Stories 93 / Random

Stories by philip kindred dick

previdenza (italian)

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Tutto a un tratto fu in movimento. Intorno a lui ronzavano dolcemente i motori a reazione. Si trovava su un piccolo incrociatore privato che solcava placidamente il cielo pomeridiano, tra una città e l'altra.
— Uh! — esclamò, drizzandosi sui suo sedile e strofinandosi la fronte. Accanto a lui, Earl Rethrick lo stava osservando intensamente, con gli occhi scintillanti.
— Si è ripreso?
— Dove siamo? — Jennings scosse la testa, cercando di superare quel senso di doloroso stordimento. — O forse dovrei formulare la domanda in un altro modo. — Già si era accorto che non era autunno inoltrato. Era primavera, perché i campi al di sotto del velivolo erano verdi. L'ultima cosa che ricordava era di trovarsi insieme a Rethrick dentro un ascensore. Ed era autunno inoltrato, a New York.
— Sì — disse Rethrick. — Sono passati quasi due anni. Si accorgerà che sono cambiate un sacco di cose. Pochi mesi fa è caduto il governo, ed è stato sostituito da un altro ancora più forte. La polizia ha un potere pressoché illimitato; adesso stanno insegnando ai bambini a fare le spie. Ma tutto questo era già nell'aria. Vediamo, che altro è successo? New York è diventata più grande, e ho saputo che hanno terminato di interrare la baia di San Francisco.
— Quello che voglio sapere è che diavolo ho fatto in questi due anni! — Jennings si accese nervosamente una sigaretta, schiacciandola a un'estremità. — Me lo dirà?
— No. Certo che non glielo dirò.
— Dove stiamo andando?
— Stiamo tornando all'ufficio di New York. Dove mi ha incontrato per la prima volta. Ricorda? Forse se ne ricorda meglio di me. In fondo, per lei è passato un giorno o due.
Jennings annuì. Due anni! Due anni della sua vita che se ne erano andati per sempre. Non sembrava possibile. Aveva continuato a pensarci, a discuterne dentro di sé, fino al momento di salire in ascensore. Avrebbe dovuto cambiare idea? Anche se la cosa gli stava per fruttare un bel po' di denaro (ed era davvero tanto, anche per lui), in realtà non sembrava che il gioco valesse poi la candela. Si sarebbe domandato in eterno che cosa aveva fatto in quel periodo.
Era legale? Era… Ma a questo punto era inutile fare congetture del genere. Proprio mentre stava cercando di prendere una decisione, era caduto il sipario. Guardò tristemente dal finestrino il cielo pomeridiano. Al di sotto, la terra era umida e viva. Primavera, primavera due anni dopo. E a lui cos'era rimasto, di quei due anni?
— Sono stato pagato? — domandò, poi tirò fuori il portafoglio e vi guardò dentro. — Pare di no.
— No. Lei sarà pagato all'ufficio. Ci penserà Kelly.
— Tutto insieme?
— Cinquantamila crediti.
Jennings sorrise. Si sentiva un po' meglio, ora che l'altro gli aveva ripetuto ad alta voce l'entità della somma. Probabilmente non era poi così brutto. Quasi come essere pagati per dormire. Ma lui era due anni più vecchio, e due di meno gliene restavano da vivere. Era come vendere una parte di se stesso, della sua vita. E la vita valeva la pena di viverla tutta, in quei giorni. Scrollò le spalle. In ogni caso, era ormai una cosa che apparteneva al passato.
— Siamo quasi arrivati — disse l'uomo più anziano. Il robopilota fece scendere in picchiata l'incrociatore, puntando il muso verso il suolo. Sotto di loro divenne visibile il contorno di New York City. — Bene, Jennings. Spero di non rivederla mai più. — Gli porse la mano. — È stato un piacere lavorare con lei. Noi abbiamo lavorato insieme, lo sa. Fianco a fianco. Lei è uno dei migliori tecnici che abbia mai avuto. Abbiamo fatto bene ad assumerla, anche a quel prezzo. Lei ci ha ripagato abbondantemente… benché non se ne renda conto.
— Sono contento che abbia speso bene il suo denaro.
— Lei sembra arrabbiato.
— No. Sto solo cercando di abituarmi all'idea di essere due anni più vecchio.
Rethrick rise. — Lei è ancora molto giovane. E quando avrà i soldi in mano, si sentirà assai meglio.
Discesero dal velivolo sul piccolo campo d'atterraggio in cima al palazzo dell'ufficio di New York, e Rethrick lo condusse verso un ascensore. Quando la porta si spalancò davanti a lui, Jennings ebbe uno shock: quell'ascensore era l'ultima cosa che ricordava. Dopo, c'era soltanto un velo nero.
— Kelly sarà lieta di rivederla — disse Rethrick, mentre uscivano in un atrio illuminato. — Ogni tanto mi chiede di lei.
— Perché?
— Dice che lei è un bell'uomo. — Rethrick infilò nella serratura della porta la chiave a codice, e la porta si aprì immediatamente. I due uomini entrarono nell'elegante ufficio della Rethrick Construction. Dietro una grossa scrivania di mogano sedeva una ragazza, intenta a leggere un rapporto.
— Kelly — disse Rethrick — guarda un po' chi ha finito il suo tempo? La ragazza sollevò la testa e sorrise. — Salve, signor Jennings. Come si sente, a essere di nuovo nel mondo?
— Bene. — Jennings si diresse verso lei. — Rethrick dice che lei è addetta ai pagamenti.
Rethrick diede una pacca sulla spalla di Jennings. — Arrivederci, amico mio. Io torno allo Stabilimento. Se lei dovesse avere mai bisogno urgente di un bel po' di soldi, si faccia vedere e faremo un altro contratto.
Jennings annuì. Mentre Rethrick usciva, lui si mise a sedere accanto alla scrivania, accavallando le gambe. Kelly spostò indietro la sedia e aprì un cassetto. — Benissimo. Il suo tempo è finito, e la Rethrick Construction è pronta a pagare. Ha la copia del contratto?
Jennings prese una busta dalla tasca e la gettò sulla scrivania. — Eccola.
Kelly tolse dal cassetto un sacchettino di stoffa e alcuni fogli di carta scritti a mano. Per un po' di tempo lesse questi ultimi con molta attenzione.
— Che c'è?
— Credo che avrà una sorpresa. — Kelly gli restituì il contratto. — Lo rilegga di nuovo.
— Perché? — Jennings aprì la busta.
— C'è una clausola alternativa. "Se la parte interessata così desidera, in qualsiasi momento, per tutta la durata del suo contratto con la succitata Rethrick Construction Company…"
"Se così desidera, al posto dell'importo in denaro stabilito, potrà avere, a sua scelta, articoli o prodotti i quali, a suo giudizio, siano di valore sufficiente da poter sostituire la somma…"
Jennings afferrò il sacchettino di stoffa e lo aprì, versandone il contenuto nel palmo della mano. Kelly lo osservò.
— Dov'è Rethrick? — Jennings si alzò in piedi. — Se ha solo un'idea di questa…
— Rethrick non c'entra niente. È stata una sua richiesta ben precisa. Ecco, legga qui. — Kelly gli porse i fogli di carta. — Di sua mano. Legga. È stata un'idea sua, non nostra. Davvero. — Gli sorrise. — Ogni tanto succedono cose de! genere, con i nostri contrattisti. Durante il loro tempo, decidono di sostituire il denaro con qualche altra cosa. Il perché non lo so. Le loro menti non recano traccia del passato, avendo acconsentito…
Jennings sfogliò rapidamente le pagine. Era la sua calligrafia, non c'era alcun dubbio. Le sue mani cominciarono a tremare. — Non riesco a crederci. Anche se l'ho scritto io. — Ripiegò i fogli, stringendo le labbra. — Mi devono aver fatto qualcosa. Io non avrei mai accettato una cosa del genere.
— Deve avere avuto un motivo. Ammetto che non ha senso, ma lei non può sapere quali fattori l'abbiano influenzata prima che le ripulissero la mente. Lei non è il primo. Ce ne sono stati parecchi altri, prima di lei.
Jennings si guardò nella mano. Dal sacchetto aveva tirato fuori un piccolo assortimento di articoli vari: una chiave a codice, la matrice di un biglietto, una ricevuta bancaria, un lungo filo metallico, mezza fiche da poker, un pezzo di stoffa verde, un gettone per l'autobus.
— Questa roba, in cambio di cinquantamila crediti — mormorò. — Due anni…
Uscì dall'edificio sulla strada piena di gente. Era ancora confuso, e stordito. Era stato raggirato? Sentiva, nella tasca, il peso di tutta quell'inutile paccottiglia. Tutto ciò, in cambio di due anni di lavoro! Eppure aveva visto la scrittura di suo pugno, la sua dichiarazione di rinuncia, la richiesta di sostituzione. Come Jack e la pianta di fagioli. Perché? A quale scopo? Che cosa lo aveva spinto a fare una cosa del genere?
Si girò, e prese a camminare lungo il marciapiede. All'angolo della strada una vettura di superficie gli bloccò la via.
— Forza, Jennings. Salga su.
Sollevò lo sguardo. La porta della vettura era aperta, e dentro c'era un uomo che gli puntava addosso una pistola a raggi. Un uomo con un'uniforme azzurra. Quella della polizia.
Jennings salì. Lo sportello si richiuse dietro di lui, e le serrature magnetiche scivolarono al loro posto. Come un sepolcro. La vettura riprese la sua marcia lungo la strada. Jennings si appoggiò al sedile, mentre il poliziotto accanto a lui abbassava l'arma. Un secondo poliziotto lo frugò abilmente in cerca di armi; gli sfilò il portafoglio e tirò fuori la manciata di oggetti, la busta e il contratto.
— Che cos'ha? — domandò quello che era alla guida.
— Un portafoglio, del denaro. Un contratto con la Rethrick Construction. Niente armi. — Restituì a Jennings le sue cose.
— Che significa tutto questo? — domandò Jennings.
— Vogliamo farle qualche domanda, tutto qui. Lei ha lavorato per Rethrick?
— Sì.
— Due anni?
— Quasi due anni.
— Allo Stabilimento?
Jennings annuì. — Immagino di sì.
Il poliziotto si chinò verso lui. — Dov'è quello Stabilimento, signor Jennings? Dov'è situato?
— Non lo so.
I due poliziotti si scambiarono un'occhiata. Il primo si umettò le labbra, puntandogli addosso uno sguardo penetrante. — Non lo sa? Seconda domanda, l'ultima. Che genere di lavoro ha svolto in questi due anni? Di cosa si è occupato?
— Di meccanica. Riparavo macchinari elettronici.
— Che tipo di macchinari elettronici?
— Non lo so. — Jennings fissò l'altro e non potè fare a meno di sorridergli ironicamente. — Mi dispiace, ma non lo so. È la verità.
Vi fu un silenzio.
— Che cosa intende dire, dicendo che non lo sa? Che ha lavorato per due anni come tecnico senza sapere a cosa lavorava? Senza nemmeno sapere dove si trovava?
Jennings si drizzò. — Perché tutte queste domande? — Di cosa mi accusate? Io non ho fatto nulla, lo sono stato…
— Lo sappiamo. Non intendiamo arrestarla. Ci servono soltanto informazioni per i nostri archivi. Sulla Rethrick Construction. Lei ha lavorato per loro, nel loro Stabilimento. E ha svolto un incarico importante. Lei è un tecnico elettronico?
— Sì.
— Lei ripara calcolatori di alta qualità e attrezzature connesse? — II poliziotto consultò il suo taccuino. — Secondo quanto c'è scritto qui, lei è considerato uno dei migliori tecnici del paese.
