Stories 93 / Random

Stories by john varley

il viaggio di quester (italian)

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- Signor Quester, ha già dato un'occhiata agli spettacoli di stasera?
L'hostess teneva in mano un programma.
- No, e adesso non ne ho proprio il tempo. Dov'è il capitano? Ci sono alcune cose che dovrebbe…
- Due vecchi film non-tridimensionali - proseguì lei, senza badargli. - Ne ha mai visti? Sono davvero interessanti, e divertenti: La tragedia del Titanio e L'avventura del Poseidon. Le prenoto un posto.
Quester le gridò dietro, mentre lei si allontanava: - Sto cercando di dirle che c'è qualcosa di dannatamente sbagliato su questa nave. Possibile che nessuno voglia darmi retta?
Ma lei se n'era già andata. Sparita fra la folla di gente impegnata a divertirsi. Aveva già abbastanza da fare senza perdere tempo ad ascoltare le stramberie di un passeggero agitato.
Quester in parte sbagliava, nel pensare alla Hell's Snowball come a una nave, ma non era che gergo pubblicitario. Chiunque altro l'avrebbe chiamata una cometa.
I suoi proprietari, la compagnia Icarus Lines, l'avevano trovata alla deriva a una distanza di 500 unità astronomiche. A quel tempo aveva un diametro di sessanta chilometri e un peso approssimativo di centomila miliardi di tonnellate.
Fortunatamente era costituita di liquidi congelati, con abbondanza di idrogeno. Per spostarla bastò montarci su un enorme motore a fusione e poi restarsene senza far nulla per cinque anni, finché non venne il momento di farla rallentare e parcheggiarla in orbita nel cono d'ombra di Mercurio.
La compagnia si rese conto che una palla di neve non avrebbe attirato molti passeggeri. Così scavarono la cometa, ricavandone mano a mano cabine di lusso e dispense, e alloggi per l'equipaggio. Poi arrivarono gli operai del cantiere, che rivestirono di plastica e metallo le nude pareti di ghiaccio e ammobiliarono le stanze. Spazio ed energia di certo non mancavano. Lavorarono su una scala grandiosa, e per un progetto che lo era altrettanto: volevano usare la cometa catturata per farci delle escursioni turistiche fino al sole.
Le cose andarono avanti bene per cinquant'anni. Il motore spingeva la Hell's Snowball fuori dalla protezione del cono d'ombra e l'immetteva, consumando dieci milioni di tonnellate di ghiaccio e ammoniaca come massa di reazione, in un'orbita iperbolica che rasentava effettivamente i bordi della corona solare. Gli affari andavano a gonfie vele. La Hell's Snowball divenne la miniera d'oro turistica dell'interno sistema solare, più popolare persino degli anelli di Saturno.
Ma doveva avere una fine. Questa sarebbe stata l'ultima crociera. Arriva sempre il momento in cui una cometa, per quanto possa essere enorme, si trova ad avere perso per evaporazione troppo della sua massa per poter rimanere intera quando si avvicini troppo al sole. Ogni viaggio alleggeriva la Hell's Snowball in un centinaio di milioni di tonnellate. Gli ingegneri avevano calcolato che sarebbe servita per un solo altro passaggio, dopodiché il surriscaldamento interno l'avrebbe fatta andare in mille pezzi.
Ma Quester cominciava a porsi delle domande.
C'era la faccenda dei motori. Il quarto giorno di viaggio Quester si era unito ai partecipanti a una visita guidata all'estremità opposta della cometa, per vedere i motori a fUsione. Per tutto il tragitto lungo il tunnel la guida aveva tempestato i turisti di statistiche che dovevano prepararli alla sconvolgente visione dei più giganteschi motori a razzo mai costruiti. Quester era ormai pronto, come tutti gli altri, a rimanere impressionato.
E lo rimase. Prima di tutto per la vastità dei pozzi che mostravano dove un tempo dovevano esserci stati i motori e poi per l'espressione di assoluto stupore apparsa sul volto della guida. Impressionante era stata anche la sveltezza con cui la guida stessa aveva immediatamente mascherato quell'espressione: s'impappinò soltanto un attimo, e poi fu lesta a tirar fuori una spiegazione che quasi quasi sembrava razionale.
- Quanto vorrei che mi avvisassero di queste cose - rise.
Suonava falsa, la risata? Quester non poteva dirsene sicuro.
La rimozione dei motori non doveva aver luogo prima di domani. Sapete, fa parte del nostro programma accelerato di recupero, in base al quale stiamo portando via tutto quello che può servire per attrezzare la lcarus, che avete visto accanto a Mercurio quando vi siete imbarcati. Si è deciso di non rallentare la Hell's Snowball alla fine del passaggio, e di lasciarla andare invece alla deriva verso l'esterno del sistema, da dove è venuta. Naturalmente dobbiamo sbrigarci, così tutto quello che non è più necessario per il viaggio l'abbiamo già portato via. Il resto verrà trasbordato coi passeggeri, dall'altra parte del sole. Non sono certo un fisico, ma evidentemente dev'esserci un risparmio di carburante. Non c'è nessun motivo di preoccuparsi: siamo già in rotta, i motori ormai non servono più.
E ricondusse in tutta fretta nel tunnel il suo gruppo di passeggeri mormoranti.
Neanche Quester era un fisico, ma qualche semplice equazione era capace di risolverla. Non riusciva a vedere un solo modo in cui le lcarus Lines potessero risparmiare qualcosa togliendo i motori. Il combustibile era gratis. La compagnia stessa aveva dichiarato che di quello rimasto sulla cometa non se ne sarebbe fatto niente. E allora che importanza poteva avere consumarne un po' di più? Inoltre, per trasbordare i passeggeri e il materiale della Hell's Snowball una volta giunti oltre il sole, le navi addette al recupero sarebbero state costrette ad aumentare la loro velocità fino ad adeguarsi a quella della cometa, e poi consamare una quantità ancora più grande di energia per rallentare fino a una velocità adatta alla navigazione nel sistema solare. Aveva tutta l'aria di un enorme spreco.
Fece in modo di farsi passare dalla mente quel pensiero. Era lì per viaggiare e divertirsi, e poi non era un tipo apprensivo. Si disse che probabilmente aveva tralasciato una virgola decimale in qualche punto dei suoi calcoli, o magari si era scordato qualche nozione mal assimilata di balistica. Quel che era certo è che nessun altro sembrava preoccupato.
Si sentì più furioso che spaventato, quando scoprì che stavano sparendo le scialuppe di salvataggio.
- Perché ci trattano così? - chiese allo steward che si era presentato quando aveva premuto il campanello di servizio. - Solo perché è l'ultimo viaggio non dobbiamo aver diritto a una protezione completa? Voglio sapere cosa sta succedendo.
Lo steward era un uomo dai modi affabili. Si grattò perplesso la testa mentre esaminava ancora una volta l'alloggiamento vuoto della scialuppa.
- Ma che strano - disse con un sorriso cordiale. -: Può darsi che faccia parte delle operazioni di recupero. Comunque in più di cinquantanni non abbiamo mai visto neppure l'ombra di un guaio. Ho sentito dire che Ylcarus non le avrà nemmeno, le scialuppe.
Quester vide rosso dalla rabbia. Se in passato un ingegnere aveva deciso che sulla Hell's Snowball ci volevano le scialuppe, si sarebbe sentito un sacco meglio se ci fossero state ancora.
- Voglio parlare con qualcuno che sia al corrente della cosa.
- Potrebbe provare col commissario di bordo - disse con aria incerta lo steward, ma poi scosse subito la testa. - No, mi ero scordato che il commissario non si è imbarcato, in questo viaggio. Il secondo… No, il secondo no, lei è… Credo proprio che le rimanga solo il capitano. Provi a parlare con lui.
Quester brontolava fra sé, scivolando lungo il corridoio che portava al ponte il comando. La compagnia non aveva nessun diritto di spogliare la nave prima della crociera d'addio. Lungo il tragitto sentì un annuncio sul circuito di comunicazione di bordo.
- Attenzione, prego. Tutti i passeggeri si presentino sul ponte A alle 13.00 per un'esercitazione con le scialuppe di salvataggio. Farà l'appello il commissario di bordo… pardon, il secondo ufficiale. Si richiede la partecipazione di tutti i passeggeri. È tutto.
L'annuncio, anche se un po' lo confuse, non riuscì a calmarlo.
