i bracconieri dello spazio (italian)
— Che tipo di nave sarà? — chiese il Capitano Shure, gli occhi fissi sullo schermo, le mani contratte sulla manopola per la regolazione più delicata.
Il navigatore Nelson diede un'occhiata al di sopra della sua spalla. — Aspetti un minuto — Girò la telecamera di controllo e fotografò lo schermo. La fotografia scomparve giù nel tubo portamessaggi verso la stanza d'astrografia. — Restiamo calmi. Faremo fare una ricerca da Barnes.
— Ma che stanno facendo qui? Cosa cercano? Sapranno di certo che il sistema di Sirio è chiuso.
— Guardi le fiancate arrotondate — Nelson tracciò lo schermo con un dito. — È un trasporto. E quardi la controcarena. È una nave da carico.
— E mentre guarda, faccia caso a questo — Shure girò la manopola dell'ingranditore. L'immagine della nave si dilatò, espandendosi fino a riempire lo schermo. — La vede quella fila di protuberanze?
— E allora?
— Artiglieria pesante. Fresata. Per fuoco da spazio profondo. È un trasporto, ma è anche armato.
— Forse dei pirati.
— Forse. — Shure giocherellava col microfono di comunicazione. — Sono tentato di inviare un messaggio alla Terra.
— Perché?
— Questo potrebbe essere l'avanscoperta.
Gli occhi di Nelson ebbero un guizzo. — Lei crede che abbiano intenzione di attaccarci? Ma se ce ne sono altri, perché i nostri schermi non li segnalano?
— Il resto potrebbe essere fuori della nostra portata.
— Più di due anni-luce? Ma ho gli schermi alzati al massimo, e sono i migliori schermi disponibili.
I risultati delle ricerche sbucarono fuori dal tubo direttamente dalla stanza d'astrografia e scivolarono sulla superficie del tavolo. Shure li aprì e li scorse rapidamente, poi li passò a Nelson. — Ecco.
La nave era un modello Adharano. Una nave di Prima Classe, appartenente a una serie di navi da carico di recente costruzione. Barnes aveva aggiunto una nota di suo pugno: «Però non dovrebbe essere armata. I cannoni devono essere stati aggiunti. Non sono equipaggiamento di serie sui trasporti Adharani.»
— Allora non è un'esca — mormorò Shure. — Questo possiamo escluderlo. Cosa sappiamo di Adhara? Perché una nave Adharana dovrebbe trovarsi nel sistema di Sirio? La Terra ha chiuso al traffico questa regione da anni. Debbono saperlo che qui non si può commerciare.
— Nessuno sa molto sugli Adharani. Hanno partecipato alla Conferenza Mercantile Galattica, ma questo è tutto.
— A che razza appartengono?
— Genere Aracnide. Tipico di quest'area, basato sul Ceppo del Gran Murzim. Sono una variante dei Murzim originali. Vivono per lo più per loro conto, struttura sociale molto complessa, dai modelli rigidi. Raggruppamento allo stato organico.
— Vuol dire che sono insetti.
— Suppongo di sì. Nello stesso senso in cui noi siamo Lemuri.
Shure tornò a rivolgere la sua attenzione allo schermo: ridusse l'ingrandimento, osservando attentamente. Lo schermo seguiva automaticamente la nave Adharana, mantenendosi in allineamento diretto.
La nave Adharana era nera e massiccia; sembrava goffa in confronto all'agile incrociatore Terrestre. Era rigonfia come un verme ben pasciuto, con le fiancate scure così tondeggianti da formare quasi una sfera completa. Ogni tanto qualche luce-guida si accendeva ad intermittenza mentre la nave si avvicinava al più esterno dei pianeti del sistema di Sirio. Si muoveva lentamente, con cautela, come tastando il suo percorso. Entrò nell'orbita del decimo pianeta ed iniziò le manovre per la discesa: i retrorazzi si accesero, sfolgorando di rosso, e il gigantesco verme cominciò ad abbassarsi, scendendo verso la superficie del pianeta.