Jennings non fece commenti.
— Ci dica le due cose che vogliamo sapere, e la rilasceremo subito. Dov'è lo Stabilimento di Rethrick? Che genere di lavoro vi si svolge? Lei si è occupato delle loro macchine, no? Non è così? Per due anni.
— Io non lo so. Penso di sì. Non ho la più pallida idea di cosa abbia fatto durante questi due anni. Potete credermi o no. —Jennings abbassò stancamente lo sguardo.
— Che facciamo? — domandò alla fine il guidatore. — Le nostre istruzioni si fermano qui.
— Portiamolo alla centrale. Qui non possiamo fargli altre domande. — Dai finestrini della vettura di superficie, si vedevano uomini e donne che procedevano a passo veloce lungo i marciapiedi. Le strade erano ingombre di veicoli, con a bordo i lavoratori che tornavano alle loro case fuori città.
— Jennings, perché non risponde alle nostre domande? Cosa le prende? Non ha alcun motivo di nasconderci informazioni così semplici. Non vuole collaborare con il suo governo? Perché si ostina a non dirci nulla?
— Ve l'avrei detto, se l'avessi saputo.
Il poliziotto replicò con un grugnito; gli altri tacquero. Ben presto la vettura giunse davanti a un grosso fabbricato di pietra. Il guidatore spense il motore, si tolse la cuffia di controllo e la ripose nella sua tasca; poi, con una chiave a codice, fece scattare la serratura magnetica.
— Che facciamo, lo portiamo dentro? In effetti non…
— Aspetta. — Il guidatore scese a terra, seguito dagli altri due, i quali si richiusero lo sportello alle spalle; poi i tre poliziotti si fermarono sul marciapiede davanti alla centrale di polizia, e diedero vita a un acceso conciliabolo.
Jennings se ne stava seduto tranquillo, a occhi bassi. La polizia voleva informazioni sulla Rethrick Construction. Be', lui non poteva dir loro proprio nulla. Avevano scelto la persona sbagliata, ma come poteva dimostrarlo? La cosa sembrava assurda. Due anni della sua vita cancellati dalla sua mente. Chi gli avrebbe creduto? Sembrava incredibile perfino a lui.
La sua mente tornò indietro al momento in cui aveva Ietto quell'annuncio. Aveva fatto centro, lo aveva colpito in pieno. Cercasi tecnico, poi un profilo generale dei lavoro da svolgere, vago e allusivo, ma pur sempre sufficiente a fargli capire che era proprio il tipo di lavoro in cui lui era specializzato. E la paga! Interviste all'ufficio, test, moduli da riempire, quindi il graduale rendersi conto che la Rethrick Construction sapeva tutto su lui, mentre lui non sapeva niente di loro. Che tipo di lavoro svolgevano? Costruzioni, ma di che genere? Che macchine avevano? Cinquantamila crediti per due anni…
E ne era uscito con la niente completamente ripulita. Due anni, e non ricordava nulla. Gli ci era voluto un bel po' per accettare quell'aspetto del contratto. Ma poi aveva accettato.
Jennings guardò fuori dal finestrino. I tre poliziotti stavano ancora parlando sul marciapiede, cercando di decidere che cosa dovevano fare di lui. Si trovava in un bell'impiccio. Gli chiedevano informazioni che non poteva dare, che non conosceva. Ma come faceva a dimostrarlo? Come faceva a convincerli di aver lavorato due anni e di saperne alla fine meno di quanto ne sapeva prima di cominciare? I poliziotti se lo sarebbero lavorato, e avrebbero impiegato un bel po' prima di convincersi che diceva la verità; a quel punto…
Si guardò intorno rapidamente. C'era una possibilità di fuga? Tra un attimo sarebbero tornati. Toccò la porta: era bloccata con serratura magnetica a triplo anello. Lui aveva lavorato spesso alle serrature magnetiche, e aveva anche progettato parte di un nucleo a scatto.
Senza la chiave a codice non era possibile aprire lo sportello. A meno che non potesse in qualche modo provocare un corto circuito nella serratura. Ma come?
Si frugò nelle tasche. Che cosa poteva usare? Se fosse riuscito a manomettere la serratura, forse aveva qualche possibilità. All'esterno continuava l'andirivieni della gente che tornava a casa dal lavoro. Erano le cinque passate. I grandi uffici avevano chiuso, e le strade erano congestionate di traffico. Se fosse riuscito a uscire dalla vettura, quelli non avrebbero osato sparare… Se ci fosse riuscito.
I tre poliziotti si separarono. Uno salì i gradini che conducevano alla centrale, e di lì a un attimo gli altri due sarebbero rientrati in macchina. Jennings si svuotò le tasche, tirando fuori la chiave a codice, la matrice del biglietto, il filo. Il filo! Un filo metallico sottilissimo, come un capello. Era isolato? Lo srotolò rapidamente. No.
Si chinò e fece scorrere le dita esperte sulla superficie dello sportello. Sul bordo della serratura c'era una linea quasi invisibile, una fessura tra la serratura stessa e lo sportello. Vi inserì un'estremità del filo, manovrandolo delicatamente in quello spazio ristretto, e il filo entrò di quasi tre centimetri. Jennings cominciò a sudare. Girò il filo di una frazione infinitesimale, facendo una lieve torsione, e trattenne il respiro. Il relè doveva essere…
Un lampo.
Mezzo accecato, si appoggiò con tutto il suo peso contro lo sportello che si spalancò, rivelando la serratura bruciata e fumante. Jennings rotolò sulla strada e si rialzò subito in piedi, trovandosi in mezzo a un groviglio di vetture che strombazzavano e sfrecciavano accanto a lui. Si nascose rapidamente dietro un autocarro traballante, e finì così proprio in mezzo alla corsia centrale. Con la coda dell'occhio, però, si accorse che i due poliziotti lo avevano visto e si erano lanciati al suo inseguimento.
In quel momento passò un autobus che ondeggiava vistosamente, carico di passeggeri. Jennings si aggrappò al mancorrente posteriore, issandosi sulla piattaforma. Volti stupefatti si puntarono su lui, pallidi spettatori improvvisamente ridestati dal loro torpore. Il robofattorino si diresse verso lui, ronzante per l'indignazione.
— Signore… — disse, mentre l'autobus rallentava. — Signore, non è permesso…
— Tutto a posto — lo interruppe Jennings, provando tutto a un tratto una strana esaltazione. Un attimo prima era in trappola, senza alcuna via di fuga. Due anni della sua vita erano andati in fumo per nulla, la polizia lo aveva arrestato e gli aveva richiesto informazioni che lui non era in grado di fornire. Una situazione disperata! Ma ora le cose stavano cominciando a quadrare.
Si mise la mano in tasca e tirò fuori il gettone dell'autobus, che poi infilò tranquillamente nella fessura del fattorino.
— Va bene? — domandò. L'autobus vibrò sotto i suoi piedi, mentre l'autista era incerto sul da farsi. Poi il mezzo riprese velocità, e il fattorino si allontanò, tranquillizzato; il suo ronzio scemò fino a cessare. Era tutto a posto. Jennings sorrise, e si fece strada fra la gente in piedi, in cerca di un posto dove sedere. Aveva bisogno di riflettere.
Aveva molte cose su cui riflettere, e la sua mente stava già turbinando.
L'autobus procedeva nel flusso incessante dì traffico. Jennings faceva ben scarsa attenzione alla gente seduta attorno a lui. Ormai non aveva più dubbi: non era stato raggirato. Quella gente era stata corretta, e la decisione era stata effettivamente sua. Stranamente, dopo due anni di lavoro aveva preferito una manciata di oggetti comunissimi a una somma di cinquantamila crediti. Ma, ancora più stranamente, quegli oggetti si stavano rivelando più preziosi del denaro stesso.
Con un filo di ferro e un gettone d'autobus era sfuggito alla polizia. E già era molto. Il denaro non gli sarebbe servito a nulla, una volta che il grande palazzo della centrale l'avesse ingoiato. Nemmeno cinquantamila crediti sarebbero bastati a tirarlo fuori di lì. E rimanevano altri cinque oggetti. Si mise la mano in tasca. Altri cinque. Due li aveva già usati. Gli altri… A che cosa servivano? A qualcosa di importante?
Ma la domanda più grossa era un'altra: come aveva fatto lui, il suo io precedente, a sapere che un filo di ferro e un gettone per l'autobus gli avrebbero salvato la vita? Lui lo aveva saputo in anticipo, ma come aveva fatto? E quegli altri cinque oggetti magari erano altrettanto preziosi, o lo sarebbero stati.
Il suo io di quei due anni aveva conosciuto cose che lui ignorava, cose che erano scomparse dalla sua mente quando la compagnia l'aveva ripulita. Come una macchina calcolatrice che fosse stata azzerata, o una lavagna appena cancellata. Ciò che lui aveva saputo non c'era più, con l'unica eccezione di sette oggetti, cinque dei quali si trovavano ancora nella sua tasca.
Ma il vero problema era un altro, per il momento. Per le speculazioni c'era tempo, e questo era molto più urgente e concreto. La polizia era sulle sue tracce. Avevano il suo nome e la sua descrizione, perciò era inutile pensare di tornare a casa sua… se pure aveva ancora una casa. Ma dove, allora? Alberghi? La polizia li controllava ogni giorno. Amici? Avrebbe voluto dire mettere in pericolo anche loro. Era soltanto una questione di tempo, prima che lo trovassero, magari a passeggio per strada, o in un ristorante, in un negozio, o in una stanza in affitto. La polizia era dovunque.
Dovunque? Non proprio. Se un individuo era privo di difese, per il mondo degli affari le cose erano molto diverse. Le grandi potenze economiche erano riuscite a conservare la loro libertà, mentre quasi tutti gli altri aspetti della società erano sotto il controllo del governo. Le leggi non proteggevano più il singolo, ma la proprietà e l'industria; i poliziotti potevano mettere le mani su chiunque, ma non potevano entrare in una compagnia, in una società, e fare ciò che volevano. Tutto ciò era stato chiaramente stabilito a metà del ventesimo secolo.
Industrie, corporazioni, aziende, erano al sicuro dalla polizia, la quale doveva ricorrere a vie lunghe e tortuose per giungere fino a loro. La Rethrick Construction era uno dei bersagli più in vista, ma la polizia non non poteva intervenire finché non ci fosse stata una violazione palese della legge. E se lui fosse riuscito a tornare alla compagnia, e a entrare nel palazzo, sarebbe stato al sicuro. Jennings sorrise fra sé. Era come la chiesa, il santuario dei suoi tempi. Non lo Stato contro la Chiesa, ma piuttosto il governo contro il Potere Economico. La novella Notre Dame, dove la legge non arrivava.
Rethrick lo avrebbe ripreso? Sì, alle vecchie condizioni. Lo aveva già detto. Altri due anni sottratti alla sua vita, e poi di nuovo sulla strada. Gli sarebbe servito a qualcosa? Improvvisamente, tornò a infilare la mano nella tasca, dove ritrovò i cinque oggetti. Di certo lui si aspettava che venissero usati! No, non poteva tornare da Rethrick e firmare un altro contratto a tempo. Bisognava fare qualcos'altro, qualcosa di più concreto. Jennings rifletté. Rethrick Construction. Che cosa costruiva? E che cosa aveva saputo e scoperto, lui, nel corso di quei due anni? E perché la polizia era così interessata alla faccenda?
Tirò fuori i cinque oggetti e li osservò attentamente. Il pezzo di stoffa verde, la chiave a codice, la matrice del biglietto, la ricevuta bancaria, il mezzo gettone da poker. Strano che oggetti così comuni potessero essere importanti.