La porta che dava accesso al ponte era socchiusa. Attraverso l'entrata era tesa una corda con appeso un cartello scritto a mano: "Potrete trovare il capitano nella sala di comando provvisoria, situata sul ponte F, a poppa dell'infermeria". Dentro la stanza una squadra di operai finiva di smantellare quel poco che rimaneva delle apparecchiature elettroniche. C'era nell'aria un odore di ozono e di lubrificante, e il crepitio violetto delle fiamme ossidriche. La stanza era ridotta a poco più di un guscio dalle pareti di ghiaccio.
- Che cosa…? - accennò a dire Quester.
- Parli col capitano - rispose infastidito il caposquadra, strappando via uno degli ultimi banchi di memoria, in una pioggia di scintille dai cavi in corto. - Io qui ci lavoro e basta. Squadra recupero.
A Quester diede più l'impressione di una squadra di demolizione. Ritornò indietro, verso il ponte F.
- Modifica all'ultimo annuncio - disse una voce sul circuito di comunicazione. - L'esercitazione con le scialuppe è stata annullata. Il nostro animatore di bordo avverte che non raccoglierà più prenotazioni per le visite guidate alla sala motori. Il secondo… pardon, il terzo ufficiale ha richiesto a tutti i membri del personale di bordo di non avvicinarsi alla sala del reattore. Nel corso delle operazioni di recupero si è verificata una leggera perdita. I passeggeri non hanno alcun motivo di preoccuparsi: l'incidente non comporta per loro alcun pericolo. Il fabbisogno energetico della nave è passato in carico al reattore ausiliario. Il nostro animatore avverte che le visite al reattore ausiliario sono sospese. È tutto.
- Possibile che sia io il solo? - si chiese Quester mentre passava accanto a gruppi di altri passeggeri, nessuno dei quali pareva turbato da quanto stava accadendo.
Riuscì a trovare il ponte provvisorio, in fondo a un corridoio inutilizzato lungo il quale erano accatastate in pile alte fino al soffitto casse di plastica marcate "Rimozione immediata", "Urgente", "Massima priorità". Si fece strada a fatica in mezzo alle casse, e stava per bussare alla porta quando si bloccò, sentendo delle voci che provenivano dall'altra parte. Le voci avevano un tono infuriato.
- Le dico che la crociera dev'essere immediatamente annullata! Ho perso qualsiasi possibilità di manovra della nave in caso d'emergenza, Le avevo detto che i razzi d'assetto dovevano restare ed loro posto fino a dopo il pericolo!
- Capitano, ormai non serve protestare - rispose un'altra voce. - Forse sono d'accordo con lei, forse no. In ogni caso i motori sono andati, e non c'è più nessuna possibilità di reinstallarli. Gli ordini non si discutono. Le spese per la nuova aster-nave hanno messo la compagnia in ginocchio. Riesce a immaginare quanto ci costerebbe annullare il viaggio, e rimborsare il prezzo del biglietto a settemila passeggeri?
- Al diavolo la compagnia! - esplose il capitano. - Questa nave è pericolosa! Cosa mi dice dei nuovi calcoli che le ho passato, quelli di Lewiston? Se li è guardati?
La seconda voce assunse un tono conciliante. - Capitano, capitano. Sta sprecando le sue energie, se si preoccupa per le teorie di quello svitato. È stato espulso a suon di risate dall'Accademia lunare: le sue equazioni non reggono proprio.
- A me sembra di sì, invece.
- Mi stia bene a sentire, capitano: i migliori cervelli dell'intero sistema solare ci hanno assicurato che la tìelVs Snowball terrà. Accidenti, questo grosso rottame potrebbe fare ancora un'altra dozzina di viaggi, e lei lo sa. Se mai vogliamo parlare di errori di valutazione, allora l'unico che abbiamo fatto è stato quello di essere troppo prudenti.
- Sarà - borbottò il capitano - però continua a non convincermi la situazione delle scialuppe. Quante ha detto che ce ne rimangono?
- Ventotto - rispose l'altra voce, in tono rassicurante.
Quester si sentì rizzare i capelli sulla nuca. Sporse la testa nella stanza, senza avere nessuna idea di cosa avrebbe potuto dire. Ma la stanza era vuota. Le due voci uscivano da un altoparlante sul muro. Il capitano si trovava evidentemente da qualche altra parte della nave.
Gli passò per la mente di andare a ubriacarsi nella sua cabina, ma decise che non era una buona idea. Si sarebbe ubriacato al casinò.
Mentre vi si recava passò accanto a un'invasatura per le scialuppe che ne conteneva ancora una. Lì intorno c'era un'attività frenetica, con squadre dì operai che si spostavano in fretta, su e giù dalle rampe, dentro e fuori della scialuppa. Quester vi fece capolino, e vide che tutti i seggiolini erano stati tolti, e al loro posto c'erano pile di casse di plastica. Ogni minuto che passava ne caricavano delle altre.
Fermò un'operaia, e le chiese cosa stava succedendo.
Quella alzò le spalle. - Vada a chiederlo al capitano. Tutto quello che so è che mi hanno detto di accatastare qui queste cose.
Quester si tirò indietro, e rimase a guardare finché il carico non fu completato. Allora gli dissero di farsi da parte, mentre il campo di forza veniva disattivato per permettere alla scialuppa di allontanarsi dalla Hell's Snowball. Giunta a una distanza di due chilometri, la scialuppa accese i motori e si allontanò, diretta verso i pianeti interni.
- Ventisette - mormorò Quester fra sé. E si diresse verso il casinò.
- Ventisette? - chiese la donna.
- Probabilmente anche meno, al momento - rispose Quester con una scrollata di spalle. - E non portano più di cinquanta persone.
Sedevano al tavolino della roulette, costretti spalla a spalla dalla marea di gente che defluiva e rifluiva attraverso il salóne. Quester non stava giocando. Le gambe gli avevano ceduto di colpo, e il posto più vicino in cui lasciarsi crollare era stata quella sedia.
La donna si era materializzata emergendo dalla sua nebbia alcolica.
Tornare alla gravità era una gran cosa, dopo i livelli a zero-G della Hell's Snowball. Ma Quester scoprì che ubriacarsi in assenza di peso era meno pericoloso: non ci si doveva preoccupare di mantenere l'equilibrio. Qui nel casinò, invece, rimanere dritti in piedi era un problema. Un grosso problema.
Il casinò si trovava a una delle due estremità di un braccio che ruotava lentamente, imperniato su un albero maestro che saliva su dalla Hell's Snowball. All'altro capo del braccio c'erano i ristoranti per i passeggeri. Entrambi i moduli erano sferici. La struttura ricordava un anemometro che, al posto delle coppe, avesse due sfere d'argento alle estremità. Il colpo d'occhio era straordinario. In altro c'era la sfera argentea che ospitava i ristoranti. Su uno dei lati scorreva lentamente la superficie della cometa, di un grigio sporco anche nell'accecante luce del sole. Dall'altro lato c'erano le stelle, e l'attrazione principale: sua maestà il Sole in persona, col volto deturpato da un intero assortimento di macchie. Il panorama sarebbe stato splendido in questo viaggio. "Sempre che qualcuno rimanga in vita per vederlo", aggiunse Quester fra sé.
- Ventisette, ha detto? - chiese di nuovo la donna.
- Esatto. Ventisette.
- Cento marchi sul ventisette - disse lei, piazzando la puntata. Quester la guardò chiedendosi quante altre volte avrebbe dovuto ripetersi prima che lei riuscisse a capirlo.
La pallina si arrestò, ticchettando. Ventisette. Il croupier spostò con la sua paletta una pila traballante di fiches verso la donna. Quester abbracciò ancora una volta con lo sguardo ciò che gli stava intorno: l'enorme costruzione dentro la quale stavano seduti, l'incalcolabile tonnellaggio della struttura rotante. Scoppiò in una risata.
- Mi chiedo perché abbiano costruito questo posto. A chi serve la gravità?
- E allora? Perché l'hanno costruito? - domandò lei, raccogliendo le sue fiches.
- Per lui - rispose Quester, indicando il croupier. - Perché senza gravità quella pallina non scenderebbe mai giù dal bordo.
Si sentì alzare in piedi di peso. E in piedi rimase, in precario equilibrio. Allargò le braccia.
