Stories 93 / Random

Stories by john varley

picnic su lunachiara (italian)

Save as PDF
Questa è la storia di come sono andato a Lunachiara e ho trovato il vecchio Lester, e di come, forse, sono diventato un po' più adulto. Ed era ora, finalmente, come direbbe Carnival.
Carnival è mia madre. Di solito non andiamo molto d'accordo, e secondo me tutto dipende dal fatto che ho dodici anni mentre lei ne ha novantasei. Lei dice che questo non c'entra e che ha aspettato tanto prima di avere un figlio perché voleva essere sicura di sentirsi pronta. Allora io le rispondo che alla sua età è passato troppo tempo dall'infanzia perché possa ricordarsela. E lei ribatte che la sua memoria è perfetta fin dal giorno della nascita. E io dico…
Litighiamo molto spesso.
Sono un buon parlatore, ma Carnival è un caso particolare. È un'Emozionalista, e ogni volta che cerco di introdurre argomenti concreti in una discussione rifiuta di ascoltarmi, dicendo: "I fatti servono solo a distrarmi dai miei preconcetti". Se le faccio notare che il suo comportamento è irrazionale, risponde che ho perfettamente ragione e che è proprio così che vuole essere. Nella maggior parte dei casi non riusciamo neppure ad accordarci sulle premesse su cui basare un litigio. Potreste pensare che questa sia la morte del dialogo, ma significherebbe che non conoscete bene me e Carnival.
Il principale argomento di discussione delle ultime sei o sette lunazioni nella nostra cupola era stato il Cambiamento al quale volevo sottopormi. La battaglia era aperta e ci si scontrava ogni giorno. Lei pensava che alla mia età un Cambiamento poteva nuocere alla personalità. Ma si trattava di una cosa che facevano tutti.
Eravamo seduti a tavola per la colazione. Io e Carnival, Chord, l'uomo che vive con lei da alcuni anni, e Adagio, la figlia di Chord. Adagio ha sette anni.
La sera prima c'era stata una grande battaglia tra me e Carnival, finita (più o meno) con la mia promessa di divorziare da lei non appena avessi avuto l'età. Non ricordo quale fosse la sua controminaccia, perché ero arrabbiatissimo.
Me ne stavo seduto mangiando controvoglia e pensando agli affari miei. La discussione non era stata inutile da un punto di vista filosofico, ma da quello pragmatico aveva vinto lei, senza dubbio. La triste realtà era che non avrei potuto ottenere un Cambiamento finché lei non avesse apposto il suo indice di personalità in fondo al modulo di domanda, e Carnival aveva detto che piuttosto si sarebbe fatta ibernare il cervello. E parlava sul serio.
- Credo di sentirmi pronta per un Cambiamento - disse lei ad un tratto.
- Non è giusto! - strillai io. - Lo dici solo per farmi dispetto. Vuoi farmi notare che io non conto niente, mentre tu puoi diventare quello che ti pare.
- Non voglio sentire altro! - ribatté lei seccamente. - Abbiamo già discusso abbastanza questo argomento, e non intendo cambiare idea. Sei troppo giovane per un Cambiamento.
- Un corno! - risposi io. - Presto sarò adulto. Mi manca solo un anno. Credi davvero che allora sarà diverso?
- Non mi interessa pensarci adesso. Spero che maturerai, ma se come dici tu è solo questione di un anno, perché hai tutta questa fretta?
- E mi piacerebbe che tu non usassi certe espressioni - aggiunse Chord.
Carnival gli lanciò un'occhiataccia. Quando litiga con me non sopporta ingerenze. Non le piace che qualcuno si immischi, ma non si lamenterebbe mai in presenza mia e di Adagio.
- Secondo me dovresti permettere a Fox di farsi fare il Cambiamento - disse Adagio, e mi sorrise di sottecchi. Adagio è una brava ragazza, per quanto possa esserlo una sorellastra minore. Mi ha sempre garantito il suo appoggio, e quando ho potuto le ho restituito il favore.
- Tu non immischiarti - l'ammonì Chord, e poi si rivolse a Carnival: - Forse dovremmo lasciarvi soli finché tu e Fox avrete sistemato questa faccenda.
- Allora dovreste stare lontani per un anno - commentò Carnival. - Restate pure. La discussione è finita. Se Fox la pensa diversamente, può andarsene in camera sua.
Senza farmelo dire due volte mi alzai e corsi via. Mi sentivo uno sciocco per quella reazione, ma le mie lacrime erano sincere. Fortunatamente dentro di me c'è una parte che riesce a mantenersi calma e a decidere per il meglio in ogni situazione.
Poco dopo Carnival venne a trovarmi, ma io feci il possibile perché si sentisse indesiderata. Ci riesco abbastanza bene, almeno con lei. Quando si rese conto che non poteva fare niente per migliorare la situazione, se ne andò. Era ferita, e quando la porta si chiuse mi sentii veramente disperato; arrabbiato con lei e con me stesso. Non riuscivo più a volerle bene come un anno prima e provavo una grande vergogna per la mia incapacità.
Ci pensai per un po', con una certa preoccupazione, e conclusi che dovevo chiederle scusa. Uscii dalla mia camera, pronto a buttarmi tra le sue braccia piangendo… ma non andò affatto così. Forse, se fosse successo, le cose sarebbero finite diversamente e io e Halo non saremmo mai andati a Lunachiara.
Carnival e Chord si stavano preparando per uscire. Dissero che sarebbero stati fuori per quasi tutta la luna. Si stavano vestendo di tutto punto, e quello che mi seccò e mi fece cambiare idea fu il fatto che si vestivano in salotto invece che nella loro camera, come secondo me sarebbe stato logico.
Lei si era sfilata i piedi e li aveva sostituiti con gli artigli, e la cosa mi parve sciocca perché gli artigli sono utili solo in caduta libera. Ma Carnival li indossa appena può e saltella attorno come un cavallo da circo, perché non sono affatto adatti a camminare. Secondo me la gente ha un'aria molto stupida con un paio di mani in fondo alle gambe. E, naturalmente, aveva lasciato i piedi sul pavimento.
Carnival guardò l'orologio e disse qualcosa riguardo a quanto sarebbero arrivati in ritardo per la navicella. Mentre stavano uscendo si voltò verso di me.
- Fox, mi faresti il favore di mettere via quei piedi? Grazie. - Poi se ne andò.
Un'ora più tardi, mentre mi trovavo negli stadi più profondi della depressione, qualcuno suonò alla porta. Era una donna che non avevo mai visto. Completamente nuda.
Sapete come talvolta capiti di vedere un amico che ha appena ricevuto un Cambiamento e di riconoscerlo immediatamente, anche se è venti centimetri più alto o più basso, o pesa cinquanta chili in più o in meno, e non assomiglia affatto alla persona che conoscevate? Forse non lo sapete, perché non tutti hanno questa capacità, ma io la possiedo in grande misura. Carnival dice che è una mutazione evolutiva della razza, una risposta alla necessità di riconoscere altri individui in grado di cambiare a piacere il loro aspetto. Potrebbe essere vero; lei non ci riesce affatto.
Secondo me è una cosa che ha a che fare con il modo in cui una persona indossa un corpo; uno qualsiasi, di qualsiasi sesso. Piccoli gesti come strizzare gli occhi, i movimenti della bocca, il portamento, le dita; forse perfino l'intera gestalt cinestetica di cui parlano i dottori. In quel caso fu così. Ero in grado di vedere attraverso quel grazioso viso femminile e la differenza di peso e altezza, e avevo ravvisato qualcuno che conoscevo. Era Halo, il mio migliore amico, che era ancora maschio l'ultima volta che l'avevo visto, tre lune prima. Ora, sul suo viso femminile, c'era un largo sorriso di presa in giro.
- Ciao, Fox - disse con una voce che era inequivocabilmente quella di Halo, ma un'ottava più alta. - Indovina chi sono?
- La regina Vittoria, giusto? - Cercai di assumere un tono annoiato. - Vieni dentro, Halo.
Lei smise di sorridere. Entrò con un'espressione confusa.