E la Rethrick Construction era coinvolta in tutto ciò.
Non potevano esserci dubbi. La risposta, tutte le risposte, erano alla Rethrick. Ma dove si trovava? Jennings non aveva la più pallida idea di dove fosse lo Stabilimento. Sapeva dov'era l'ufficio, la grande e lussuosa stanza con la giovane segretaria, ma quella non era la Rethrick Construction. Lo sapeva qualcuno, a parte Rethrick? Kelly non lo sapeva. E la polizia?
Lo Stabilimento si trovava fuori città, questo era certo. Ci era andato con un razzo. Probabilmente era situato negli Stati Uniti, forse nella zona agricola tra una città e l'altra. Che dannata situazione! La polizia poteva essergli addosso da un momento all'altro, e la prossima volta non sarebbe fuggito così facilmente. La sua unica, reale possibilità di salvezza consisteva nel riuscire a rintracciare la Rethrick. Lo Stabilimento… Ci era stato, eppure non riusciva a ricordare nulla. Considerò i cinque oggetti che teneva in mano. Qualcuno di essi poteva essergli di qualche utilità?
Fu colto da un accesso di sconforto. Forse erano due semplici coincidenze, il filo e il gettone. Forse…
Esaminò la ricevuta, girandola e rigirandola, e sollevandola in alto per vederla controluce. I muscoli del suo stomaco si irrigidirono, il polso accelerò i battiti. Aveva visto giusto. No, non si trattava di una coincidenza. La ricevuta portava la data di due giorni dopo. Il pacco, qualunque cosa fosse, non era stato ancora nemmeno depositato, e non lo sarebbe stato prima di altre quarantotto ore.
Guardò le altre cose. La matrice. A che poteva servire la matrice di un biglietto? Era tutta spiegazzata e rovinata, e lui non avrebbe saputo proprio cosa farsene. La matrice di un biglietto non porta da nessuna parte, ti dice soltanto da dove vieni.
Da dove vieni!
Si chinò a osservarla da vicino, cercando di spianare le pieghe. La scrittura nel mezzo era quasi cancellata, e si leggevano soltanto dei frammenti di parole.
PORTOLA T - STUARTSVI – IOW
Jennings sorrise. Ecco, dov'era stato. Non gli fu difficile completare le parole; le lettere che c'erano bastavano e avanzavano. Non c'era dubbio: lui aveva previsto anche questo. E così tre oggetti erano già stati usati. Ne rimanevano quattro. Stuartsville, Iowa. Esisteva una città chiamata così? Guardò fuori dal finestrino. L'astrostazione del servizio intercittà distava poco più di un isolato. Poteva arrivarci in un batter d'occhio. Una bella corsa, sperando che i poliziotti non lo aspettassero lì…
Ma, chissà perché, Jennings sapeva che non ci sarebbero stati. Perché aveva con sé ancora altre quattro cose. E una volta a bordo, sarebbe stato al sicuro. L'intercittà era grosso, e la polizia avrebbe avuto difficoltà enormi a rintracciarlo. Jennings rimise in tasca i quattro oggetti e si alzò, suonando il campanello per la discesa.
Un attimo dopo scendeva cautamente sul marciapiede.
Il razzo lo lasciò in un campetto marrone alla periferia della città. C'erano solo alcuni facchini intenti a caricare bagagli. Non fecero alcun caso a lui.
Jennings attraversò il campo e, giunto alla sala d'attesa, si mise a studiare le persone intorno a lui. Gente semplice, lavoratori, uomini d'affari, casalinghe. Stuartsville era una piccola città del Middle West. Camionisti. Studenti delle scuole superiori.
Attraversò la sala d'attesa e uscì sulla strada. Dunque era qui che si trovava lo Stabilimento… forse. Se aveva interpretato correttamente quello che c'era scritto sulla matrice. In ogni caso, qualcosa doveva esserci, altrimenti lui non avrebbe incluso la matrice fra gli altri oggetti.
Stuartsville, Iowa. Qualcosa si stava formando nel fondo della sua mente, seppure in modo ancora vago e nebuloso. Jennings si mise a camminare, con le mani in tasca, guardandosi intorno. La redazione di un giornale, alcune tavole calde, alberghi, bagni pubblici, un negozio di barbiere, uno di riparazioni radio-TV. Un razzosalone con enormi vetrine dietro le quali scintillavano gli snelli aviogetti modello familiare. E, in fondo all'isolato, il Teatro Portola.
La città finiva 11. Poi cominciavano i campi, e le fattorie. Chilometri e chilometri di verde. Nel cielo si vedevano alcuni razzi-merci che trasportavano equipaggiamento agricolo. Stuartsville era, in fondo, una piccola e insignificante città. Proprio adatta per la Rethrick Construction. Lontano dalla città, e dalla polizia, lo Stabilimento si sarebbe mimetizzato alla perfezione.
Jennings tornò indietro ed entrò in una tavola calda, da Bob. Un giovane con gli occhiali gli andò incontro, pulendosi le mani con un grembiule, mentre lui si sedeva al banco.
— Caffè — disse Jennings.
— Caffè. — L'uomo gli portò la tazza. C'erano pochi clienti. Un paio di mosche ronzavano contro il vetro della finestra.
Sulla strada, la gente passeggiava senza fretta.
— Senta — disse Jennings, mescolando il suo caffè — dove si può trovare lavoro, qui? Me lo sa dire?
— Che tipo di lavoro? — Il giovane tornò da lui, e si appoggiò sul banco.
— Circuiti elettrici. Io sono un elettricista. Televisioni, razzi, calcolatori. Roba del genere.
— Perché non prova nelle grosse aree industriali? Detroit, Chicago, New York.
Jennings scosse il capo. — Non sopporto le grandi città. Non mi sono mai piaciute.
Il giovane rise. — Un sacco di gente, qui, è felice di lavorare a Detroit. Lei è un elettricista?
— Non ci sono stabilimenti, da queste parti? Negozi di riparazioni o fabbriche?
— Nessuna che io conosca. — Il giovane si allontanò, per andare a servire dei clienti appena entrati. Jennings sorseggiò il suo caffè. Si era sbagliato? Forse era meglio tornare indietro e dimenticarsi di Stuartsville, Iowa. Forse si era servito della matrice in modo sbagliato. Eppure quel pezzo di carta significava qualcosa, a meno che lui non avesse completamente frainteso. Comunque, era un po' tardi per cambiare idea.
Il giovane ritornò. — Non c'è proprio nessun lavoro che potrei trovare qui? — insistette Jennings. — Tanto per darmi un'aggiustata.
— C'è sempre il lavoro in fattoria.
— Qualche negozio di riparazioni elettriche? Garage? Impianti televisivi?
— C'è un negozio di riparazioni elettriche in fondo alla strada. Forse può trovare qualcosa là. Ci può provare. Però il lavoro in fattoria viene pagato bene. Adesso hanno difficoltà a trovare mano d'opera. Se la prendono tutta i militari. Non le piacerebbe raccogliere il fieno?
Jennings rise, e pagò il caffè. — Non molto, grazie.
— Ogni tanto qualcuno va a lavorare in fondo alla strada. C'è una specie d'ufficio governativo.
Jennings annuì. Poi uscì sul marciapiede assolato, e passeggiò per un po' senza meta, immerso nei suoi pensieri, rimuginando fra sé l'idea nebulosa che si era formato. Era una buona idea, e avrebbe risolto all'istante i suoi problemi, ma poggiava su una cosa ben precisa: individuare la Rethrick Construction. E lui aveva soltanto una traccia, se tale si poteva definire, la matrice tutta spiegazzata dentro la sua tasca. È la fede che lui aveva nutrito in quello che stava facendo.
Un ufficio governativo. Jennings si fermò, guardandosi attorno. Al di là della strada c'era un posteggio di taxi; un paio di tassisti se ne stavano seduti nelle loro vetture, fumando e leggendo il giornale. Valeva la pena di tentare, come minimo, e poi non è che avesse molte alternative. La Rethrick doveva certamente avere una facciata diversa; spacciandosi come progetto governativo, nessuno avrebbe fatto domande. Erano tutti abituati alla segretezza e alla mancanza di spiegazioni dei progetti del governo.
Si diresse verso il primo tassista. — Signore — gli chiese — posso farle una domanda?
— Che cosa vuole? — replicò il tassista, alzando lo sguardo.
— Mi hanno detto che si può trovare lavoro, laggiù all'ufficio governativo. È vero?
Il tassista lo studiò, poi annuì.
— Che genere di lavoro?
— Non lo so.
— Dov'è che assumono?
— Non lo so. — Il tassista tornò a immergersi nel suo giornale.
— Grazie — disse Jennings, e si voltò.
— Non assumono, in genere. Lo fanno solo di tanto in tanto. E poi ne prendono pochissimi. Sarà meglio che si rivolga da qualche altra parte, se cerca lavoro.
— D'accordo.
L'altro tassista sporse la testa dal finestrino. Utilizzano solo pochi lavoratori giornalieri, amico. Tutto qui. E poi sono molto pignoli. Non fanno entrare quasi nessuno. Deve essere una specie di attività bellica.
Jennings drizzò le orecchie. — Roba segreta?
— Vengono in città e prendono un mucchio di operai. Magari un camion pieno. Tutto qui. E stanno ben attenti a chi assumono.
Jennings si diresse verso lui. — Da quella parte?
— È molto grosso. C'è un muro metallico, percorso da corrente elettrica, e delle guardie. È in funzione giorno e notte. Però non fanno entrare nessuno. Raggiunga la cima della collina, fuori la vecchia Henderson Road. Sono circa quattro chilometri. — Il tassista gli toccò la spalla. — Lei non può entrare, a meno che non abbia il contrassegno di identificazione. Dopo averli presi, quelli se li contrassegnano, i loro operai. Lei mi capisce.
Jennings lo guardò senza capire. L'altro gli stava tracciando una riga sulla spalla. Poi, all'improvviso, comprese, e fu invaso da una sensazione di sollievo.
— Certo — disse. — Ho capito cosa intende. Almeno, credo. — Si mise una mano in tasca e tirò fuori i quattro oggetti; poi, con prudenza, spiegò il pezzo di stoffa verde, mostrandola all'altro. — Qualcosa del genere?
I due tassisti fissarono, sbalorditi, la pezza. — Proprio così — disse lentamente uno dei due. — Dove l'ha avuta?
Jennings fece una risatina. — Un amico. — Si rimise in tasca la stoffa. — Me l'ha data un amico.
Poi se ne andò dirigendosi verso il campo d'atterraggio. Aveva molte cose da fare, ora che aveva fatto il primo passo. La Rethrick era lì, dunque, e sembrava proprio che quei ninnoli potessero consentirgli di varcarne la soglia. Uno per ogni momento critico. Una tascata di miracoli, da parte di qualcuno che conosceva il futuro!
Ma il passo successivo non poteva farlo da solo. Aveva bisogno di aiuto. Ci voleva qualcun altro, ma chi? Mentre entrava nella sala d'attesa dell'intercittà, stava ancora riflettendo. C'era soltanto una persona da cui poteva recarsi. Era una possibilità remota, ma doveva provarci. Non poteva lavorare da solo. Se lì c'era lo Stabilimento di Rethrick, doveva esserci anche Kelly…
La strada era buia. Un lampione sull'angolo gettava una luce irregolare. Il traffico era ridotto al minimo.
Dall'ingresso del grosso edificio spuntò una figuretta snella, una ragazza con un soprabito, e un borsellino nella mano. Jennings la seguì con lo sguardo mentre passava sotto la luce del lampione. Kelly McVane si stava recando da qualche parte, forse a una festa. Era molto elegante, con il cappellino e il soprabito, i tacchi alti che rintoccavano sul cemento.