- Del resto serve solo a questo, tutta la gravità del sistema… Per portare le palline giù fino al numero… La vecchia e cara ruota della fortuna… E quando esce il tuo numero non ci si può far niente… Perché il tuo numero è uscito, è tutto quello che c'è, ventisette, è tutto quello che…
Continuò a singhiozzare e biascicare verità filosofiche mentre lei lo accompagnava fuori dal salone.
Il tragitto in ascensore fino al punto mediano della struttura rotante aiutò un bel po' Quester a smaltire la sbornia.
La perdita graduale di peso, combinata con l'effetto di Coriolis, che tendeva a spingerlo contro la parete, erano più di quanto il suo stomaco potesse sopportare. La direzione lo sapeva, e aveva predisposto delle opportune attrezzature ad hoc. Quester vomitò finché non gli ressero più le gambe. Per fortuna a quel punto si trovavano in assenza di peso, e le gambe non gli servivano più.
La donna se lo tirò dietro lungo il corridoio come se fosse un palloncino. Si ritrovarono nel grande salone da ballo.
Era un emisfero formato da un campo di forza, che poggiava direttamente sulla superfìcie della Hell's Snowball. Era perfettamente invisibile dall'interno. La pista da ballo era affollata di coppie che provavano a danzare in caduta libera. La maggior parte di loro aveva la stessa grazia e naturalezza di una giraffa che fa le capriole.
La gravità prossima allo zero aiutò un po' Quester a smaltire gli effetti della sbronza. Anche le medicine antinausea, che aveva preso per affrontare la caduta libera, tendevano a ridurre gli effetti dell'alcol.
- Come si chiama? - chiese alla donna.
- Solace. E lei?
- Quester. Di Tarsis, su Marte. Io… Mi sento confuso, su un sacco di cose.
Continuando a rimorchiarselo dietro, lei fluttuò verso un tavolino, dove lo sistemò su una delle sedie e gli allacciò la cintura di sicurezza. Quester rivolse la sua attenzione dai corpi che si contorcevano sulla pista da ballo alla sua compagna.
Solace era alta. Molto più alta di quanto un uomo o una donna possano diventare col solo aiuto della natura. Era alta, a occhio e croce, due metri e mezzo, dalla testa alla punta degli alluci. Per la verità, gli alluci non li aveva. I piedi erano stati rimpiazzati con dei ped, mani di grandezza superiore al normale, molto in voga fra gli spaziali. Erano molto utili in caduta libera. E anche per altre cose, come scoprì Quester quando lei allungò attraverso la tavola una delle sue snelle gambe e gli posò il ped sulla guancia. Le sue gambe avevano la stessa agilità e flessibilità di un paio di braccia.
- Grazie - disse lei sorridendo. - Per avermi portato fortuna, voglio dire.
- Hmmm? Oh, sta riferendosi alla sua puntata. - Quester dovette distogliere la sua attenzione dalla deliziosa sensazione che provava sulla guancia. Lei era bellissima.
- Ma io non stavo consigliandole un numero su cui puntare. Quello che cercavo di dirle…
- Lo so. Stava dicendomi qualcosa sulle scialuppe di salvataggio.
- Sì. È sorprendente. Io… - S'interruppe rendendosi conto che non riusciva a ricordare cosa fosse sorprendente. Aveva problemi a metterla a fuoco. Lei indossava un caleidabito, il che voleva dire che era del tutto nuda, a parte una trama mobile di proiezioni olografiche che si alternavano in continuazione. Sembrava che il caleidabito contenesse cinquanta o sessanta vestiti diversi, nessuno dei quali persisteva più a lungo di qualche secondo. L'"abito" passava armonicamente e senza soluzione di continuità da un tubino argenteo a una specie di uniforme militare con galloni e bottoni dorati, a una ghirlanda di fiori, a una tenuta da lady Godiva…
Quester si stropicciò gli occhi, e continuò il suo discorso. - Stanno smantellando e recuperando tutto quello che c'è a bordo. Per quanto ne so rimangono soltanto ventisette scialuppe. E ne partono altre a ogni ora che passa.
"Stanno portandosi via le apparecchiature elettroniche, l'arredamento, i macchinari, e Dio solo sa cos'altro. Ho sentito di nascosto il capitano che parlava con un funzionario della compagnia. Il capitano sì che è preoccupato. Mi sembra sia il solo. Mi sto forse agitando per niente"?
Solace si guardò un attimo le mani giunte, e poi lo fissò di nuovo negli occhi.
- Anch'io non mi sentivo tranquilla - disse a bassa voce, facendogli più vicina. - Ho condiviso i miei timori con un gruppo di amici. Noi… Noi facciamo delle riunioni, e mettiamo insieme tutto quello che riusciamo a scoprire. Gli amici ci prendono in giro, quando gli parliamo dei nostri sospetti, ma… - S'interruppe, lanciandosi intorno un'occhiata guardinga. Anche nel suo stato di semintontimento, Quester non potè fare a meno di sorridere.
- Vada avanti - disse.
Lei sembrò prendere una decisione su di lui, e gli si avvicinò ancora di più.
- Ci riuniamo di nuovo. Presto. Diversi di noi sono in giro, a compiere una perlustrazione. Io stavo indagando al casinò, quando noi due ci siamo incontrati. Metteremo assieme quello che siamo.riusciti a scoprire, e cercheremo di accordarci sul da farsi. Allora, è dei nostri?
Quester cacciò a fatica l'impressione, piuttosto forte da quando i suoi sospetti avevano cominciato a ossessionarlo, di essere piombato chissà come in un film di avventura. Ma se era così, allora il più bello stava per cominciare.
- D'accordo. Sono dei vostri.
Senza perdere altro tempo lei gli afferrò il braccio con un ped e cominciò a trascinarselo dietro, usando le mani per tenersi a ogni appiglio disponibile. Quester avrebbe voluto obiettare, ma lei se la cavava molto meglio di lui nel muoversi in assenza di gravità.
- Posso avere la vostra attenzione, per favore?
Quester si guardò intorno e vide il capitano, in piedi al centro del palco, di fronte all'orchestra. Non era solo. Ai suoi fianchi c'erano due donne, vestite con uniformi nere da lancio. I loro occhi scrutavano attentamente i presenti. Erano armate.
- Per favore. Per favore. - Il Capitano alzò le braccia per chiedere silenzio. Alla fine l'ottenne.
- Non c'è motivo di allarmarsi. Qualunque cosa possiate aver sentito, la nave non corre alcun pericolo. Le voci secondo le quali i motori principali sarebbero stati rimossi non sono altro che menzogne pure e semplici. Stiamo cercando attivamente coloro che le hanno diffuse, e presto li avremo tutti sotto la nostra custodia. L'ingegnere capo mi prega d'informarvi che le visite guidate alla sala motori riprenderanno.
Una delle due donne gli lanciò un'occhiata. Il capitano si asciugò ancora la fronte, e consultò un foglietto che aveva in mano. La mano tremava.
- Ah, mi correggo. L'ingegnere capo comunica che le visite non riprenderanno. C'è che, ah… c'è che li stanno revisionando, o, be'… qualcosa del genere.
La donna si rilassò leggermente.
- La voce secondo cui il reattore principale sarebbe stato fermato è del tutto priva di fondamento. Il medico di bordo mi ha assicurato che non c'è stata alcuna perdita di materiale radioattivo, e che comunque, anche se c'è stata, la sua entità era del tutto insignificante, e potrebbe risultare pericolosa solo per quei passeggeri che dovessero aver subito elevate esposizioni cumulative. Il dottore raccoglierà i dosimetri domani alle quattordici. Ripeto ancora una volta: non c'è nessun motivo di allarmarsi. Come capitano di questa nave ho un'opinione altamente negativa di chi propaga false notizie. D'ora in avanti chiunque verrà colto a diffondere voci sull'inadeguatezza di questo vascello alla navigazione spaziale verrà trattato con la massima severità. L'esercitazione con le scialuppe di salvataggio si terrà domani sul ponte A, come da programma. Quelli fra voi che non hanno ancora fatto pratica coi giubbotti di salvataggio avranno modo di farla domani a mezzogiorno, tempo della nave. Questo è… è tutto…?
Queste ultime parole le rivolse in un bisbiglio alla donna alla sua sinistra. Lei annuì bruscamente, e tutt'e tre scesero dal palco. Le loro scarpe magnetiche aderivano al ponte come una carta moschicida.