- Cosa te ne pare? - disse girandosi lentamente perché potessi guardarla da ogni lato. Erano tutti perfetti, perché (come se non soffrissi già abbastanza) sua madre le aveva permesso di sottoporsi al trattamento completo; seni ben sviluppati, tutte le curve femminili… insomma, ogni cosa al suo posto. L'unica cosa che le avevano negato era l'altezza di una donna adulta, e ora sembrava perfino qualche centimetro più bassa di prima.
- Non c'è male - dissi io.
- Stammi a sentire Fox, se preferisci che me ne vada…
- Devi scusarmi, Halo - risposi, mettendo da parte il mio risentimento. - Sei bellissima. Favolosa. Veramente. Ma mi è difficile essere contento per te. Carnìval non si arrenderà mai.
Lei divenne immediatamente comprensiva. Mi prese la mano, facendomi trasalire bruscamente.
- Ero così contenta che non ho pensato alla tua sensibilità - disse a bassa voce. - Forse non dovevo venire subito qui.
Mi guardò con i suoi occhioni castani (di solito li aveva azzurri) e cominciai a rendermi conto di ciò che quello avrebbe significato per me. Voglio dire; Halo una donna? Halo il mio compagno di corse lungo i corridoi. L'amico che mi aveva aiutato a costruire quell'orribile gatto a otto zampe che assomigliava a un millepiedi imbarazzato e che Carnival non aveva voluto lasciar entrare in casa. Che faceva l'amore con le stesse ragazze con cui lo facevo io e che più tardi, quando eravamo soli, scambiava con me le sue impressioni. Halo che era venuto in mio aiuto quando quelli della banda mi avevano assalito per picchiarmi e che aveva pianto insieme a me giurando che ci saremmo vendicati. Avremmo potuto fare di nuovo quelle cose? Non lo sapevo. Quasi tutti i miei migliori amici erano maschi, forse perché la faccenda del sesso rendeva le cose troppo complicate con le ragazze e ancora non riuscivo a gestire entrambe le situazioni con la stessa persona.
Ma Halo non aveva più certi problemi. Infatti si era fermata proprio davanti a me e mi guardava con gli occhi sgranati, sapendo che quell'espressione innocente mi faceva un certo effetto. Lo sapeva perché gliel'avevo detto io quando era ancora un ragazzo. E la cosa non mi sembrava molto leale.
- Un momento, ascoltami, Halo - dissi in fretta indietreggiando. Aveva cominciato a sbottonarmi i pantaloni! - Credo di avere bisogno di un po' di tempo per abituarmi a questa faccenda. Come posso…? Sai di cosa sto parlando, vero? - Non credo che lo sapesse, e per la verità non lo sapevo neppure io. Sapevo solo che ero terribilmente imbarazzato per quello che lei era così ansiosa di provare… e che continuava ad avvicinarsi.
- Aspetta! - esclamai disperato. - Stammi a sentire. Ho un'idea! Già… proprio così. Prendiamo il veicolo di Carnival e andiamo a farci un giretto, d'accordo? Mi ha detto che oggi potevo usarlo. - La mia bocca sembrava aver assunto una vita propria, al di là della mia capacità di controllo. Tutto quello che dicevo era inventato sul momento, e completamene imprevisto sia per lei che per me.
Halo smise di inseguirmi. - Te l'ha detto veramente?
- Certo - affermai io con sicurezza. Era una bugia solo per metà, secondo la morale di mia madre. In realtà avevo pensato di chiederle di usare il veicolo ed ero sicuro che lei mi avrebbe detto di sì. Ero assolutamente certo che mi avrebbe dato il permesso di prenderlo. Mi ero solo dimenticato di chiederglielo, tutto qui. Quindi, era quasi come se me l'avesse concesso, e mi comportai come se l'avesse fatto. È un ragionamento un po' contorto, lo ammetto, ma come ho già detto Carnival avrebbe capito.
- Be' - disse Halo, non troppo entusiasta dell'idea. - Dove si potrebbe andare?
- Cosa te ne pare di Vecchia Archimede? - Anche quella fu una grossa sorpresa per me. Non sapevo affatto di volerci andare.
Halo sembrava confusa. Le avevo fatto dimenticare i suoi nuovi modi ed ora stava reagendo esattamente come il vecchio Halo. Con un'espressione stupida e la bocca spalancata. Poi provò ad assumere altre reazioni, coprendosi la bocca con la mano e indietreggiando un poco. È tipico di chi ha appena subito il primo Cambiamento; le nuove donne hanno la tendenza a camminare a piccoli passettini come creature uscite da un romanzo dell'orrore, e i nuovi uomini grugniscono e si muovono caracollando come Marion Brando in Un tram che si chiama desiderio. Dopo un po' la smettono.
Halo la smise proprio di fronte ai miei occhi. Mi fissò grattandosi la testa.
- Sei impazzito? Vecchio Archimede è su Lunachiara. Non lasciano andare nessuno laggiù.
- Davvero? - domandai io, improvvisamente incuriosito. - Lo sai per certo? E se è così, perché?
- Be'… voglio dire, lo sanno tutti…
- Veramente? E chi sarebbero quelli che non lasciano andare là nessuno?
- Il Computer Centrale, immagino.
- Be', il solo modo per scoprirlo è provare. Coraggio andiamo. - La presi per il braccio. Era evidente che era confusa, e volevo che restasse così finché non fossi riuscito a riordinare i miei pensieri.
- Vorrei un piano di volo per Nuova Archimede, su Lunachiara - dissi, cercando di assumere il tono di voce più adulto e sicuro che potevo. Avevamo messo insieme qualcosa da mangiare e raggiunto la pista in dieci minuti, assecondando il mio desiderio frenetico di andarmene.
- È una richiesta poco precisa, Fox - disse il Computer Centrale. - Vecchia Archimede è un posto molto grande. Ti dispiacerebbe riprovare?
- D'accordo… - Mi era andata male. Maledetti tutti i computer e la loro mania della precisione! Che ne sapevo di Vecchia Archimede? Più o meno quanto sapevo di Vecchia New York o di Vecchia Bombay.
- Dammi un piano di volo per la pista di atterraggio principale.
- Così va meglio. I dati sono … - sciorinò la serie di numeri. Li programmai nel pilota automatico e cercai di rilassarmi.
- Ecco fatto - dissi a Halo. - Qui è Fox - Carnival - Joule, ai comandi del veicolo privato AX1453, di base a King City. Presento un piano di volo per la pista principale di Vecchia Archimede, composto dai seguenti dati… - Ripetei le cifre che mi aveva assegnato il CC. - Presentato nella diciassettesima luna della quarta lunazione dell'anno 214 dell'Occupazione della Terra. Richiedo conteggio di partenza.
- Accordato. Ecco il conteggio: trenta secondi a partire dal bip. Bip.
Rimasi scioccato. - Tutto qui?
Lui ridacchiò. Maledetta macchina maternalista. - Che cosa ti aspettavi, Fox? Che la polizia circondasse il tuo veicolo?
- Non lo so. Forse pensavo che non ci avresti lasciati andare a Lunachiara.
- Un errore di valutazione molto comune. Tu sei un cittadino libero, anche se minorenne, e puoi andare dove ti pare sulla superficie lunare. Sei soggetto solo alle leggi dello stato e alle disposizioni specifiche che i tuoi genitori hanno programmato nella mia memoria. Io… vuoi che accenda i razzi propulsori per te?
- Pensa agli affari tuoi! - Controllai la lancetta e premetti il pulsante quando raggiunse lo zero. L'accelerazione era debole, ma durò molto a lungo. Accidenti, Vecchia Archimede si trova proprio agli antipodi.
- È mia responsabilità controllare che tu non corra pericoli a causa della tua inesperienza e ignoranza giovanile. Devo anche accertarmi che tu obbedisca ai desideri di tua madre. A parte quello, sei completamente libero.
- Vuoi dire che Carnival mi ha dato il permesso di andare a Lunachiara.