Fece qualche passo e la raggiunse. — Kelly.
Lei si voltò di scatto, spalancando la bocca per la sorpresa. — Oh!
Jennings la prese per un braccio. — Non si preoccupi. Sono io. Dove se ne va, tutta elegante?
— Da nessuna parte. — Kelly batté le palpebre. — Perbacco, mi ha spaventato… Che c'è? È successo qualcosa?
— Nulla. Può concedermi qualche minuto? Vorrei parlarle.
Kelly annuì. — Penso di sì. — Si guardò attorno. — Dove andiamo?
— In un posto dove possiamo parlare. Non voglio che qualcuno ci senta.
— Non possiamo semplicemente parlare passeggiando?
— No. La polizia.
— La polizia?
— Mi sta cercando.
— Lei? Ma perché?
— Non restiamo qui — le disse serio Jennings. — Dove possiamo andare?
Kelly esitò. — Possiamo andare a casa mia. Lì non c'è nessuno.
Salirono con l'ascensore. Kelly aprì la porta premendo la chiave a codice, ed entrarono. La luce e il riscaldamento si accesero automaticamente al loro ingresso. La ragazza richiuse la porta e si tolse il soprabito.
— Non resterò a lungo — disse Jennings.
— Va bene. Le preparo un drink. — Kelly si diresse verso la cucina e Jennings sedette sul divano, dando un'occhiata al piccolo e pulito appartamento. La ragazza tornò presto e sedette accanto a lui, porgendogli un bicchiere di scotch e acqua, con ghiaccio.
— Grazie.
Kelly sorrise. — Di nulla. — Per un po' i due rimasero in silenzio. — Allora? — fece alla fine la ragazza. — Di che si tratta? Perché la polizia la sta cercando?
— Vogliono informazioni sulla Rethrick Construction. Io sono soltanto una pedina. Credono che sappia qualcosa perché ho lavorato per due anni allo Stabilimento.
— Ma lei non sa niente!
— Non posso dimostrarlo!
Kelly allungò una mano, toccando la testa di Jennings proprio sopra l'orecchio. — Si tocchi lì. In quel punto.
Jennings lo fece. Sopra l'orecchio, in mezzo ai capelli, c'era un puntolino duro. — Che cos'è?
— Lì le hanno bruciato una minuscola sezione del cervello, sotto il cranio, dove si trovavano tutti i suoi ricordi di questi due anni. Li hanno localizzati e bruciati. E non sarà certo la polizia che le potrà far ricordare qualcosa. Non ci sono più. È come se non ci fossero mai stati.
— Prima che se ne rendano conto, di me resterà ben poco.
Kelly non disse nulla.
— Lei capisce la mia situazione. Sarebbe meglio se mi ricordassi qualcosa. Così potrei dirglielo e loro…
— Così distruggerebbe Rethrick!
Jennings si strinse nelle spalle. — Perché no? Rethrick non significa nulla per me. Non so nemmeno quello che fa. E poi perché la polizia si interessa tanto di lui? Tutta quella segretezza fin dall'inizio, ripulirmi il cervello in quel modo…
— C'è un motivo. Un ottimo motivo.
— Lei lo conosce?
— No — Kelly scosse la testa. — Ma sono sicura che c'è un motivo. Se la polizia si interessa alla faccenda, c'è una ragione. — Posò il suo bicchiere, girandosi verso lui. — Io odio i poliziotti. Tutti li odiamo, nessuno escluso. Ci stanno alle calcagna tutti i minuti. Io non so nulla della Rethrick; se così non fosse, la mia vita non varrebbe più nulla. Non c'è molto fra la Rethrick e i poliziotti. Solamente poche leggi, una manciata e nient'altro.
— Io ho l'impressione che la Rethrick sia ben più che l'ennesima compagnia di costruzioni che la polizia vuol tenere sotto controllo.
— Lo credo anch'io, ma non so di preciso. Io sono semplicemente un'impiegata. Non sono mai stata allo Stabilimento. Non so nemmeno dove si trovi.
— Però non vorrebbe che gli succedesse qualcosa?
— Certo che no! Loro sono contro la polizia; e chiunque sia contro la polizia è dalla nostra parte.
— Davvero? Ho già sentito questo tipo di ragionamento. Qualche decennio fa chiunque combattesse il comunismo era automaticamente una brava persona. Be', il tempo ce lo dirà. Per quanto mi riguarda, io sono un individuo preso tra due forze spietate. Il governo e l'industria. Il governo ha uomini e mezzi, la Rethrick Construction ha la sua tecnocrazia. Che cosa ne faccia, non lo so. Lo sapevo poco tempo fa, e ora mi rimane soltanto un debole barlume, qualche minima traccia. Una teoria.
Kelly lo guardò, stupita. — Una teoria?
— E una tasca piena di cose. Sette. Adesso, tre o quattro. Alcune le ho già usate. Sono alla base della mia teoria. Se la Rethrick fa quello che io penso faccia, posso capire l'interesse della polizia. A dire la verità, sto cominciando a condividerlo anch'io.
— E che cosa fa la Rethrick?
— Ha inventato un artiglio temporale.
— Cosa?
— Un artiglio temporale. Sono parecchi anni che è una cosa teoricamente possibile. Ma è illegale fare esperimenti con gli artigli e gli specchi temporali. È un crimine, e se si viene scoperti, tutta l'attrezzatura e le informazioni vengono requisite dal governo. — Jennings fece un sorriso stentato. — Non c'è da stupirsi che il governo si interessi alla questione. Se riescono a impadronirsi della Rethrick con tutto il materiale…
— Un artiglio temporale. È incredibile.
— Non mi crede?
— Non lo so. Forse. Quei suoi oggetti. Lei non è il primo a tirar fuori un sacchetto pieno di robaccia. Ne ha usata una parte. Come?
— Prima il filo di ferro e il gettone per l'autobus. Mi sono serviti per sfuggire alla polizia. Sembra strano, ma se non li avessi avuti, sarei ancora lì con loro. Un pezzo di filo di ferro e un gettone del valore di dieci centesimi. Ma io di solito non mi porto appresso cose del genere. È questo il punto.
— Viaggio nel tempo.
— No, non viaggio nel tempo. Berkowsky ha dimostrato che è impossibile. Si tratta di un artiglio e di uno specchio temporale, un sistema per vedere nel futuro e per sottrarrle delle cose. Come questi oggetti. Almeno uno di essi proviene dal futuro. È stato raccolto, e riportato indietro.
— Come fa a saperlo?
— C'è una data. Per gli altri, non so. Cose come i gettoni e i fili di ferro non sono databili; una vale l'altra. In questo caso, lui deve aver usato lo specchio.
— Lui?
— Io, quando lavoravo alla Rethrick. Devo aver usato lo specchio, e aver guardato nel mio futuro. Dal momento che lavoravo a quell'attrezzatura, era ben difficile che non ne approfittassi! Devo aver guardato in avanti, e così ho visto quello che mi sarebbe accaduto. La polizia che mi arrestava. Devo aver visto tutto e aver capito quanto potevano essermi utili un pezzo di filo di ferro e un gettone per l'autobus… se li avessi avuti con me al momento giusto.
Kelly rifletté. — E allora? Perché è venuto da me? In che modo posso esserle utile, io?
— Non lo so ancora con sicurezza. Davvero lei considera la Rethrick come un istituto di beneficenza che ha dichiarato guerra alla polizia? Un po' come Orlando a Roncisvalle…
— Che cosa importa la mia opinione?
— Importa, e come. — Jennings finì il suo drink e posò il bicchiere. — Importa, perché io voglio che lei mi aiuti. Ho intenzione di ricattare la Rethrick Construction.
Kelly lo guardò con aria stupita.
— E la mia unica possibilità di restare vivo. Devo avere qualcosa in mano per poter dettare loro le mie condizioni, e per far sì che mi lascino entrare. Non c'è alcun altro posto in cui possa andare. Prima o poi la polizia mi prenderà, e se non mi sbrigo a rifugiarmi all'interno dello Stabilimento…
— Aiutarla a ricattare la compagnia? Distruggere Rethrick?
— No. Non distruggerlo. Non ho alcuna intenzione di fare una cosa del genere… La mia vita dipende dalla compagnia. E dal fatto che la compagnia sia abbastanza forte da sconfiggere la polizia. Ma se io mi trovo all'esterno, non importa quanto sia forte la Rethrick. Non capisce? Io voglio entrare, e voglio entrare prima che sia troppo tardi. E alle mie condizioni, non come un semplice lavoratore che dopo due anni viene nuovamente sbattuto fuori.
— E cade fra le mani della polizia. Jennings annuì. — Proprio così.
— Come ha intenzione di ricattare la compagnia?
— Voglio entrare nello Stabilimento e portarne fuori abbastanza materiale per dimostrare che la Rethrick sta lavorando con un artiglio temporale.
Kelly rise. — Entrare nello Stabilimento? E come farà a trovarlo? La polizia lo sta cercando da anni.
— L'ho già trovato. — Jennings si appoggiò contro lo schienale, accendendosi una sigaretta. — Ho identificato il luogo servendomi dei miei oggetti. E me ne sono rimasti quattro, abbastanza per consentirmi di entrarvi, credo. E per farmi ottenere ciò che voglio. Riuscirò a portare fuori documenti e fotografie, tali da poter incastrare Rethrick. Ma non voglio causargli dei guai, voglio soltanto fare un cambio. E qui entra in ballo lei.
— Io?
— Ho fiducia che lei non andrà alla polizia. Io ho bisogno di qualcuno al quale poter consegnare il materiale. Non oserei tenerlo con me, e appena l'avrò in mano dovrò darlo a qualcuno che lo nasconda dove io stesso non sia in grado di trovarlo.
— Perché?
— Perché — spiegò con calma Jennings — la polizia potrebbe mettermi le mani addosso in qualunque momento. Non che io ami Rethrick, ma non voglio nemmeno mandarlo a picco. Ecco perché lei deve aiutarmi. Io le lascerò in consegna il materiale che avrò raccolto, mentre andrò a contrattare con Rethrick. Altrimenti dovrò tenerlo io stesso, e in tal caso — La guardò. Kelly aveva gli occhi bassi, e il volto teso, preoccupato.
— Allora? Che ne dice? Mi aiuterà, o dovrò correre il rischio che la polizia mi sorprenda con il materiale in mano? Informazioni sufficienti a distruggere Rethrick. Dunque? Cosa sceglie? Preferisce vedere la fine della Rethrick? Qual è la sua risposta?
I due si accucciarono a terra, osservando la collinetta al di là dei campi. Si ergeva brulla, totalmente ripulita dalla vegetazione. Anche i suoi fianchi erano spogli, e a mezza costa si vedeva un lungo e tortuoso recinto metallico, con in cima un filo spinato percorso dalla corrente elettrica. Dall'altra parte del recinto, una guardia passeggiava lentamente, minuscola figuretta con l'elmetto e il fucile.
Sulla sommità della collina c'era un enorme edificio di cemento, una struttura torreggiante senza porte né finestre. Sul tetto, una fila di cannoni scintillava al primo sole del mattino.
— Dunque quello è lo Stabilimento — disse a bassa voce Kelly.
— Esatto. Ci vorrebbe un esercito per espugnano. Se non ti fanno entrare loro, non c'è niente da fare. — Jennings si alzò in piedi, aiutando la ragazza a fare lo stesso. I due ritornarono indietro lungo il sentiero, attraverso un boschetto, e giunsero dove Kelly aveva parcheggiato la sua vettura.
— Lei crede davvero che il suo pezzo di stoffa verde le servirà per entrare? — gli domandò la ragazza, mettendosi al volante.