Solace diede un colpetto nelle costole a Quester.
- Quelle donne - sussurrò - sono guardie del corpo? Pensi che la vita del capitano sia in pericolo?
Quester osservò il modo in cui le donne tenevano il capitano per il gomito. Guardie del corpo no, ma guardie lo erano di sicuro.
- Stìnti, mi torna proprio adesso in mente che ho ancora del bagaglio da disfare - disse. - Potrei raggiungervi più tardi, tu e i tuoi amici. Andrò a ficcanasare un po' in giro, sai, a vedere cosa riesco a scoprire, e…
Ma non riuscì a divincolarsi dalla sua stretta. Accidenti se erano forti, quei ped.
- Posso avere la vostra attenzione, prego? L'esercitazione di domani è stata annullata. Ripeto, annullata. I passeggeri che si presenteranno sul posto per l'esercitazione con le scialuppe verranno interrogati, per ordine del capitano. È tutto.
Mentre si recavano verso la cabina di Solace dovettero spostarsi per lasciar passare un gruppo di persone in uniforme. Erano tipi dall'aria decisa. Alcuni di loro erano armati di mazze.
- Quel corridoio. Dove porterà? - chiese Quester a Solace.
- Al ponte di comando. Ma non ci troveranno niente. È stato…
- Lo so.
- Credo che qualcuno ci stia seguendo.
- Cosa…? - Si guardò alle spalle, mentre rimbalzava nella scia della ragazza. C'era sul serio qualcuno, dietro di loro. Appena voltato un angolo Solace si tirò dietro Quester in una nicchia in penombra, facendogli battere malamente la testa contro il muro. Quester cominciava a stufarsi di essere trascinato via. Se questa era un'avventura, allora lui doveva essere Winnie Pooh che seguiva Christopher Robin su per le scale. Fece per protestare, ma lei gli tappò la bocca con la mano, e lo tenne ancora più stretto.
- Shhh - gli sussurrò all'orecchio.
"Fantastico", brontolò Quester fra sé. "Adesso non posso neanche parlare". Si disse che stava molto meglio prima, quand'era solo e confuso, che non adesso, con quella misteriosa gigantessa che se Io trascinava in giro.
Be', le cose avrebbero potuto anche andar peggio, pensò.
Indipendentemente da quello che gli dicevano gli occhi, al suo tatto lei era calda e nuda. E alta. Mentre fluttuavano a mezz'aria, nel salone, lei lo oltrepassava, sia in alto che in basso, di una trentina di centimetri.
- Come posso pensare a una cosa del genere in un momento come questo? - fece per dire, ma lei Io zittì di nuovo, e le sue braccia si chiusero ancora più strettamente intorno a lui. Sentì che era terrorizzata, e cominciò a esserlo anche lui. Tutto quello che aveva bevuto, e l'assoluta inverosimiglianza degli altri avvenimenti, avevano prodotto in lui un senso di distacco. Si lasciava andare alla deriva, del tutto passivamente. Niente di quanto gli fosse mai accaduto l'aveva preparato ad affrontare cose come la figura vestita di nero che ora girava lentamente l'angolo, inseguendoli nell'ombra.
Nascosti nella nicchia, lo videro. Diverse luci del corridoio non funzionavano, o non c'erano più che i portalampade vuoti. In precedenza la cosa aveva allarmato Quester, che l'aveva aggiunta alla sua lista dei modi in cui non si governa un'astronave. Ora invece era più che contento che le cose stessero così.
- Non sembra affatto un uomo - sussurrò Solace. - Certo che no. E nemmeno una donna. Non sembrava neppure umano.
- Direi che è un umanoide - rispose Quester, anche lui in un sussurro. - Che peccato che nessuno ci abbia avvertito. È chiaro che il sistema solare è stato invaso dalla prima razza mai vista di umanoidi intelligenti.
- Non dire stupidaggini. E cerca di rimanere calmo.
Adesso l'uomo, o qualunque cosa fosse, era davvero vicino.
Potevano distinguere la maschera rosa, che gli calzava male, e le protuberanze e i noduli che sporgevano in posti strani sotto il maglione e i calzoni. Passò loro accanto lasciandosi dietro un odore acre di solfuro d'idrogeno.
Quester, suo malgrado, scoppiò a ridere. Con sua sorpresa, anche Solace si unì alla sua risata. La situazione era così grottesca che o si rideva o ci si metteva a urlare.
- Senti - le disse - io proprio non ci credo ai sinistri invasori umanoidi.
- Ah, no? Però agli invasori sovrumani provenienti da un pianeta ad alta gravità, come quelli che hanno occupato la Terra, a quelli ci credi, vero? E quelli non li hanno nemmeno visti1.
- Stai dicendomi che tu credi davvero che quella cosa fosse un… un alieno?
- Non sto dicendo un bel niente. Però mi chiedo cosa stessero facendo, prima, quei tipi armati di mazze. Agli ammutinamenti ci credi, almeno?
- Solace, mia cara, accoglierei con gioia un ammutinamento. Darei una festa, regalerei in beneficenza tutto ciò che possiedo, se solo si verificasse una cosa tanto banale e quotidiana. Ma non lo credo proprio. Penso invece che siamo finiti dall'altra parte dello specchio.
- Credi sul serio di essere impazzito? - gli chiese lei, guardandolo con occhi increduli.
- Oh, sì. Sto per diventare pazzo proprio in questo preciso momento. È ovvio che tu non esisti. Forse non esiste neppure la nave.
Lei si contorse leggermente a mezz'aria, avvicinando le sue gambe al petto di Quester.
- Ti dimostrerò che esisto - disse, e cominciò a sbottonarlo con le mani e coi ped.
- Ferma. Come puoi pensare a una cosa del genere in un momento come…
La frase non gli suonava nuova all'orecchio. Lei rise, trattenendogli i polsi con le mani mentre i suoi ped lo spogliavano in fretta.
- Non ti sei mai trovato in pericolo, prima d'ora. Io sì. È una reazione del tutto comune, eccitarsi quando si è in pericolo, specialmente se questo non è immediato. E tu sei eccitato. E anch'io.
Era vero. Quester era eccitato. Ma non gli andava di farlo lì nel corridoio.
- Non c'è abbastanza posto - protestò. - E poi potrebbe arrivare un'altra di quelle creature.
- Sì. Non è eccitante?
Ora i suoi occhi brillavano, il suo respiro era rapido e superficiale. - E se credi che non ci sia abbastanza spazio, allora vuol dire che non l'hai mai fatto in caduta libera. L'hai mai provata, l'"iperbole mercuriana"?
Quester sospirò e si arrese. Ben presto, però, assunse una posizione molto più attiva. Si disse che o lei era matta come tutti gli altri, oppure il matto era lui, e lei era normale come tutti gli altri. Qualunque fosse la risposta, Solace aveva ragione, sul fatto della caduta libera. C'era un sacco di spazio.
Vennero interrotti da un crepitio di statica all'impianto di comunicazione di bordo. Si fermarono ad ascoltare.
- Attenzione, prego, attenzione. Vi parla il comandante provvisorio. Quel cane traditore e lacchè dell'ex capitano è in stato d'arresto. Evviva il Comitato Rivoluzionario, che ora ci condurrà lungo la giusta via dell'Antiabortismo Procreativo!
- I Free-Birthers! - mugulò Quester - La nave è nelle mani dei Liberonascisti!
Il nuovo capitano, che sembrava fosse una donna, stava per riprendere a parlare, quando la voce le si strozzò di colpo in un orribile gorgoglio.
- Evviva la Fazione Lealista della Gloriosa Stirpe del… - cominciò un'altra voce, che però venne anch'essa bruscamente troncata. Le voci urlanti si susseguivano l'un l'altra in rapida successione.
- La controrivoluzione è stata domata - gridò l'ennesimo capitano: - Liberiamo i nostri uteri! Le nostre gonadi… La nostra libertà… Attenzione, attenzione! Tutte le donne a bordo della nave si presentino immediatamente all'infermeria, per essere sottoposte ad inseminazione artificiale. Coloro che non si presenteranno verranno eliminate, È tutto.
Nessuno dei due aprì bocca per un bel pezzo. Alla fine Solace allentò la sua stretta, permettendogli di uscire da lei. Fece un respiro profondo. - Pensi che potrò cavarmela con un "già fatto"?