- Non ho detto questo. Ma non ho ricevuto alcuna istruzione da parte di Carnival per non lasciarti andare su Lunachiara. Sull'altro lato della Luna non ci sono particolari pericoli e non avevo altra scelta che approvare il tuo piano di volo. - Si interruppe per qualche istante. - È mia esperienza che pochi genitori ritengono necessario istruirmi affinché neghi questo genere di permesso. Suppongo che sia così perché solo pochissime persone chiedono di andarci. Inoltre, vedo che in questo momento tua madre è irraggiungibile; ha lasciato istruzioni per non essere disturbata. Fox… - disse il CC in tono di accusa - … mi viene il sospetto che non sia una coincidenza. Per caso non l'avrai fatto apposta?
Non era così. Ma se l'avessi saputo prima…
- No.
- Immagino che vorrai un piano di volo per il ritorno?
- Per farne che? Te lo chiederò quando avrò voglia di tornare.
- Temo che non sarà possibile - rispose il Computer Centrale con sufficienza. - Entro cinque minuti uscirai dal raggio di azione del mio ultimo ricettore. Non arrivo più a Lunachiara, lo sai bene. Sono ormai parecchi decenni. Perderai il contatto, Fox. Sarai completamente solo. Pensaci.
Ci pensai. Per un terribile momento desiderai di ritornare. Senza l'assistenza del CC, i ragazzi come noi non avrebbero mai ottenuto il permesso di uscire sulla superficie.
Mi sentivo veramente così sicuro di me? Sapevo quanto potesse essere ostile la superficie quando ci si metteva, tuttavia allora pensavo che l'addestramento mi avesse reso perfetto. Ma era veramente così?
- Com'è eccitante! - strillò Halo. Era di nuovo al settimo cielo, completamente ripresa dallo sbigottimento provocato dal posto in cui stavamo andando. Rimase così, con la testa fra le nuvole per tre lune dopo il Cambiamento. Be', in seguito fu lo stesso anche per me, quando lo feci per la prima volta.
- Zitta, sciocchina - dissi io, abbastanza dolcemente. Ma lei non si era affatto offesa. Mi sorrise semplicemente e guardò dal finestrino mentre ci avvicinavamo alla linea di separazione tra i due emisferi.
Controllai la riserva di provviste. Erano perfettamente sufficienti per una permanenza di un'intera lunazione, se fosse stata necessaria, anche se ero partito senza dare nemmeno un'occhiata al delta - VI.
- E va bene, intelligentone, dammi i dati per il ritorno.
- Richiesta incompleta - rispose il Computer Centrale.
- Dannazione a te. Voglio un piano di volo per il ritorno da Vecchia Archimede a King City, e niente commenti!
- Ricevuto. Assimilato. - Il CC mi trasmise i dati. La sua voce era diventata più debole.
- Immagino… - disse con una certa diffidenza - … che non ti interessi darmi un'indicazione di quando prevedi di tornare, vero?
Ah! Avevo colpito nel segno. Carnival non sarebbe stata contenta delle spiegazioni del Computer Centrale. Ne ero sicuro.
- Dille che ho deciso di dare inizio alla mia colonia e che non tornerò mai più.
- Come vuoi.
Vecchia Archimede era più grande di quanto mi aspettassi. Sapevo che anche nei giorni del suo splendore non era stata popolosa come King City, ma a quei tempi costruivano di più sulla superficie. A King City non c'è molto di più che la pista di atterraggio e qualche cupola. Vecchia Archimede era fitta di strutture che si ergevano una accanto all'altra a ridosso della pista principale. Halo mi indicò alcune costruzioni interessanti a sud e io mi avvicinai per atterrare accanto a quelle.
Lei aprì il portello e buttò fuori la tenda, poi saltò giù. La seguii usando la scaletta, dal momento che sembrava compito mio scaricare le provviste. Lei si guardò intorno rapidamente e cominciò a spiegare la tenda.
- Andremo in esplorazione più tardi - disse ansimando. - Per il momento andiamo nella tenda a mangiare. Ho una gran fame.
"D'accordo, d'accordo" dissi tra me. "Prima o poi dovrò affrontare la cosa". Dubitavo che avesse veramente tanta voglia di mangiare… perlomeno non le cose che avevamo portato per il picnic. Era una situzione ancora troppo nuova per me, e non riuscivo ad immaginare come avrebbe funzionato la nostra relazione dopo che saremmo usciti di nuovo da quella tenda.
Mentre lei terminava di sistemare la tenda, presi a guardarmi attorno con più calma. Dopo pochi minuti decisi che sarebbe stato meglio andare alla Base della Tranquillità. Forse non era un posto così riservato, ma almeno alla Base non c'erano fantasmi. Anche se, a ripensarci bene, un tempo la Base della Tranquillità era stata su Lunachiara, prima che la spostassero.
A proposito di Vecchia Archimede, invece…
Non riuscivo a capire che cosa c'era in quel posto che mi disturbava. Non era il silenzio. La razza umana aveva dovuto abituarsi al silenzio quando eravamo stati cacciati dalla Terra e trasportati a moltiplicarci sui pianeti periferici del sistema. Non era nemmeno l'assenza della gente. Ero abituato a fare lunghe passeggiate sulla superficie a volte senza vedere un'anima viva per ore. Non saprei. Forse era la Terra sospesa sopra l'orizzonte.
Era in fase crescente, e sentii una disperata nostalgia per i vecchi giorni quando la sua parte scura era tempestata di punti luminosi che segnalavano le città degli uomini. Ora c'era solo la notte primordiale, oltre ai delfini nel mare e agli alieni… spauracchi inventati per rovinare i sogni dei bambini, ma allora non ne ero tanto sicuro. Se laggiù sopravvivono ancora esseri umani, non esiste alcun modo di saperlo.
Dicono che sia stato quello a spingere la gente a trasferirsi a Lunascura; il ricordo costante di ciò che avevano perduto, sempre lassù, nel cielo. Deve essere stato triste, specialmente per i terrigeni. Qualunque fosse il motivo, da quasi un secolo nessuno abitava più a Lunachiara. Tutti gli insediamenti originali si erano ridotti lentamente, fino a scomparire via via che la gente emigrava sotto l'accogliente cielo vuoto di Lunascura.
Penso che fosse questo che sentivo abbarbicato ai vecchi edifici come muschio invisibile. L'aura della paura e della disperazione lasciata da gente che aveva sepolto tutte le speranze e si era rifugiata nell'oblio di Lunascura. C'erano dei fantasmi laggiù, proprio così. Le ombre di sogni non realizzati e di aspirazioni disilluse. E soprattutto, una tristezza infinita.
Mi ripresi e tornai al presente. Halo aveva finito con la tenda. Ora essa svettava sulla pista vuota, una bolla trasparente poco più alta della mia testa. Lei era già dentro. Strisciai attraverso lo sfintere e lei lo richiuse, sigillandolo dietro di me.
La tenda di Halo è ottima. Il pavimento ha un diametro di tre metri circa e c'è spazio a sufficienza per sei persone, se non si fa caso a qualche calcio di tanto in tanto. C'era un fornello, un impianto stereofonico, e un gabinetto portatile. Era in grado di reciclare l'acqua, di ricavare CO2, controllare la temperatura, e poteva fornire ossigeno idroponico per tre lunazioni. E il tutto si ripiegava in un cubo di trenta centimetri per lato.
Halo si era tolta la tuta appena la porta era stata chiusa ermeticamente e ora si stava dando da fare per organizzare la cucina. Mi tolse di mano il cestino delle provviste e cominciò a lavorare.
La osservavo con molta curiosità mentre cucinava, e mi sarebbe piaciuto capire esattamente quello che provava. Non era facile. Sembrava che tutti i fusibili del suo cervello fossero saltati.
Talvolta, chi ha appena ricevuto il primo Cambiamento ha la tendenza a reagire in modo esagerato, cercando a tutti i costi una nuova identità prima di rendersi conto che non c'era niente di sbagliato in quella vecchia. Poiché la nostra società offre pochissime differenze di ruolo tra i due sessi, vanno a cercarle dove i contrasti sono più evidenti e sorprendenti, come in romanzi, commedie, film, e nastri registrati dei vecchi giorni sulla Terra e dei primi anni sulla Luna. Pensano erroneamente che, poiché possiedono un nuovo corpo privo di pene o di vagina, il loro comportamento debba essere diverso.