— A quanto dicono i cittadini, stamattina dovrebbero caricare degli operai e portarli allo Stabilimento. Il camion viene scaricato davanti all'ingresso e tutti gli uomini vengono perquisiti. Se tutto è a posto, vengono ammessi al di là del recinto. Per fare il loro lavoro manuale. Alla fine della giornata vengono ricondotti fuori e riportati in città.
— E lei si troverà abbastanza vicino?
— Sarò accanto al recinto, come minimo.
— E come farà a raggiungere l'artiglio temporale? Sarà all'interno della costruzione, chissà dove.
Jennings tirò fuori la piccola chiave a codice. — Questa mi farà entrare. Almeno, lo immagino.
Kelly prese la chiave, e la esaminò. — Così, questo è uno dei suoi ninnoli. Avremmo dovuto guardare con più attenzione nel suo sacchettino.
— Avremmo?
— La compagnia, intendo. Mi sono passati fra le mani un mucchio di sacchetti come il suo, e Rethrick non ha mai detto niente.
— Probabilmente la compagnia partiva dal presupposto che nessuno avrebbe mai voluto rientrare là dentro. Jennings riprese la chiave. — Ora, lei sa che cosa deve fare?
— Devo restare qui con la vettura finché lei non sarà di ritorno. Lei mi consegnerà il materiale, poi io lo riporterò a New York e aspetterò che lei si metta in contatto con me.
— Esatto. —Jennings studiò la strada che, in lontananza, si snodava attraverso gli alberi fino al cancello dello Stabilimento. — Sarà meglio che mi muova. Il camion può arrivare da un momento all'altro.
— E se decidono di contare gli operai?
— Dovrò correre il rischio. Ma non mi preoccupo; sono sicuro che lui ha previsto tutto.
Kelly sorrise. — Lei e il suo prezioso amico! Spero che le abbia lasciato anche qualcosa per farla uscire, quando avrà finito le sue fotografie.
— Davvero?
— Perché no? — Kelly sembrava a disagio. — Lei mi è sempre piaciuto, lo sa. Per questo è venuto da me.
Jennings smontò dalla vettura. Indossava una tuta e stivali da lavoro, e una casacca grigia. — Ci vediamo più tardi, se tutto andrà bene. Penso di sì. — Si toccò la tasca con la mano. — Ho i miei portafortuna, qui dentro.
Si allontanò rapidamente, sparendo in mezzo agli alberi.
Il boschetto giungeva fin sul ciglio della strada. Lui rimase al coperto; le guardie stavano certamente tenendo d'occhio la collina. L'avevano ripulita da tutta la vegetazione in modo da poter individuare subito chiunque tentasse di avvicinarsi furtivamente al recinto. E Jennings aveva visto anche dei fari a luci infrarosse.
Si piegò sulle ginocchia, e tenne d'occhio la strada. Pochi metri più in su c'era un blocco stradale, proprio davanti al cancello. Guardò l'orologio. Erano le dieci e mezzo. Forse doveva ancora aspettare a lungo. Cercò di rilassarsi.
Erano le undici passate quando il grosso camion sbucò sferragliando e sibilando dalla strada.
Jennings fu subito all'erta. Prese la striscia di stoffa verde e se la legò attorno al braccio. Il camion si fece più vicino, a tal punto che lui riuscì a scorgere tutti gli uomini in jeans e camicia da lavoro ammucchiati sul retro, che ondeggiavano e sobbalzavano all'unisono con il veicolo. Non c'era dubbio; ciascuno di essi aveva una fascia verde annodata sulla parte superiore del braccio. Fino a ora, tutto bene.
Il camion rallentò e si fermò davanti al blocco stradale. Gli uomini smontarono, sollevando un nuvolone di polvere nell'aria assolata. Tutti si diedero grandi pacche sui calzoni, per toglierne la polvere, e qualcuno accese una sigaretta. Da dietro il blocco si fecero avanti lentamente due guardie, e Jennings si irrigidì. Era quasi il momento. Le guardie si diressero verso gli uomini e presero a esaminare le loro fasce, i loro volti, e di qualcuno anche il cartellino di identificazione.
Il blocco stradale venne rimosso di lato, il cancello si aprì, e le guardie tornarono alle loro postazioni.
Jennings scivolò in mezzo ai cespugli, verso la strada. Gli uomini, dopo aver schiacciato i mozziconi delle sigarette, salirono nuovamente sul camion; il guidatore aveva rimesso in moto, e tolto il freno a mano. Jennings si lasciò cadere sulla strada, dietro l'automezzo, lasciando dietro di sé un fruscio di arbusti che si richiudevano. Il camion lo nascondeva agli occhi delle guardie. Jennings trattenne il respiro, poi si lanciò di corsa verso il retro del veicolo.
Mentre si tirava su, ansimante, gli uomini lo guardarono con curiosità. I loro volti erano grigi e rugosi, segnati dalla vita all'aria aperta, volti da contadini. Jennings prese posto fra due corpulenti individui proprio mentre il camion riprendeva a muoversi. I due non sembrarono fare caso a lui. Jennings si era lasciato crescere la barba, quel giorno, e si era cosparso la pelle di terra; a un'occhiata superficiale non appariva poi tanto diverso dagli altri. Ma se qualcuno avesse avuto l'idea di contarli…
Il camion oltrepassò il cancello, ed entrò all'interno del recinto. Il cancello si richiuse. Ora stavano salendo lungo il fianco ripido della collina, ondeggiando e sobbalzando vistosamente. L'enorme costruzione di cemento si faceva sempre più vicina. Vi sarebbero entrati? Jennings osservava, affascinato. Una porta alta e sottile stava scivolando all'interno, rivelando un locale buio; poi si accese una fila di luci.
Il camion si fermò, e gli operai smontarono di nuovo, subito circondati da un gruppo di tecnici.
— Dove sono destinati, questi? — domandò uno.
— Allo scavo. Dentro. — Un altro fece un cenno col pollice. — Hanno ricominciato a scavare. Portali dentro.
Il cuore di Jennings ebbe un sussulto. Stava per entrare! Si toccò il collo dove, nascosta dal fazzoletto grigio, era appesa una cinepresa di dimensioni ridottissime, e piatta come un bavaglino. Pur sapendo di averla, lui non la sentiva nemmeno. Forse la cosa sarebbe stata meno difficile di quanto avesse immaginato.
Jennings si mescolò agli uomini che varcavano la soglia, e si trovò in un immenso laboratorio, dove c'erano lunghi banchi da lavoro con sopra dei macchinari non del tutto montati, aste e gru, e un rombo costante, assordante. La porta si richiuse alle loro spalle, tagliandoli fuori dall'esterno. Si trovava dentro lo Stabilimento. Ma dove erano l'artiglio e lo specchio temporale?
— Per di qua — disse un caposquadra, e gli uomini svoltarono sulla destra. Dalle viscere dell'edificio emerse un montacarichi, pronto ad accoglierli. — Dovete andare sotto. Quanti di voi hanno esperienza con le trivelle?
Si sollevò qualche mano.
— Fate vedere agli altri come si fa. La terra viene rimossa con le trivelle e con le talpe. Nessuno ha mai lavorato con le talpe?
Nessuna mano si alzò. Jennings guardò i banchi da lavoro. Aveva lavorato lì, non molto tempo prima? All'improvviso fu attraversato da un brivido. E se qualcuno lo avesse riconosciuto? Magari era stato addetto proprio a quel settore.
— Forza — disse con impazienza il caposquadra. — Sbrighiamoci.
Jennings entrò insieme agli altri nel montacarichi, e un attimo dopo cominciarono a scendere all'interno del tubo nero, giù, giù, nel profondo dello Stabilimento. Quell'edificio era grosso, molto più grosso di quanto non apparisse dall'esterno. Molto più grosso di quanto lui avesse immaginato. I piani sotterranei si succedevano l'uno all'altro con velocità paurosa.
Il montacarichi si fermò, le porte si aprirono, e lui si trovò di fronte a un lungo corridoio. Sul pavimento c'era un fitto strato di polvere, e l'aria era umida. Gli operai uscirono. Jennings, invece, si irrigidì, cercando di ritrarsi.
In fondo al corridoio, davanti a una porta d'acciaio, c'era Earl Rethrick, intento a parlare con un gruppo di tecnici.
— Tutti fuori — disse il caposquadra. — Andiamo.
Jennings uscì dal montacarichi, tenendosi dietro gli altri. Rethrick! Il suo cuore sembrava impazzito. Se lo avesse visto, per lui era finita. Si frugò nelle tasche. Aveva una minuscola pistola Boris, ma se lo avessero scoperto non gli sarebbe stata di molta utilità. Una volta che Rethrick l'avesse visto, lui aveva chiuso.
— Quaggiù. — Il caposquadra li guidò verso quella che sembrava una ferrovia sotterranea, e che si trovava su un lato del corridoio. Gli uomini salirono su vagoncini di metallo posati su rotaie. Jennings diede un'occhiata a Rethrick, lo vide gesticolare irosamente, e udì anche la sua voce attutita dalla distanza. Poi, all'improvviso, Rethrick si voltò e sollevò una mano; la grande porta d'acciaio alle sue spalle si aprì.
Jennings ebbe l'impressione che il suo cuore si fermasse.
Là, dietro quella porta, c'era l'artiglio temporale. Lo riconobbe subito. Lo specchio, le lunghe sbarre metalliche che terminavano con degli artigli. Simile al modello sperimentale di Berkowsky… solo che questo era autentico.
Rethrick entrò nella stanza, seguito dai tecnici. All'interno c'erano degli uomini al lavoro. Parte dello schermo era disattivato, e gli uomini stavano scavando in mezzo ai macchinari. Jennings continuò a guardare, senza accorgersi di essere rimasto indietro.
— Ehi, tu… — esclamò il caposquadra, dirigendosi verso lui, mentre la porta d'acciaio si richiudeva, nascondendo alla sua vista Rethrick, i tecnici, l'artiglio temporale.
— Mi scusi — mormorò Jennings.
— Non lo sai che non dovresti curiosare, qua dentro? — II caposquadra lo studiò attentamente. — Non mi ricordo di te. Fammi vedere il tuo cartellino.
— Il mio cartellino?
— Il cartellino di identificazione. — Il caposquadra voltò la testa. — Bill, portami la tabella. — Poi tornò a squadrare Jennings. — Voglio vedere se sei nell'elenco, amico. Non ti ho mai visto prima, fra gli operai. — Da una porta laterale stava giungendo un uomo con un elenco dei nominativi.
Ora o mai più.
Jennings si lanciò di corsa lungo il corridoio, verso la grande porta d'acciaio, mentre alle sue spalle si levavano le grida del caposquadra e del suo aiutante. Jennings tirò fuori, mentre correva, la chiave a codice, pregando che fosse quella giusta; quando giunse alla porta, la stringeva in mano, mentre nell'altra brandiva la Boris. Al di là di quella porta c'era l'artiglio temporale. Qualche fotografia, qualche diagramma arraffato al volo e poi, se fosse riuscito ad andarsene di 11…
La porta non si mosse. Il sudore cominciò a scorrergli in rivoli lungo la fronte. Sbatté la chiave contro la porta. Perché non si apriva? Certamente… Fu preso da un tremito, mentre il panico si impadroniva di lui. Già gli altri si erano lanciati al suo inseguimento lungo il corridoio. Se solo fosse riuscito ad aprire quella porta…
Ma la porta non si aprì. La chiave che aveva non era quella giusta.
Era sconfitto. Quella chiave apriva qualche altra porta. O si era sbagliato lui, oppure la chiave si doveva usare altrove. Ma dove? Jennings si guardò freneticamente intorno. Dove? Dove poteva andare?