- Follia quattro, realtà zero - ridacchiò Quester. Sembrava su di morale, mentre si muovevano furtivi lungo i corridoi in penombra.
- Stai ancora pensandoci? - gli replicò con rabbia Solace, che sembrava cominciare un po' a stancarsi di lui. Continuava a dover restare indietro ad aspettarlo mentre lui si sforzava di tenersi in pari con la sua elastica andatura a quattro mani.
- Stammi bene a sentire, se vuoi farti cucire la camicia di forza, il sarto è dall'altra parte. Per quanto mi riguarda non me ne frega niente di quanto può diventare ridicola la situazione. Io continuerò a battermi.
- È più forte di me - confessò Quester - Continuo ad avere la strana sensazione di averla scritta, questa storia, alcuni anni fa. Forse in un'altra vita, non so.
Solace sbirciò oltre un altro angolo. Erano diretti al ponte di comando provvisorio. Avevano dovuto fermarsi già tre volte per lasciar passare delle figure vestite di nero. Tutte le altre persone che avevano incontrato "quelle in tenuta da crociera" si erano precipitate come loro a rifugiarsi nei passaggi laterali. Perlomeno sembrava che i passeggeri avessero perso l'umore festaiolo, e si fossero resi conto che qualcosa "non andava.
- Sei uno scrittore? - gli chiese Solace.
- Sì. Di fantascienza. Forse ne hai sentito parlare. Abbiamo un piccolo seguito di fanatici del genere. Non arriviamo al grande pubblico.
- Di cosa tratta?
- La fantascienza si occupa della vita sulla Terra. È ambientata nel futuro. Ognuno di noi si costruisce un suo ipotetico futuro, con le sue regole di base e il proprio insieme di assunti. L'assunto principale è che cerchiamo un modo di combattere gli invasori e riprenderci la Terra, o quanto meno una testa di ponte. Nei miei racconti siamo riusciti a scacciare gli invasori, ma sono ancora in circolazione i delfini e le balene, che vorrebbero il ritorno dei loro alleati. Così gli umani li combattono. Sono solo racconti di avventura. Di puro e semplice intrattenimento. L'eroe delle mie storie si chiama Panama Kid.
Lei lo guardò negli occhi, e Quester non riuscì a interpretarne l'espressione. Era abituato ad assumere la difensiva, quando si trattava della sua professione.
- Ci si guadagna abbastanza da vivere?
- Sono riuscito a imbarcarmi sulla Snowball per la crociera d'addio, sì o no? E non era certo a buon mercato. Ma questo.lo sai anche tu. A proposito: tu cosa fai per guadagnarti da vivete?
- Niente di niente. Mia madre era una cacciatrice di buchi neri. Fece un colpo gobbo nel '45 e diventò ricca a palate. Poi ripartì, lasciandomi il denaro. Dovrebbe ritornare fra una cinquantina d'anni, sempre se un buco nero non se la inghiotte.
- Allora sei nata su Plutone?
- No. In caduta libera, a un centinaio di U. A. dal sole. Penso che sia tuttora il record. - Gli fece un sorriso, con l'aria soddisfatta di sé. - Ti sei deciso, finalmente?
- Eh?
- Sei l'autore o uno dei personaggi. Se credi davvero di essere impazzito puoi anche andartene. Come fai a non credere a ciò che ti dicono i sensi?
- Ok, ci credo - disse con convinzione. - È tutto vero. Santa Balena, è tutto vero.
- Lieta che tu sia dei nostri. Te l'avevo detto che non potevi provare l'iperbole mercuriana e dubitare ancora dei tuoi sensi.
Ma Quester sapeva che l'aver fatto l'amore non c'entrava. Quello poteva essere illusorio come tutto il resto. Lo provavano le lenzuola macchiate, al mattino. No: lui credeva in lei, anche se in quello che le succedeva intorno c'era qualcosa di decisamente irrazionale.
- Attenzione. Attenzione.
- Oh, merda. E adesso cosa c'è?
Rallentarono accanto a un altoparlante, per poter sentire in modo più chiaro.
- Buone notizie! Vi parla il comandante provvisorio, a nome del comitato di rotta. Abbiamo deciso di dare una nuova direzione a questa cometa. La faremo passare più vicino al sole, in modo da acquistare velocità per un allontanamento più rapido dallo spazio solare. È stato deciso di convertire questa nave, che d'ora in avanti porterà il nome di Spermatozoo, in una nave colonia interstellare per diffondere fra le stelle il seme dell'umanità. Tutti i passeggeri devono perciò considerarsi arruolati d'ufficio nello Scaglione Proletario della Chiesa della Popolazione Illuminata. Inizia con effetto immediato la conversione di tutte le risorse in un sistema ecologico chiuso. Mettete da parte le vostre feci! Respirate poco profondamente, fino alla fine dell'emergenza! Mi correggo! Mi correggo! Non c'è nessuna emergenza! Non spaventatevi! Chiunque venga colto a diffondere il panico verrà fucilato. D comitato di rotta ha stabilito che non è in atto alcuna emergenza. Si ordina a tutti gli ufficiali ancora in vita che abbiano idea di come funzionino questi aggeggi qui sul ponte di presentarsi immediatamente a rapporto.
Quester scrutò Solace negli occhi.
- Tu quanto te ne intendi?
- So pilotare un'astronave, se è a questo che ti riferisci. Non ho mai fatto volare niente di così… enorme, però i principi sono gli stessi. Di', mi stavi per caso suggerendo di aiutarli?
- Non so - rispose in tutta franchezza. - Fino a pochi minuti fa non mi veniva neppure in mente, di mettermi a fare piani. Il vostro qual'era? Perché stiamo andando verso il ponte?
Lei scrollò le spalle. - Solo per vedere cosa cavolo sta succedendo, penso. Ma forse dovremmo prendere delle precauzioni. Cerchiamo di mettere le mani su qualche giubbotto di salvataggio.
Trovarono un ripostiglio che conteneva dell'equipaggiamento d'emergenza. C'erano una ventina di quei dispositivi a campo di forza che chiamavano "giubbotti di salvataggio". A voler essere più precisi, si trattava di generatori di tute spaziali d'emergenza, completi di riciclatori d'acqua e di scorte d'ossigeno. Erano dei cilindri rossi alti una trentina di centimetri, e con un diametro di quindici. Avevano delle cinghie, e un singolo tubo flessibile con in fondo un raccordo metallico. Si portavano sulla schiena. Il tubo passava sopra una spalla.
Una volta attivati, i "giubbotti" generavano un campo di forza che si adattava perfettamente alla sagoma di chi li indossava. Il campo oscillava fra un millimetro e un millimetro e mezzo di distanza dalla pelle. L'effetto mantice che ne derivava spingeva l'aria di scarto attraverso un boccaglio di scarico. Il dispositivo andava a congiungersi a una valvolina metallica che era stata impiantata chirurgicamente su tutti i passeggeri della nave. La presa esterna della valvola era posta sotto la clavicola sinistra di Quester.
Si era quasi scordato che c'era. Non era, all'apparenza, che un fiorellino ottonato. Lo si poteva prendere per un gioiello ornamentale. In realtà faceva parte di un sistema idraulico in grado di fare circolare il sangue venoso dall'arteria polmonare all'ossigenatore posto sulla schiena: il sangue poi tornava, attraverso un condotto parallelo all'orecchietta sinistra, e di qui a tutto il corpo.
Solace aiutò Quester a indossare il "giubbotto", e gli mostrò i pochi comandi manuali. Il processo era quasi completamente automatico: in caso di un brusco cambiamento di pressione o di temperatura, il campo si sarebbe attivato da solo intorno al suo corpo.
Poi tornarono fuori, lungo i corridoi silenziosi. Ad affrontare i di/ottatori.
Si fermarono all'ultima svolta del corridoio prima del ponte di comando, e azionarono manualmente i campi di forza. Solace si tramutò all'istante in uno specchio a forma di donna. Il campo rifletteva tutte le radiazioni elettromagnetiche, tranne che in due punti delle dimensioni di una pupilla, posti sopra i suoi occhi, che lasciavano passare una quantità controllata di luce visibile. Era una cosa sconcertante. Lo chiamavano "effetto tunnel degli specchi": sembrava che il corpo di Solace fosse stato distorto attraverso un'altra dimensione spaziale. Sparì quasi del tutto, tranne che per una trama mobile di distorsioni che feriva gii occhi di Quester quando vi si fissavano.