Avevo riconosciuto il personaggio in cui Halo si identificava perché sono molto interessato alla vecchia cultura. Era Blondie, e io sarei dovuto essere Dagoberto. I Bumstead degli antichi fumetti, insomma. Una tipica coppia domestica del diciannovesimo secolo. Aveva steso sul tavolo una tovaglia a scacchi bianchi e rossi e apparecchiato per due, con piatti, tovaglioli, coppette, e persino un piccolo candelabro elettrico.
Non riuscii a fare a meno di sorridere mentre mi inginocchiavo di fronte al fornello cercando di disporre tre pentole sullo stesso fuoco. Halo si stava sforzando di compiacermi con un ruolo che non mi interessava affatto. Mentre lavorava canticchiava a bocca chiusa.
Dopo pranzo mi offersi di sparecchiare per lei (be', Dagoberto l'avrebbe fatto), ma Blondie disse no, non fa niente, caro, penserò a tutto io. Mi distesi sulla schiena, stringendomi la pancia, e guardai la Terra. Poco dopo sentii un corpo caldo alllungarsi per metà al mio fianco e per metà sopra di me, aderendo strettamente alle mie membra. Halo aveva lasciato Blondie tra i piatti sporchi e ora la donna che mi bisbigliava all'orecchio era… Elena di Troia? Greta Garbo? Un personaggio nuovo, comunque.
Desideravo ardentemente che Halo rientrasse in sé, e cominciai a pensare che avremmo potuto fottere come pazzi se la creatura invasata che la conteneva ci avesse lasciato la possibilità di farlo. Nel frattempo, dovevo essere violentato da Elena di Troia. Alzai la testa.
- Che effetto ti fa, Halo?
Lei rallentò i suoi preliminari erotici, senza tuttavia fermarsi del tutto. Si rizzò su un gomito.
- Non credo di essere in grado di descrivertelo.
- Per favore, provaci.
Fece una smorfia. - Per la verità non lo so bene nemmeno io - disse. - Sai, sono ancora vergine.
Mi rizzai a sedere. - Ti hanno fatto anche quello?
- Certo, perché non avrebbero dovuto? Ma non preoccuparti, non ho paura.
- E se volessi fare l'amore?
- Oh, Fox! Sì, sì. Io…
- No, no! Aspetta un momento. - Mi divincolai sotto di lei cercando di tenerla a freno ancora per un po'. - Intendevo solo chiederti se non hai avuto problemi con il Cambiamento, se ora non provi alcun disgusto ad andare a letto con i ragazzi. - Era decisamente una domanda stupida, ma lei la prese molto seriamente.
- Finora non ho notato nessuna difficoltà - disse pensandoci, mentre la sua mano scendeva cercando con gesti inesperti di guidarmi dentro di lei. L'aiutai a eseguire l'operazione correttamente e lei si abbassò su di me, tenendosi in equilibrio sui talloni. - Ci pensavo prima del Cambiamento, ma ora mi è praticamente passato di testa. Non sento più nessuno scrupolo. Ahhh! - Si era lasciata cadere su di me, brutalmente, e subito dopo partimmo a tutta birra.
Fu il rapporto sessuale più insoddisfacente che ricordi. Non fu completamente colpa dell'uno o dell'altro, perché gli avvenimenti esterni avrebbero finito per rovinarlo completamente. Ma anche senza quelli non fu molto piacevole.
Una femmina cambiata per la prima volta è spesso soggetta a stati di oblio delirante lungo il suo primo atto sessuale, che può durare complessivamente sessanta secondi. Il fatto che conduca il gioco dall'altra parte del campo, con nuove regole e un equipaggiamento diverso, non la ostacola minimamente. Anzi, le procura un fortissimo stimolo erotico.
Fu ciò che successe a Halo. Cominciavo a chiedermi se mi avrebbe aspettato. Non lo scoprii mai. Alzai lo sguardo dal suo viso e provai lo spavento più terribile di tutta la mia vita. Fuori della tenda qualcuno ci stava guardando.
Halo si accorse del mio turbamento e guardò il mio viso, che doveva essere spaventoso, e poi dietro le sue spalle. Svenne. Giù come un sacco vuoto.
Accidenti, per poco non svenni anch'io. Stavo per farlo, ma quando la vidi perdere i sensi mi spaventai ancora di più e decisi che non dovevo lasciarmi andare. Così, restai sveglio per vedere cosa stava succedendo.
Assomigliava moltissimo a uno dei fantasmi che la mia fantasia aveva visto camminare nella città abbandonata dal primo momento che eravamo arrivati. La figura era di bassa statura e indossava una tuta che poteva essere stata rubata al museo di Keplero, se non fosse stata fatta più di rattoppi che di stoffa. Non riuscii a distinguere bene la persona che doveva esserci dentro, e nemmeno di che sesso era. La tuta era molto larga, e il casco aveva la visiera a specchio.
Non so quanto rimasi a fissarlo; abbastanza perché il fantasma avesse il tempo di girare tre o quattro volte attorno alla tenda. Allungai la mano verso la bottiglia di vino che avevamo aperto e buttai giù un lungo sorso. Scoprii che quello è solo un vecchio stereotipo da cinematografo, perché non mi fece sentire per niente meglio. Ma certamente fece qualcosa per Halo quando glielo spruzzai sul viso.
- Mettiti la tuta - le dissi mentre si rialzava balbettando. - Credo che quel tipo voglia parlare con noi. - Ci stava facendo dei segni con le mani e indicava un oggetto sulla tuta che poteva essere una radio.
Ci rivestimmo e uscimmo strisciando dallo sfintere. Continuai a dire parole di saluto, provando tutti i canali sulla mia tuta, ma sembrava che nulla funzionasse. Poi lui si avvicinò e accostammo i nostri caschi. La sua voce era lontanissima.
- Che cosa ci fate qui?
Mi sembrava evidente.
- Signore, siamo venuti solo per un picnic. Siamo sulla vostra terra? Se è così, mi scuso e…
- No, no - rispose lui agitando una mano. - Potete fare quello che volete, non sono mica la vostra mamma. Quanto al terreno, immagino che tutta la città mi appartenga, ormai, ma voi siete i benvenuti e potete farci quello che vi pare. Fate come vi pare, è la mia filosofia. È per questo che sono ancora qui. Non sono riusciti a convincere il vecchio Lester ad andarsene. Il vecchio Lester sono io.
- Io invece mi chiamo Fox, signore.
- E io Halo. - Ci aveva sentiti attraverso la radio.
Lester si voltò a guardarla.
- Halo - ripeté a bassa voce. - È un bel nome, signorina. - Mi sarebbe piaciuto vederlo in viso. Dalla voce sembrava un adulto, ma era molto molto basso. Io e Halo eravamo entrambi più alti di lui, e non siamo superiori all'altezza media della nostra età.
Lester tossì. - Io, ah, scusate se vi ho disturbato… d'accordo? - Pareva imbarazzato. - Ma è stato più forte di me. Non vedo più gente da un sacco di tempo… oh, dieci anni, forse… e dovevo venire a dare un'occhiata. E inoltre, già, dovevo chiedervi qualcosa.
- Di che si tratta, signore?
- Puoi lasciar perdere il signore. Non sono mica tuo papà. Volevo sapere se avevate delle medicine.
- C'è una cassetta di pronto soccorso sul velivolo - dissi. - Qualcuno sta male? Posso portarlo all'ospedale di King City.
Lui agitò le braccia con ostinazione.
- No, no, no. Non voglio dottori tra i piedi. Mi serve solo qualche medicina. Uhm, ascolta, potreste prendere quella cassetta e venire per un po' a casa mia? Può darsi che abbiate qualcosa che mi serve.
Accettammo, e lo seguimmo attraverso la pista.
Ci condusse all'interno di un edificio non pressurizzato ai bordi del campo di atterraggio. Proseguimmo lungo corridoi non illuminati.
Alla fine, giungemmo di fronte a un grosso portello di carico. Entrammo, e lui richiuse il portello. Poi superammo la porta interna e ci trovammo a casa sua.