— Atterrano — mormorò Nelson.
— Molto bene. Resteranno in posizione stazionaria. Un buon bersaglio per noi.
Il trasporto Adharano si adagiò sulla superficie del decimo pianeta, mentre i propulsori si smorzavano nel silenzio, sollevando una nube di particelle di scarico. Il trasporto era atterrato tra due catene montuose, su un'arida distesa di sabbia grigia. Non esisteva vita, né atmosfera o acqua; il pianeta era in gran parte roccia, fredda roccia grigia, con grandi crepacci ed ombre: una superficie corrosa e insalubre, ostile e desolata.
Improvvisamente, la nave Adharana si animò: i portelli si aprirono, e dei puntolini neri sciamarono fuori della nave. I puntolini aumentarono di numero, un diluvio di granelli che si riversavano fuori dal trasporto, scivolando veloci sulla sabbia. Alcuni raggiunsero le montagne e sparirono fra picchi e crateri; altri guadagnarono la parte più lontana, dove si persero nelle lunghe ombre.
— Che mi prenda un colpo — borbottò Shure. — Non ha senso. Ma che stanno cercando? Abbiamo passato questi pianeti al setaccio; laggiù non c'è niente che qualcuno potrebbe volere.
— Potrebbero avere necessità diverse. O metodi diversi. Shure si irrigidì. — Guardi. I loro mezzi stanno tornando verso la nave.
I puntolini neri erano riapparsi, emergendo dalle ombre e dai crateri. Si affrettarono verso il verme-madre, correndo sulla sabbia. I portelli si aprirono; uno per uno i mezzi balzarono dentro la nave e scomparvero. Alcuni ritardatari si fecero strada verso la nave ed entrarono. I portelli si richiusero.
— Che diavolo possono aver trovato? — disse Shure.
L'ufficiale delle Comunicazioni Barnes entrò in sala di controllo, allungando il collo. — Ancora laggiù? Fatemi dare un'occhiata. Non ho mai visto una nave Adharana.
Sulla superficie del pianeta la nave Adharana si scosse. Improvvisamente rabbrividì, fremendo da prua a poppa, poi si staccò dalla superficie, guadagnando rapidamente altitudine. Si diresse verso il nono pianeta. Per un certo tempo vi orbitò intorno, osservando la superficie sottostante, erosa e costellata di crepacci. Conche vuote di oceani disseccati si estendevano come immensi vassoi.
La nave Adharana scelse delle conche e si preparò ad atterrare, sbuffando nuvole di scarichi nel cielo.
— Ancora la stessa maledettissima storia — mormorò Shure.
I portelli si aprirono. I granelli neri saltarono a terra e corsero via in tutte le direzioni.
La mascella di Shure si sporse in un'espressione di rabbia. — Dobbiamo scoprire cosa vogliono. Guardate come si muovono! Sanno esattamente cosa fare — Afferrò il microfono di comunicazione, poi lo lasciò andare. — Possiamo sbrigarcela da soli. Non ci serve la Terra.
— Non dimentichi che è armata.
— La sorprenderemo quando atterra. Si fermano su ogni pianeta seguendo l'ordine — Shure si mosse rapidamente mettendo la mappa di comando in posizione. — Quando atterreranno sul quarto pianeta noi saremo là ad aspettarli.
— Potrebbero attaccarci.
— Forse. Ma dobbiamo scoprire cosa stanno portando a bordo. Hanno trovato qualcosa e qualsiasi cosa sia, appartiene a noi.
Il quarto pianeta del sistema di Sirio aveva un'atmosfera e un po' d'acqua. Shure fece atterrare il suo incrociatore fra le rovine di un'antica città, da lungo tempo deserta.
Il trasporto Adharano non era comparso. Shure esaminò il cielo e poi aprì il portello principale. Lui, Barnes e Nelson uscirono con cautela, armati con fucili pesanti Slem; dietro di loro il portello si richiuse con forza e l'incrociatore decollò rombando verso il cielo.