Arrivarono davanti alla porta che dava sul ponte, e lì si fermarono. Era una porta dall'aria perfettamente normale. Quester si domandò che cosa ci faceva lì, in compagnia di quella donna impulsiva.
- Bussiamo, prima di entrare, o cosa? Tu che ne dici, Quester? Che cosa farebbe Panama Kid?
- La sfonderebbe - rispose Quester senza esitare. - Ma lui non sarebbe arrivato fin qui senza il suo fido laser. Di', credi che potremmo tornare indietro…?
- No, meglio agire subito, prima di pensarci su troppo. Queste tute sono una protezione efficace contro qualsiasi arma che io conosca. Il massimo che possono fare è catturarci.
- E in quel caso?
- In quel caso ce ne tirerai fuori con la tua oratoria. Sei tu quello svelto di parola, no?
Quester rimase zitto, mentre lei si allontanava dalla porta e andava a mettersi contro il muro di fronte, raccolta come una molla e pronta a colpire la porta con la spalla. Quester non se la sentì di farle notare che l'abilità con la macchina da scrivere e la scioltezza di lingua non vanno necessariamente di pari passo. E poi se proprio voleva rischiare l'inseminazione forzata, erano affari suoi.
Tanto per provare, posò la mano sulla targhetta della porta. Si sentì lo scatto della serratura, e la porta si aprì. Troppo tardi. Solace si catapultò gridando nella stanza, a testa in giù e con braccia e gambe tesi in fuori come una grande stella marina d'argento, per riuscire ad aggrapparsi a qualcosa. Quester si precipitò dietro di lei, ma si fermò di colpo, appena messo piede nella stanza. Non c'era dentro nessuno.
- Parlami un po' dell'anticlimax - ansimò Solace, districandosi da una pila di casse sulla parete in fondo alla stanza. - lo… No, non fa niente. È stata colpa mia. Chi poteva immaginarsi che non era chiusa a chiave?
- Io - le fece notare Quester. - Cerca di stare ferma un attimo. Non credi ci stiamo muovendq in modo troppo precipitoso? Non ho avuto neanche un attimo di tregua per fermarmi a riflettere, da quando abbiamo cominciato a muoverci. Comunque ho idea che non stiamo facendo le cose nel modo giusto. Sul serio.
Cazzo, questo non è un racconto di avventure, dove tutto segue una trama prestabilita. Lo so perché ne ho scritti un bel po'. Questa è la vita reale. Ci dev'essere una spiegazione razionale.
- E quale sarebbe?
- Morissi se lo so. Ma non credo che così riusciremo mai a trovarla. Sono successe cose… Be', pensa ad esempio agli annunci sul circuito di bordo. Erano fottìi Nessuno può essere tanto fuori di testa, neanche i Liberonascisti.
Il filo logico di Quester venne interrotto dal rumoroso arrivo di quattro persone, che indossavano anch'esse i giubbotti di salvataggio. Lui e Solace fecero un salto, picchiarono la testa sul soffitto e vennero catturati.
- Ok. Chi di voi due è il comandante provvisorio?
Ci fu un momento di silenzio, dopodiché Solace scoppiò in una risata. - Lincoln…? - chiese.
- Sei Solace?
I quattro facevano parte dell'effimera congiura di Solace. A' quanto pareva, la nave addirittura brulicava di gente abbastanza preoccupata della situazione da provare a far qualcosa. Non avevano ancora finito le presentazioni che vennero sorpresi da un altro gruppo di quattro persone, che a loro volta ne avevano altre tre alle calcagna. La situazione minacciava di degenerare in una confusa battaglia campale, finché qualcuno non tirò fuori un'idea.
- Tutti quelli che entrano qui dentro ci prendono per i dirottatori. Perché non appendiamo un cartello sulla porta?
E così fecero. Il cartello diceva che il comandante provvisorio era morto. Mentre i nuovi arrivati si fermavano a riflettere, uno aveva il tempo di spiegar loro la situazione.
Qualcuno arrivò con un vassoio di drink, e ben presto i pretendenti al titolo di liberatori scaricarono la loro tensione bevendo e discutendo. In una quindicina di minuti vennero esposte e sostenute altrettante teorie.
Ora che si sentiva di nuovo coi piedi per terra, Quester assunse un atteggiamento di attesa. I dati erano ancora insufficienti.
- "Una volta tolto di mezzo l'impossibile" - citò - "ciò che rimane, per'quanto possa apparire improbabile, è senz'altro la verità".
- E questo a cosa ci porta? - gli chiese Solace.
- Solo un punto di vista. Il mio. Penso che dovremo attendere fino al nostro ritorno su Mercurio, per scoprire cos'è davvero successo. A meno che non portiate qui un alieno vivo, o un liberonascista, o qualche altra prova concreta.
- Allora andiamo a cercarla - disse Solace.
- Attenzione. Attenzione. Vi parla il computer di bordo. Ho cattive notizie per i passeggeri. L'intero equipaggio è stato sterminato. Un programma virus inserito dai rivoluzionari mi ha finora bloccato, impedendomi di riprendere il controllo delle operazioni. Fortunatamente, questa situazione si è risolta. Sfortunatamente il ponte di comando è ancora nelle mani dei pirati, che dalla loro posizione hanno accesso a tutti i miei controlli manuali. Temo ci sia una sola cosa da fare, per coloro fra voi che vogliono evitare la catastrofe. Ci stiamo muovendo su una traiettoria che presto intersecherà la cromosfera solare, e io non sono in grado di correggerla finché il ponte non verrà ripreso. Riunitevi a me! Sollevatevi con giusta ira e respingete i malvagi usurpatori! Prendete d'assalto il ponte Viva la controrivoluzione!
Ci fu qualche attimo di silenzio, mentre le implicazioni del discorso venivano assorbite. Poi si alzò una babele di voci in preda al panico. Diverse persone si diressero verso la porta, ma solo per tornare subito indietro e cominciare a spingerla. Da fuori veniva il ruggito di una folla minacciosa.
- …Cromosfera? Dove diavolo siamo? Qualcuno è stato in superfìcie, ultimamente?
- …Per un viaggio di piacere. Non l'ho nemmeno visto, il sole, e ora mi dicono che stiamo per…
- Pirati, rivoluzioni, controrivoluzioni, liberonascisti alieni, per l'amore del cielo…!
Solace si guardò intorno con aria avvilita. Ascoltò i colpi battuti sulla porta. Riuscì a localizzare Quester, accovacciato accanto a una consolle di strumenti, e andò a metterglisi accanto.
- Tiraci fuori da questo con le tue chiacchiere, Panama Kid - gli gridò all'orecchio.
- Mia cara, adesso ho troppo da fare per perdere tempo a parlare. Se riesco a togliere il fondo a questa cosa…
Ci lavorò su, e finalmente riuscì a svellere un coperchio metallico. - Si è sentito uno scatto qui dietro, quando il computer si è inserito sulla linea.
Dentro c'era un registratore, con una lunga bobina di nastro tesa fra due testine di lettura. Schiacciò un tasto con su scritto REWIND, guardò il nastro riawolgersi un po', e poi premette PLAY.
- Attenzione. Attenzione. Vi parla il computer di bordo. Ho cattive notizie per i passeggeri…
- Ancora? Questa l'abbiamo già sentita - gridò uno. Quester si tenne un attimo la testa fra le mani, poi alzò gli occhi su Solace. Lei aprì la bocca per dire qualcosa, poi si morse il labbro. Le sopracciglia quasi si toccavano, in un'espressione di perplessità così buffa che Quester sarebbe scoppiato a ridere, se il tetto del ponte non fosse di colpo evaporato.
Fu questione di pochi secondi. Ci fu una luce bianca accecante, e un terribile rombo: poi Quester venne scagliato in aria, e spinto verso l'esterno. In un istante tutti si trovarono avvolti nei loro campi di forza, a mulinare intorno al foro sul soffitto come un branco di pesciolini argentati. Vennero risucchiati a due o a tre per volta attraverso il buco. Poi la stanza fu vuota e Quester c'era ancora. Guardò in basso, e vide la mano di Solace che lo teneva perla caviglia. Lei a sua volta si teneva aggrappata con un ped alla consolle del computer, che era solidamente ancorato a terra. Lo attirò giù verso di sé, e poi lo tenne ben stretto mentre lui trovava dei punti in cui aggrapparsi. Gli battevano i denti dalla paura.