Su un lato c'era una porta dischiusa, con serratura tradizionale. Attraversò il corridoio e la spalancò, trovandosi in una specie di deposito. Sbatté la porta dietro di sé, e richiuse il chiavistello. Dal di fuori sentì provenire voci soffocate che davano l'allarme. Ben resto si sarebbe trovato addosso guardie ben armate. Strinse ancor più forte la Boris, e diede un'occhiata al focale. Si era messo in trappola da solo, o c'era un'altra via d'uscita?
Attraversò di corsa la stanza, infilandosi tra pacchi, cassette, pile torreggiami di scatoloni, e scoprì un portello d'emergenza. Lo aprì subito. Poi ebbe l'impulso di gettare via la chiave. A cosa gli era servita? Eppure lui aveva certamente saputo quello che faceva. Lui aveva già vissuto tutto questo. A lui era già successo, e come un dio aveva conosciuto il suo futuro, un futuro prestabilito. Quindi non poteva aver sbagliato. O forse sì?
Jennings fu attraversato da un brivido. Forse il futuro era variabile. Forse quella era stata la chiave giusta, una volta, ma adesso non lo era più!
Udì rumori alle sue spalle. Stavano fondendo la serratura della porta del ripostiglio. Jennings si infilò nel portello e si ritrovò dentro un condotto di cemento stretto e basso, umido e male illuminato. Lo percorse il più velocemente possibile, seguendo le numerose curve. Doveva essere una specie di fogna, e sui lati si aprivano molti altri condotti.
Si fermò. Da che parte doveva andare? Dove poteva nascondersi? Sopra di lui si apriva l'imboccatura di un grosso tubo di sfiato. Jennings si tirò su, infilandosi nel tubo. Non avrebbero fatto caso a quel tulio, sarebbero passati oltre. Con prudenza, continuò a strisciare lungo il tubo, mentre un soffio d'aria calda gli lambiva il volto. Perché un condotto così grosso? Significava che all'altra estremità doveva esserci un locale altrettanto grosso. Giunse a una griglia metallica e si fermò.
E rimase senza fiato.
Stava guardando proprio nella grande stanza che aveva intravisto al di là della porta d'acciaio. Solo che ora si trovava dalla parte opposta. Ecco l'artiglio temporale; e più in là, oltre l'artiglio, c'era Rethrick, davanti a un videoschermo acceso. La sirena d'allarme risuonava stridula e insistente, e i tecnici correvano da tutte le parti. Guardie in uniforme entravano e uscivano senza posa.
L'artiglio. Jennings studiò la griglia. Era alloggiata in una scanalatura. La spostò di lato, e la griglia gli cadde in mano. Nessuno stava guardando e Jennings uscì cautamente nella stanza, con la Boris in pugno. L'artiglio temporale lo nascondeva alla vista dei tecnici e delle guardie, i quali si trovavano tutti dall'altra parte della stanza.
E tutto intorno a lui c'erano i diagrammi, lo specchio, dati, documenti, programmi meccanografici. Jennings mise in funzione la cinepresa e sentì l'apparecchio vibrare contro il suo petto, mentre la pellicola scorreva. Afferrò una manciata di diagrammi. Forse lui aveva lavorato proprio su quei diagrammi, qualche settimana prima!
Si riempì le tasche di carte, mentre la pellicola terminava. Ma ormai aveva finito anche lui. Si infilò nuovamente dentro il tubo e strisciò lungo esso. Quella specie di condotto di scarico era ancora vuoto, ma si udiva un sordo rumore tambureggiante di voci e passi che si stavano avvicinando. C'erano così tanti passaggi… lo stavano cercando dentro un vero e proprio labirinto.
Jennings accelerò il passo e si mise a correre senza curarsi della direzione che prendeva, cercando solo di non deviare dal condotto principale. Uno dopo l'altro, innumerevoli passaggi si aprivano sui lati, mentre il pavimento cominciava ad abbassarsi. Stava scendendo.
All'improvviso si fermò, ansimando. Il rumore alle sue spalle era svanito, ma era stato sostituito da un altro davanti a lui. Proseguì lentamente. Il condotto piegò sulla destra, e lui tirò fuori la pistola.
Poco più avanti c'erano due guardie che passeggiavano e chiacchieravano tra loro. Al di là si vedeva una porta con serratura a codice. E alle sue spalle si sentiva di nuovo il vocio, via via più forte, degli inseguitori. Evidentemente avevano imboccato il suo stesso condotto, e gli erano alle calcagna.
Jennings avanzò di qualche passo, brandendo la Boris. — Alzate le mani e gettate i fucili.
Le due guardie lo guardarono con aria istupidita. Erano dei ragazzi, capelli biondi e divise immacolate. Pallidi e spaventati, si ritrassero di fronte a lui.
— I fucili. Buttateli a terra.
I due fucili caddero rumorosamente al suolo. Jennings sorrise. Ragazzi, forse alla loro prima esperienza con guai del genere. I loro stivali di pelle scintillavano, ancora freschi di lucido.
— Aprite la porta — ordinò Jennings. — Voglio passare.
I due lo fissarono a bocca aperta, mentre il rumore dietro di lui aumentava d'intensità.
— Apritela — ripetè Jennings, impaziente. — Svelti. — Agitò la pistola. — Apritela, dannazione! Volete che…
— Non… Non possiamo.
— È una serratura a codice, e non abbiamo la chiave. Davvero, signore. Non ce la danno, la chiave. — Erano atterriti. E anche Jennings, ora, cominciava ad avere paura. Il rumore diventava sempre più forte, e lui era intrappolato lì.
O forse no?
All'improvviso si mise a ridere, e avanzò rapidamente verso la porta. — Fede — mormorò, sollevando la mano. — Una cosa che non si dovrebbe mai perdere.
— Che… Che cosa?
— La fede in se stessi. La fiducia nelle proprie possibilità.
Non appena vi accostò la sua chiave a codice, la porta si aprì, e la luce del sole si riversò all'interno, accecante, costringendolo a chiudere gli occhi. Strinse la pistola. Era fuori, proprio accanto al cancello. Tre guardie fissarono sbalordite la sua arma. Era al cancello… e al di là c'era il bosco.
— Toglietevi di mezzo… — Jennings fece fuoco contro le sbarre metalliche, che si fusero sollevando una nuvola di fumo.
— Fermatelo! — Dalla porta si riversarono fuori gli uomini che lo inseguivano.
Jennings si lanciò in mezzo alle sbarre di metallo fumante, bruciandosi in più punti poi si mise a correre a zig zag, cadde, si rialzò e raggiunse come un fulmine il boschetto.
Era uscito. Lui non lo aveva lasciato laggiù. La chiave aveva funzionato. L'aveva usata, la prima volta, sulla porta sbagliata.
Continuò a correre col fiato mozzo in mezzo agli alberi, mentre alle sue spalle le voci svanivano. Aveva le sue prove. Ed era libero.
Ritrovò Kelly e le consegnò il film insieme a tutto ciò che era riuscito a infilarsi in tasca. Poi indossò nuovamente i suoi abiti normali.
Kelly lo accompagnò alla periferia di Stuartsville e lo lasciò lì.
Jennings seguì con lo sguardo il piccolo velivolo che si sollevava in aria, puntando su New York. Quindi tornò in città e salì a bordo del razzo dell'intercittà.
Durante il volo dormì, mentre intorno a lui i viaggiatori sonnecchiavano. Quando si svegliò il razzo stava planando verso l'enorme spazioporto di New York.
Jennings smontò e si mescolò alla fiumana di gente. Ora che era ritornato a New York, il pericolo di essere preso dai poliziotti era di nuovo attuale. Due ufficiali nella loro uniforme verde lo guardarono con indifferenza mentre prendeva un taxi al posteggio. Il taxi lo portò rapidamente in città. Jennings si deterse la fronte. La prima parte del suo piano era conclusa. Adesso doveva mettersi in contatto con Kelly.
Cenò in un piccolo ristorante, a un tavolo ben lontano dalle finestre, e quando uscì era quasi il tramonto. Si mise a passeggiare lentamente lungo il marciapiede, immerso nei suoi pensieri.
Per il momento era andato tutto bene. Aveva ottenuto ciò che gli serviva, il film e i documenti, ed era riuscito a tornare sano e salvo. Gli oggetti avevano funzionato a puntino in ogni fase, e senza essi sarebbe stato assolutamente impotente. Si frugò in tasca: gliene rimanevano due. Strinse nella mano il mezzo gettone da poker e la ricevuta, poi tirò fuori quest'ultima, esaminandola alla luce del giorno morente.
Improvvisamente notò qualcosa. La data era la data di quel giorno. L'oggetto era stato ormai depositato in banca.
La rimise in tasca, riprendendo il cammino. Cosa significava? A cosa serviva? Si strinse nelle spalle. Al momento giusto lo avrebbe saputo. E il mezzo gettone da poker. A che diavolo poteva servire? Non c'era modo di saperlo. In ogni caso, era certo di farcela. Sino a ora, lui lo aveva guidato bene, e certamente non doveva mancare molto alla fine.
Giunto di fronte al palazzo in cui abitava Kelly si fermò e guardò in alto. Le luci erano accese. Lei era ritornata; il suo piccolo e veloce aviogetto aveva fatto più presto dell'intercittà. Entrò nell'ascensore e salì al suo appartamento.
— Salve — le disse, quando Kelly gli aprì la porta.
— Tutto bene?
— Sicuro. Posso entrare?
Entrò. Kelly richiuse la porta dietro lui.
— Sono felice dì rivederla. La città brulica di poliziotti. Ce ne sono in quasi ogni isolato. E le pattuglie…
— Lo so. Ne ho visti un paio allo spazioporto. — Jennings si accomodò sul divano. — È bello essere tornato, però.
— Avevo paura che potessero bloccare tutti i voli dell'intercittà e controllare ì passeggeri.
— Non avevano alcun motivo di pensare che sarei tornato in città.
— Non intendevo questo. — Kelly sedette di fronte a lui. — E adesso, cosa facciamo? Ora che lei è riuscito ad avere il suo materiale, che cosa ha intenzione di fare?
— Per prima cosa incontrarmi con Rethrick e metterlo al corrente del fatto che la persona fuggita dallo Stabilimento sono io. Sa che qualcuno è scappato, ma non sa di chi si tratti. Indubbiamente penserà che sia stato un uomo della polizia.
— Non potrebbe servirsi dello specchio temporale per scoprirlo? Un'ombra attraversò il volto di Jennings. — Già, l'ho pensato anch'io.
— Si strofinò la mascella, accigliando la fronte. — In ogni caso, il materiale ce l'ho io. Anzi, ce l'ha lei. Kelly annuì.
— Bene. Proseguiremo secondo il nostro piano. Domani vedremo Rethrick, qui a New York. Può farlo venire all'ufficio? Se lei lo manda a chiamare, lui viene?
— Sì. Abbiamo un codice. Se gli chiedo di venire, verrà.
— Benissimo. Lo incontrerò là. Quando si renderà conto che noi abbiamo le fotografie e i diagrammi, dovrà accettare le mie richieste. Dovrà lasciarmi entrare alla Rethrick Construction, alle mie condizioni. O quello, oppure rassegnarsi all'idea che quel materiale venga consegnato alla polizia.
— E una volta dentro? Una volta che Rethrick avrà acconsentito alle sue richieste?
— Ho visto abbastanza, allo Stabilimento, da convincermi che Rethrick è un pesce molto più grosso di quanto non pensassi. Fino a che punto, non lo so. Non c'è da stupirsi che lui fosse così interessato!