Era un posto tranquillo, che assomigliava più a una giungla che a una casa. Era grande come il Teatro Civico di King City e zeppo di alberi, arbusti, fiori e piante. Sembrava che un tempo qualcuno se ne fosse occupato, lasciando tuttavia che la vegetazione crescesse liberamente. In un angolo c'erano un letto e qualche sedia, e una grande quantità di libri. E montagne di cose vecchie; fusti di materiale sigillante, cilindri di ossigeno vuoti, strumenti recuperati chissà dove, pneumatici da sabbia.
Io e Halo ci sfilammo i caschi, e stavamo togliendoci la tuta quando lo vedemmo bene per la prima volta. Era incredibile! Temo di essere rimasto senza fiato semplicemente per la sorpresa. Halo restò immobile a fissarlo. Poi cercammo educatamente di fingere che non ci fosse nulla di insolito.
Sembrava che fosse abituato a uscire senza tuta, poiché aveva il viso segnato da profondi solchi e butterato come un campo colpito da un fuoco di sbarramento. La pelle era spessa come cuoio e gli occhi affossati nelle orbite.
- Dunque, vediamo un po' - disse, allungando una mano secca. Aveva le nocche rigonfie e nodose.
Gli porsi la cassetta del pronto soccorso e lui armeggiò per un po' con la serratura prima di aprirla. Si sedette su una poltrona e controllò attentamente le etichette di ogni articolo. Leggeva borbottando lentamente.
Halo girellava tra le piante, ma io ero più incuriosito dal vecchio Lester che dalla sua casa. Lo guardavo frugare all'interno della cassetta con dita rigide e malferme. Tutti i suoi movimenti sembravano goffi. Non riuscivo a immaginare cosa avesse che non andava e mi chiedevo perché non si fosse rivolto a un dottore molto prima, quando la strana malattia che lo affliggeva non era ancora a quello stadio.
Alla fine rimise tutto nella cassetta, tranne due tubetti di crema. Ci guardò sospirando.
- Quanti anni avete? - domandò con aria sospettosa.
- Venti - risposi. Non so perché. Di solito non dico bugie, a meno che non abbia un buon motivo per farlo. Ma il vecchio Lester cominciava a farmi provare una strana sensazione, e decisi di seguire il mio istinto.
- Anch'io - disse Halo.
Sembrò soddisfatto, e la cosa mi sorprese. Mi rendevo conto che era rimasto fuori dal mondo per molto tempo, ma ancora non sapevo quanto.
- Qui non c'è molto che possa essermi utile, ma mi piacerebbe acquistare questi articoli, se siete disposti a venderli. C'è scritto che servono per l'anestesia locale e potrei usarne un po' al mattino. Quanto volete?
Gli dissi che poteva averli per niente, ma lui insisté; allora gli dissi di stabilire lui stesso il prezzo e presi il mio contatore di credito dalla tasca della tuta. Aveva tirato fuori delle strisce di carta rettangolari. Erano banconote, emesse dal vecchio Stato Libero Lunare, nel 76 O.E.. Non venivano più usate da oltre un secolo, ma valevano una fortuna per un collezionista.
- Lester - dissi io, lentamente - questi valgono molto di più di quanto forse immagini. Potrei venderli a King City per…
Lui ridacchiò. - Ragazzo mio, so quanto valgono questi biglietti. Sono vecchio, ma non rimbambito. Valgono milioni per chi li cerca, ma per me sono solo carta straccia. Tuttavia hanno un vantaggio. Sono un ottimo banco di prova per scoprire se un uomo è onesto. Mi permettono di capire se qualcuno vuole approfittare di un vecchio malato e decrepito come me. Perdonami, figliolo, ma quando sei arrivato ti avevo scambiato per un impostore. Mi sbagliavo. Tieni pure quei biglietti. Altrimenti, me li sarei ripresi.
Lasciò cadere qualcosa sul pavimento davanti a noi, qualcosa che teneva in mano e che non avevo neppure notato. Era una pistola. Non ne avevo mai visto una.
Halo la raccolse con precauzione, ma io non volli toccarla. Quel vecchio Lester cominciava a sembrarmi molto meno divertente. Restammo in silenzio per un poco.
- Ecco che sono riuscito a spaventarvi - disse lui alla fine. - Temo di aver dimenticato le buone maniere. E ho dimenticato come vivete sull'altra faccia della Luna. - Prese la pistola e l'aprì. Il caricatore era vuoto. - Ma voi non potevate immaginarlo, vero? Ad ogni modo, non sono un assassino. Però scelgo i miei amici con molta attenzione. Posso riparare allo spavento che vi ho procurato con un invito a cena? Non ricevo più ospiti da dieci anni.
Gli dicemmo che avevamo appena mangiato e lui ci chiese se potevamo restare per un po' a parlare. Sembrava che ci tenesse moltissimo. Accettammo.
- Volete dei vestiti? Non credo che avreste immaginato di andare a casa di qualcuno quando siete arrivati.
- Se lo preferisci… - disse Halo molto diplomaticamente.
- Non ho preferenze - rispose lui con un sorriso sdentato. - Se non vi sentite a disagio completamente nudi, la cosa non mi riguarda. Fate come vi pare, dico sempre. - Era una sua frase ricorrente.
Così ci stendemmo sull'erba, e Lester prese del liquore trasparente molto forte e ne versò per tutti.
- Whisky fatto in casa - disse ridendo. - Roba genuina. L'ho distillato io stesso. Il miglior liquore di Lunachiara.
Parlammo e bevemmo.
Prima che fossi troppo ubriaco per ricordare qualcosa, venni a sapere alcuni fatti interessanti riguardo il vecchio Lester. Per prima cosa era veramente molto vecchio. Disse che aveva 257 anni e che era nato sulla Terra. Era venuto sulla Luna quando ne aveva ventotto, parecchi anni prima dell'Invasione.
Conosco numerose persone più o meno di quell'età, anche se nessuno così vecchio. La bisnonna di Carnival, per esempio, ha 229 anni, ma è nata sulla Luna e non ricorda l'Invasione. Praticamente non è rimasto nulla del corpo con cui è nata. Ha trasferito due volte la sua memoria in un cervello nuovo.
Ero disposto a credere che il vecchio Lester non si fosse fatto visitare da un dottore da un sacco di tempo, ma all'inizio non riuscii ad accettare quello che ci disse. Affermava che, a parte il cuore nuovo che gli avevano montato ottant'anni prima, era ancora completamente integro come il giorno in cui era nato! Sono giovane e ingenuo, lo confesso tranquillamente, ma quella non potevo berla. Alla fine tuttavia, ci credetti, e ci credo ancora adesso.
Aveva un milione di storie da raccontare, tutte vecchie di almeno ottant'anni, perché quello era il tempo che aveva trascorso vivendo come un eremita. Conosceva storie della Terra e dei primi anni sulla Luna. Ci raccontò degli anni difficili dopo l'Invasione. Tutti quelli che l'avevano vissuta avevano una storia da ricordare. Prima che la sera finisse crollai, e l'unica cosa che ricordo con chiarezza è che eravamo in piedi, tutti e tre abbracciati in circolo, e cantavamo una canzone che ci aveva insegnato il vecchio Lester. Inciampavamo uno contro l'altro dandoci delle gran zuccate e sghignazzando. Ricordo la sua mano sulla spalla. Era dura come la pietra.
Il giorno seguente Halo diventò Florence Nightingale e con le sue cure riportò alla vita il vecchio Lester. Fu ferma e decisa come una vera infermiera e malgrado le sue deboli proteste lo spogliò e gli fece un massaggio. Nella lucidità del mattino mi domandai come facesse a toccare quel corpo avvizzito, ma mentre li guardavo arrivai lentamente a capirlo. Lester era meraviglioso.
La cosa più idonea a fare un paragone con lui era la superficie del satellite. Non c'è niente di più vecchio, di più malridotto della superficie della Luna. Ma mi è sempre piaciuta moltissimo. È il posto più bello di tutto il sistema, compresi gli anelli di Saturno. Il vecchio Lester era così. Immaginavo che fosse la Luna. Che ne fosse diventato una parte.