La porta si spalancò con violenza, e un'altra raffica di passeggeri sbalorditi venne risucchiata attraverso il soffitto. Stavolta ci volle molto meno di prima, perché il foro era parecchio più largo. Dietro quel foro c'era il nero assoluto.
Una volta passato lo shock iniziale, Quester restò sorpreso dalla sua calma. Ringraziò Solace per averlo salvato, e poi terminò quello che stava dicendo prima di venire interrotto dallo scoppio.
- Hai mai parlato con qualcuno che abbia visto coi suoi occhi un ammutinato, un liberonascista, o qualsiasi altra cosa?
- Eh? Ti pare questo il momento… No. Credo di no. Ma non li abbiamo visti, quegli alieni, o qualunque cosa…
- Precisamente: qualunque cosa fossero. Perché potevano essere qualsiasi cosa. Qualcuno ci sta tirando uno scherzo mostruosamente complicato. Sono convinto che stia effettivamente succedendo qualcosa, ma non quello che ci hanno spinti a credere.
- Ci hanno spinti a credere qualcosa?
- Ci hanno fornito indizi. A volte contraddittori, a volte del tutto assurdi. Ci hanno indotti a credere che era in atto un ammutinamento. Be', questo registratore prova che non era vero. Ascolta.
Fece partire un'altra volta la registrazione dei vari annunci da loro sentiti. La voce aveva un timbro metallico, attraverso i ricevitori delle tute.
- Ma questo cosa prova? - domandò Solace. - Forse questo aggeggio ha soltanto registrato quello che succedeva.
Quester rimase attonito per un attimo. L'ipotesi di una colossale cospirazione l'aveva affascinato anche se ancora non riusciva a trovare un motivo plausibile.
Mandò avanti il nastro fin dopo l'annuncio del computer, e tirò un respiro di sollievo quando sentì che c'era dell'altro. Ascoltarono il registratore sbraitare a vuoto su emergenze in sala motori, perdite nel secondo reattore ausiliario, e avanti di questo passo. Era evidente che stava recitando un copione ormai del tutto superato, dato che la nave era già andata in mille pezzi, e loro stavano puntando dritti sul…
Il pensiero parve colpirli simultaneamente. Si arrampicarono su verso il soffitto, per vedere cosa stesse succedendo. Quester come al solito dimenticò di tenersi aggrappato a qualcosa, e sarebbe volato via a una velocità prossima a quella di fuga se non fosse stato per la presa delle mani di Solace.
Il sole aveva divorato il cielo. Era enorme.
- Be', è per vedere questo, che abbiamo pagato - disse debolmente Solace.
- Sì. Però pensavo che l'avremmo visto dal salone da ballo. È… piuttosto grande, vero?
- Pensi che siamo…?
- Non ne ho idea, non avrei mai pensato che ci saremmo passati così vicino. C'era qualcosa, in quello che ha detto il capitano… No, aspetta, non era il capitano, vero? Però una delle registrazioni diceva qualcosa su…
Il terreno si sollevò sotto di loro. Quester vide sulla sua destra il complesso rotante del casinò oscillare, ballare, e infine disintegrarsi. Le sfere gemelle si spezzarono in due continuando a ruotare, e rovesciando verso le stelle in attesa tavoli e ruote della roulette, dadi da gioco e piatti, muri e tappeti. I detriti espulsi andarono a formare una scintillante doppia spirale, come goccioline d'acqua spruzzate dagli ugelli d un innafìatore da giardino. Alcuni dei frammenti si agitavano nella luce del sole, caprioleggiando, facendo carambole, segnalando e scalciando.
- Quella è gente.
- Sono…? - Quester non riusciva a chiederlo.
- No - rispose Solace. - Le tute li proteggono. Può darsi che riescano a trarli in salvo, più tardi. Vedi, quando si indossava una di queste tute e si urta qualcosa…
Non ebbe il tempo di finire, ma Quester ebbe subito una dimostrazione prativa di quello che intendeva dirgli. Il terreno si aprì, a pochi metri da loro. Vennero scaraventati via, e ruzzolarono impotenti lungo la superfìcie di un bianco sporco, finché non si trovarono sospesi nell'abisso.
Quester urtò la parete opposta del crepaccio e rimbalzò. L'impatto fu violento ma ne risentì poco, perché il campo di forza generato dal "giubbotto" s'irrigidiva automaticamente quando veniva colpito da un oggetto in avvicinamento rapido. Ebbe modo di essere grato della cosa solo quando il crepaccio cominciò a richiudersi. Cercò di arrampicarsi a forza d'unghie verso la luce del sole, ma le mura di ghiaccio si serrarono su di lui come le pagine di un libro chiuso di colpo.
Rimase paralizzato per un attimo, mentre tutt'intorno a lui ghiaccio e roccia tremavano e si vaporizzavano sotto quell'incredibile pressione. Tutto ciò che riusciva a vedere era la fiamma bianca con cui il metano e l'acqua congelati sublimavano all'istante, senza passare per lo stato liquido. Poi fu sparato fuori come un tappo, quando le masse tornarono a separarsi.
Era sèmpre bloccato in una posizione da rocciatore, ma adesso almeno ci vedeva. Stava in mezzo a una nube di detriti delle più varie dimensioni: da alcune rocce di un rosso incandescente, della grandezza di un pugno, ai giganteschi iceberg che sublimavano e svanivano sotto i suoi stessi occhi. Ogni volta che la tuta accennava a perdere rigidità Quester veniva colpito da un altro oggetto, a congelato in una nuova posizione mentre la tuta assorbiva l'energia cinetica.
In un tempo sorprendentemente breve, non ci fu più nulla. La pressione dirompente del vapore surriscaldato aveva proiettato ogni singola particella dell'esplosione lontano da tutte le altre.
Ma Solace lo teneva ancora per la caviglia. Era la sola cosa rimasta nel suo universo, a parte pochi detriti che lampeggiavano come stelline distanti mentre rotolavano via.
E il Sole.
Poteva guardarlo direttamente ogni dieci minuti, quando scorreva attraverso il suo campo visivo. Non sembrava nemmeno più una sfera: di secondo in secondo appariva sempre più come una ribollente superficie piana. La sua maestosa presenza opprimeva l'ego di Quester con un peso quasi intollerabile. Si ritrovò Solace tra le braccia. La guardò in volto, specchi che riflettevano altri specchi, che mostravano una serie di soli sempre più piccoli, dal volto di Solace a quello di Quester e viceversa. All'infinito. L'effetto tunnel degli specchi, che solo un'ora prima era stato così sconvolgente, ora pareva rassicurante e familiare, in confronto al caos circostante. L'abbracciò forte, e chiuse gli occhi.
- Finiremo li-dentro? - le chiese.
- Non lo so. Se dovesse succedere sarà il test più duro che queste tute abbiano mai affrontato. Non so se ci siano dei limiti alle loro prestazioni.
Quester trasecolò. - Stai sul serio dicendo che potremmo…?
- Ti ho detto che non lo so. In teoria sì, potremmo sfiorare la cromosfera e non risentirne affatto. Non per il calore, comunque. Però rallenteremmo dannatamente in fretta. La decelerazione, quella sì che può ucciderci. Le tute ci difendono quasi completamente dalle forze esteme, ma l'accelerazione interna potrebbe romperci le ossa e lacerarci gli organi. Queste tute non bloccano né la forza d'inerzia né quella di gravità.
Non aveva nessun senso pensarci troppo su.
Ora precipitavano attraverso la corona, generando una scia di particelle ionizzate che li seguiva come la coda di una piccola cometa. Si guardarono attorno in cerca di altri superstiti, ma quel che videro fu una nebbia sfarfallante, quando il potenziale elettrico da loro accumulato cominciò a scaricarsi in pennacchi di plasma incandescente. Non potè durare più di qualche minuto. Poi l'effetto cominciò lentamente a svanire.
Venne il momento in cui il sole rimpicciolì un poco. Non ne parlarono. Si limitarono a tenersi stretti l'uno all'altra.
- Quante possibilità abbiamo che qualcuno venga a soccorrerci? - chiese Quester. Il sole ora appariva molto più piccolo, e si allontanava dietro di loro quasi a vista d'occhio. Adesso la sola cosa a preoccuparli erano le venti ore di durata massima delle loro riserve d'ossigeno.