Lo guardarono allontanarsi, tenendosi vicini e con i fucili pronti. L'aria era fredda e rarefatta: la sentivano soffiare intorno alle loro tute pressurizzate.
Barnes aumentò la temperatura della sua tuta. — Fa troppo freddo per me.
— Ti fa rendere conto che siamo sempre terrestri, anche se lontani anni-luce da casa — osservò Nelson.
— Ecco i punti essenziali del piano — disse Shure. — Non possiamo distruggerli; è fuori discussione. A noi interessa il loro carico. Se li facciamo saltare il carico se ne andrà con loro.
— Allora cosa useremo?
— Li circonderemo con una nube di gas.
— Una nube di gas? Ma…
— Capitano — disse Nelson, — non possiamo usare una nube di gas. Non potremo avvicinarci a loro fino a che il gas non sarà diventato inerte.
— C'è vento. Il gas si disperderà molto in fretta. Ad ogni modo, è l'unica cosa che possiamo fare, e dovremo approfittarne. Non appena gli Adharani saranno in vista, dovremo prepararci ad aprire il fuoco.
— E se la nube li manca?
— Allora dovremo batterci — Shure studiò attentamente il cielo.
— Credo che stiano arrivando. Andiamo. — Corsero verso un cumulo di rocce affastellate, resti di colonne e torri ammassati in grandi terrapieni, mescolati a detriti di ogni genere.
— Qui andrà bene — Shure si accovacciò a terra, tenendo stretto il suo fucile Slem. — Eccoli che arrivano.
La nave Adharana era apparsa sopra di loro. Si stava preparando ad atterrare: si abbassava verso terra, i propulsori rombanti, un turbine di particelle di scarico. Toccò il suolo con un urto violento, sussultò un poco e finalmente si acquietò.
Shure strinse forte il microfono. — Okay.
Sopra le loro teste, su nel cielo, apparve l'incrociatore che si tuffò verso la nave Adharana. Dai propulsori a pressione uscì una nube biancoazzurra che l'incrociatore spruzzò direttamente sulla nera nave Adharana. La nube raggiunse la nave parcheggiata, drappeggiandovisi intorno, fondendosi con essa.
La superficie dello scafo Adharano si illuminò per un poco e cominciò a cadere in pezzi, consumata. Corrosa. L'incrociatore Terrestre sfrecciò via, completando la manovra, e sparì nel cielo.
Dalla nave Adharana stavano emergendo delle figure, che saltavano a terra. Le figure dalle lunghe zampe si misero a correre in ogni direzione, saltando in modo incontrollato. Gran parte di esse si issarono concitatamente sulla loro nave, trascinando tubi e macchinari, lavorando freneticamente, perdendosi nella nube di gas.
— Stanno spruzzando.
Comparvero molti altri Adharani che si misero a saltare freneticamente in su e giù, sulla loro nave, a terra, alcuni da una parte, altri in nessuna direzione in particolare.
— È come quando si calpesta un formicaio — mormorò Barnes.
Lo scafo della nave Adharana brulicava di Adharani che spruzzavano disperatamente, tentando di fermare l'azione corrosiva del vapore. Sopra di loro l'incrociatore Terrestre riapparve per eseguire un altro passaggio. Cresceva a vista, passando dalle dimensioni di un punto ad un ago a forma di lacrima, sfolgorando nella luce di Sirio. I pezzi di artiglieria del trasporto si alzarono disperatamente verso l'alto, cercando di allinearsi con il veloce incrociatore.
— Bombe vicino al bersaglio — ordinò Shure nel microfono. — Ma nessun centro diretto. Voglio salvare il carico.
Si aprirono i portelli per lo sgancio delle bombe; due caddero sibilando, seguendo un'esperta traiettoria ad arco. Caddero a forcella sul trasporto inerte, esplodendo su entrambi i lati. Nubi torreggianti di rocce e detriti si sollevarono, richiudendosi sul trasporto. Il verme nero sussultò, gli Adharani scivolarono giù dallo scafo. I pezzi di artiglieria spararono poche, futili scariche mentre l'incrociatore sfrecciava oltre e scompariva.