— Ha intenzione di chiedergli di entrare in società con lui, alla pari? Jennings annuì.
— Non le andrebbe bene di tornare là dentro come un semplice tecnico, vero? Com'era prima.
— No. Per poi essere sbattuto di nuovo fuori? —Jennings sorrise. — E poi, io so che lui aveva in mente ben altro che questo. Lui ha fatto dei progetti ben precisi. I sette oggetti… Deve aver organizzato tutto con molto anticipo. No, non tornerò laggiù come tecnico. Ho visto molto, uomini e macchine a tutti i livelli. Stanno lavorando a qualcosa. E io voglio esserci dentro.
Kelly tacque.
— Capisce? — le chiese Jennings.
— Capisco.
Lasciò l'appartamento, affrettandosi lungo la strada buia. Era rimasto lì troppo a lungo. Se la polizia li avesse scoperti insieme, per lui era finita; non avrebbe avuto più alcuna possibilità, e proprio adesso che ce l'aveva quasi fatta.
Guardò l'orologio. Era mezzanotte passata. Avrebbe incontrato Rethrick quella mattina stessa e gli avrebbe dettato le sue condizioni. Man mano che camminava sentì che il suo umore migliorava. Sarebbe stato al sicuro, più che al sicuro. La Rethrick Construction puntava a qualcosa di ben più alto che il semplice potere industriale. Ciò che aveva visto lo aveva convinto che era imminente una vera e propria rivoluzione. Laggiù, in tutti quei livelli sotterranei, nel cuore di quella fortezza di cemento, protetto da cannoni e uomini armati, Rethrick stava preparando una guerra. Si stava fabbricando delle macchine; l'artiglio e lo specchio temporale erano sotto pressione: osservavano, raccoglievano e riportavano indietro.
Non c'era da stupirsi che lui avesse elaborato un piano così accurato: aveva visto tutto ciò e aveva capito, cominciando a riflettere. Il problema della cancellazione mentale. Una volta rilasciato, la sua memoria avrebbe avuto un buco, e ciò sarebbe bastato a distruggere tutti i suoi piani. Distruggere? Ma c'era quella clausola del contratto. Altri l'avevano presa in considerazione, e usata, ma non nel modo in cui lui intendeva!
Lui aveva mirato molto più in alto di chiunque altro in precedenza. Era stato il primo a capire e a far progetti. Quei sette ninnoli erano un ponte per raggiungere qualcosa al di là di…
In fondo all'isolato, un incrociatore della polizia si arrestò bruscamente sul bordo del marciapiede. Gli sportelli si spalancarono.
Jennings si fermò, mentre una morsa gli stringeva il cuore. Era la pattuglia di notte, in giro per la città. E dopo le undici scattava il coprifuoco. Si guardò rapidamente intorno. Era tutto buio: case e negozi erano chiusi per la notte, gli appartamenti silenziosi. Perfino i bar non davano alcun segno di vita.
Si voltò e guardò la strada da dove era venuto. Alle sue spalle si era fermato un secondo incrociatore della polizia, e due agenti erano scesi sul marciapiede. Lo avevano visto, e si stavano dirigendo verso lui. Jennings rimase lì senza sapere che cosa fare, guardando desolato da una parte e dall'altra.
Di fronte a lui, al di là della strada, c'era l'ingresso di un lurido alberghetto, illuminato da un'insegna al neon. Jennings mosse qualche passo in quella direzione, facendo risuonare i tacchi sul marciapiede.
— Alt! — gridò uno dei poliziotti. — Torna indietro. Che fai fuori a quest'ora? Dov'è il tuo…
Jennings salì le scale, entrò nell'albergo. Attraversò l'atrio, sotto lo sguardo perplesso del portiere di notte. Non c'era nessun altro altro, nell'atrio, e il suo cuore ebbe un sussulto. Non aveva la minima possibilità.
Allora si mise a correre, senza una meta precisa, oltrepassando il bancone e imboccando un corridoio ricoperto da un tappeto. Forse conduceva a qualche uscita posteriore. Intanto, i poliziotti erano entrati anche loro nell'albergo, e lo stavano inseguendo.
Jennings svoltò a un angolo. Si trovò di fronte due uomini che gli bloccavano la strada.
— Dove stai andando?
Lui si fermò, esitante e circospetto. — Lasciatemi passare. — E si infilò la mano in tasca per prendere la Boris. Gli uomini scattarono.
— Prendiamolo.
Le sue braccia furono bloccate contro i fianchi. Sicari professionisti. Al di là di essi c'era luce, e rumori di gente in attività.
— Fatto — disse uno dei sicari. Poi Jennings venne trascinato nuovamente verso l'atrio. Lottò invano. Si era cacciato in un vicolo cieco. Lì c'era un'accolita di delinquenti. La città ne era piena, nei suoi angoli più scuri e nascosti. Lo squallido albergo era solo una facciata. Ora lo stavano trascinando fuori, e lo avrebbero consegnato ai poliziotti.
Lungo il corridoio gli vennero incontro due persone più anziane, un uomo e una donna vestiti elegantemente. Lo osservarono incuriositi mentre si dibatteva inutilmente, preso com'era nella morsa dei due sicari.
All'improvviso Jennings capì, e fu quasi travolto da un'ondata di sollievo. — Un attimo — disse con voce roca. — Nella mia tasca…
— Andiamo.
— Un momento. Guardate. Nella mia tasca destra. Guardate voi stessi. Si rilassò, aspettando. Il sicario che si trovava sulla sua destra allungò cautamente una mano e la infilò nella sua tasca. Jennings sorrise. Era fatta. Lui aveva previsto anche questo, senza alcun dubbio. Così si risolveva il suo problema immediato: dove nascondersi in attesa di incontrarsi con Rethrick. Poteva stare lì.
Il sicario tirò fuori il mezzo gettone da poker, esaminandone il margine seghettato. — Un secondo — disse, e tirò fuori dalla propria giacca un altro mezzo gettone, fissato a una catena d'oro. I due bordi combaciavano perfettamente.
— A posto? — domandò Jennings.
— Certo. — Lo lasciarono, e lui si rassettò il vestito con un gesto automatico. — Certo, signore. Ci scusi. Senta, lei dovrebbe…
— Portatemi sul retro — ordinò Jennings, asciugandosi la fronte. — Mi stanno alle calcagna, e non ho molta voglia di finire fra le loro grinfie.
— Subito. — Lo condussero nella sala da gioco. Il mezzo gettone aveva trasformato una situazione disperata in una provvidenziale protezione. Si trovava tra le mani di una banda che organizzava il gioco d'azzardo e la prostituzione, due fra le poche istituzioni di cui la polizia non si curava. Era al sicuro, ormai, e rimaneva una sola cosa. L'incontro con Rethrick!
Il volto di Rethrick era scuro e accigliato. Fissò Jennings, deglutendo più volte.
— No — disse. — Non sapevo che fosse lei. Pensavamo che fosse stato uno della polizia.
Seguì un silenzio. Kelly era seduta sulla sedia accanto alla scrivania, con le gambe accavallate, e una sigaretta fra le dita. Jennings si appoggiò alla porta, incrociando le braccia.
— Perché non ha usato lo specchio? — domandò.
L'espressione sul volto di Rethrick si ravvivò. — Lo specchio? Lei ha fatto proprio un bel lavoro, amico mio. Abbiamo tentato di usare lo specchio.
— Tentato?
— Prima che scadesse il suo contratto di lavoro con noi, lei ha cambiato alcuni collegamenti all'interno dello specchio. Quando abbiamo cercato di farlo funzionare, non è successo nulla. Ho lasciato lo Stabilimento mezz'ora fa, e stavano ancora lavorandoci sopra.
— L'ho fatto prima che scadessero i miei due anni?
— Pare che lei abbia preparato con molta accuratezza il suo piano. Lei sa bene che con lo specchio non avremmo avuto alcun problema a rintracciarla. È un buon tecnico, Jennings, il migliore che abbiamo mai avuto. E ci piacerebbe riaverla con noi, prima o poi, a lavorare nuovamente per noi. Non c'è uno di noi che sappia far funzionare lo specchio come lei. E adesso, non sappiamo farlo funzionare affatto.
Jennings sorrise. — Non avevo idea che lui avesse organizzato una cosa del genere. Lo avevo sottovalutato. La sua protezione è stata persino…
— Di chi sta parlando?
— Di me stesso. Durante quei due anni. Ne parlo in terza persona. È più semplice.
— E allora, Jennings? Voi due avete elaborato un piano accurato per impadronirvi dei nostri progetti. Perché? A quale scopo? Non li avete consegnati alla polizia.
— No.
— Quindi ne devo dedurre che si tratta di un ricatto?
— Esatto.
— A quale fine? Cosa vuole? — Rethrick sembrava invecchiato. La sua sicurezza era svanita, e ora lo guardava con occhi piccoli e velati, grattandosi nervosamente la guancia. — Lei ha corso tutti quei rischi per metterci in questa situazione, e io sono curioso di sapere il perché. Mentre lavorava con noi, ha posto le basi, e ora ha realizzato il suo piano, a dispetto di tutte le nostre precauzioni.
— Precauzioni?
— Ripulirle la mente. Nascondere lo Stabilimento.
— Glielo dica — intervenne Kelly. — Gli dica perché l'ha fatto. Jennings respirò a fondo. — Rethrick, l'ho fatto per tornare nella compagnia. Questo è l'unico motivo. Non ce ne sono altri.
Rethrick lo fissò, sbalordito. — Per tornare nella compagnia? Ma lei può farlo benissimo, gliel'ho detto. — La sua voce era aspra e tagliente, e segnata dalla tensione. — Cosa le ha preso? Lei può tornare benissimo, per tutto il tempo che vorrà.
— Come tecnico.
— Sì, come tecnico. Noi assumiamo molti…
— Io non voglio tornare come tecnico. Non mi interessa lavorare per lei. Mi stia a sentire, Rethrick. La polizia mi ha preso appena ho lasciato questo ufficio, e se non fosse stato per lui, adesso sarei morto.
— L'hanno presa?
— Volevano sapere cosa fa la Rethrick Construction. Volevano che glielo dicessi io.
Rethrick annuì. — È un guaio. Non lo sapevamo.
— No, Rethrick, io non ho intenzione di rientrare come un semplice impiegato che lei può sbattere fuori a suo piacimento. Io voglio lavorare con lei, non per lei.
— Con me? — Rethrick spalancò la bocca per lo stupore, poi un velo duro e ostile gli coprì il volto. — Non capisco cosa intende dire.
— Lei e io saremo insieme a capo della Rethrick Construction. D'ora in avanti le cose andranno così e nessuno cancellerà i miei ricordi per poter garantire la sua sicurezza.
— È questo che vuole?
— Sì.
— E se non acconsentiamo?
— Allora tutto il materiale andrà a finire nelle mani della polizia. Semplicissimo. Ma io non voglio farlo. Non voglio distruggere la compagnia. Voglio entrarci! Voglio essere al sicuro. Lei non sa cosa significa, stare là fuori senza un posto dove andare. L'individuo ormai non ha più spazio per sé. Nessuno può aiutarlo, perché è incastrato fra due forze spietate. È una semplice pedina schiacciata tra il potere politico e quello economico. E io sono stufo di essere una pedina.
Per un lungo tempo Rethrick non disse nulla, limitandosi a fissare il pavimento con espressione vuota e smarrita. Alla fine rialzò la testa. — Lo so che le cose stanno così. E lo so da un bel po' di tempo, da molto prima di lei. Io sono molto più vecchio di lei, e ho visto questa situazione nascere e crescere, anno dopo anno. Ecco perché esiste la Rethrick Construction. Un giorno sarà tutto diverso, quando avremo terminato lo specchio e l'artiglio temporale. Quando avremo completato le nostre armi.