- Come faccio a saperlo? A quest'ora devono ormai aver capito che è successo qualcosa, ma non ho idea se qualche nave riuscirà a raggiungerci in tempo. Dipende dalla loro posizione al momento del disastro.
Quester scrutava le stelle, mentre sfilavano rapide attraverso il suo campo visivo. Non avevano modo di fermare la propria rotazione, così le stelle continuavano a compiere un giro intorno a loro ogni dieci secondi.
Quester non si aspettava di riuscire a scorgere qualcosa, eppure non si meravigliò quando vide avvicinarsi, ultima in una lunga serie di circostanze assurde, un'astronave. Una voce alla radio disse loro di tenersi pronti a salire a bordo. E domandò com'era andato il viaggio.
Quester si stava preparando a darle una rispostaccia, quando dall'altoparlante uscì questa parola, nitidamente scandita:
- Terrore.
E tutto cambiò.
Mi svegliai e scoprii che era stato solo un sogno.
La primissima storia che scrissi, all'età di cinque anni, finiva con una frase non molto diversa da questa. Non me ne vergogno. L'idea non era originale in assoluto, ma per me sì. Soltanto in seguito imparai che non è un modo onesto di concludere un racconto. Che il lettore si merita qualcosa di più. Così ecco qui il "di più".
Mi svegliai e scoprii che quasi tutto era stato solo un sogno. La parola "terrore" era un comando postipnotico che mi fece ricordare tutto ciò che l'ipnosi aveva nascosto alla mia mente.
Non so perché mi do tanta pena a spiegare tutte queste cose. Probabilmente perché l'abitudine a scrivere è dura a morire. Non importa se sto scrivendo solo per commissioni di psichiatri, artisti dei media e addetti stampa: sento comunque il dovere di mantenere la narrazione entro i suoi binari. Ho trasgredito un po' le regole verso la fine quando sono passato alla prima persona. Ma ho scoperto che non potevo scrivere il resoconto richiestomi dalla Icarus Lines se non usando la terza persona.
"Io" sono Quester, anche se in realtà il mio vero nome è un altro. Sono davvero uno scrittore di fantascienza, ma nessuno dei mie personaggi di chiama Panama Kid. Anche Solace ha un altro nome. Mi è stato suggerito di cambiarli, i nomi.
Quando m'imbarcai sulla Hell's Snowball sapevo già che sarebbe andata in pezzi durante la crociera. È per questo che avevano portato via tanto materiale. Ne lasciarono solo quanto bastava a dare al viaggio una parvenza illusoria di normalità. E poi ci rovesciarono addosso tutto quello che gli veniva in mente per farci impazzire di paura.
Sapevamo che l'avrebbero fatto. Demmo il nostro consenso, e ci sottoponemmo volontariamente a un trattamento ipnotico che ci avrebbe fatto credere che la nostra era una crociera normale. E poi ci abbandonarono a noi stessi, nel mondo assurdo che avevano inventato per noi. Era il loro primo esperimento, così ci misero dentro tutto quello che può venire in mente: alieni, incidenti, ammutinamenti, caos, gente uscita di testa… E non le ho neppure viste tutte. L'esperienza è diversa per ogni passeggero, anche se la ricetta di base è la stessa: mettete delle persone in una situazione terrificante, col pericolo evidente di ferirsi e persino di morire, agitate bene, e poi fatele uscire dall'esperienza senza nemmeno un graffio.
Dal primo all'ultimo minuto non corremmo nessun pericolo reale. La nostra orbita, accuratamente calcolata, era del tutto stabile. I giubbotti di salvataggio bastavano a garantire la nostra incolumità da qualsiasi cosà potesse accaderci: e ci avevano condizionati ipnoticamente a metterceli, quando fosse venuto il momento. Prova ne sia che nessun passeggero è rimasto ferito.
Rimanemmo tutti spaventati a morte.
Qui c'è scritto che volete sapere il perché. Io ora lo so, anche se in quei momenti mi sembrava che il motivo fosse tutt'altro. Mi era imbarcato sull'"Espresso del Disastro" perché avevo appena venduto un romanzo e volevo fare qualcosa di nuovo, di fuori dall'ordinario. E questa era la cosa più pazzesca che mi venne in mente. Come vorrei che invece me ne fossi andato a visitare un museo! Perché la domanda alla quale volete che risponda immediatamente dopo è come mi sento adesso che è tutto finito, e so che non vi piacerà, la mia risposta. Spero che la maggioranza la pensi come me, così voi della Icarus ci darete un taglio, a questo genere di cose.
C'era una volta quello che chiamavano "Castello degli orrori". Ti ci conducevano dentro a occhi bendati, e lì incontrarvi un sacco di cose terrificanti. Il fatto di non sapere cos'era quello che toccavi, o che ti toccava, intensificava l'effetto. La gente fa cose del genere fin dalla notte dei tempi. Andiamo a spaventarci al cinema e sulle montagne russe, leggendo dei libri o dentro un baraccone di lunapark. Qualunque cosa dicano in contrario, far rabbrividire la gente non è mai una cosa facile. Ci vogliono abilità tecnica e senso artistico, e l'esatto cognizione di cosa riuscirà davvero a terrorizzare e cosa invece di dimostrerà solo divertente.
Voi avete combinato un vero macello. Era il vostro primo viaggio del genere, e avete voluto strafare. La prossima volta limitatevi a un tema solo, all'ammutinamento, o all'invasione, invece di incasinarli con tutte quelle altre assurdità. Ma cosa sto dicendo? Io non voglio che voi la migliorate, questa cosa. È vero che l'irrealtà del primo atto mi aveva un po' confuso, ma tutto il resto del viaggio verso il sole è stato puro e semplice terrore. Mi si stringe ancora lo stomaco, se ci penso.
Ma voi, e questo dovrei gridarlo dai tetti, vi siete spinti troppo in là. Nel mio intimo io sono un conservatore, come del resto tutti gli scrittori di fantascienza, interessati come siamo al nostro passato sulla Terra, invece che al futuro fra le stelle. Non posso fare a meno di pensare all'assoluta futilità di questa esperienza. Siamo arrivati a questo? Mentre il nostro prezioso pianeta natale soggiace da trecento anni all'Occupazione, non ci dedichiamo anima e corpo a modi sempre più complicati di provare dei brividi?
Mi auguro proprio di no.
E poi c'è un'altra considerazione che volevo fare, per quanto abbia una certa difficoltà a trovare le parole giuste. Si sente parlare dei "romanzetti da crociera" quando i passeggeri a volte si legano l'un l'altro per poi separarsi per sempre alla fine del viaggio. Qualcosa del genere c'è stato fra me e Solace. In quell'orbita attraverso la corona diventammo sempre più uniti. Non ne ho scritto, perché è qualcosa che mi fa ancora soffrire. Ci tenemmo stretti l'uno all'altra per due giorni. Facemmo l'amore su un tappeto di stelle.
Avremmo potuto rimanere legati, se solo le nostre menti fossero state davvero le nostre. Ma quando venne pronunciata quella parola magica scoprimmo tutto d'un tratto che non eravamo quelli che credevamo. È già abbastanza duro scoprire che la persona che ami non è come sembrava.
Quanto sarà più duro scoprire che tu stesso non sei quello che credevi?
È una crisi d'identità tremenda, dalla quale sto appena cominciando a riprendermi. Io, Quester, non avrei agito come feci sulla Hell's Snowball se fossi stato nel pieno possesso delle mie facoltà. Ci avete sottoposti a un esperimento, un esperimento devastante, per scoprire se il comando ipnotico di non vedere la realtà era abbastanza forte da poter reggere. Lo era. Anche se verso la fine cominciavo a vedere attraverso i veli dell'inganno. Se il pericolo fosse stato più realistico sono certo che non avrei avuto il minimo dubbio sulla realtà di quanto stava accadendo. E sarebbe stato molto peggio. Così come sono andatele cose, sono riuscito a mantenere un certo distacco, ad accarezzare l'idea che forse ero impazzito. E avevo ragione.
La crociera fino al sole è già abbastanza emozionante. Limitatevi a quella, vi prego. Così che possiamo essere certi del nostro amore e delle nostre paure, e non giungere a credere che tutto possa essere illusione. Non potrò mai scordare l'espressione di Solace quando si svegliò dal sogno che avevamo condiviso. Il sogno era svanito. Solace non era quella che credevo. Dovrò cercare altrove la mia consolazione.