culo; raggirarli...»
Macana sgomita nella milza della Lupa e applaude.
La Lupa se la ride. Con l’Imprendibile preferisce scoparci, magari in teletransport, ma scoparci...
Parlare? Fa bene alla salute come lacerare, fare a pezzi la lista, i fottuti gangli del potere: basta un niente, un lightining... Guai a chi osa alzare la mano per colpire...
— È un proclama della Lupa?
— Ma piantala! Spaventi i ragazzi delle scuole... Non vedi? Sono i soliti titoli di coda...
— Guarda: il Search si perde il parrucchino... Che obbrobrio!
«La voce di zucchero caramellato del Coiffeur pour Search mette i brividi. È un mondo che pullula di alleati: governativi e cassieri; incaricati ed equipaggiati. L’emosim s’affianca alle reggenze: si annodano i contatti. Lasciamoli fare, ma continuiamo a disseminare i lightining, anche storpi e con le spille al naso... Massimo rispetto! Usare un unico segnale per le presenze e la dissolvenza: Keep on ’n fade out... Se ci stai, impari un trucco...»
— Joshwa!?
— Sììì?
— Mi racconti qualcosa?
— Vai da Zed: lei è una conservatrice del Boîtes & Memory Museum...
— Ma io non voglio parlare con un’installazione cibernetica...
— Fidati!
«Tutto cominciò con l’avvento del Prolasso: materia aliena with no direction home, like a complete unknown, like a rolling stone... alcuni pensarono a un satellite of love: passavamo un bel momento davanti al TV color a guardare la navicella spaziale impuntata nel suolo... Ero piccolo, non avevo fatto il cameriere, né il camionista ancora, ma sapevo che un giorno avrei potuto scrivere: la mia vita cambiò quando l’astronave rovinò sulla terra e si piantò nel giardino di casa mia...»