Anche se alla fine accettai la sua età, mi rendevo conto ugualmente che era in condizioni terribili. L'alcool gli aveva procurato gravissimi danni alla salute, ma lui non voleva saperne di limitarsi. La prima cosa che chiese al mattino fu un bicchierino. Io glielo portai, poi preparai un'abbondante colazione; uova e salsiccia, pane e succo d'arancia, tutta roba proveniente dal suo orto. Poi cominciammo di nuovo a bere, stavolta tutti insieme.
Ormai non avevo più nemmeno il tempo di preoccuparmi di quello che potevano pensare Carnival e la madre di Halo. Il vecchio Lester ci aveva praticamente adottati. Diceva che ci avrebbe fatto da padre, il che mi parve molto bizzarro, perché chi diavolo sa chi è veramente il proprio padre? Lui, tuttavia, cominciò a comportarsi in un modo che definirei materno, ma che evidentemente doveva sembrargli paterno.
Quel giorno facemmo un sacco di cose. Ci insegnò a prenderci cura dell'orto.
Mi mostrò come fecondare le piante da uova e riconoscere quando erano mature senza romperne il guscio. Ci rivelò i segreti della coltivazione degli alberi del pane, in modo che producessero pagnotte brune e croccanti di grano duro, o di bizzarre varietà di segala, semplicemente innestando rami di specie diverse. Prima di allora non avevo mai mangiato la segala. E imparammo a dissotterrare le patate e le radici della carne. Imparammo a raccogliere il miele, il formaggio, e i pomodori. Strappammo fette di pancetta dai tronchi delle piante - suine.
E mentre lavoravamo, bevevamo il suo distillato e ci divertivamo un sacco, e tra una lezione di giardinaggio e l'altra lui raccontava qualche sua vecchia storia.
Il vecchio Lester non era per niente uno sprovveduto come mi era sembrato all'inizio. Il suo modo di conversare era molto ricercato perché nel corso degli anni aveva cominciato a parlare così per divertirsi. Ma quando voleva, sapeva parlare normalmente come tutti gli altri. Aveva letto molto e ricordava tutto. Era un bravissimo ingegnere e un esperto botanico, ma ciò che moltiplicava il valore delle sue conoscenze e delle sue capacità era questo; tutto quello che sapeva era vecchio di ottant'anni. Eppure non aveva molta importanza, perché i vecchi sistemi funzionavano ottimamente.
Sul piano sociale, invece, era una storia completamente diversa.
Non sapeva molto della faccenda del Cambiamento, tranne che non gli piaceva. Erano stati proprio i Cambiamenti a farlo decidere alla fine di allontanarsi dalla società. Ci disse di essere stato molto indeciso se partecipare o meno all'emigrazione in massa verso Lunascura, e che la storia dei Cambiamenti era stato il fattore determinante. E ci sorprese più di quanto immaginasse quando ci rivelò di non essere mai stato donna. Io credevo che la sua mancanza di curiosità fosse abissale, ma mi sbagliavo. Scoprimmo che possedeva nozioni molto strane riguardo la moralità dei Cambiamenti, dovute a condizionamenti impartitegli nell'infanzia da una religione strana e aberrante. Avevo sentito parlare di quel culto perché è impossibile ignorarlo se ci si interessa in generale di storia. Si trattava di una religione che non si era occupata molto di etica, dal momento che era più che altro impegnata a promulgare leggi arbitrarie.
Il vecchio Lester, comunque, ci credeva ancora. La sua casa era tappezzata di icone primitive. C'era un idolo centrale che adorava più degli altri. Un semplice feticcio di legno che assomigliava al simbolo dell'addizione, con un gambo più allungato rispetto all'altro. Ne portava uno appeso al collo e ce n'erano altri che spuntavano ovunque come erbacce.
Arrivai alla conclusione che questa religione era alla base delle bizzarre incoerenze che avevo cominciato a notare in lui. Il suo "fate come vi pare" sarà stato anche sincero, ma il vecchio Lester non lo rispettava fino in fondo. Divenne presto evidente che lui condannava chiunque avesse fatto una scelta diversa dalla sua.
La mia decisione istintiva di mentire riguardo l'età si dimostrò saggia, anche se non sono sicuro che la verità non sarebbe stata preferibile. Almeno ci saremmo risparmiati tutte le bugie che dicemmo o lasciammo intendere in seguito, dato che preferisco sempre l'onestà all'inganno. Ma ancora adesso non so se il vecchio Lester sarebbe stato nostro amico senza quelle bugie.
Conosceva in parte le abitudini di vita di Lunascura e ci tenne a chiarire che disapprovava quasi tutto. E si era illuso (con il nostro aiuto) che non fossimo uguali agli altri. In particolare pensava che non fosse lecito avere rapporti sessuali prima di aver raggiunto un'età decente. Non la definì mai, ma io e Halo, avendo "vent'anni" l'avevamo tranquillamente superata.
Era un concetto molto strano. Persino Carnival, che è un po' all'antica, sarebbe rimasta sorpresa. D'accordo, al giorno d'oggi acceleriamo un poco la pubertà (io sono sessualmente attivo dall'età di sette anni) ma lui sosteneva che anche dopo la pubertà la gente dovesse astenersi dal sesso. Mi sembrava assurdo. Voglio dire; che cosa si dovrebbe fare?
C'era poi una parola che usava spesso, "incesto", che quando tornai a casa dovetti andare a cercare per accertarmi di aver capito bene a che cosa si riferiva. L'avevo capito. Lui era contrario. Probabilmente la questione risaliva all'alba dei tempi, quando procreazione e genetica erano ancora legate al sesso, ma adesso che differenza poteva fare? L'unico posto dove io e Carnival andiamo d'accordo è a letto. Senza quello non avremmo quasi niente in comune.
La lista delle regole proseguiva all'infinito e fu una fortuna che il vecchio Lester non mi divenne antipatico. La sola cosa che non sopportavo erano le bugie che ormai eravamo costretti a continuare a dire. Io sono un tipo disposto a lasciare che tutti credano alle sciocchezze che preferiscono purché non mi costringano ad accettarle, come faceva Carnival a proposito del Cambiamento. Ma in quel caso era colpa mia, e non di Lester, se ero forzatamente costretto a dichiararmi d'accordo con le sue strane idee. Credo.
I giorni proseguirono tranquillamente, disturbati da una sola cosa. Non avevo infranto alcuna legge, ma sapevo che mi stavano cercando. E sapevo che mi stavo comportando male con Carnival. Cercai di stabilire quanto male, e cosa potevo fare, ma avevo la mente troppo annebbiata perché continuavo a bere e a divertirmi.
Carnival era venuta a Lunachiara. Halo e io avevamo riconosciuto le loro ombre quando il radar del vecchio Lester li aveva individuati mentre si avvicinavano. C'erano sei o sette sagome lontane. Erano saliti sul nostro velivolo e l'avevano perquisito. Si erano poi spostati ai bordi della pista, cercando le nostre impronte, e le avevano trovate e seguite fin dove si perdevano sul cemento. Mi sarebbe piaciuto ascoltarli, ma non osavo farlo perché avevano sicuramente apparecchi in grado di rilevarlo.
Poi se ne andarono. Lasciarono il velivolo e fu molto gentile da parte loro, perché avrebbero potuto portarlo via costringendoci ad aspettare impotenti il loro ritorno.
Ci pensai e ne discussi con Halo. Eravamo stati spesso sul punto di arrenderci e tornare indietro. Dopo tutto, non avevamo veramente deciso di scappare di casa. Volevamo solo sfidare l'autorità, e non mi era mai passato per la testa che saremmo rimasti via così a lungo. Ma ora che c'eravamo era difficile tornare. Il viaggio a Lunachiara aveva acquisito una forza d'inerzia propria e noi avevamo abbastanza energia per fermare la sua corsa.
Alla fine arrivammo all'estremo opposto. Decidemmo di restare per sempre a Lunachiara. Forse eravamo eccitati dalla sensazione di potere che una decisione come quella ci faceva provare. Così vincemmo i nostri dubbi incoraggiandoci a vicenda con manate sulle spalle, un sacco di risatine, e congetture esagerate su ciò che avremmo fatto ad Archimede insieme al vecchio Lester.
