Stories 93 / Random

Stories by lafcadio hearn

l’anima di una peonia (italian)

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Quasi tutte le storie e le credenze popolari che hanno ispirato le poesie kyōka sembrano provenire dalla Cina, e anche gran parte dei racconti giapponesi sugli spiriti arborei paiono essere originari dello stesso Paese. Siccome gli spiriti floreali e le amadriadi dell’Estremo Oriente sono ancora poco conosciuti ai lettori europei, credo che questa storia cinese potrebbe risultare interessante.
C’era un tempo uno studioso cinese – che i testi giapponesi chiamano Tō no Busanshi – famoso per la sua passione per i fiori. Adorava nello specifico le peonie, e le coltivava con grande competenza e pazienza.
Un giorno si presentò a casa di Busanshi una ragazza molto avvenente, che lo supplicò di prenderla al suo servizio. Disse che le circostanze avverse la costringevano a cercare un umile impiego, ma aveva ricevuto un’educazione letteraria e perciò desiderava entrare, se possibile, al servizio di uno studioso. Busanshi rimase affascinato dalla sua bellezza e la accolse in casa senza porre ulteriori domande. La ragazza si rivelò ben più di una brava domestica: dalle doti che dimostrava, Busanshi cominciò a sospettare che fosse stata cresciuta alla corte di qualche principe o nel palazzo di un grande signore. Sfoggiava una perfetta conoscenza dell’etichetta e di quelle arti cortesi che vengono insegnate soltanto alle fanciulle di altissimo rango, e possedeva stupefacenti capacità nella calligrafia, nella pittura e in ogni genere di composizione poetica. Busanshi si innamorò ben presto di lei, e riusciva a pensare solo a come compiacerla. Quando i suoi amici studiosi o altri importanti visitatori si fermavano presso casa sua, lui mandava sempre la nuova servitrice ad accogliere e intrattenere gli ospiti, e tutti quelli che la vedevano restavano ammaliati dalla sua grazia e dal suo fascino.
Un giorno Busanshi ricevette una visita da parte del grande Teki-Shin-Ketsu, un famoso insegnante di dottrina morale, ma questa volta la ragazza non rispose alla convocazione del padrone. Busanshi andò a cercarla personalmente, ansioso che Teki-Shin-Ketsu la vedesse e la ammirasse, ma non riuscì a trovarla da nessuna parte. Dopo aver setacciato invano l’intera casa, Busanshi stava tornando verso la stanza degli ospiti quando, all’improvviso, intravide la ragazza che fluttuava senza far rumore lungo un corridoio davanti a lui. Lo studioso la chiamò e provò ad avvicinarsi, ma lei fece una mezza giravolta e si appiattì contro il muro come un ragno. Quando Busanshi tentò di afferrarla, lei sprofondò nel muro lasciando solamente la sua sagoma: un’ombra colorata, come un disegno in rilievo sull’intonaco. Quell’ombra, però, era in grado di muovere le labbra e gli occhi, e gli parlò in un sussurro dicendo: «Vi chiedo perdono per non aver obbedito al vostro nobile ordine! Dovete sapere che io non sono una ragazza umana: sono solo l’anima di una peonia. Per via del vostro grande amore per questi fiori, ho potuto assumere forma umana e farvi da servitrice. Ma ora è arrivato questo Teki-Shin-Ketsu, che mi mette in angoscia con la sua reputazione... perciò non ho più il coraggio di mantenere questa forma. Debbo tornare al luogo da cui sono venuta».
Detto questo affondò ancora di più nel muro, e svanì del tutto: non rimase nessuna traccia della sua presenza sull’intonaco della parete. Busanshi non la rivide mai più.
Questa storia è riportata in un libro cinese che i giapponesi chiamano Kai-ten-i-ji.