— Non hanno scampo — mormorò Nelson. — Non possono decollare se prima non finiscono di spruzzare lo scafo.
Gran parte degli Adharani stava cominciando a fuggire dalla nave, sparpagliandosi a terra.
— È quasi finita — disse Shure. Si alzò in piedi e uscì allo scoperto da dietro le rovine. — Andiamo.
Un razzo bianco saettò dalla nave Adharana, spruzzando il cielo di scintille. Gli Adharani si agitavano freneticamente da ogni parte, senza scopo, confusi dall'attacco. La nube di vapore si era virtualmente dissipata. Il razzo era il segnale convenzionale di resa. L'incrociatore stava compiendo un'altro giro sopra il trasporto, in attesa di ordini da Shure.
— Guardi — disse Barnes. — Insetti grandi come persone.
— Avanti! — ordinò Shure con impazienza. — Andiamo. Sono ansioso di vedere cosa c'è dentro.
Il comandante Adharano li accolse fuori dalla sua nave. Si mosse verso di loro, apparentemente stordito dall'attacco.
Nelson, Shure e Barnes lo guardarono con disgusto. — Oh, Signore — borbottò Barnes. — E così, ecco come sono.
L'Adharano era alto quasi un metro e mezzo, racchiuso in un nero guscio chitinoso. Si reggeva su quattro zampe sottili, mentre altre due si agitavano incerte nella metà superiore del suo corpo. Indossava una cintura larga, che reggeva la pistola e l'equipaggiamento. Gli occhi erano complessi e sfaccettati, la bocca una stretta fessura alla base del cranio allungato. Non aveva orecchi.
Dietro al comandante Adharano un gruppo di membri dell'equipaggio aspettava, incerto; alcuni con armi a forma cilindrica puntate a metà. Il comandante Adharano ticchettò seccamente con la bocca, agitando le antenne. Gli altri Adharani abbassarono i loro cilindri.
— Com'è possibile comunicare con questa specie? — chiese Barnes a Nelson.
Shure si mosse avanti. — Non importa. Non abbiamo nulla da dirgli. Sanno di essere qui illegalmente, ed è il carico quello che interessa a noi.
Passò oltre il comandante Adharano con una spinta. Il gruppo di Adharani si fece da parte per lasciarlo passare. Shure entrò nella nave, e Nelson e Barnes lo seguirono.
L'interno della nave Adharana trasudava e gocciolava di melma. I passaggi erano stretti ed oscuri, come lunghe gallerie, ed il pavimento era scivoloso sotto i piedi. Qualche membro dell'equipaggio si aggirava nell'oscurità, agitando nervosamente artigli e antenne. Shure diresse il raggio della sua torcia giù per uno dei corridoi.
— Da questa parte. Sembra che sia il passaggio principale.
Il comandante Adharano li seguiva da vicino. Shure lo ignorò. Fuori, l'incrociatore era atterrato nelle vicinanze; Nelson riusciva a vedere soldati terrestri attendere sulla superficie del pianeta.
Davanti a loro, una porta metallica sbarrava il corridoio. Shure la indicò, facendo il gesto di aprire.
— Apritela.
Il comandante Adharano arretrò, senza fare un gesto per aprire la porta. Giunsero altri Adharani, tutti muniti di armi cilindriche.
— Potrebbero ancora battersi — disse Nelson con calma.
Shure puntò il suo fucile Slem verso la porta. — Dovrò farla saltare.
Gli Adharani ticchettavano concitatamente; nessuno di loro si avvicinava alla porta.
— E va bene — disse Shure cupamente, e fece fuoco. La porta si dissolse, rovinando in fumo, poi sprofondò lasciando un'apertura abbastanza larga da permettere il passaggio. Gli Adharani si affollarono intorno freneticamente, ticchettando l'un l'altro. Molti altri di loro lasciarono lo scafo e si riversarono all'interno della nave, affollandosi intorno ai terrestri.