Scrivemmo un biglietto (il che dimostrava che ci sentivamo ancora responsabili verso qualcuno) e lo attaccammo alla scaletta del velivolo. Poi Halo salì a bordo e accese i fari, puntandoli direttamente verso l'alto. Ci nascondemmo in un posto riparato e aspettammo.
Come era logico, dopo due ore arrivò un'altra navicella. Erano rimasti a controllare la zona da un'orbita molto bassa e quando si accorsero del cambiamento, al passaggio successivo, atterrarono. Una persona scese dalla navicella e lesse il messaggio. Era un messaggio sconclusionato, che diceva di non preoccuparsi perché stavamo benissimo. Poi continuava affermando che avevamo intenzione di restare e molte altre cose che preferisco non ricordare. Diceva anche che potevano riprendersi il velivolo. Mentre Carnival leggeva mi pentii di quella frase. Dovevamo essere completamente pazzi.
Persino da quella distanza vidi Carnival trasalire. Si guardò attorno, poi cominciò a fare segnali in linguaggio semaforico.
- Fai quello che devi fare - segnalò. - Non ti capisco, ma ti voglio bene. Lascerò il velivolo, nel caso cambiassi idea.
Bene. Sospirai, e stavo per alzarmi e raggiungerla quando, con mia grande sorpresa, Halo mi tirò la testa. Avevo pensato che avesse accettato di seguirmi solo perché non aveva voglia di discutere e spiegarmi che la mia proposta era assurda. L'idea non era stata sua, e quando l'avevo trascinata laggiù non era pienamente in sé. Ma ormai si era ripresa da parecchie lune ed era tornata normale come prima. Ed era affascinata dalla nostra avventura perfino più di me.
- Stai giù! - sibilò, accostando il casco al mio. - Immaginavo che avresti fatto una cosa del genere. Pensaci bene. Vuoi arrenderti così facilmente? Senza nemmeno provarci?
La sua espressione non era altrettanto sicura quanto le sue parole, ma in quel momento non trovai la forza di discuterne con lei. Poi Carnival se ne andò, e mi sentii subito meglio. Era evidente che aveva voluto lasciarci una possibilità di cavarcela se le cose si fossero messe male. Ben presto diventammo degli intrepidi pionieri, e non pensai più a Carnival e a Lunascura finché le cose non cominciarono veramente a mettersi male.
Per un lungo periodo, quasi una lunazione, fummo felici. Lavoravamo sodo tutti i giorni con il vecchio Lester. Imparai che nel tipo di vita che conduceva lui il lavoro non era mai finito; c'era sempre un condotto d'aria da riparare, fiori da impollinare, strumenti da regolare. Era una vita primitiva, anche se vedevo spesso dei modi per renderla più comoda, non pensai mai di suggerirglieli. Non sarebbe stato consono alle nostre folli idee da pionieri. Le cose dovevano essere difficili perché sembrassero giuste.
Costruimmo una capanna di paglia come avevamo visto in un film e andammo ad abitarla. Era adiacente alla camera da letto del vecchio Lester, il che era sciocco, ma almeno potevamo farci visita reciprocamente. E fu così che imparai una cosa singolare a proposito del peccato.
Il vecchio Lester ci spiava mentre facevamo l'amore nella nostra baracca sgangherata, con un largo sogghigno sul suo viso di cuoio. Poi, un giorno, lasciò intendere che fare l'amore avrebbe dovuto essere un'azione privata. Era un peccato farlo di fronte agli altri e un peccato guardare. Eppure, continuava a guardarci.
Così ne parlai con Halo.
- Ha bisogno di qualche piccolo peccato, Fox.
- Eh?
- Lo so che non è logico, ma ormai dovresti aver capito anche tu che la sua religione è un po' sfasata.
- Questo è certo. Ma continuo a non capire.
- Be', nemmeno io, ma mi sforzo di rispettarlo. Lui pensa che bere sia peccaminoso, e finché non siamo arrivati noi quella era la sola colpa di cui poteva macchiarsi. Ora può commettere anche il peccato di lussuria. Secondo me ha bisogno di essere perdonato per qualche errore, ma non può essere perdonato finché non l'ha commesso.
- È la cosa più assurda che abbia mai sentito. Ma ciò che è ancora più incredibile, se per lui la lussuria è un peccato, perché non va fino in fondo facendo l'amore con te? Sono sicurissimo che gli piacerebbe molto, ma a quanto mi risulta non l'ha mai fatto, non è così?
Lei mi guardò con aria compassionevole. - Non l'hai ancora capito, vero?
- Intendi dire che l'ha fatto?
- No, non mi riferivo a quello. Non l'abbiamo fatto. Ma non perché non ci abbia provato. E nemmeno perché sia lui a non volerlo. Lui guarda, guarda, guarda; non mi toglie mai gli occhi di dosso. E non è neanche perché lo considera un peccato. Sa benissimo che lo è, ma se potesse lo farebbe lo stesso.
- Continuo a non capire.
- Ma come? Te l'ho appena detto. Non può farlo. È troppo vecchio. Il suo equipaggiamento non funziona più.
- È terribile! - provai quasi un senso di nausea. Sapevo che esisteva una parola per la sua condizione ma dovetti andare a cercarla molto più tardi. La parola è paralizzato. Significa che qualche parte del tuo corpo non funziona bene. Il vecchio Lester era sessualmente paralizzato da più di un secolo.
Da allora considerai seriamente l'idea di tornare a casa. Non ero affatto sicuro di voler continuare a frequentare una persona così. Le nostre bugie diventavano più pesanti, e adesso c'era anche quella novità.
Eppure, le cose peggiorarono ancora di più, e io rimasi ugualmente.
Lester era ammalato. Non una malattia come intendiamo noi; piccole disfunzioni che si possono eliminare con una visita di dieci minuti allo studio di un bioingegnere. Lui si stava letteralmente consumando.
In parte era colpa nostra. Già la prima mattina non era stato molto pronto ad alzarsi dal letto. Ogni luna, dopo una lunga notte di bevute e baldorie varie, era sempre più lento ad alzarsi. Alla fine Halo doveva passare un'ora a massaggiarlo tutte le mattine solo perché riuscisse a rizzarsi in piedi. All'inizio pensavo che fingesse di stare male perché gli piacevano i massaggi e la vicinanza di Halo che si prendeva cura di lui. Ma non era così. Quando si alzava, barcollava e si piegava in due per i dolori al ventre. Dimenticava le cose. Inciampava, cadeva, e si rialzava molto lentamente.
- Sto morendo - disse una notte. Io rimasi senza fiato; Halo sbatté le palpebre rapidamente. Cercai di nascondere il mio imbarazzo fingendo che non avesse detto nulla.
- So che è diventata una parola sporca, e mi dispiace offendervi. Ma non ho vissuto tanto a lungo da non riconoscere le cose come stanno. Sto per morire, proprio così, e molto presto non ci sarò più. Non immaginavo che sarebbe successo così in fretta. Sembra che tutto mi stia abbandonando.
Cercammo di convincerlo che si sbagliava e, poiché non ci riuscimmo, di indurlo a fare una rapida visita a Lunascura per rimettere tutto a posto. Ma fu impossibile avere ragione della sua superstizione. Aveva una fifa blu degli ingegneri di Lunascura. Tentammo di dimostrargli che le riparazioni periodiche lasciavano ugualmente la mente (lui la chiamava "anima") inalterata, ma lui sembrava completamente rassegnato.
Il giorno seguente non si alzò neppure. Halo massaggiò le sue vecchie membra fino a non poterne più. Era una brutta storia. Il suo respiro divenne irregolare, e non riuscivamo quasi a sentirgli il polso.
Così, fummo costretti ad affrontare la decisione più difficile. Dovevamo permettergli di morire, o trasportarlo al velivolo e raggiungere a tutta velocità un'officina di riparazione? Ne discutemmo per tutta la luna. Nessuna delle due soluzioni sembrava giusta, ma alla fine giunsi a sostenere che bisognasse portarlo via, mentre Halo affermava il contrario. Lester non era in grado di sentirci se non in brevi sprazzi di lucidità, quando si risvegliava e cercava di rizzarsi a sedere. Allora ci rivolgeva delle domande, oppure diceva cose che sembravano del tutto prive di senso. Ormai il suo cervello doveva essere quasi completamente fuso.