Jennings non disse nulla.
— So benissimo com'è la faccenda. Sono vecchio, e ho lavorato a lungo. Quando mi hanno detto che qualcuno aveva rubato gli schemi ed era uscito dallo Stabilimento, ho pensato che fosse giunta la fine. Già sapevamo che lei aveva manomesso lo specchio. Sapevamo che c'era una relazione, ma abbiamo tratto le conclusioni sbagliate.
"Ovviamente, abbiamo pensato che la polizia si servisse di lei come spia, per scoprire cosa stavamo facendo. Quando lei si è reso conto che non poteva portar fuori le sue informazioni, ha manomesso lo specchio, così la polizia poteva intervenire, e…"
Si interruppe sfregandosi la guancia.
— Vada avanti — disse Jennings.
— Invece lei ha fatto tutto da solo… Ci ricatta per entrare nella compagnia. Lei non sa a cosa lavora la compagnia, Jennings! Come osa volerci mettere il naso? Sono anni e anni che stiamo lavorando, e lei, per trovare un rifugio, sarebbe disposto a mandarci a picco! Solo per salvare la sua vita, lei ci distruggerebbe!
— Io non voglio distruggervi. Posso esservi di grande aiuto.
— Io guido da solo la compagnia. È la mia compagnia, l'ho creata io, l'ho fatta crescere io. È mia.
Jennings rise. — E cosa succederà quando lei morirà? Oppure la rivoluzione deve scoppiare mentre lei è in vita? Rethrick scosse la testa, turbato.
— Lei morirà, e non ci sarà nessuno a sostituirla. Lei sa che io sono un buon tecnico, l'ha detto lei stesso. Lei è uno sciocco, Rethrick. Vuole fare tutto da solo, decidere da solo ma un giorno morirà, e cosa succederà, allora?
Silenzio.
— È meglio che lei mi faccia entrare… Per il bene della compagnia, oltreché per il mio bene. Io posso fare molto per lei; alla sua morte la compagnia sopravviverà nelle mie mani, e forse la rivoluzione avrà successo.
— Lei dovrebbe già essere contento di essere ancora vivo! Se le avessimo impedito di portare con sé i suoi oggetti…
— Che altro poteva fare? Come poteva lasciare che un uomo lavorasse al suo specchio, vedesse il proprio futuro, e non potesse nemmeno alzare un dito per provvedere? E facile capire come mai lei sia stato costretto a inserire quella clausola alternativa di pagamento. Non aveva altra scelta.
— Ma lei non sa nemmeno quello che stiamo facendo, perché esistiamo!
— Ho una buona idea, in merito. In fondo, ho lavorato due anni per lei.
Trascorse del tempo. Rethrick si inumidì le labbra più volte, continuando a toccarsi la guancia. Il sudore gli colava dalla fronte. Finalmente alzò gli occhi.
— No — disse. — Niente da fare. Nessuno guiderà mai la compagnia, se non io. Se muoio, morirà con me. E mia.
Jennings reagì all'istante. — Allora i documenti andranno a finire alla polizia.
Rethrick non disse nulla, ma sul suo volto si dipinse una strana espressione, che fece correre un brivido per la schiena di Jennings.
— Kelly — disse Jennings. — Lei ha i documenti con sé?
Kelly si alzò in piedi e accese una sigaretta, pallida in volto. — No.
— Dove sono? Dove li ha messi?
— Mi dispiace — replicò la ragazza. — Non ho intenzione di dirglielo. Jennings sgranò tanto d'occhi. — Cosa?
— Mi dispiace — ripetè Kelly, con voce appena udibile. — Sono al sicuro. La polizia non li avrà mai, ma nemmeno lei. Al momento opportuno, li consegnerò a mio padre.
— Suo padre?
— Kelly è mia figlia — disse Rethrick. — Ecco una cosa che lei ha trascurato, Jennings. E nemmeno lui lo sapeva. Nessuno lo sa, tranne noi due. Ho voluto conservare in famiglia tutte le posizioni di responsabilità, e ora mi accorgo che è stata una buona idea. Ma doveva restare un segreto. Se la polizia lo avesse saputo, avrebbe messo subito le mani su Kelly, e la sua vita non sarebbe valsa un soldo.
Jennings espirò lentamente il fiato. — Capisco.
— Mi è sembrata una buona idea, quella di assecondarla — disse Kelly. — Altrimenti lei avrebbe fatto comunque tutto da solo, e sarebbe riuscito a impossessarsi di quei documenti. E come lei ha detto, se la polizia l'avesse catturata con quel materiale in mano, sarebbe stata la fine della compagnia. Perciò accettai di aiutarla e non appena lei mi consegnò le carte, le ho messe al sicuro. — Fece un debole sorriso. — Nessuno le scoprirà. Mi dispiace.
—Jennings, lei può venire con noi — disse Rethrick. — Può lavorare con noi per sempre, se lo vuole. Può lavorare con noi, essere parte di noi. Può avere quello che vuole, tranne…
— Tranne guidare la compagnia. Quello è un suo privilegio.
— Proprio così. Jennings, la compagnia è vecchia, più vecchia di me. Non sono stato io a crearla. Mi fu, si può dire, lasciata in eredità. E io mi assunsi l'impegno di reggerla, di farla prosperare, di condurla fino al giorno… il giorno della rivoluzione, come l'ha definito lei.
"Fu mio nonno a fondare la compagnia, nel ventesimo secolo, e la compagnia è sempre appartenuta alla mia famiglia. In futuro sarà lo stesso. Un giorno, quando Kelly si sposerà, ci sarà un erede che ne prenderà le redini alla mia morte. Quest'aspetto, dunque, è risolto. La compagnia venne fondata nel Maine, in una piccola città del New England. Mio nonno era il tipico abitante del New England, frugale, onesto, e visceralmente indipendente; aveva una botteguccia di riparazioni di non so che, un posto dove aggiustava di tutto. E aveva grosse capacità.
"Quando si accorse che il governo e il grosso potere industriale cominciavano a schiacciare tutto il resto, si mise a lavorare di nascosto. La Rethrick Construction scomparve dalla carta geografica. Il governo ci mise un bel po' a organizzare il Maine. Quando il resto del mondo era già stato diviso tra i grandi consorzi internazionali e le grandi nazioni mondiali, il New England era ancora vivo, ancora libero. E con esso mio nonno e la Rethrick Construction.
"Assunse un po' di uomini, meccanici, dottori, avvocati, piccoli giornalisti, facendoli venire dal Middle West, e la compagnia crebbe. Apparvero le prime armi, le armi e la conoscenza. Lo specchio e l'artiglio temporale! Venne costruito lo Stabilimento, in segreto e spendendo somme ingentissime. Lo Stabilimento è grande, grande e profondo. Penetra nel sottosuolo di molti più livelli di quanti lei ne abbia visti. Lui li vide, il suo alter ego. Là dentro c'è una quantità di potere. Potere, e uomini in gamba, uomini scomparsi in ogni parte del mondo, uomini che vennero a lavorare per noi, i migliori che c'erano.
"Un giorno, Jennings, esploderemo. Vede, condizioni simili non possono durare a lungo. La gente non può vivere così, sballottata di qua e di là dal potere economico e da quello politico. I governi e le grandi potenze industriali continuano a trattare la gente come formiche, a servirsene per i loro bisogni. Prima o poi nascerà una resistenza, una resistenza forte e disperata, formata non da persone grosse, potenti, ma da quelle piccole, insignificanti. Autisti, droghieri, operatori TV, camerieri. Ed ecco dove interverrà la compagnia.
"Noi forniremo loro tutto l'aiuto di cui avranno bisogno, gli strumenti, le armi, le cognizioni. Noi venderemo loro i nostri servigi. Potranno assumerci. Avranno bisogno di qualcuno da assumere, perché di fronte avranno un nemico formidabile: il potere alleato alla ricchezza."
Vi fu silenzio.
— Capisce? — intervenne Kelly. — E per questo che lei non deve interferire. E la compagnia di papà, ed è sempre stato così. La gente del Maine è fatta così. E così è sempre stata la nostra famiglia. La compagnia è nostra, ci appartiene.
— Venga con noi — riprese Rethrick. — Come tecnico. Mi dispiace, ma questo è il nostro modo di vedere le cose. Ristretto, se vuole, ma noi ci siamo sempre attenuti a esso.
Jennings non disse nulla. Si mise a passeggiare lentamente da un capo all'altro della stanza, con le mani in tasca. Dopo un po' sollevò la tapparella e si mise a osservare la strada, giù in basso.
Laggiù, simile a un minuscolo scarafaggio, un nero incrociatore della polizia si muoveva lentamente, immerso nel traffico che intasava la strada. Giunse all'altezza di un altro velivolo, già parcheggiato, presso il quale c'erano quattro agenti nelle loro uniformi verdi. Guardando ancor meglio, Jennings si accorse che altri poliziotti stavano giungendo dalla parte opposta. Richiuse la tapparella.
— È una decisione difficile — disse.
— Se lei esce di qui, la prenderanno — disse Rethrick. — Sono appostati laggiù tutto il giorno. Non ha una sola possibilità.
— La prego… — disse Kelly, guardandolo con occhi imploranti. All'improvviso, Jennings sorrise. — Dunque lei non mi vuole dire dove si trovano i documenti. Dove li ha nascosti. Kelly scosse il capo.
— Un attimo. — Jennings mise una mano in tasca e ne tirò fuori un pezzettino di carta. Lo aprì lentamente, e lo lesse. — Lei non li ha per caso depositati alla Dunne National Bank, verso le tre di ieri pomeriggio? Perché fossero conservati in una delle cassette di sicurezza?
Kelly rimase senza fiato. Afferrò la sua borsetta e l'aprì. Jennings si rimise in tasca il foglietto di carta, la ricevuta. — Dunque lui aveva previsto anche questo — mormorò. — L'ultimo dei ninnoli. Mi domandavo a cosa servisse.
Kelly frugò freneticamente nella borsetta, stravolta, e ne tirò fuori un pezzetto di carta, agitandolo.
— Lei si sbaglia! Eccola qui. — Si rilassò un poco. — Non so cos'abbia lei, ma questa è…
Nell'aria, sopra loro, qualcosa si mosse. Si formò uno spazio buio, un circolo indistinto. Kelly e Rethrick sollevarono gli occhi, sbalorditi.
Dal circolo buio emerse un artiglio metallico, collegato a un braccio snodabile. L'artiglio si abbassò descrivendo un arco ampio, e strappò la striscia di carta dalle mani di Kelly. Quindi, dopo un attimo di esitazione, si risollevò di nuovo, scomparendo insieme alla ricevuta dentro il circolo oscuro. Poi, silenziosamente, tutto svanì. Non rimaneva più nulla, solo l'aria.
— Dove… Dove è andata a finire? — disse Kelly con un filo di voce. — La ricevuta… Cos'era, quello?
Jennings si toccò la tasca. — E al sicuro, qua dentro. Mi domandavo quando si sarebbe fatto vivo. Cominciavo a preoccuparmi.
Rethrick e sua figlia rimasero lì impalati, senza dire una parola.
— Non fate quella faccia — disse Jennings, e allargò le braccia. — La ricevuta è al sicuro… e la compagnia è al sicuro. Quando verrà il momento, ci sarà, forte e ben lieta di aiutare la rivoluzione. Ci penseremo noi, tutti noi. Io, lei e sua figlia.
Rivolse un'occhiata ammiccante a Kelly. — Tutti e tre. E magari, per allora, la famiglia sarà anche cresciuta di numero!