— Avanti — disse Shure, passando attraverso l'apertura. Nelson e Barnes lo seguirono, con i fucili Slem pronti.
Il passaggio portava verso il basso. L'aria era densa e pesante, e mentre si inoltravano dentro gli Adharani continuavano ad affollarsi dietro di loro.
— Tornate indietro — Shure si voltò, il fucile alzato. Gli Adharani si fermarono. — State indietro. Avanti. Andiamo.
I terrestri voltarono un angolo. Si trovavano nella stiva. Shure avanzò cautamente, muovendosi con attenzione. C'erano diverse guardie Adharane con le armi cilindriche pronte.
— Toglietevi di mezzo — Shure agitò il suo fucile Slem. Le guardie si scansarono con riluttanza. — Avanti!
Le guardie si divisero, e Shure avanzò.
E si fermò, stupefatto.
Davanti a loro c'era il carico della nave. La stiva era per metà piena di globi di fuoco latteo, gigantesche gemme simili ad immense perle, accatastate con cura. Ce n'erano a migliaia, fin dove si poteva arrivare con lo sguardo: scomparivano nel profondo dei recessi della nave in mucchi senza fine. Brillavano tutti di una dolce luminosità, una luce interna che rischiarava la stiva della nave.
— Incredibile! — borbottò Shure.
— Nessuna meraviglia se erano disposti ad infiltrarsi fin qui senza permesso. — Barnes fece un profondo respiro, gli occhi spalancati. — Io credo che farei lo stesso. Guardatele!
— Grandi, vero? — osservò Nelson.
Si scambiarono uno sguardo.
— Non ho mai visto niente del genere — disse Shure, stordito. Le guardie Adharane li guardavano con diffidenza, le loro armi cilindriche pronte. Shure si avvicinò alla prima fila di gemme, accatastate accuratamente con precisione matematica. — Non sembra possibile. Gemme ammucchiate come… come in un magazzino pieno di pomelli per le porte.
— Potrebbero essere appartenute agli Adharani in passato — commentò Nelson con aria pensosa. — Forse sono state rubate da quelli che hanno costruito le città del sistema di Sirio. Ora se le stanno riprendendo.
— Interessante — disse Barnes. — Potrebbe spiegare perché gli Adharani le hanno trovate così facilmente. Forse esistevano delle carte o delle mappe.
Shure sbuffò. — In ogni caso sono nostre. Qualsiasi cosa nel sistema di Sirio appartiene alla Terra. È stato tutto firmato, timbrato e convenuto.
— Ma se originariamente erano state rubate agli Adharani…
— Non avrebbero dovuto acconsentire agli accordi riguardo i sistemi chiusi. Hanno i loro sistemi, e questo appartiene alla Terra. — Shure allungò la mano verso una delle gemme. — Mi chiedo com'è al tatto…
— Attenzione, Capitano. Potrebbe essere radioattiva.
Shure toccò una delle gemme.
Gli Adharani lo afferrarono, gettandolo indietro. Shure si dimenò. Un Adharano afferrò il suo fucile Slem e glielo strappò dalle mani.
Barnes fece fuoco, ed un gruppo di Adharani scomparve in uno sbuffo di fumo. Nelson, a terra su un ginocchio, sparava verso l'imbocco del passaggio. Il passaggio era gremito di Adharani, alcuni dei quali rispondevano al fuoco: sottili raggi di calore passarono rasenti al capo di Nelson.
— Non possono colpirci — boccheggiò Barnes. — Hanno paura di sparare, per via delle gemme.
Gli Adharani si stavano ritirando nel passaggio, lontano dalla stiva; a quelli con le armi il comandante ordinava di tornare indietro.
Shure afferrò il fucile di Nelson e ridusse in polvere un gruppo di Adharani. Gli altri stavano chiudendo il passaggio: rotolavano in posizione pesanti lastre d'emergenza e le saldavano rapidamente a posto.