- Ragazzi, voi non avete veramente vent'anni, vero? - ci chiese ad un tratto.
- Come fai a saperlo?
Lui ridacchiò debolmente.
- Il vecchio Lester non è mica uno scemo. L'avete detto per giustificare quello che stavate facendo quando vi ho sorpresi, affinché non dicessi niente ai vostri genitori. Ma non farò la spia. Sono affari vostri. Volevo solo che sapeste che non mi avete ingannato. Nemmeno per un minuto. - Cominciò ad ansimare affannosamente.
Non arrivammo mai a risolvere la nostra discussione, se non per rinuncia. Per mettere in pratica la mia decisione era necessario spostare il vecchio contro la sua volontà, e alla fine non ebbi il coraggio di farlo. Non mi sentivo abbastanza sicuro. Così restammo seduti sul suo letto, aspettando che morisse e parlando con lui quando era necessario. Halo gli stringeva la mano.
Per me fu un vero inferno. Imprecai contro il suo cervello vuoto e la sua mentalità preistorica, e per poco non decisi di accelerare la sua sciocca ricerca della morte. Poi giunsi all'estremo opposto, amandolo quasi quanto lui adorava il suo assurdo Dio. Immaginai in lui la madre che Carnival non era mai stata per me e pensai che dopo la sua morte il mio mondo sarebbe diventato inutile. Ambedue le reazioni erano esagerate; il vecchio Lester era solo una persona. In effetti, mi sembrava a volte pazzo e a volte un santo, e trovavo difficile sia amarlo che odiarlo. Ma era la morte a confondermi le idee, la spaventosa figura scheletrica vestita di nero che mi aveva descritto parlando delle sue superstizioni.
Dopo ore di immobilità, aprì debolmente un occhio.
- Non farlo - mormorò. - Non farlo mai. Dico a te, Halo. Non sottoporti mai a un Cambiamento. Sei sempre stata una ragazza e devi restare così per sempre. È il Signore che l'ha deciso.
Halo mi lanciò una breve occhiata. Stava piangendo e i suoi occhi mi comunicarono: "Non dire una parola. Lascia che lo creda". Ma non doveva preoccuparsi.
Poi lui cominciò a tossire. Gli uscì del sangue dalla bocca, e appena lo vidi persi i sensi. Temevo che sarebbe letteralmente caduto a pezzi, decomponendosi in una orribile poltiglia che non sarei mai riuscito a ripulire.
Halo non mi lasciò privo di sensi. Cominciò a schiaffeggiarmi finché mi ronzarono le orecchie, e quando mi riebbi ci arrendemmo. Non saremmo mai riusciti a prendere una decisione saggia di fronte a quello spettacolo. Dovevamo affidare la questione a qualcun altro.
Così, venti minuti più tardi avevo superato il polo e stavo rientrando nel raggio d'azione dei trasmettitori esterni del Computer Centrale.
- Bene, il figliol prodigo ritorna a casa. - Cominciò il CC con un tono di sufficienza. - Devo ammettere che hai superato tutti i precedenti primati di permanenza a Lunachiara, infatti…
- Chiudi il becco! - ringhiai. - Stà zitto e ascoltami bene. Voglio mettermi in contatto con Carnival, e subito. Priorità assoluta, stato d'emergenza. Mettiti al lavoro.
Il CC si diede un gran daffare e abbandonò il programma in loco parentis cominciando a operare con la velocità eccezionale di cui è capace in caso di necessità. Dopo tre secondi Carnival era in linea.
- Fox - disse - non voglio iniziare questa discussione con il piede sbagliato, quindi prima di tutto ti ringrazio perché mi concedi la possibilità di discutere questa faccenda faccia a faccia. Ho ingaggiato un giudice familiare, e desidererei che noi presentassimo a lui i nostri casi separatamente riguardo il Cambiamento che vuoi ottenere. Accetterò ogni sua decisione. Ti sembra abbastanza corretto come inizio? - Sembrava preoccupata. Sapevo che sotto sotto covava una gran rabbia (è sempre stata così) ma almeno era sincera.
- Di quello parleremo più tardi, mamma - singhiozzai. - Ora devi raggiungere la pista al più presto.
- Fox, Halo è con te? Sta bene?
- Sta benissimo.
- Sarò là tra cinque minuti.
Era troppo tardi, naturalmente. Il vecchio Lester era morto poco dopo la mia partenza e Halo era rimasta quasi due ore con un cadavere.
Tuttavia era calma. Ci abbracciò mentre spiegava a me e a Carnival quello che bisognava fare e ci convinse perfino ad aiutarla. Lo seppellimmo, come aveva chiesto, sotto la superficie, in un punto sempre in vista della Vecchia Terra.
Carnival non ci disse mai cosa avrebbe fatto se il vecchio Lester fosse stato ancora vivo quando eravamo arrivati. Era una questione etica e noi due siamo solitamente molto discordi quando si tratta di morale. Ma ho il sospetto che per una volta ci saremmo trovati d'accordo. La volontà dell'individuo deve essere rispettata, e se mi trovassi di nuovo in quella situazione saprei cosa fare. Credo.
Ottenni il Cambiamento senza il giudice familiare. Concedetemi un poco di buon senso; se il nostro caso fosse finito nelle mani di un giudice familiare sono sicuro che ci avrebbe raccomandato di divorziare. E sarebbe stato arduo perché, malgrado il carattere difficile di Carnival, le voglio molto bene e ho bisogno di lei almeno per qualche anno ancora. Non sono poi tanto adulto come pensavo di essere.
Non mi sorprese nemmeno scoprire che Carnival aveva ragione riguardo al Cambiamento. Dopo una lunazione fui di nuovo maschio, poi femmina, maschio; avanti e indietro per un anno. Tutto questo era assurdo. Ora sono una femmina e credo che resterò così per qualche anno per scoprire che effetto fa. Vedete, io sono nata femmina, ma rimasi così solo due ore perché Carnival voleva un maschio.
E adesso Halo è un maschio, quindi la situazione è perfetta. Abbiamo scoperto che andiamo più d'accordo nei sessi opposti di quando eravamo tutti e due ragazzi. Comincio a pensare che tra qualche anno avrò un figlio. Carnival dice di aspettare, ma questa volta non credo di sbagliarmi. Continuo a credere che gran parte dei nostri problemi sia dovuta alla sua incapacità di ricordare il presente in continua trasformazione in cui vive un bambino. Poi anche Halo potrebbe avere un figlio suo (sarei onorato se scegliesse me per padre) e…
Ci stiamo trasferendo a Lunachiara. Halo e io; per la verità anche Carnival e Chord ci stanno pensando, e credo che verranno. Se non altro per accontentare Adagio.
Perché ci andiamo? Ci ho pensato a lungo. Non per il vecchio Lester. Mi dispiace parlare di lui in termini poco gentili, ma era indubbiamente uno sciocco. Uno sciocco con molta dignità e con la forza delle proprie convinzioni; uno sciocco adorabile, ma pur sempre uno sciocco. Sarebbe stupido parlare di "portare avanti il suo sogno" o delle altre cose che credo abbia in mente Halo.
Ma, casualmente, i suoi sogni e i miei sono abbastanza simili, anche se hanno motivazioni diverse. Lui non sopportava di vedere Lunachiara abbandonata per paura, e temeva la nuova società degli uomini. Così era diventato un eremita. Io voglio andarci semplicemente perché per la mia generazione non esiste più la paura, e ci sono un sacco di abitazioni bellissime. E non saremo soli. Per il momento fungeremo da avanguardia, ma i giorni degli affollamenti nei cubicoli di Lunascura per non vedere la Vecchia Terra sono finiti. La razza umana è nata sulla Terra, che fu nostra finché ci venne portata via. Per la verità, recentemente mi sono chiesto se questi alieni sono così invincibili come raccontano le vecchie storie.
Di certo è un gran bel pianeta. Chissà se riusciremo a tornarci?