— Apriamo un foro — abbaiò Shure. Puntò la sua arma verso la parete della nave. — Stanno cercando di chiuderci qui dentro.
Barnes puntò il fucile verso la parete: i raggi dei due Slem divorarono il fianco della nave. Improvvisamente la parete cedette, lasciando un foro circolare.
Fuori dalla nave i soldati Terrestri combattevano contro gli Adharani. Gli Adharani si stavano ritirando, aprendosi un varco come potevano, saltando e sparando. Alcuni balzavano sulla loro nave, altri si voltavano e fuggivano, gettando le armi. Si agitavano ovunque in una confuzione disperata, correndo e saltando in ogni direzione, ticchettando all'impazzata.
L'incrociatore immobile si animò di luce mentre la sua artiglieria pesante si abbassava in posizione.
— Non sparate — ordinò Shure attraverso il microfono. — Lasciate stare la loro nave. Non è necessario.
— Sono finiti — ansimò Nelson, saltando a terra. Shure e Barnes gli vennero dietro, saltando giù dalla nave Adharana. — Non hanno scampo. Non sanno come battersi.
Shure fece cenno ad un gruppo di soldati terrestri di raggiungerlo. — Per di qua! Sbrigatevi, dannazione!
Gemme lattee si riversavano a terra fuori dalla nave, rotolando e rimbalzando attraverso l'apertura. Parte delle impalcature di sostegno erano andate distrutte. Mucchi di gemme cadevano a terra e rotolavano intorno ai loro piedi, intralciando il cammino.
Barnes ne raccolse una. Bruciava leggermente la sua mano guantata, solleticandogli le dita. L'alzò verso la luce: il globo era opaco, forme vaghe fluttuavano nel fuoco latteo, sospinte avanti e indietro. Il globo pulsava e baluginava come se fosse vivo.
Nelson gli sorrise. — Davvero fantastico, vero?
— Magnifico — Barnes ne raccolse un'altra. Dallo scafo della nave un Adharano fece fuoco su di lui inutilmente. — Ma li guardi. Debbono essercene a migliaia.
— Faremo venire una delle nostre navi mercantili a caricarle — disse Shure. — Non mi sentirò sicuro finché non saranno in viaggio verso la Terra.
Gran parte dei combattimenti erano cessati. Gli Adharani rimasti venivano radunati in gruppo dai soldati terrestri.
— E loro? — disse Nelson.
Shure non rispose. Stava esaminando una delle gemme, girandola e rigirandola fra le mani. — Guardate — mormorò. — Diventa di un colore diverso a seconda di come la si gira. Avete mai visto niente del genere?
La grande nave da trasporto terrestre atterrò con un sobbalzo. I portelli si abbassarono e i mezzi da carico uscirono rombando, una piccola flotta di tozzi autocarri che si diresse verso la nave Adharana. Le rampe calarono in posizione mentre pale-robot si preparavano a mettersi in funzione.
— Spalatele dentro — borbottò Silvanus Fry, dirigendosi verso il Capitano Shure. Il direttore delle Imprese Terrestri si asciugò la fronte con un fazzoletto rosso. — Un carico sorprendente, Capitano. Scoperta notevole — Tese la mano umida e i due si salutarono con una stretta.
— Non riesco a capire come abbiamo fatto a non trovarle noi — disse Shure. — Gli Adharani arrivavano e le raccoglievano. Li abbiamo guardati andare da un pianeta all'altro come un'ape che raccoglie il polline. Non so perché le nostre squadre non le hanno trovate.
Fry fece spallucce. — Che importa? — Esaminò una delle gemme, gettandola in aria e riprendendola. — Immagino che ogni donna sulla Terra porterà o vorrà portare una di queste al collo. Nel giro di sei mesi non sapranno più come hanno fatto a vivere senza. La gente è fatta così, Capitano — Mise il globo nella sua borsa e la chiuse. — Credo che ne porterò una a casa a mia moglie.
Un soldato terrestre scortò il comandante Adharano. Non ticchettava nulla, era silenzioso. Gli Adharani sopravvissuti erano stati disarmati, ed era stato loro permesso di tornare ad occuparsi della nave. Avevano rappezzato lo scafo e riparato gran parte delle corrosioni.
— Vi lasciamo andare — disse Shure al comandante Adharano. — Potremmo processarvi come pirati e fucilarvi, ma non avrebbe grande utilità. È meglio che riferiate al vostro governo di restare fuori dal sistema di Sirio, d'ora in poi.
— Non la può capire — disse Barnes gentilmente.
— Lo so. Questa è una formalità. Comunque si sarà fatto un'idea generale.
Il comandante Adharano aspettava in silenzio.
— Questo è tutto — Shure agitò con impazienza una mano in direzione della nave. — Avanti. Decollate. Andatevene di qui, e non ritornate.
Il soldato lasciò andare l'Adharano. Questo ritornò lentamente verso la sua nave e scomparve attraverso il boccaporto. Gli Adharani che lavoravano sullo scafo della nave raccolsero il loro equipaggiamento e seguirono dentro il loro comandante.
I portelli si chiusero. La nave Adharana tremò mentre i suoi propulsori si accendevano rombando. Si sollevò dal suolo goffamente, alzandosi nel cielo, poi si girò dirigendosi verso lo spazio.
Shure la guardò fino a che non scomparve.
— E questo è quanto — Lui e Fry si avviarono rapidamente verso l'incrociatore. — Crede che queste gemme susciteranno qualche interesse sulla Terra?
— Naturalmente. Ci sono dubbi?
— No — Shure era pensieroso. — Sono arrivati solo su cinque dei dieci pianeti. Dovrebbero essercene altre sui rimanenti pianeti più interni. Dopo che questo carico sarà giunto sulla Terra potremo cominciare a lavorare sui pianeti interni. Se gli Adharani le hanno trovate dovremmo riuscirci anche noi.
Gli occhi di Fry brillarono dietro gli occhiali. — Benissimo. Non mi ero reso conto che potrebbero essercene altre.
— Ci sono — Shure corrugò la fronte, strofinandosi il mento. — Almeno, dovrebbero esserci.
— Che c'è che non va?
— Non riesco a capire perché noi non le abbiamo mai trovate.
Fry gli batté una mano sulla schiena. — Non si preoccupi!
Shure annuì, ancora pensieroso. — Ma non riesco a capire perché non le abbiamo mai trovate da soli. Lei crede che significhi qualcosa?
Il comandante Adharano sedeva davanti allo schermo di controllo, sintonizzando i circuiti di comunicazione.
La Base di Controllo sul secondo pianeta del sistema Adharano si mise a fuoco. Il comandante portò il cono di comunicazione all'altezza del collo.
— È andata male.
— Cosa è successo?
— I Terrestri ci hanno attaccato e si sono impadroniti del resto del nostro carico.
— Quanto ancora ne era rimasto a bordo?
— La metà. Eravamo stati solo su cinque pianeti.
— Questo è un guaio. Hanno portato il carico sulla Terra?
— Penso di sì.
Per un certo tempo ci fu silenzio. — Quanto è calda la Terra?
— Abbastanza calda, credo.
— Forse andrà tutto bene. Non avevamo pensato a nessuna schiusa sulla Terra, ma se…
— Non mi piace l'idea che i Terrestri si prendano gran parte della nostra prossima generazione. Mi spiace che non siamo riusciti ad andare più avanti con la distribuzione.
— Non si preoccupi. Chiederemo alla Regina di deporre un'altro gruppo per compensare.
— Ma che possono fare i Terrestri con le nostre uova? Non ne avranno altro che difficoltà quando inizieranno a schiudersi. Non riesco a capirli. Le menti dei Terrestri sono al di là della comprensione. Rabbrividisco al pensiero di quello che succederà quando le uova si schiuderanno. — E su un pianeta umido la schiusa dovrebbe cominciare molto presto…